26/08/2025
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False fidejussioni emesse da una Società di Mutuo Soccorso, minata la credibilità del mercato assicurativo
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MILANO - Una notizia che fa rumore e che suona come l’ennesimo campanello d’allarme inascoltato. Lo scorso 25 agosto, la Guardia di Finanza ha smascherato un vasto sistema fraudolento messo in piedi tra Roma e Napoli, centrato sull’emissione di false polizze fideiussorie — documenti che, almeno sulla carta, dovevano garantire la regolarità di appalti pubblici. A emetterle non era una compagnia assicurativa riconosciuta, né un istituto finanziario autorizzato, bensì una Società di Mutuo Soccorso (SMS), formalmente registrata come ente mutualistico. Un soggetto che, secondo la Legge italiana, non può in alcun modo svolgere attività assicurativa o di garanzia.
L’indagine, partita da una denuncia del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha portato al sequestro di 2,8 milioni di euro e a misure cautelari nei confronti di quattro persone, con oltre 50 episodi di truffa accertati e un valore complessivo di polizze false superiore ai 25 milioni di euro. Eppure, chi conosce il settore non è rimasto sorpreso. Perché episodi simili — seppur meno eclatanti — si stanno moltiplicando in silenzio da anni, in un’area grigia tra solidarietà, finanza e deregolamentazione.
Le SMS sono realtà storiche del nostro ordinamento, regolate dalla Legge 3818 del 1886 (ancora oggi vigente, ndr) e inquadrate nel Codice del Terzo Settore. Il loro compito è chiaro: offrire forme di assistenza sanitaria, socio-sanitaria e sussidi economici ai propri soci. Sono enti senza scopo di lucro, animati da spirito mutualistico, il cui patrimonio è indivisibile e finalizzato unicamente a scopi solidaristici. Ciò che non possono fare — ed è bene ripeterlo — è esercitare attività assicurativa, in alcuna forma. Eppure, è proprio qui che si insinua la distorsione.
Il caso romano riguarda fideiussioni, un settore delicato e ad alto rischio truffa. Ma non è affatto isolato. Sempre più spesso, alcune SMS si presentano sul mercato con offerte di “copertura mutualistica” che, nei fatti, ricalcano quelle di vere polizze assicurative. Si tratta di prodotti che simulano prestazioni in rami come infortuni, malattia, responsabilità civile, tutela legale, incendio, perfino auto, talvolta venduti con dizioni ambigue come “prestazione di assistenza”, “rimborso mutualistico” o “copertura per eventi avversi”. In realtà, si tratta di servizi assimilabili all’attività assicurativa, svolti senza le dovute autorizzazioni, al di fuori della vigilanza dell’Ivass, senza riserve tecniche, senza protezioni per il consumatore, senza alcuna garanzia reale. Il confine, già sottile per un occhio esperto, per l’utente medio è praticamente invisibile.
Il cuore del problema è che le Società di Mutuo Soccorso non sono soggette a un’autorità di vigilanza preventiva. Non rispondono all’Ivass, né alla Banca d’Italia, né alla Consob. Non esiste nemmeno un registro unico pubblico, consultabile e aggiornato. Chiunque, oggi, può fondare una SMS, registrarla, definirne lo statuto e iniziare ad operare sul mercato — anche in settori vietati, finché nessuno si accorge della violazione. Un’area grigia dove solidarietà apparente e business opaco si confondono. Il Codice del Terzo Settore ha lasciato fuori queste realtà da qualunque meccanismo di controllo ex ante. E le conseguenze iniziano a farsi pesanti.
Le truffe scoperte — come quella di Roma — non sono semplici frodi amministrative. Sono attacchi sistemici alla fiducia dei cittadini, al corretto funzionamento del mercato e alla legalità economica. A farne le spese sono lo Stato e le amministrazioni pubbliche, che si trovano con gare d’appalto falsate, lavori assegnati senza garanzie valide, fondi pubblici a rischio. Le vere Società di Mutuo Soccorso, che operano in modo trasparente, offrendo servizi mutualistici reali e regolari, e che vengono danneggiate nella reputazione, perdendo fiducia e credibilità a causa degli abusi altrui. E il mercato assicurativo nel suo complesso, in particolare gli intermediari professionisti.
Qui il danno è forse meno visibile ma profondo. Gli intermediari di assicurazione — agenti, broker, subagenti — sono soggetti a una normativa complessa, a formazione continua, alla vigilanza Ivass, a obblighi di trasparenza, documentazione, solvibilità. Le compagnie devono costituire riserve, sostenere costi operativi rilevanti, sottoporsi a controlli costanti. Quando una SMS, non vigilata, priva di riserve e senza obblighi informativi, propone prodotti equivalenti alle polizze assicurative, magari a prezzi più bassi, compie una concorrenza sleale, basata sull’illusione e sulla deregolamentazione. In sostanza, si crea un mercato parallelo che mina le fondamenta del sistema assicurativo legale, generando confusione tra gli utenti e svalutando la professionalità di chi lavora seguendo le regole.
SNA è spesso intervenuto su questo tema, portando la questione all’attenzione dell’Ivass, delle istituzioni e della politica, chiedendo da tempo un intervento regolatorio e di vigilanza più stringente, a tutela degli intermediari di assicurazione e del mercato nel suo complesso.
Il tempo delle segnalazioni isolate è finito. Servono strumenti di intervento chiari e immediati. Serve un registro nazionale delle SMS con controlli reali sull’oggetto sociale e sulle attività svolte. Serve un divieto esplicito, con sanzioni adeguate, sull’uso di termini assicurativi o fideiussori da parte di soggetti non abilitati. Serve una vigilanza incrociata, che coinvolga Ivass, Ministero, Guardia di Finanza. E serve, soprattutto, un’azione educativa forte, rivolta ai cittadini e agli operatori, per distinguere ciò che è mutualità da ciò che è assicurazione.
Il principio mutualistico è un valore. Lo è sempre stato. Ma va tutelato, non abusato. Usare la forma giuridica della Società di Mutuo Soccorso per emettere false polizze o per simulare coperture assicurative non è solo un illecito: è un inganno che distrugge la fiducia nel sistema, colpisce chi opera onestamente e crea un precedente pericoloso. E se le istituzioni non intervengono ora, domani sarà troppo tardi.
Sergio Sterbini