04/09/2026
UN APPELLO AI GENITORI, PRIMA CHE RICOMINCI LA SCUOLA
Tra poco più di due settimane ricomincerà la scuola.
Per tanti bambini sarà il primo giorno alla primaria. Per altri inizierà la scuola secondaria, con nuovi compagni, nuovi insegnanti e soprattutto con un'età nella quale il giudizio del gruppo comincia ad avere un peso enorme.
Per questo vorrei rivolgere un appello ai genitori.
In questi giorni non prepariamo soltanto zaini, quaderni, astucci e vestiti. Prepariamo anche i nostri figli a incontrare gli altri.
Parliamo con loro.
Spieghiamo che non si prende in giro un compagno perché non ha lo zaino Seven, Invicta o Eastpak. Che non si ride di chi non indossa le Jordan, le Nike o le Adidas. Che non si giudica chi ha un astuccio comprato al supermercato, chi non possiede l'ultimo iPhone o chi magari indossa più volte gli stessi vestiti.
Può sembrare un discorso banale. Pedagogicamente non lo è affatto.
Durante l'infanzia e soprattutto nella preadolescenza, il gruppo dei pari assume progressivamente un ruolo fondamentale nella costruzione dell'identità e dell'autostima. Sentirsi accettati, riconosciuti e appartenenti al gruppo diventa importantissimo.
Proprio per questo una battuta sull'abbigliamento, sulle scarpe o sullo zaino può sembrare insignificante all'adulto, ma essere vissuta da un bambino come un'umiliazione.
Il bullismo non nasce necessariamente da un'aggressione fisica.
Può iniziare da una risata.
Da un soprannome.
Da un «ma che scarpe hai?».
Da un «ma davvero tua madre ti ha comprato quello zaino?».
Può iniziare quando un gruppo decide che un bambino vale meno perché possiede meno.
Ed è qui che noi adulti abbiamo una responsabilità educativa enorme.
Dobbiamo insegnare ai nostri figli che non tutte le famiglie hanno le stesse possibilità economiche e che dietro uno zaino da 20 euro può esserci un genitore che ha fatto sacrifici enormi per acquistarlo.
Dobbiamo insegnare anche qualcosa di ancora più importante: possedere di più non significa valere di più.
Un bambino non è migliore perché indossa scarpe da 150 euro e non è inferiore perché ne indossa un paio da 30.
Educhiamo anche chi assiste.
Perché quando cinque ragazzi prendono in giro un compagno e altri dieci ridono, il problema educativo non riguarda soltanto i cinque che hanno iniziato.
Insegniamo ai nostri figli ad avere il coraggio di dire: «Basta».
Ad avvicinarsi a chi rimane solo.
A non partecipare alla risata collettiva.
A raccontare a un adulto quello che hanno visto.
Questa è prevenzione del bullismo.
E comincia molto prima dell'intervento dello psicologo, del pedagogista, dell'educatore o dell'insegnante. Comincia nell'educazione quotidiana, nelle parole che utilizziamo in casa e soprattutto nell'esempio che diamo.
Quindi, prima dell'inizio della scuola, facciamo una cosa semplice.
Sediamoci dieci minuti con i nostri figli e diciamo loro:
«Quando entrerai in quella classe, ricordati che non conosci la storia degli altri. Non sai quali difficoltà vive una famiglia, non sai quanto può essere fragile un tuo compagno e non sai quanto possa fare male una tua battuta. Non giudicare nessuno per quello che indossa o per quello che possiede. E se vedi qualcuno preso in giro, non diventare parte del gruppo che ride.»
Prepariamo pure lo zaino.
Compriamo i quaderni, le penne, l'astuccio e tutto ciò che serve.
Dentro quello zaino proviamo a mettere anche qualcosa che non troveremo in nessuna cartoleria:
rispetto, empatia, gentilezza e il coraggio di non seguire il branco.
Perché possiamo comprare ai nostri figli lo zaino più costoso del mondo.
Ma l'educazione non ha marca.
E soprattutto non ha prezzo.
Cristiano Meloni, pedagogista.