Marco Capelletto Consulente Finanziario

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24/08/2021

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DEBITO PUBBLICO YO-YOSono rimasto colpito da un recente articolo di Massimo Gramellini, appena antecedente il secondo Lo...
25/11/2020

DEBITO PUBBLICO YO-YO

Sono rimasto colpito da un recente articolo di Massimo Gramellini, appena antecedente il secondo Lock Down.

A proposito delle nuove restrizioni Gramellini esprimeva un concetto semplice, ma semplicemente vero: si riempiono i posti in terapia intensiva, si chiude bottega; si svuotano… si riapre.

Le situazione e le regole sono queste, non c'è da aggiungere molto altro. Invece si assiste sui Media a una serie di disquisizioni (e a volte di litigi) spesso fini a se stesse.

L'articolo di Gramellini ha fatto scattare un ricordo nel mio inconscio. Sono passati di fatto 9 anni dalla famosa “Crisi dello Spread” che colpì Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. A novembre del 2011 il rendimento dei Bot italiani sul mercato secondario toccò l’8%, un pauroso livello da Default. Il 1 novembre 2011 il Btp 2037 4% arrivò a quotare 69 su 100, venerdì 20.11.2020 in chiusura quotava 143,39 (massimo storico)

Per un confronto omogeneo con la situazione attuale mi sono chiesto quanto fosse il debito pubblico/Pil nel 2011. Vado a vedere… e rilevo il valore di 119,7%.

E ora nel 2020? Le previsioni per la fine dell'anno indicano la quota di 158,9%, ben peggiore di quello che nel 2011 fece scattare tutti gli allarmi possibili e immaginabili.

Certo… ai tempi era in atto un’evidente battaglia tra Stati Membri all’interno dell'Unione Europea. Oggi il comune intento, anche se non esente delle solite dispute tipiche europee, prevede la volontà di aiutare tutti i paesi globalmente penalizzati dal Covid con una serie di supporti specifici e di iniezioni di liquidità. A costo di contrarre nuovo debito a go-go… ce se ne preoccuperà eventualmente più avanti.

Questi elementi fanno sì che i prezzi di tutti i titoli di stato europei salgano ai massimi livelli e che i rendimenti scendano sempre di più. E’ un toccasana per i bilanci statali in un anno drammatico.

Il debito pubblico italiano non è yo-yo… piuttosto una corda che si sta allungando sempre di più. Anche se negli ultimi mesi è stata concessa un’aggiunta alla stessa corda.

Yo-Yo è invece l'atteggiamento dei mercati che determina i prezzi con assunti che, sempre più, hanno logiche che si possono definire quantomeno “particolari”.

Le contraddizioni estreme nel mondo finanziario soni un elemento di cui ci sarà da tener conto in modo sempre maggiore, in un mondo che culturalmente cambia umore e atteggiamento sempre con impressionante velocità. E’ meglio esserne consapevoli.

Se volete misurare il vostro grado di competenza e consapevolezza nei forti andirivieni del mondo finanziario, rivolgetevi a me e proveremo insieme a capire i movimenti di questo particolare Yo-Yo.

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09/11/2020

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ELEZIONI PRESIDENZIALI…. WORST CASE! E I MERCATI SALGONO…Nel mondo dei consulenti finanziari si ascoltano i pareri degli...
05/11/2020

ELEZIONI PRESIDENZIALI…. WORST CASE! E I MERCATI SALGONO…
Nel mondo dei consulenti finanziari si ascoltano i pareri degli esperti e delle case di investimento… è innanzitutto un obbligo professionale. Dal mio punto di vista anche morale ed educativo. Si impara in ogni giorno che avanza e riallineare il proprio grado di competenza “scendendo un po’ le scale” è sempre utile.
Ma anche chi fa previsioni e definisce a priori gli scenari sui mercati dovrebbe fare altrettanto.
Tutti gli esperti temevano che lo stallo presidenziale, e i tempi lunghi per l’ufficializzazione della nuova carica in America, avrebbero arrecato danni ai listini azionari.
Puntualmente è avvenuto… e puntualmente i mercati hanno fatto il contrario delle attese con rialzi corposi e consistenti.
Mi sembra di tornare per un attimo alle previsioni del traffico nei vari esodi estivi… Personalmente i viaggi meno caotici li ho fatti proprio nei giorni in cui i media gridavano al “bollino nero”.
Intendiamoci bene, le previsioni sono parte integrante di chi svolge la mia professione e le difficoltà nell’effettuarle è tema ben conosciuto da decenni.
Bisogna però essere onesti nell’affermare che non è facile leggere il movimento delle onde sotto la superficie marina, che poi sono quelle che determinano in modo maggiore le maree; non le increspature superficiali e visibili, spesso fuorvianti…
Ma di fronte all’evidenza dell’incertezza assoluta che pervade questo mondo finanziario, quale atteggiamento assumere da parte di chi ha risparmi investiti o da investire?
La mia risposta è questa: in base al proprio carattere e alla propria storia personale, chiedersi onestamente come si può trovare serenità nel mondo degli investimenti e, nel caso emerga l’esigenza, affidarsi a un consulente finanziario
In seguito, in collaborazione col consulente stesso, definire un modello duraturo e flessibile che rappresenti la cartina geografica con cui partire per il viaggio nel mondo della finanza.
Senza soffermarsi troppo a osservare i segnali anticipatori che indicano la “strada giusta”. Saranno spesso fuorvianti…
Se ritenete che queste siano buone, solide e intelligenti premesse per iniziare questo percorso, sappiate che fare la guida mi appassiona.

22/09/2020

UN RICORDO….
Questo è il mio primo post senza immagini su questa mia pagina…
Correva il 1995. Erano i miei primi passi, i miei primi interessi nel mondo della finanza. Così chiedevo a destra e a manca informazioni sui titoli azionari italiani, affascinato ma spaesato in quel grande mondo…
Un giorno un bancario appena arrivato alla pensione mi disse: “Le Assicurazioni Generali sono un buon titolo; anche Mediobanca è un ottimo titolo; poi guarda queste azioni… le Saes Getters, sono state positivamente sorprendenti in un anno negativo per il mercato”.
Beh… tutte queste società sono ancora vive e presenti sul mercato italiano, dopo 25 anni.
Un altro giorno, più avanti, tu mi dicesti: “se non ci fosse stato l’11 settembre, la situazione economica sarebbe migliorata e si sarebbe ripresa più velocemente.”
Già… questo tuo modo di valutare gli eventi, di avercela un po’ ovunque col degrado del mondo intero. Che alla fine risultava un tratto caratteriale un po’ grottesco, umorale, quasi umoristico… proprio perché appartenente a una persona buona nell’animo.
E non poteva proprio esserci giorno differente dall’11 settembre perché tu partissi, un giorno che lascia impressi, così come lasciava un segno il tuo modo di resistere; anche negli ultimi tempi di malattia e sofferenza.
Fai buon viaggio Zio. E riposa in Pace…

QUELLO CHE I MEDIA NON DICONO: IL CROLLO DELL’EXPORT VINICOLO ITALIANOMi è capitato, in queste vacanze, di vedere quasi ...
11/09/2020

QUELLO CHE I MEDIA NON DICONO: IL CROLLO DELL’EXPORT VINICOLO ITALIANO

Mi è capitato, in queste vacanze, di vedere quasi casualmente un giornale locale in Veneto che “enunciasse” questa novità:
CROLLA L’EXPORT DEI VINI IN ITALIA: -4% anno su anno.
L’amplificazione della realtà in termini giornalistici non ha confini… anche restringendosi in zone più locali, la solfa è sempre la stessa: stupire la parte limbica dell’essere umano con termini altisonanti, a prescindere.
Nessuno vuole sminuire il dato del settore vinicolo, comunque negativo (tra l’altro il primo calo da oltre 30 anni); ma in ogni caso pare proprio di capire che in termini relativi si sia comportato meglio del resto del mercato.
Questo articolo di Teleborsa lo conferma ampiamente:
Nel secondo trimestre 2020, nonostante la crescita a maggio e a giugno, la dinamica congiunturale dell’export è ampiamente negativa (-28,1%), per il forte calo registrato ad aprile ed è sintesi di flessioni che interessano tutti i raggruppamenti principali di industrie, le più accentuate per energia (-56,0%), beni di consumo durevoli (-46,5%) e beni strumentali (-33,5%).
Come si diceva innanzi ogni dato deve essere contestualizzato nel settore di appartenenza; comunque la differenza di calo rispetto alla media di tutti gli altri settori è enorme. In questo caso… più che il “non detto” c’è da riflettere sul “detto troppo” e a sproposito.
Ribadisco il mio consiglio di leggere sempre tra le righe quello che ci viene propinato con tanto clamore, e di tenere sempre a disposizione cubetti di ghiaccio emotivi per “raffreddare” lo stupore immediato e istintivo con cui il nostro inconscio viene, da più parti, sollecitato.
Non è un inno all’algidità, piuttosto valutare l’opportunità di diluire un’emozione abbinandola a una presa di coscienza più profonda.
Lo sapete poi che è possibile investire in modo specifico su aziende del settore vinicolo? Ci sono strumenti finanziari appositi che sarò in grado di illustrarvi con un incontro. Per una migliore diversificazione ed efficacia dei vostri risparmi.

CORONAVIRUS E MERCATI-FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONEEra il 20 febbraio 2020. Fino ad allora i mercati avevano ignora...
31/07/2020

CORONAVIRUS E MERCATI-FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Era il 20 febbraio 2020. Fino ad allora i mercati avevano ignorato le notizie provenienti dalla Cina riguardanti la nuova e sconosciuta influenza. Di colpo si prese atto del fatto che i danni non avrebbero riguardato solo la salute dell’uomo ma anche, e in modo intenso, le economie di tutto il mondo.

Così gli indici azionari hanno velocemente imboccato una discesa a precipizio, con un calo di intensità mai vista nella storia.

Ometto tutta la sofferenza umana che si porta tuttora appresso questa situazione… a volte mi sento persino in imbarazzo a parlare di questi aspetti che non riguardano direttamente le difficoltà della vita sociale e familiare emerse.

La mia professione è a contatto con la “finanza”… ma è giusto mantenere almeno nell’intimo la sensibilità con la realtà. E l’umanità è stata davvero messa a dura prova da questa malattia.

Tornando ai mercati, da quel fatidico febbraio, dopo un mese sono stati messi a punto una serie di interventi sia a livello di liquidità bancaria che di ammortizzatori sociali.

Maxi Quantitave Easing pandemico, allargamento delle operazioni di rifinanziamento delle banche, fondo di rilancio Sure, Recovery Fund, il discusso Mes…

Fatto sta che in presenza di queste operazioni di emergenza i mercati si sono stabilizzati e, percepita la presenza di un maxi “salvagente”, hanno intrapreso esattamente dopo un mese un deciso recupero a tutti i livelli. Questo movimento di riacquisizione di fiducia è di fatto proseguito fino a pochi giorni fa.

Giustificato? Troppo pessimismo prima e troppo ottimismo dopo? Certo… non si può solo pesare la straordinarietà degli interventi senza dare un’occhiata alla situazione effettiva del paziente malato.

E come stanno allora davvero le economie? Beh… il primo dato che balza all’occhio è tutt’altro che confortante. Guardiamo solo i due attori principali: Stati Uniti e Germania.

Un calo in un solo trimestre corrispondente alla scomparsa di una intera economia come quella della Germania. E' questo, in sintesi, il dato relativo al crollo dell'economia statunitense comunicato nella giornata del 30 luglio 2020
Il Prodotto Interno Lordo degli Stati Uniti, infatti, è sceso del 32,9% nel secondo trimestre 2020, rappresentando il peggio crollo della storia americana da quando il governo ha iniziato a tenere i registri nel 1947, superiore anche a quello della Grande Depressione degli anni Trenta del Novecento.
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Il coronavirus sta colpendo con forza le economie di tutti i paesi, Germania compresa. Il dato preliminare relativo al Prodotto Interno Lordo tedesco del secondo trimestre 2020, infatti, ha visto un calo pari al 10,1% rispetto ai primi tre mesi dell'anno.
Si tratta della massima contrazione dall'avvio delle rilevazioni su base trimestrale, nel 1970 e porta ufficialmente il paese in recessione tecnica, dopo la contrazione del Pil tedesco pari al 2% arrivata nel primo trimestre 2020. Inoltre, il dato è risultato anche peggiore rispetto alle previsioni degli analisti, che si attendevano un -9%.
Ancora peggiore è risultato il dato su base annua, calcolato nel confronto col secondo trimestre 2019, segnalando un calo dell'11,7%. Anche in questo caso si tratta di un calo peggiore delle previsioni, ferme al 10,9%.

Guardando questi dati bisognerebbe solamente rabbrividire e scappare da ogni investimento, anche se si spera che il decorso naturale del Coronavirus lasci spazio a una ripresa automatica delle economie e delle attività. Per chi si salverà…

C’è però un altro termometro che va osservato e riguarda il mondo del credito e delle obbligazioni. Nel tragico mese febbraio/marzo anche i prezzi delle obbligazioni erano scesi in modo molto violento, segnalando un rischio di tenuta anche del mondo creditizio delle società.

In questi giorni la rinnovata tensione sul mercato azionario, non sta coinvolgendo più di tanto il mercato obbligazionario e questo dimostra che i suddetti interventi di emergenza governativi/bancari hanno quantomeno stabilizzato una parte vitale del corpo del paziente malato. Anche lo spread bund/btp, spia importante, appare sotto controllo.

Questo non vuole sminuire la gravità dei dati economici emersi, ma è corretto a mio avviso prendere atto che permane una base di fiducia; e da qui la speranza di ripartire in un mondo simile al vecchio pre-Covid o molto differente; in ogni caso con la possibilità di riporre speranza in un futuro di benessere per il maggior numero possibile di persone.

Contattatemi per approfondimenti su temi socio/economici, funzionali a una dimensione personale corretta in relazione ai vostri investimenti.

TITOLI AZIONARI – L’ETERNO DILEMMA TRA ACQUISTI A “SCONTO” O DI “TENDENZA”Mi è capitato in questi giorni, in una telefon...
22/07/2020

TITOLI AZIONARI – L’ETERNO DILEMMA TRA ACQUISTI A “SCONTO” O DI “TENDENZA”

Mi è capitato in questi giorni, in una telefonata con una cliente, di ascoltare le parole in sottofondo del nipote (un ragazzino di 13 anni): “Dì al tuo consulente di acquistare le azioni TESLA; le macchine elettriche saranno il futuro e l’investimento andrà bene…” Le giovani leve promettono bene.
Nel 2010 le azioni Tesla dell’iconico Elon Musk quotavano 20 Dollari per azione circa; a oggi valgono 1.643 Dollari.
Beh… la prima considerazione che viene da fare è la seguente: la salita dei prezzi sta a indicare che questi signori fanno una valanga di utili annuali e ne faranno mille volte di più negli anni futuri. Per questo è opportuno rischiare.
Vero? Neanche un po’. L’ultimo Eps (Utile per azione) del titolo automobilistico è negativo di 81 centesimi di dollari per azione.
Il mercato ha scommesso su uno scenario di crescita continuo negli ultimi 10 anni, e continua indiscriminatamente a farlo. Ma questa ipotesi al momento non si è mai avverata, anzi il bilancio societario è tuttora in perdita.
Di fatto gli investitori stanno sostenendo l’idea che il futuro sarà delle macchine elettriche, a qualunque prezzo e senza limiti.
E negli ultimi due lustri qualunque giorno era valido per acquistare queste azioni, senza filtri o ragionamenti. Chi ne è rimasto fuori fino a oggi è stato un vero “pollo”.
Durerà per sempre?
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Ma andiamo a vedere cosa è successo nella nostra Italia al titolo azionario bancario più importante del listino: INTESA SAN PAOLO.
Nel 2007 quotavano 5,70 circa, e in questo periodo quotano all’incirca 1,85.
Beh… si penserà che la banca ha avuto problemi e che sta conseguendo perdite di bilancio. Certo… dopo la grandi crisi sistemica del 2007 ci sono stati anni difficili ma negli ultimi anni le cose si sono messe molto meglio e la società nel 2019 presenta un Eps di 0,25 per azioni (ai livelli attuali il 13% circa!). Di fatto un affare imperdibile… ma il mercato non ne vuole sapere.
Di fatto l’idea prevalente sta nel fatto che le banche non saranno più così determinanti per il futuro dell’economia e gli utili futuri si manterranno bassi o inesistenti per lungo tempo.
Sarà davvero così?
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Per chi fa il mio mestiere diventa davvero un terno al lotto comunicare informazioni ai clienti, per dare loro elementi validi per una scelta.
E’ meglio prendere in considerazione i prezzi in rapporto alle attività sottostanti? O guardiamo piuttosto quali sono gli organi più utili ai bisogni attuali, a prescindere dal pagarli carissimi o meno?

In questi casi la bravura del consulente finanziario è quella di capire, per il cliente che intende acquistare azioni, quale approccio psicologico risulta portatore di una maggiore serenità. Chi è più portato a dare spazio alla "sottovalutazione" è probabilmente soggetto a una sorta di "buy remorse" (pentimento immediatamente successivo per aver messo a “rischio” capitali) che si giustifica maggiormente nel caso di errore per acquisti valutati " a sconto". Viceversa chi segue la tendenza ha una maggiore familiarità con il rischio e gli importa poco delle possibili conseguenze successive, anche se questi soggetti, talvolta, incorrono in perdite non recuperabili.

Come non ricordare il livello raggiunto dai titoli Tiscali nel 2000?854 euro per azione, oggi quota 0,011.
In questa situazione, sì…, credo si possa proprio affermare che chi ha acquistato a quei prezzi non recupererà mai più. Il peccato di gola si è pagato carissimo.

Se intendete investire in titoli azionari, affidatevi a me per approfondire quale approccio è più consono alla vostra psicologia. E’ un elemento fondamentale per gestire emotivamente il rischio nei vari scenari che si possono manifestare.

OBBLIGAZIONI IN VALUTA ESTERA. IL PANINO GIUSTO PER DECIDERE CONSAPEVOLMENTE. “Cosa c’è che rende”? E’ una domanda che s...
01/07/2020

OBBLIGAZIONI IN VALUTA ESTERA. IL PANINO GIUSTO PER DECIDERE CONSAPEVOLMENTE.

“Cosa c’è che rende”? E’ una domanda che spesso alcuni clienti/investitori mi pongono. “Tutto e niente!” io dovrei rispondere. Oppure… dovrei rigirare la domanda in altro modo: “cosa c’è che rischia?” E’ la seconda faccia della stessa medaglia.
In realtà la domanda che mi viene posta ha un contorno più sfumato che, dopo anni di esperienza, ho imparato a interpretare.
Se si acquistano titoli obbligazionari con l’implicita aspettativa che il capitale investito venga restituito, esiste qualche formula che offre tassi un po’ più alti?
Negli ultimi anni l’abbattimento dei tassi di interesse nei paesi sviluppati ha reso la ricerca a dir poco improba; in Europa, in Giappone e in America i rendimenti delle obbligazioni sono storicamente molto bassi. Le economie in difficoltà/stagnazione creano le condizioni per questa situazione relativa al costo del denaro.
In alcuni paesi emergenti però le obbligazioni espresse in valuta locale presentano rendimenti tuttora molto alti, con tassi che vanno dal 6,00% al 9,00%
“Ecco cosa c’è che rende!” verrebbe allora da dire, ma sarebbe troppo semplice.
Questo dato andrebbe sempre e costantemente confrontato con il potere di acquisto interno della valuta estera e con l’inflazione del paese stesso.
Facciamo un esempio pratico:
mi reco in Messico per un viaggio. Immaginiamo che, nel Bar vicino all’aeroporto, io stringa un patto con il barista. Lascio per un anno 100 pesos messicani (che mi servono per acquistare un panino dal costo esatto di 100 pesos) in custodia in una sorta di conto corrente “Bar” con l’impegno che mi vengano restituiti 106 pesos l’anno successivo.

Dopo un anno, al mio ritorno, vado dal mio barista e noto che il panino ha un costo di 108 pesos. Il mio conto “Bar”, sommato agli interessi pattuiti (106 pesos), non mi consente di acquistare il panino come l’anno precedente.
Ecco, rimanendo in Europa, se si acquistano obbligazioni estere in valuta dal rendimento “alto” è necessario tenere conto dell’inflazione stimata per il periodo futuro.
L’ottimale sarebbe che l’inflazione sia al di sotto del rendimento del capitale offerto. Altrimenti il cambio estero tenderà a scendere nei confronti dell’Euro per compensare la svalutazione. E a quel punto non è necessario aprire un conto “Bar” all’estero ma tenersi direttamente gli Euro che, rivalutati, consentiranno di acquistare il panino.
ATTENZIONE: Non è una regola automatica, e non è assolutamente l’unico fattore che influenza l’andamento di un cambio estero, ma è comunque un dato da considerare attentamente.

Anche McDonald ci viene incontro per un dato significativo. Il Big Mac Index, pur nella sua limitatezza, misura quanti dollari sono necessari per acquistare il famoso, diffusissimo e internazionale BigMac in ogni paese. Una forte sottovalutazione del cambio valutario, unita alla stima dell’inflazione futura, può quindi costituire il mix analitico con cui prendere eventuali decisioni in merito e per capire se il rischio, l’interfaccia del rendimento, vale davvero la candela.

https://www.statista.com/statistics/274326/big-mac-index-global-prices-for-a-big-mac/

Rivolgetevi a me per un confronto sulle possibili distorsioni soggettive in cui si può incorrere nel momento della valutazione degli alti rendimenti, spesso solo apparentemente, offerti dal mercato obbligazionario.

QUELLO CHE I MEDIA NON DICONO: LE CAUSE STORICHE DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANOLa causa fa intuire un effetto, come ogni e...
24/06/2020

QUELLO CHE I MEDIA NON DICONO: LE CAUSE STORICHE DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

La causa fa intuire un effetto, come ogni effetto consente di risalire a una causa. (Honoré de Balzac)

Si è parlato molto in questo periodo del Debito Pubblico Italiano post-COVID. Da quello che si legge, i numeri stimati di certo fanno sobbalzare dalla sedia:

SI richiederà un deficit aggiuntivo che sarà pari a 55 miliardi, cioè il 3,3% del PIL e non ci si fermerà lì, perché ci sarà una ricaduta dell’1,4% del prodotto interno lordo sul 2021, con un fabbisogno che dovrebbe superare i 161 miliardi. In parole povere, il nostro fabbisogno sarà di 160 miliardi. Il prodotto interno lordo crollerà a -8%, mentre il deficit schizzerà a +10,4%.Il debito pubblico è destinato a portarsi al 155,7% del PIL e ad avvicinarsi a 2.600 miliardi.

Certo… in un paese dalla lunga crescita asfittica, non ci voleva di certo la Pandemia.

Ma c’è un approfondimento che non viene mai suggerito dagli organi di informazione. E neanche dai politici che parlano solo del breve termine… non risalendo mai alle cause storiche che insegnerebbero loro come affrontare in modo più preparato e lungimirante le gravi difficoltà che periodicamente emergono…

Da dove deriva questa grave situazione? Qual è stato il rapporto causa/effetto che l’ha creato?

Mario Seminerio ne parlava già nel 2014

“Il dato da indagare è l’esplosione del rapporto debito-Pil, che nel decennio degli anni Ottanta decolla: (…) da circa il 60 per cento nel 1979 si passa in un solo decennio al 90 per cento, per arrivare nel 1992 al 105 per cento. Che cosa è successo per giustificare la drammatica inversione avutasi nello sviluppo italiano? Si possono dare parecchie spiegazioni (poche grandi imprese, mancato inserimento nell’imponente rivoluzione tecnologica e dei servizi di fine Novecento, aumento eccessivo del costo del lavoro, eccetera), ma se ne affaccia di continuo, mi sembra, una in particolare, benché mai sviscerata fino in fondo. Vale a dire che in Italia ciò che è venuto meno non è qualcosa che attiene direttamente all’economia, ma è piuttosto una generale «capacità sociale di crescita»

Gli anni Ottanta sono stati il decennio delle politiche fiscalmente irresponsabili che hanno prodotto l’esplosione della spesa pubblica, in più che verosimile funzione di costruzione di consenso sociale. Il rapporto deficit-Pil in doppia cifra in quel periodo è lì a ricordarcelo. Ma in quel decennio si è anche verificato altro: Paul Volcker, nominato alla Fed da Jimmy Carter e riconfermato da Ronald Reagan, aveva giurato di sradicare la stagflazione dal sistema economico, attraverso una politica monetaria molto aggressiva, che produsse tassi reali in forte crescita.

Da noi, pressoché in contemporanea, si verificava il cosiddetto “divorzio” della Banca d’Italia dal Tesoro , che tra le altre cose implicava il venir meno dell’obbligo per la nostra banca centrale di garantire il successo delle emissioni di titoli di stato attraverso sottoscrizione dell’invenduto. Dalla seconda metà degli anni Ottanta il nostro paese, che sino a quel momento aveva vissuto di svalutazioni competitive, indicizzazione integrale dell’economia (con una ubiqua scala mobile) e soprattutto una totale immobilità dei capitali che consentiva una più o meno agevole repressione finanziaria e finanziamento del deficit, entrò poi negli accordi di progressiva liberalizzazione dei movimenti internazionali di capitale. Il combinato disposto di queste circostanze (persistente disordine nei conti pubblici, mancata monetizzazione dei deficit pubblici, progressiva liberalizzazione dei movimenti di capitale) determinarono la forte ascesa del nostro rapporto debito-Pil.

Per verifiche di prima approssimazione ma non per questo meno probanti, basti osservare in cronologia (senza perdere di vista la serie storica del deficit-Pil) i rendimenti di aggiudicazione dei Bot a 3, 6 e 12 mesi nel corso del decennio Ottanta. Il tasso reale, inteso come differenza tra rendimento del Bot e tasso d’inflazione sale costantemente. Ecco, da questo “dettaglio” e dalla persistenza di un deficit-Pil a doppia cifra si colgono le radici dell’esplosione del nostro rapporto debito-Pil.

Dopo di che, si possono fare tutte le analisi politologiche che si preferisce ma l’esito resta quello: l’Italia ha posto le basi della propria dannazione nel decennio Ottanta, dal quale non è più riuscita a riprendersi. Incidentalmente bisognerebbe pure chiedersi perché altri paesi, posti nelle identiche nostre condizioni (divieto di monetizzazione del deficit pubblico, liberalizzazione dei flussi di capitale), non siano riusciti ad accumulare un simile rapporto debito-Pil.

Le conclusioni le lasciamo a voi. In caso foste tentati di suggerire che la risposta sta nella persistente incapacità del nostro paese di adeguarsi al contesto esterno (che i disfattisti e gli antipatrioti chiamano vincolo), al momento non ci sentiremmo di darvi torto... Naturalmente potreste anche controbattere che occorre fermare il mondo per agevolare la discesa di tutti i richiedenti. Chiedere costa meno che pagare la fornitura regolare di sostanze psicotrope e rappresenta un investimento elettorale dal rendimento potenzialmente molto elevato, soprattutto (guarda caso) in Italia.”

Colgo l’occasione per ricordare il maestro Paul Volcker, il debellatore della Grande Inflazione degli anni '70, economista ed ex governatore Fed scomparso recentemente a fine 2019.

Rivolgetevi a me se volete approfondire anche in chiave storica i temi finanziari. E per definire nel modo più accurato possibile la “vostra” personale relazione col rapporto causa/effetto, in modo che l’investimento possa ritenersi fattore di stabilità e non di tensione.

TASSA PATRIMONIALE: FACCIAMO UN PO' DI CHIAREZZA Non passa settimana che qualcuno mi chieda quando arriverà la tassa pat...
19/06/2020

TASSA PATRIMONIALE: FACCIAMO UN PO' DI CHIAREZZA

Non passa settimana che qualcuno mi chieda quando arriverà la tassa patrimoniale a compensare tutti gli esborsi statali resisi necessari per l’emergenza Covid.

L’ultimo intervento di questo tipo avvenne nel 1992 con il governo guidato da Domenico Amato che impose un prelievo forzoso del 6xmille sulla liquidità depositata presso i conti correnti bancari.
Non si ha alcuna certezza di un’azione governativa di questo tipo, ma se ne può stimare un aumento della probabilità, forse non nell’immediato….
Solleverebbe un polverone mediatico probabilmente inopportuno. Magari più avanti nel tempo.

In realtà una mini-patrimoniale esiste già per i risparmiatori italiani. E’ pari allo 0,20% annuo sul valore degli investimenti posseduti e viene addebitata sui conti correnti. E’ stata perfezionata definitivamente dal governo Monti nel 2012 dopo l’introduzione nel 2011 da parte dell’allora ministro Giulio Tremonti.

A prescindere non si può non sottolineare che, a fronte di un debito pubblico molto elevato, la ricchezza privata media pro-capite degli italiani è ancora oggi di tutto rispetto nonostante questi lunghi anni di crisi.
E nel 2019 era ancora superiore a quella di Germania e poco inferiore a quella della Francia.

Con 234mila dollari di ricchezza per adulto, l’Italia si piazza 20°, alle spalle di Belgio e Giappone. In media siamo più ricchi rispetto ai tedeschi (216mila dollari), ma meno dei francesi (276mila dollari).

L’importante è però CAPIRE la differenza che esiste tra il prelievo forzoso (stile Amato) e una vera e propria tassa patrimoniale. Questo articolo di WeWealth lo spiega molto bene.

https://www.we-wealth.com/it/news/agora/la-voce-del-wealth/prelievo-forzoso-stato-prendera-patrimoniale/

Sono a vostra disposizione per un confronto approfondito sul tema, e per predisporre eventuali e adeguate iniziative che contemplino scenari come quello descritto innanzi.

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27/05/2020

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