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Mission statement e valori: Investore si propone di offrire una consulenza qualificata per il Cliente in ambito assicurativo e finanziario nella massima trasparenza e in modo indipendente cercando le migliori soluzioni tra una pluralità di offerte. Il Cliente può recarsi in agenzia o chiedere un colloquio, anche a domicilio, con un consulente, valutare le coperture assicurative di diverse Compagnie e selezionarle secondo le proprie preferenze (ad esempio i massimali, le franchigie o qualsiasi altra variabile). Inoltre, Investore vaglia le Compagnie con le quali operare, ne valuta la solidità, ne osserva la velocità di liquidazione dei sinistri, permettendo al Cliente scelte consapevoli. I valori ai quali Investore si ispira sono:

√ Indipendenza;
√ Trasparenza;
√ Responsabilità;
√ Promozione esclusiva del merito;
√ Rispetto dell’ambiente;
√ Rispetto del prossimo. Panoramica società

Investore è una società di intermediazione:
- dai broker si differenzia per la capacità di sottoscrizione di rischi anche semplici, allargando così il mercato potenziale;
- è una società di intermediazione plurimandataria;
- dagli agenti tradizionali si distingue per il valore assunto da ogni singola persona; sia essa cliente od intermediario. Investore si ispira a valori tanto semplici quanto efficaci: l’indipendenza, la trasparenza al servizio del cliente e delle Compagnie, il rispetto dell’ambiente e del prossimo, il riconoscimento della promozione del merito quale unica leva sia di equità che di progresso e sviluppo. Investore è un incubatore di idee dove chiunque può contribuire alla realizzazione di una società migliore ed è una società che fa dell’efficienza un pilastro del proprio management system. Descrizione

Investore detiene accordi con molte Compagnie Assicurative italiane ed internazionali e non ha nessun vincolo: i nostri intermediari vendono solo quel che serve davvero ai Clienti. Investore non è solo un sistema di lavoro, ma vuole essere generatore di quel "movimento", dove ognuno contribuisce a cambiare le cose, contribuisce a cambiare le "regole del gioco"; dove "lavorare è meno noioso che divertirsi".

Buon fine settimana.Banca Reale
10/10/2026

Buon fine settimana.
Banca Reale

IL PUNTO SUI MERCATI

Settimana 5–9 ottobre 2026

Borse ai massimi, obbligazioni sotto pressione: cosa ci stanno dicendo davvero i mercati?

La settimana appena conclusa ci consegna uno scenario particolarmente interessante, ma anche ricco di contraddizioni.

Le Borse americane continuano a salire, mentre il mercato obbligazionario segnala rischi che sarebbe imprudente sottovalutare.

Wall Street ha terminato la settimana in territorio positivo: l’S&P 500 ha guadagnato l’1,2%, il Dow Jones lo 0,9% e il Nasdaq lo 0,6%.

L’S&P 500 e il Nasdaq hanno inoltre raggiunto nuovi massimi storici durante la settimana, sostenuti soprattutto dai titoli tecnologici e dalle prospettive legate all’intelligenza artificiale.

Ma dietro questi risultati si nasconde una realtà più complessa.

Il rendimento del Treasury americano a dieci anni ha chiuso intorno al 5,24%.

Un livello particolarmente significativo, che riflette le preoccupazioni degli investitori per l’inflazione, il costo del debito e le prospettive dei tassi d’interesse.

E qui è importante ricordare un principio spesso trascurato: quando i rendimenti delle obbligazioni salgono, il prezzo dei titoli già in circolazione generalmente diminuisce.

Questo significa che anche un portafoglio apparentemente prudente può subire oscillazioni importanti, soprattutto quando contiene obbligazioni a lunga scadenza.

In Europa, intanto, l’inflazione torna a preoccupare.

Nell’Eurozona il dato di settembre ha raggiunto il 3,8%, quasi il doppio dell’obiettivo della Banca Centrale Europea.

Secondo un’indagine Reuters pubblicata l’8 ottobre, la maggioranza degli economisti intervistati prevede un ulteriore aumento dei tassi BCE entro dicembre.

Non si tratta di una decisione già presa, ma di un cambiamento importante nelle aspettative.

Anche dagli Stati Uniti arrivano segnali contrastanti.

L’attività nel settore dei servizi continua a espandersi, ma i costi sostenuti dalle imprese stanno aumentando. L’indice ISM dei prezzi pagati è salito a 74 punti, segnalando pressioni inflazionistiche ancora significative.

Nel frattempo, il petrolio continua a risentire delle tensioni in Medio Oriente, influenzando aspettative sull’inflazione e andamento dei mercati.

E le Borse europee?

Dopo giornate difficili, venerdì lo STOXX 600 ha recuperato l’1%, riuscendo a chiudere la settimana con un lieve progresso.

Un esempio di quanto rapidamente possano cambiare le aspettative degli investitori quando si modificano le prospettive sui prezzi energetici e sui tassi.

COSA SIGNIFICA TUTTO QUESTO PER I NOSTRI INVESTIMENTI?

Significa, prima di tutto, che non possiamo valutare la solidità di un patrimonio osservando soltanto l’andamento delle Borse.

Un portafoglio può contenere investimenti che stanno registrando ottimi risultati e, contemporaneamente, essere esposto a rischi che non abbiamo adeguatamente considerato.

Rischio di concentrazione.

Rischio di tasso d’interesse.

Rischio valutario.

Rischio legato all’inflazione.

E soprattutto il rischio che gli investimenti non siano più coerenti con i nostri obiettivi.

Diversificare non significa semplicemente possedere molti strumenti finanziari.

Significa costruire un insieme di investimenti che svolgano funzioni differenti, evitando concentrazioni eccessive e mantenendo un equilibrio tra crescita, reddito, liquidità e rischio.

Ma significa anche comprendere che nessuna diversificazione può eliminare completamente le perdite.

Ed è proprio in momenti come questi che emerge il valore della pianificazione e della consulenza finanziaria.

Non tanto nella capacità di prevedere quale mercato salirà domani, quanto nella possibilità di costruire e mantenere una strategia coerente con le esigenze della persona.

La prossima settimana sarà particolarmente importante.

Negli Stati Uniti inizierà la stagione delle trimestrali delle grandi banche e arriveranno nuovi dati sull’inflazione.

Saranno informazioni utili per capire se le valutazioni raggiunte dalle Borse trovano conferma nei risultati delle imprese e quale direzione potrebbe prendere la politica monetaria.

LA RIFLESSIONE DELLA SETTIMANA

Vorrei concludere con una domanda che ritengo più importante di qualsiasi previsione.

Se oggi dovessi costruire da zero il tuo portafoglio, conoscendo lo scenario economico attuale, acquisteresti esattamente gli stessi investimenti che possiedi?

Non è detto che sia necessario cambiare qualcosa.

Ma è importante conoscere la risposta.

Perché un patrimonio non dovrebbe essere semplicemente il risultato delle decisioni prese negli anni.

Dovrebbe essere l’espressione di una strategia che continua ad avere senso oggi, rispetto agli obiettivi di domani.

E talvolta il miglior investimento che possiamo fare è proprio dedicare del tempo a comprenderlo.

Fabrizio Rinaldi – Consulente finanziario

Banca Reale
03/10/2026

Banca Reale

IL PUNTO SUI MERCATI | Settimana 28 settembre – 2 ottobre 2026

Questa settimana i mercati ci hanno ricordato che il rischio non arriva sempre dalle Borse.

Il movimento più importante si è infatti verificato sul mercato obbligazionario. I rendimenti dei titoli di Stato sono saliti rapidamente in diverse aree del mondo: negli Stati Uniti il Treasury decennale ha raggiunto il 5,34%, il livello più alto dal 2002; tensioni significative hanno interessato anche Francia, Regno Unito e Giappone.

Dietro questo movimento troviamo soprattutto una parola che pensavamo di aver iniziato a lasciare alle spalle: inflazione.

Nell’Eurozona l’inflazione di settembre è balzata al 3,8%, dal 3,2% di agosto, soprattutto per effetto dell’aumento dei prezzi di energia e alimentari. Un dato superiore alle attese che mantiene pressione sulla European Central Bank e riapre il tema di ulteriori rialzi dei tassi.

La situazione, però, è meno semplice di quanto possa sembrare.

Mentre l’inflazione europea accelera, l’economia mostra anche alcuni segnali di tenuta: il PMI manifatturiero dell’Eurozona è salito a 52,9, massimo da maggio 2022, indicando un’espansione dell’attività industriale.

Negli Stati Uniti è arrivato invece un segnale nella direzione opposta.

A settembre sono stati creati soltanto 29.000 nuovi posti di lavoro, contro i circa 90.000 attesi, mentre il tasso di disoccupazione è salito al 4,2%. Il dato ha immediatamente ridimensionato le aspettative di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve già nella riunione di ottobre.

Ed è interessante osservare la reazione dei mercati.

Venerdì Wall Street ha risposto positivamente: S&P 500 +0,73%, Nasdaq +1,19% e Dow Jones +0,49%. Ma il recupero dell’ultima seduta non ha cancellato completamente le tensioni della settimana: Dow e S&P 500 hanno comunque terminato l’ottava in territorio negativo.

Anche l’Europa ha recuperato venerdì dopo il forte ribasso del giorno precedente, quando lo STOXX 600 aveva perso l’1,3% sotto la pressione dell’aumento dei rendimenti obbligazionari.

Rimane poi la grande variabile energetica.

Il petrolio continua a risentire delle tensioni geopolitiche, anche se l’annuncio di un rilascio coordinato di 100 milioni di barili di riserve strategiche da parte dei Paesi G7 attraverso l’IEA ha contribuito negli ultimi giorni ad allentare le quotazioni.

Che cosa ci dice tutto questo per i nostri investimenti?

Ci dice soprattutto che oggi convivono forze molto diverse.

Inflazione ancora elevata.

Rendimenti obbligazionari che non vedevamo da oltre vent’anni.

Un mercato del lavoro americano che comincia a rallentare.

Mercati azionari che, nonostante tutto, continuano a mostrare una notevole capacità di tenuta.

E una crescita industriale che in alcune aree rimane sorprendentemente resiliente.

In uno scenario del genere, cercare di indovinare quale sarà il prossimo movimento dei mercati rischia di essere meno utile che chiedersi se il proprio patrimonio sia costruito per affrontare più scenari possibili.

È qui che torna centrale la diversificazione.

Non significa semplicemente possedere molti strumenti finanziari.

Significa distribuire il patrimonio tra componenti che reagiscono diversamente a crescita, inflazione, tassi d’interesse e volatilità, mantenendo sempre la costruzione coerente con obiettivi, orizzonte temporale e capacità di sopportare il rischio.

Ed è anche qui che la pianificazione finanziaria mostra il proprio valore.

Un portafoglio non dovrebbe essere costruito per indovinare il prossimo scenario. Dovrebbe essere costruito per permetterci di raggiungere i nostri obiettivi anche quando lo scenario che arriva non è quello che avevamo previsto.

Per questo la domanda della settimana non è:

“Dove andranno i mercati?”

Ma piuttosto:

“Il mio portafoglio è ancora adeguato al mondo nel quale sto investendo oggi?”

Riaprirlo, comprenderne la struttura e verificare quale funzione svolga ogni investimento non significa necessariamente dover cambiare qualcosa.

Significa sapere perché lo stiamo mantenendo così.

E questa consapevolezza, soprattutto nei momenti complessi, è una parte fondamentale dell’investire bene.

Fabrizio Rinaldi – Consulente finanziario

29/09/2026

Settembre è il mese del «back to», il ritorno a tutti i buoni propositi che avevamo lasciato in sospeso.
Anche quelli che riguardano i nostri risparmi.
E tu, da cosa sei “a tanto così”? 🤏 Scrivilo nel commenti.

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𝙈𝙚𝙨𝙨𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤 𝙥𝙪𝙗𝙗𝙡𝙞𝙘𝙞𝙩𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙘𝙤𝙣 𝙛𝙞𝙣𝙖𝙡𝙞𝙩à 𝙥𝙧𝙤𝙢𝙤𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚. Per le condizioni economiche e contrattuali dei prodotti e servizi di Banca Reale consultare la documentazione di Trasparenza disponibile sul sito www.bancareale.it, presso le Filiali di Banca Reale e le Agenzie di Reale Mutua Assicurazioni e di Italiana Assicurazioni abilitate al collocamento di prodotti e servizi bancari.

Buon fine settimana!
26/09/2026

Buon fine settimana!

IL PUNTO SUI MERCATI | Settimana 21–25 settembre 2026

Questa settimana il vero protagonista non è stato l’azionario. Sono stati i tassi d’interesse.

Dopo settimane dominate dal petrolio e dalle tensioni geopolitiche, negli ultimi giorni l’attenzione degli investitori si è spostata con forza sul mercato obbligazionario.

I rendimenti dei titoli di Stato sono saliti sensibilmente in molte aree del mondo, raggiungendo in diversi casi livelli che non si vedevano da decenni. Negli Stati Uniti, il movimento è stato alimentato dalla convinzione crescente che la Federal Reserve possa essere costretta a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo e, dopo il rialzo di settembre, intervenire ancora sui tassi.

Perché è importante?

Perché il rendimento delle obbligazioni rappresenta, in qualche modo, il prezzo del denaro nell’economia.

Quando sale, aumenta il costo del finanziamento per Stati, imprese e famiglie. E contemporaneamente le obbligazioni diventano più competitive rispetto alle azioni nella ricerca di rendimento.

Il dollaro ha infatti registrato la seconda settimana consecutiva di rialzo, sostenuto proprio dall’aumento dei rendimenti americani e dalle aspettative sui tassi.

Anche l’oro, dopo la forte corsa dei mesi precedenti, ha risentito di questo scenario: dollaro più forte e rendimenti più elevati hanno contribuito a portarlo verso una settimana negativa.

E le Borse?

Qui emerge un elemento particolarmente interessante.

Wall Street ha chiuso venerdì in rialzo, sostenuta ancora una volta dai grandi titoli tecnologici e dall’intelligenza artificiale. Il Nasdaq aveva addirittura raggiunto un nuovo massimo storico all’inizio della settimana.

In Europa, lo STOXX 600 si è invece avviato a chiudere la settimana in territorio positivo, favorito nell’ultima parte della settimana dalla diminuzione del prezzo del petrolio.

Ed eccoci all’altro grande protagonista: il petrolio.

Venerdì le quotazioni sono scese di circa il 2%, sulla speranza di una possibile de-escalation tra Stati Uniti e Iran. Ma il Brent rimane sopra i 100 dollari al barile e le tensioni nell’area mediorientale continuano a rappresentare un rischio importante per energia, inflazione e crescita economica.

Questa settimana, quindi, ci consegna uno scenario apparentemente contraddittorio:

Borse che in alcune aree continuano a mostrare forza.

Rendimenti obbligazionari molto elevati.

Petrolio ancora sopra i 100 dollari.

Dollaro forte.

Inflazione che continua a condizionare le decisioni delle banche centrali.

E tensioni geopolitiche tutt’altro che risolte.

Ma proprio questa apparente contraddizione contiene, secondo me, la parte più interessante per chi investe.

Non esiste un unico mercato.

Esistono asset che reagiscono diversamente allo stesso scenario.

Ed è esattamente per questo che esiste la diversificazione.

Diversificare non significa semplicemente possedere molti fondi o molti titoli.

Significa costruire un patrimonio nel quale ogni componente abbia una funzione precisa.

Una parte può cercare crescita.

Una può generare reddito.

Una può ridurre la volatilità.

Una può offrire protezione rispetto a determinati scenari.

Una può rappresentare liquidità disponibile per opportunità future.

Il punto non è indovinare quale sarà l’investimento migliore nei prossimi sei mesi.

Il punto è evitare che il raggiungimento dei nostri obiettivi dipenda esclusivamente dal fatto che una singola previsione si riveli corretta.

Ed è qui che la pianificazione finanziaria diventa più importante della previsione.

La domanda che lascerei questa settimana a chi possiede degli investimenti è quindi molto semplice:

Se oggi ricostruissi il mio portafoglio da zero, conoscendo lo scenario attuale, lo costruirei esattamente nello stesso modo?

Se la risposta è sì, significa che probabilmente esiste una strategia consapevole.

Se invece la risposta richiede qualche riflessione, può essere utile tornare a verificare obiettivi, rischio, orizzonte temporale e reale diversificazione.

Non perché sia necessariamente il momento di cambiare.

Ma perché sapere perché non cambiare è importante quanto sapere quando farlo.

Fabrizio Rinaldi
Consulente finanziario

COSA STIAMO DAVVERO SCONTANDO?SCONTO!Ormai sembra essere questa la parola più importante quando entriamo in un’agenzia a...
23/09/2026

COSA STIAMO DAVVERO SCONTANDO?

SCONTO!

Ormai sembra essere questa la parola più importante quando entriamo in un’agenzia assicurativa o parliamo con un consulente.

«Quanto costa?»
«Quanto posso risparmiare?»
«Mi fai uno sconto?»

Domande legittime. Ma ogni tanto dovremmo farcene anche un’altra:

che cosa stiamo scontando?

La protezione di noi stessi?
Quella della nostra famiglia?
La nostra tranquillità?

Perché quando la parola SCONTO diventa l’unico criterio di scelta, improvvisamente tutto il resto sembra perdere importanza.

Massimali, franchigie, esclusioni, scoperti, garanzie…

Fino al giorno in cui succede qualcosa.

Ed è proprio allora che torniamo a leggere ciò che avevamo acquistato e scopriamo che quella garanzia che oggi ci sarebbe tanto servita non c’era.

Ma l’assicurazione non funziona così.

Una polizza dovrebbe essere valutata innanzitutto per ciò che protegge e per come lo protegge.

Dovremmo chiederci cosa accadrebbe alla nostra famiglia, alla nostra casa, alla nostra attività o al nostro patrimonio se domani si verificasse un evento importante e imprevisto.

Quanto riuscirebbe quella copertura ad ammortizzarne le conseguenze?

È questo, secondo me, il vero punto di partenza.

Poi certamente viene anche il prezzo — o, più correttamente, il premio assicurativo — ed è giusto confrontarlo e valutarlo.

Ma sempre rispetto a ciò che stiamo acquistando.

Mi capita continuamente di vedere persone spendere somme importanti in gratta e vinci, scommesse e giochi vari.

Curiosamente, lì quasi nessuno chiede lo sconto.

E soprattutto non stiamo acquistando protezione, sicurezza o tranquillità per chi amiamo.

Forse, allora, ogni tanto basterebbe fermarsi un momento e domandarsi:

quanto vale per me sapere di aver fatto il possibile per proteggere ciò che conta davvero?

È semplicemente lo spunto di riflessione che volevo lasciare con queste poche righe.

Buona giornata.

E, almeno qui, la fortuna dovrebbe contare il meno possibile.

...
22/09/2026

...

Anche settembre volge verso la fine.

Questa mattina riflettevo sulla stravaganza di alcuni comportamenti.

Periodicamente, e soprattutto quando gli scenari economici e finanziari lo richiedono, mi preoccupo di “revisionare” i portafogli dei miei clienti: verificare le scelte fatte, valutarle alla luce delle nuove condizioni dei mercati, analizzare eventuali rischi e capire se sia opportuno consolidare risultati, effettuare prese di beneficio o semplicemente mantenere la rotta.

Quando ritengo che ci sia qualcosa di cui parlare, chiamo.

A volte il cliente non può rispondere. È normale.
Altre volte non richiama.
Qualcuno è impegnato, rimanda, pensa che non sia urgente.

Ed è proprio qui che nasce quella che io chiamo la “stravaganza”.

Perché se, successivamente, i mercati cambiano direzione o i risultati risultano inferiori alle aspettative, può capitare che ci si sorprenda e si cerchi una responsabilità all’esterno: nei mercati, nelle circostanze o persino nel consulente.

Ma la consulenza è un rapporto a due.

Io posso analizzare, controllare, avvertire, chiamare e proporre.
Non posso però decidere al posto del cliente, né posso sostituirmi alla sua attenzione verso il proprio patrimonio.

È un po’ come andare dal medico, ricevere una prescrizione e poi decidere di non seguire la cura. Sarebbe strano, dopo qualche mese, meravigliarsi del fatto che non ci sia stato il miglioramento sperato.

Un patrimonio non dovrebbe essere abbandonato a se stesso.

Va seguito, verificato e, quando serve, bisogna dedicargli attenzione. Perché dietro quel patrimonio ci sono anni di lavoro, sacrifici, progetti e soprattutto tempo.

Ed è proprio il tempo, secondo me, la nostra ricchezza più importante: avere la libertà di disporne e poter scegliere come viverlo.

Per questo preferisco seguire un numero limitato di persone e poter dedicare loro l’attenzione che ritengo necessaria.

Per il mese di ottobre potrò accogliere:

• 2 nuovi clienti per la consulenza finanziaria e/o patrimoniale
• 2 nuovi clienti per la consulenza individuale

A novembre, invece, non sarò operativo.

Non cerco semplicemente persone che vogliano “investire”.
Cerco persone che vogliano occuparsi consapevolmente del proprio patrimonio, dei propri obiettivi e del proprio tempo.

Perché un buon consulente può esserci, chiamare e segnalare.

Ma dall’altra parte bisogna esserci altrettanto.


Banca Reale

21/09/2026

Consulenza assicurativa e finanziaria. Servizi d'investimento immobiliari in Italia e all'estero.

IL PUNTO SUI MERCATI | Settimana 14–18 settembre 2026
19/09/2026

IL PUNTO SUI MERCATI | Settimana 14–18 settembre 2026

IL PUNTO SUI MERCATI | Settimana 14–18 settembre 2026

Questa settimana ci ricorda perché, nella gestione del patrimonio, la strategia conta più della previsione.

Il fatto centrale è arrivato dagli Stati Uniti: il 16 settembre la Federal Reserve ha aumentato i tassi di 25 punti base, portandoli al 3,75%-4,00%, primo rialzo da oltre tre anni. E il messaggio è stato altrettanto importante della decisione: secondo le nuove proiezioni, la maggioranza dei membri della Fed vede almeno un ulteriore rialzo entro la fine dell’anno.

Perché?

Perché l’inflazione continua a preoccupare e il forte aumento dell’energia sta complicando il lavoro delle banche centrali.

Il petrolio resta sopra i 100 dollari. Venerdì il Brent ha chiuso a 104,87 dollari al barile, nonostante una flessione nell’ultima seduta. Il rischio è evidente: energia più cara significa maggiori costi per imprese e famiglie e può rendere più difficile il ritorno dell’inflazione verso gli obiettivi delle banche centrali.

Contemporaneamente abbiamo assistito a un movimento molto importante sul mercato obbligazionario.

Il rendimento del Treasury americano a 10 anni ha superato durante la settimana il 5%, portando i costi di finanziamento governativi su livelli che non si vedevano dalla crisi finanziaria globale.

E le Borse?

Nonostante tutto, Wall Street ha mostrato una notevole capacità di tenuta. Dopo forti oscillazioni, l’S&P 500 ha terminato la settimana sostanzialmente invariato, mentre il Nasdaq ha beneficiato del recupero dei semiconduttori. Il Dow Jones, invece, ha registrato la peggiore settimana percentuale da marzo. In Europa lo STOXX 600 ha perso circa lo 0,6% nella settimana.

C’è poi un altro dato che considero interessante.

Nella settimana terminata il 16 settembre sono usciti dai fondi azionari globali circa 23 miliardi di dollari, il maggiore deflusso degli ultimi nove mesi. Dai soli fondi azionari statunitensi sono usciti oltre 31 miliardi.

Non significa necessariamente che gli investitori stiano abbandonando le azioni.

Significa però che la percezione del rischio sta cambiando.

Ed è proprio qui che vorrei spostare l’attenzione dal mercato al portafoglio.

Quando un’obbligazione governativa americana torna a offrire rendimenti intorno al 5%, il petrolio supera i 100 dollari, l’inflazione rimane problematica e le Borse sono ancora vicine ai massimi, continuare a ragionare con gli stessi pesi e gli stessi strumenti di qualche anno fa può non essere più sufficiente.

Ma attenzione: diversificare non significa semplicemente comprare più prodotti.

Significa chiedersi se azioni, obbligazioni, liquidità, valute, settori, scadenze e altre componenti del patrimonio svolgano davvero funzioni differenti.

Soprattutto significa verificare che il portafoglio sia ancora coerente con i propri obiettivi, il proprio orizzonte temporale e la propria capacità di sostenere le oscillazioni.

La settimana appena conclusa ci offre quindi, a mio avviso, una domanda molto più utile di:

“Cosa farà il mercato la prossima settimana?”

La domanda è:

“Se lo scenario dei prossimi anni fosse diverso da quello che oggi mi aspetto, il mio portafoglio sarebbe comunque in grado di accompagnarmi verso i miei obiettivi?”

È questa la differenza tra cercare di indovinare il mercato e pianificare.

Non possiamo eliminare l’incertezza.
Possiamo evitare che tutto il nostro patrimonio dipenda da un’unica previsione.

E forse questo è proprio il momento giusto per riaprire il proprio portafoglio e chiedersi non soltanto quanto abbia guadagnato, ma soprattutto perché è costruito in quel modo e quale compito svolge ogni sua componente.

Fabrizio Rinaldi
Consulente finanziario

Siamo proprio sopra l'Eurospin di Poggio Mirteto Scalo
19/09/2026

Siamo proprio sopra l'Eurospin di Poggio Mirteto Scalo

Il punto della settimana
18/09/2026

Il punto della settimana

IL PUNTO DELLA SETTIMANA

249 km/h.

Questa mattina, guardando il display del treno, ho pensato a quanto spesso confondiamo la velocità con il progresso.

Possiamo andare velocissimo.

Ma la vera domanda rimane:

stiamo andando nella direzione giusta?

Vale per un treno.
Vale per i nostri soldi.
E, soprattutto, vale per la nostra vita.

Nei mercati finanziari accade continuamente.

Cerchiamo il rendimento maggiore, l’investimento del momento, il settore che sta correndo di più.

Ma un patrimonio non dovrebbe essere una gara di velocità.

Prima del rendimento vengono gli obiettivi, il rischio che siamo disposti a sostenere, il tempo che abbiamo a disposizione e la strada che abbiamo deciso di percorrere.

E nella vita?

Non è molto diverso.

Possiamo lavorare di più, guadagnare di più, riempire ogni giornata di impegni e raggiungere continuamente nuovi traguardi.

Ma ogni tanto dovremmo avere il coraggio di fermarci e chiederci:

“Sto andando velocemente o sto andando dove voglio davvero arrivare?”

È uno dei punti di contatto che vedo tra consulenza finanziaria e consulenza individuale.

In entrambe, prima di parlare di strumenti o soluzioni, cerco di partire dalla destinazione.

Perché puoi avere il miglior investimento.

Puoi avere grandi capacità.

Puoi avere denaro, tempo e opportunità.

Ma se non hai definito la direzione, rischi semplicemente di arrivare più velocemente nel posto sbagliato.

La velocità impressiona.
La direzione determina dove arriveremo.

Nel patrimonio come nella vita.

Fabrizio Rinaldi
Consulenza finanziaria | Consulenza individuale

Indirizzo

Contrada Case Bruciate, 1
Torrita Tiberina
00060

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
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