14/07/2026
La spesa pensionistica italiana assorbe quasi un euro ogni sei di PIL.
Secondo l’ultimo dato complessivo del Casellario INPS, relativo al 2024, il sistema italiano conta oltre 23 milioni di prestazioni erogate a 16,3 milioni di persone, per un valore annuo complessivo pari a 364,1 miliardi di euro. Una cifra che comprende le pensioni previdenziali, le prestazioni assistenziali e le rendite indennitarie e dalla quale deriva il riferimento ai “quasi 370 miliardi” di spesa.
Per confrontare in modo omogeneo i diversi Paesi, l’OCSE utilizza un perimetro uniforme e colloca la spesa pubblica italiana per le pensioni attorno al 16% del PIL. Si tratta di un’incidenza quasi doppia rispetto alla media OCSE e inferiore soltanto a quella registrata in Grecia.
A pesare sui conti sono diversi fattori: il rapido invecchiamento della popolazione, la prevista riduzione del numero dei lavoratori, la presenza ancora rilevante di trattamenti maturati interamente o parzialmente con le regole precedenti e l’esistenza, nel tempo, di condizioni di pensionamento più favorevoli.
Le più recenti proiezioni ufficiali indicano inoltre che il peso della spesa pensionistica sul PIL potrebbe continuare a crescere nei prossimi anni. Dopo il 15,2% registrato nel 2025, l’incidenza potrebbe infatti salire fino al 17,1% nel 2041.
Nel frattempo, dal 2027 il requisito ordinario per accedere alla pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e un mese, per poi raggiungere i 67 anni e tre mesi nel 2028.
La normativa prevede comunque alcune esclusioni, alle condizioni stabilite dalla legge, per determinate categorie di lavoratori impegnati in attività gravose, usuranti o particolarmente faticose.