11/04/2021
Mutui e Prestiti: cosa può fare la finanziaria al debitore che non paga una o più rate o è semplicemente
in ritardo nei pagamenti. Dal pignoramento alle soluzioni per il saldo e stralcio.
Sono ancora numerosi gli italiani che spendono più di quanto guadagnano. Che la colpa sia di uno stile di
vita che non sa rinunciare a determinate comodità, o dei prezzi troppo alti rispetto agli stipendi (specie nelle
grandi città), o dell’imposizione fiscale, fatto sta che non tutti riescono ad arrivare a fine mese. Per le spese
di ordinaria amministrazione familiare ci si finanzia ricorrendo agli aiuti dei genitori o ai pochi risparmi
messi da parte. Ma nella straordinaria amministrazione è spesso necessario far ricorso all’anticipo del Tfr
(che tuttavia può essere concesso solo per specifiche esigenze) o al prestito. E siccome le banche hanno
maglie molto strette nella concessione dei mutui, si ricorre spesso alle finanziarie. Queste ultime sono
caratterizzate infatti da istruttorie più veloci e da una maggiore elasticità nel riconoscere piccoli prestiti.
Dall’altro lato sono anche più costose.
Non sono pochi i consumatori che si sono trovati a non poter più pagare. Quali sono le conseguenze? Cosa
succede se non si paga un finanziamento? È quanto scopriremo a breve.
Scopo di questo articolo è spiegarti tutti i rischi a cui va incontro una persona che, dopo aver ottenuto un
prestito, non riesce a stare più dietro alla rata. Ti diremo quali sono i poteri della finanziaria, quali tipi di
azioni giudiziarie può intraprendere, quali rischi ci sono se viene avviato un pignoramento e se è possibile
perdere la prima casa. Le finanziarie che oggi esistono sul mercato e che, comunque, a prescindere dal nome,
hanno gli stessi poteri. Poteri che derivano dalla legge e dal riconoscimento a ogni creditore di aggredire i
beni di chi non paga il debito. In questo caso però ci troviamo dinanzi a un intermediario finanziario il quale,
a tutela del credito, ha anche la possibilità di fare una segnalazione alla Centrale Rischi Interbacaria della
Banca d’Italia. Le conseguenze non sono affatto piacevoli per chi lavora con gli istituti di credito e gli
assegni. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di comprendere cosa succede a chi non paga un
finanziamento .
Segnalazione nelle liste dei cattivi pagatori
Avrai di certo sentito parlare di Crif e di banche dati dei cattivi pagatori. Si tratta di un archivio telematico a
cui hanno accesso solo gli istituti di credito e che è volto a salvaguardare proprio il sistema creditizio contro
le morosità. Ci sono due tipologie di banche dati:
• le Sic, ossia i Sistemi di informazioni creditizie (come Crif, Expedian, ecc.) che rilevano non solo le
morosità ma anche l’esistenza di prestiti in capo a un soggetto, il regolare pagamento delle rate,
l’entità del debito residuo e così via. Dunque le informazioni raccolte sono sia quelle positive al
debitore che quelle negative. Pertanto già nel momento in cui chiedi e ottieni un prestito vieni, solo
per questo, segnalato in Crif e nelle altre Sic;
• la Cai ossia la Centrale Rischi Interbancaria. A differenza delle Sic (che sono gestite da società
private), si tratta di una banca dati pubblica controllata da Banca d’Italia. In questa si viene inseriti
solo se non si paga, previo avviso al debitore e comunque solo per casi di conclamato
inadempimento (è esclusa la segnalazione per lievi ritardi o piccole morosità). La conseguenza è
l’impossibilità di aprire conti correnti e di emettere assegni. Non conseguono però sanzioni.
Detto ciò possiamo dire che, chi non paga un finanziamento viene subito iscritto nelle liste dei cattivi
pagatori , sia quelle della Crif e delle altre Sic, sia quelle della Centrale Rischi Interbancaria (o CAI) gestita
dalla banca d’Italia (in quest’ultimo caso, non se si tratta di una piccola inadempienza). La conseguenza è
che non si può più ottenere finanziamenti, emettere assegni e si perde l’uso della carta di credito.
Per quanto tempo si rimane segnalati nella lista dei cattivi pagatori?
Nell’elenco dei cattivi pagatori non si rimane in eterno: ci sono dei tempi tecnici oltre i quali si viene
cancellati in automatico, senza bisogno di richieste. Non è dall’altro lato possibile chiedere di essere
cancellati prima (per cui occhio a non dare soldi a chi promette cose impossibili). Il tempo in cui si rimane
dentro la blacklist è di:
• 12 mesi per il ritardo di una o due rate
• 24 mesi per il ritardo da tre a più rate, anche se il debito viene poi pagato.
In entrambi i casi il termine decorre dall’avvenuto pagamento o, in caso contrario, dalla scadenza o dallo
scioglimento del contratto (cosiddetta risoluzione) che evidentemente attuerà la finanziaria.
Pagamento degli interessi di mora
La seconda conseguenza di chi non paga un finanziamento è che, al posto degli interessi “corrispettivi”,
quelli cioè che si pagano su ogni singola rata secondo la percentuale indicata in contratto, scatta l’obbligo di
pagare i più cari interessi moratori : si tratta cioè di una sorta di sanzione per il ritardo. L’entità degli
interessi moratori deve essere indicata per iscritto nel contratto stesso, altrimenti seguirà il saggio legale
fissato annualmente con decreto ministeriale.
Risoluzione del contratto
Il contratto di finanziamento ha un funzionamento a tutti noto: la finanziaria eroga immediatamente una
somma a titolo di prestito prestito; a fronte di ciò il consumatore si impegna a restituirla nell’arco di un
periodo più o meno lungo, con gli interessi concordati e secondo un piano rateale. Ebbene, tutti i contratti
contengono una clausola che dà, all’istituto finanziante, il diritto di sciogliersi dal vincolo ed esigere la
restituzione immediata di tutta la somma – senza quindi aspettare la scadenza delle singole rate – qualora il
cliente dovesse essere inadempiente agli impegni. In buona sostanza, la finanziaria, verificando il mancato
rispetto dei pagamenti, potrà dichiarare unilateralmente cessato l’accordo e pretendere subito il versamento
delle residue mensilità in un’unica volta. Si tratta di una soluzione estrema che viene attuata solo nei casi più
gravi, quando cioè l’inadempienza è conclamata e non sanabile. Quando invece c’è un semplice ritardo o la
morosità interessa solo una o due rate, il creditore preferisce concedere al debitore un margine di tempo
adeguato per rientrare nei pagamenti.
Recupero crediti
La finanziaria che non ha ottenuto il pagamento di una rata avvia le procedure di recupero che di solito,
specie per piccoli importi, si valgono di comunicazioni informali: lettere, telefonate di società esterne di
recupero crediti, email o anche sms. Questa è una fase collaborativa, volta a recuperare “con le buone” il
dovuto. Se l’inadempienza però dovesse protrarsi, prima di procedere al pignoramento la finanziaria dovrà
chiedere un decreto ingiuntivo in tribunale e notificarlo al debitore. Questi avrà 40 giorni di tempo per fare
opposizi