09/06/2026
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IL PUNTO SINDACALE DI MASSIMILIANO PRO
La vera cultura assicurativa? Smettere di credere nel fai-da-te
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♦ Da anni, forse da decenni, sentiamo ripetere sempre la stessa litania: in Italia manca la cultura assicurativa. Lo dicono le istituzioni, lo sostengono le compagnie, lo ribadiscono associazioni di categoria, osservatori e centri studi. E ogni volta si annunciano convegni, campagne informative, incontri nelle scuole, giornate dedicate all’educazione assicurativa.
Tutto molto bello. Tutto molto nobile. Eppure, c’è un piccolo problema: non ha funzionato.
Se davvero la strada fosse quella giusta, dopo tanti anni dovremmo registrare un cambiamento profondo. Invece siamo ancora qui a discutere della stessa identica questione. Segno evidente che il problema è stato affrontato dal punto di vista sbagliato. Forse è arrivato il momento di dirlo senza ipocrisie. L’assicurazione non è una materia semplice. Non è un argomento che può essere spiegato in un’ora di lezione o assimilato attraverso una campagna pubblicitaria. È una disciplina complessa, tecnica, in continua evoluzione.
Basta prendere una normale polizza auto per rendersene conto. Oggi le condizioni contrattuali possono superare tranquillamente le duecento pagine. Pensiamo davvero che il cittadino medio possa comprenderne ogni clausola, ogni esclusione, ogni garanzia accessoria, ogni implicazione giuridica e patrimoniale?
La risposta è no.
E non c’è nulla di offensivo nel dirlo. Nessuno pretende che un cittadino sappia progettare un ponte. Nessuno immagina che una persona possa operarsi da sola al cuore dopo aver letto qualche articolo online. Nessuno pensa di potersi difendere in un processo penale studiando qualche pagina su internet o di redigere un bilancio societario senza il supporto di un commercialista. Per tutte queste attività esistono professionisti. Persone che hanno studiato, che si aggiornano continuamente e che si assumono responsabilità precise.
Perché allora nel settore assicurativo dovrebbe essere diverso?
La vera domanda non è come insegnare agli italiani ogni dettaglio delle polizze. La vera domanda è come insegnare agli italiani a scegliere il professionista giusto. Ecco il punto che spesso sfugge a chi parla di cultura assicurativa. La cultura non consiste nel trasformare ogni cittadino in un esperto di assicurazioni. Sarebbe impossibile. La vera cultura consiste nel comprendere quando è necessario affidarsi a chi possiede competenze specifiche. Le risorse oggi investite in decine di iniziative sparse e frammentate potrebbero essere concentrate su un messaggio semplice, chiaro e comprensibile da tutti: se vuoi proteggere davvero te stesso, la tua famiglia e il tuo patrimonio, evita il fai-da-te e affidati a un professionista assicurativo.
Un professionista qualificato, preparato, responsabile. Ancora meglio se appartenente a organizzazioni che impongono regole deontologiche rigorose e standard professionali elevati, come gli agenti iscritti allo Sna, chiamati a rispondere non soltanto alla legge, ma anche a un preciso Codice etico e a una coraggiosa Carta dei valori a tutela del consumatore. È questo il messaggio che dovrebbe arrivare nelle scuole, nelle famiglie e nelle imprese. Non l’illusione che basti qualche ora di formazione per comprendere una materia complessa, ma la consapevolezza che per tutelarsi occorre rivolgersi a chi lo fa di mestiere.
Il paradosso è che, mentre si parla continuamente di cultura assicurativa, una parte del mercato sembra andare nella direzione opposta. Alcune campagne pubblicitarie recenti premiano economicamente il cliente che rinuncia alla consulenza, che evita il confronto con un professionista, che sceglie di fare tutto da solo. In alcuni casi vengono persino offerti incentivi economici per scoraggiare il ricorso all’assistenza.
È una contraddizione evidente.
Da una parte si sostiene che gli italiani abbiano bisogno di maggiore consapevolezza assicurativa. Dall’altra si incentiva un modello che riduce il valore della consulenza professionale.
Tra il dire e il fare, come spesso accade in Italia, c’è di mezzo il mare.
Per questo sarebbe utile che tutti gli attori del settore — compagnie, intermediari, associazioni e istituzioni — trovassero almeno un punto comune. Uno soltanto, ma fondamentale. Insegniamo ai cittadini che le assicurazioni non sono un acquisto qualsiasi. Insegniamo alle nuove generazioni che la protezione dei propri beni, del proprio reddito e della propria serenità merita la stessa attenzione che riserviamo alla salute, alla giustizia o alla sicurezza. Insegniamo loro una cosa semplice: quando si tratta di assicurazioni, rivolgersi a un professionista non è un costo. È la prima garanzia.
Massimiliano Pro