13/05/2026
Nel confronto sul rinnovo del CCNL tra sindacati e ANIA emerge con forza un punto fondamentale: le Compagnie assicurative, quindi anche Generali, riconoscono ufficialmente che l’Intelligenza Artificiale deve essere governata e accompagnata da tutele precise per i dipendenti.
Un principio sacrosanto.
Ma allora una domanda è inevitabile:
perché la stessa concertazione viene negata al mondo agenziale ?
Già dai primi mesi dello scorso anno infatti AGI e alcune altre Rappresentanze degli Agenti avevano formalmente sollecitato un confronto sui rischi legati all’impatto dell’IA sulla Rete distributiva, chiedendo regole chiare, garanzie e un quadro condiviso di tutele per chi ogni giorno rappresenta il vero presidio sul territorio.
Eppure, proprio Generali ha formalmente rifiutato la sottoscrizione di un Accordo, finalizzato a definire regole condivise sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nel rapporto con la Rete agenziale.
Una contraddizione enorme.
Perché se l’IA è un tema talmente delicato da richiedere tutele specifiche per i dipendenti delle Compagnie, allora non si può sostenere che per gli Agenti e per le Reti distributive il problema semplicemente non esista.
Nessuna chiusura verso l’innovazione da parte nostra.
Nessuna battaglia contro la tecnologia.
Ma innovazione non può significare assenza di regole.
E non può tradursi in uno svuotamento progressivo del ruolo agenziale, della consulenza professionale e del valore umano della relazione con il cliente.
Le Compagnie oggi mettono nero su bianco che l’impatto dell’IA va governato.
Allora bisogna avere il coraggio e la coerenza di farlo anche con gli Agenti.
Perché il futuro non può essere deciso e governato sopra la testa di chi l’assicurazione la costruisce ogni giorno sul territorio.
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