05/03/2026
Responsabilità sanitaria: il consenso informato diventa ancora più stringente
Le recenti Ordinanze della Corte di Cassazione n. 316/2026 e n. 2968/2026 segnano un nuovo, significativo irrigidimento dei requisiti del consenso informato, confermando una tendenza ormai costante: la responsabilità sanitaria passa sempre di più attraverso la qualità, la tracciabilità e la personalizzazione dell’informazione fornita al paziente.
Un quadro che si complica
La Legge Gelli-Bianco aveva tra i suoi obiettivi principali la riduzione della medicina difensiva, puntando su linee guida, buone pratiche e un sistema più equilibrato di responsabilità.
Tuttavia, la giurisprudenza più recente sembra muoversi in direzione opposta: il consenso informato viene interpretato in modo sempre più rigoroso, fino a richiedere:
- un’informazione specifica, non generica;
- completa, comprensiva di rischi, alternative, conseguenze dell’omissione;
- personalizzata, calibrata sul singolo paziente e sulle sue condizioni;
- documentabile, cioè tracciabile in modo chiaro, verificabile e non standardizzato.
In altre parole, non basta più “informare”: occorre dimostrare come, quando e in che termini l’informazione è stata realmente compresa dal paziente.
Il rischio di un ritorno alla medicina difensiva
L’inasprimento interpretativo solleva una domanda cruciale:
un consenso informato così estremo rischia di riattivare proprio quelle criticità che la Gelli/Bianco voleva superare?
Molti professionisti temono che:
- la pressione documentale aumenti;
- il tempo dedicato alla relazione medico–paziente venga sostituito da moduli, firme e controfirme;
- la paura del contenzioso torni a condizionare scelte cliniche e organizzative.
Il paradosso è evidente: più si irrigidisce il consenso informato, più si rischia di trasformarlo in un atto burocratico, perdendo la sua funzione originaria di dialogo e partecipazione.
Autodeterminazione del paziente e tutela del medico: un equilibrio fragile
Il diritto del paziente a decidere consapevolmente è un pilastro irrinunciabile.
Ma è altrettanto vero che la professione medica opera in un contesto ad altissimo rischio, dove l’incertezza è fisiologica e l’errore possibile.
Le nuove pronunce della Cassazione sembrano spostare l’ago della bilancia verso una tutela quasi assoluta dell’autodeterminazione, lasciando ai professionisti un margine sempre più stretto.
La domanda diventa quindi:
dove finisce la tutela del paziente e dove inizia la necessità di proteggere chi svolge un’attività essenziale per la collettività?
Cosa significa per i professionisti sanitari
Per medici, strutture e operatori, queste pronunce impongono un cambio di passo:
- maggiore attenzione alla comunicazione clinica;
- moduli di consenso più dettagliati ma anche più personalizzati;
- tracciabilità puntuale del dialogo con il paziente;
- formazione continua su responsabilità e rischio professionale.
Per gli intermediari assicurativi e per chi, come noi, opera nella tutela del rischio sanitario, diventa fondamentale accompagnare i professionisti con strumenti chiari, aggiornati e realmente utili.
La posizione dello Studio Assicurativo Melorio
Come realtà specializzata nella responsabilità sanitaria, riteniamo che il consenso informato debba essere:
- un atto di cura, non un atto difensivo;
- un processo, non un modulo;
- un dialogo, non una formalità.
Allo stesso tempo, è indispensabile che i professionisti siano protetti da un sistema assicurativo e giuridico che riconosca la complessità del loro lavoro.
La Suprema Corte ha affermato che in tema di responsabilità per attività medico-chirurgica, al fine di permettere al paziente l’espressione di un consenso “informato” al trattamento sanitario, il medico deve fornire informazioni dettagliate in merito alle alternative possibili e a natura, po...