23/05/2023
"L’allungamento della vita è un’ottima notizia per tutti noi, tuttavia c’è
anche il rovescio della medaglia da
considerare.
Se non si è muniti di un
buon corredo genetico, o se si è stati poco virtuosi in gioventù, le cronicità
spesso hanno la meglio e il rischio di
diventare non più autosufficienti è
alto.
Uno status che, proprio grazie
alle cure mediche, può durare molto
a lungo.
Le medicine ci conservano
ma non riescono a tappare tutte le
falle di un organismo che invecchia.
E così il numero di chi ha bisogno di
aiuto nello svolgimento degli atti di
vita quotidiana aumenta vertiginosamente: secondo stime “prudenziali” dell’ultimo Osservatorio Long term care di Cergas Sda Bocconi
(giunto alla quinta edizione) il numero degli “over 65” non autosuffi?cienti (ossia con gravi limitazioni motorie, sensoriali e cognitive) passerà dagli oltre 3,9 milioni del 2020 a 4,4 milioni del 2030, cifra che salirà a 5,4 milioni nel 2050.
Il ruolo dei caregiver
Il tutto si inquadra in uno scenario
dove, a causa delle culle vuote, diminuiranno in futuro anche i caregiver:
ossia i 7,3 milioni di familiari (stime
Istat 2018) che gestiscono e organizzano la vita di genitori, nonni, zii non più in grado di provvedere a sè stessi.
Gli aiuti pubblici sono insufficienti e
per fare fronte ai costi della badante
(almeno 1.300 euro al mese) o delle
strutture specializzate (dai 2mila ai
4mila euro), le famiglie spesso met?tono mano al portafoglio.
Sempre secondo l’Osservatorio Cergas, infatti, il supporto pubblico è
minimale: solo il 6,3% dei non autosufficienti ha trovato risposta in una struttura residenziale, lo 0,6% in
centri semi-residenziali, il 21,5% tramite l’assistenza domiciliare (15 ore
annue per assistito)."
Fonte: Il sole 24 ore Plus