Luciano Amato

Luciano Amato Consulente Finanzario iscrittto all'albo OCF abilitato all'offerta fuori sede per Finecobank Spa

Il mio nuovo Blog per comprendere l'importanza di gestire con un professionista il tuo patrimonio:
25/06/2024

Il mio nuovo Blog per comprendere l'importanza di gestire con un professionista il tuo patrimonio:

Luciano Amato, Personal Financial Advisor a SALERNO. Consulente finanziario iscritto all’Albo OCF. Investi su ciò che più conta per te, scopri i servizi che posso mettere a tua disposizione

ATENE, terra di miti e di Divinità  forti e capricciose, ci ha accolti per l'incontro  2024 dei 250 TOP Consulenti Finec...
17/06/2024

ATENE, terra di miti e di Divinità forti e capricciose, ci ha accolti per l'incontro 2024 dei 250 TOP Consulenti Finecobank. La sede: l' Hotel Intercontinental Athenaeum. La conduttrice CNBC Alisei ha diretto un dibattito interessantissimo sulle sfide e le opportunità economiche dei prossimi anni, incentrate ovviamente sull'intelligenza artificiale con un focus dell'imprenditore Alberto Salis . A seguire l'analisi dell'evoluzione tecnologica nel settore salute della dr.ssa Elena Bettinelli Gruppo San Donato. interessante analisi economica poi della Global Market Strategist di JPMorgan Toschi sulle valutazioni a sconto del mercato azionario europeo. All'indomani Amir Kuhdari di Banor Sim ha messo in relazione l'epica Battaglia di Salamina con l'attuale situazione finanziaria. L'area archeologica dell'acropoli del Partenone è stata una vera scoperta anche se per certi versi la nostra Paestum non gli è seconda per bellezza. Incantevoli il museo dell'acropoli (molti dei beni sono stati"deportati" in Inghilterra) e fantastica gita in Caicco a visitare alcune delle isole greche prossime ad Atene.
L'emozione più bella è stata l'essere premiato come Top Manager dall'amministratore delegato Foti e dal direttore commerciale Mauro alla presenza di Igor Cassina medaglia d'oro alle Olimpiadi 2004 e dell'AD di Fam Fabio Melisso
Ringrazio tutto il mio team di consulenti Finecobank per il grande risultato e la qualità della nostra consulenza agli investimenti che ci ha proiettato nei primissimi posti in Italia come miglior Team di Consulenti Finecobank. Quindi ringrazio Tafuri Esposito Giordano De Simone Pietro Giorgio Giuseppe Mancaniello Giuseppe Apicella Daniele Murolo Fiorenza Mancuso Teresa Genco Marianna Veneziano Giovanni Avallone Enrica De Stefano Domenico Forte Massimo De Falco Fusco Francesco Vincenzo Pacileo Roberto Iovane Domenico Vitiello Fabio Vaccaro Massimo Calabritto per il tanto lavoro profuso nel 2023. Un ringraziamento va anche all'Area Manager Roberto Creddo per il supporto manageriale all'attività del gruppo. In questo 2024 siamo già a un nuovo record di nuovi investimenti speriamo di chiudere alche quest'anno tra i migliori. un ringraziamento infine ai clienti che continuano a darci fiducia.

Per costruire un futuro per l'Italia e l'Europa, per i nostri figli e per i nostri nipoti,  servono leader visionari, ca...
29/04/2024

Per costruire un futuro per l'Italia e l'Europa, per i nostri figli e per i nostri nipoti, servono leader visionari, capaci di visualizzare un progetto economico e sociale per la "Casa Comune Europea" adoperandosi per realizzarlo. Sarebbe il caso di cessare gli inutili scontri su tutto ciò per cui il 90% della popolazione italiana ha già le idee chiare (antifascismo, libertà individuale, libera impresa e uguaglianza di genere, etc.)

Abbiamo bisogno di leader politici e di italiani che non abbiano come orizzonte temporale i tre mesi che ci separano dalle solite elezioni ricorrenti ma una visione a 10-15-30 anni di quello che dovrà essere la nostra società.

Questo è l'intervento di Mario Draghi tradotto dall'inglese, condivido ogni singola parola del suo intervento. Quello che disegna è una visione oggettiva di tutte le sfide che si pongono in Europa e in Italia per il futuro nostro e delle generazioni a ve**re.
I commenti sono benvenuti ed occasione di scambio di idee.

MARIO DRAGHI :

"Questa è, in sostanza, la prima volta in cui ho l’occasione di iniziare a condividere con voi, se non proprio la filosofia — non ci siamo ancora arrivati —, almeno il modo in cui si vanno delineando il disegno d’insieme e la filosofia complessiva del report.

La competitività è da molto tempo una questione controversa per l’Europa.

Nel 1994, l’economista e futuro premio Nobel Paul Krugman etichettò come “pericolosa ossessione” la tendenza a concentrarsi sulla competitività. A suo dire, una crescita a lungo termine si ottiene aumentando la produttività – che va a beneficio di tutti – e non tentando di migliorare la propria posizione relativa rispetto ad altri e di catturare la loro quota di crescita.

L’approccio alla competitività che abbiamo adottato in Europa dopo la crisi del debito sovrano sembrerebbe avergli dato ragione. Abbiamo deliberatamente perseguito una strategia basata sul tentativo di ridurre i costi salariali l’uno rispetto all’altro, in aggiunta a una politica fiscale prociclica, con l’unico risultato di indebolire la nostra stessa domanda interna e minare il nostro modello sociale.

Non è la competitività a essere viziata come concetto. È l’Europa che si è concentrata sulle cose sbagliate.

Ci siamo rivolti verso l’interno, vedendo noi stessi come concorrenti, anche in settori come la difesa e l’energia in cui abbiamo profondi interessi comuni. Allo stesso tempo, non abbiamo guardato abbastanza verso l’esterno: con una bilancia commerciale in fin dei conti positiva, non abbiamo considerato la nostra competitività esterna come una questione di policy seria.

In un ambiente internazionale favorevole, abbiamo fatto affidamento sulla parità di condizioni a livello globale e su un ordine internazionale basato sulle regole, aspettandoci che gli altri facessero lo stesso. Ma ora il mondo sta cambiando velocemente, e siamo stati colti di sorpresa.

Altre regioni, in particolare, hanno smesso di rispettare le regole e sono attivamente impegnate a elaborare politiche volte a migliorare la loro posizione competitiva. Nel migliore dei casi, queste politiche hanno l’obiettivo di riorientare gli investimenti verso le proprie economie a scapito della nostra; nel peggiore, sono progettate per rendere permanente la nostra dipendenza da loro.

La Cina, ad esempio, punta a catturare e internalizzare tutte le parti delle catene di approvvigionamento legate alle tecnologie verdi e avanzate, e sta facendo in modo di assicurarsi l’accesso alle risorse necessarie. Questa rapida espansione dell’offerta sta portando a un eccesso di capacità in numerosi settori e minaccia di indebolire le nostre industrie.

Gli Stati Uniti, da parte loro, utilizzano la politica industriale su larga scala per attrarre entro i propri confini la capacità produttiva interna di maggior valore, compresa quella delle imprese europee, ricorrendo al protezionismo per tagliare fuori la concorrenza e impiegando il loro potere geopolitico per riorientare e proteggere le catene di approvvigionamento.

Come Unione europea non abbiamo mai avuto un analogo “Industrial Deal”, anche se la Commissione continua a fare tutto quanto è in suo potere per colmare questa lacuna. Sta di fatto che, nonostante una serie di iniziative positive in corso, ci manca ancora una strategia complessiva sulle risposte da dare nei diversi settori.

Ci manca una strategia su come tenere il passo nella corsa, sempre più spietata, per la leadership nelle nuove tecnologie. Oggi i nostri investimenti in tecnologie digitali e avanzate, anche per la difesa, sono inferiori rispetto a quelle di Stati Uniti e Cina, e solo quattro dei primi 50 player tecnologici al mondo sono europei.

Ci manca una strategia su come proteggere le nostre industrie tradizionali da condizioni di disparità globali dovute ad asimmetrie nella regolamentazione, nei sussidi e nelle politiche commerciali. Un caso esemplare è quello delle industrie ad alta intensità energetica.

In altre regioni, queste industrie non solo devono sostenere costi energetici più bassi, ma sono anche soggette a minori oneri normativi e, in alcuni casi, ricevono pesanti sovvenzioni che rappresentano una minaccia diretta alla possibilità per le imprese europee di competere.

In assenza di politiche pianificate e coordinate strategicamente, la logica conseguenza è che alcune delle nostre industrie finiscano per ridurre la capacità produttiva o si trasferiscano al di fuori dell’UE.

E ancora, ci manca una strategia su come assicurarci le risorse e gli input di cui abbiamo bisogno per realizzare le nostre ambizioni, senza accrescere la nostra dipendenza da altri.

In Europa abbiamo giustamente un’agenda climatica ambiziosa e obiettivi impegnativi per i veicoli elettrici. Ma in un mondo in cui i nostri concorrenti controllano molte delle risorse di cui abbiamo bisogno, una simile agenda non può che essere accompagnata da un piano per mettere in sicurezza le nostre catene di approvvigionamento — dai minerali critici alle batterie, passando per le infrastrutture di ricarica.

Finora la nostra risposta è stata limitata perché il modo in cui siamo organizzati, i nostri processi decisionali e i nostri meccanismi di finanziamento sono progettati per il mondo di ieri: pre-Covid, pre-Ucraina, pre-conflagrazione in Medio Oriente, pre-ritorno delle ostilità tra grandi potenze.

Ma a noi serve un’Unione europea che sia adeguata al mondo di oggi e di domani. Ecco perché quel che proporrò nella relazione che la Presidente della Commissione mi ha chiesto di preparare è un cambiamento radicale: perché è di questo che c’è bisogno.

In ultima analisi, sarà necessario completare una trasformazione che attraversi tutta l’economia europea. Dobbiamo poter contare su sistemi energetici decarbonizzati e indipendenti; un sistema di difesa integrato e adeguato a livello di UE; produzione nazionale nei settori più innovativi e in più rapida espansione; e una posizione di leadership nell’innovazione deep-tech e digitale, che sia vicina alla nostra base produttiva.

Tuttavia, vista la velocità alla quale si muovono i nostri concorrenti, è altrettanto importante stabilire delle priorità. È necessario agire immediatamente nei settori maggiormente esposti alle sfide verdi, digitali e di sicurezza. Il mio report si concentrerà su dieci di questi macro-settori dell’economia europea.

Ogni settore richiede riforme e strumenti specifici, ma dalla nostra analisi emergono tre fili conduttori, comuni ai diversi interventi di policy.

Il primo è favorire le economie di scala. I nostri principali concorrenti stanno approfittando della propria dimensione continentale per generare economie di scala, aumentare gli investimenti e catturare quote di mercato nei settori in cui questo conta di più. In Europa avremmo naturalmente lo stesso vantaggio, ma la frammentazione ci frena.

Nell’industria della difesa, ad esempio, la mancanza di economie di scala ostacola lo sviluppo di una capacità industriale europea: un problema riconosciuto anche dalla recente Strategia industriale europea per la difesa. Negli USA, ai cinque soggetti principali fa capo l’80% del mercato statunitense nel suo complesso, mentre in Europa si arriva solo al 45%.

Questa differenza si spiega in gran parte con la frammentazione della spesa per la difesa nell’UE.

I governi non ricorrono molto spesso agli acquisti congiunti — gli appalti collaborativi rappresentano meno del 20% della spesa — e non si concentrano abbastanza sul mercato interno: negli ultimi due anni quasi l’80% degli acquisti è stato effettuato da paesi terzi.

Per soddisfare le nuove esigenze in materia di difesa e sicurezza, dobbiamo intensificare gli approvvigionamenti congiunti, rafforzare il coordinamento della spesa e l’interoperabilità delle attrezzature, ridurre notevolmente la dipendenza da fornitori internazionali.

Un altro ambito in cui non stiamo perseguendo economie di scala sono le telecomunicazioni. Nell’UE abbiamo un mercato di 445 milioni di consumatori, ma gli investimenti pro capite sono solo la metà di quelli negli Stati Uniti e siamo in ritardo nella diffusione del 5G e della fibra.

Uno dei motivi di questa lacuna è che abbiamo 34 gruppi di reti mobili in Europa — e 34 è una stima prudente, in realtà ne abbiamo molti di più — che spesso operano solo su scala nazionale, contro i tre degli Stati Uniti e i quattro della Cina. Per produrre maggiori investimenti, dobbiamo razionalizzare e armonizzare ulteriormente la normativa in materia di telecomunicazioni in tutti gli Stati membri e sostenere — non ostacolare — il consolidamento.

E le economie di scala sono fondamentali anche in un altro senso, per le imprese giovani che generano le idee più innovative. Il loro modello di business dipende dalla capacità di crescere rapidamente e commercializzare le proprie idee, il che a sua volta presuppone l’esistenza di un grande mercato interno. E la scala è essenziale anche per lo sviluppo di nuovi medicinali innovativi, attraverso la standardizzazione dei dati dei pazienti dell’Unione europea e l’uso dell’intelligenza artificiale, che ha bisogno di tutta la ricchezza di dati di cui disponiamo— se solo riuscissimo a standardizzarli.

In Europa siamo tradizionalmente molto forti nella ricerca di base, ma non riusciamo a portare l’innovazione sul mercato e a potenziarla.

Per affrontare questo ostacolo potremmo, tra le altre cose, rivedere l’attuale normativa prudenziale sul credito bancario e istituire un nuovo regime normativo comune per le start-up nel settore tecnologico.

Il secondo filo conduttore è la fornitura di beni pubblici. Ci sono investimenti di cui tutti beneficiamo, ma che nessun paese può sostenere da solo: in questi casi avremmo tutte le ragioni per agire insieme, pena il rischio di non essere all’altezza delle nostre esigenze— ad esempio sul fronte del clima, nel campo della difesa e anche in altri.

Nell’economia europea ci sono varie strozzature, punti in cui la mancanza di coordinamento si traduce in inefficienze dovute proprio al basso livello di investimenti. Un esempio è rappresentato dalle reti energetiche, e in particolare dalle interconnessioni.

Che si tratti di un bene pubblico è chiaro: un mercato integrato dell’energia ridurrebbe i costi energetici per le nostre imprese e ci renderebbe più resilienti di fronte alle crisi future— un obiettivo che la Commissione persegue nel contesto di REPowerEU.

Ma l’interconnessione richiede decisioni in materia di pianificazione, finanziamento, approvvigionamento di materiali e governance, e queste decisioni sono difficili da coordinare. Di conseguenza, non saremo in grado di costruire una vera Unione dell’energia fintanto che non ci accorderemo su un approccio comune.

Un altro esempio è la nostra infrastruttura di super computing. L’UE dispone di una rete pubblica di computer ad alte prestazioni (high-performance computers o HPC) di livello mondiale, ma le ricadute sul settore privato sono al momento molto, molto limitate.

Questa rete potrebbe essere utilizzata dal settore privato — ad esempio dalle start-up di intelligenza artificiale e dalle PMI — e in cambio, i vantaggi finanziari conseguiti potrebbero essere reinvestiti per aggiornare gli stessi HPC e sostenere l’espansione del cloud nell’UE.

Una volta identificati questi beni pubblici, dobbiamo anche dotarci dei mezzi per finanziarli. Il settore pubblico ha un ruolo importante da svolgere, e in passato ho già parlato di come potremmo fare un uso migliore della capacità di prestito comune dell’UE, in particolare in settori, come la difesa, in cui la frammentazione della spesa riduce la nostra efficacia complessiva.

La maggior parte del fabbisogno di investimenti, tuttavia, dovrà essere coperta da investimenti privati. L’UE dispone di risparmi privati molto elevati, che sono però per lo più incanalati nei depositi bancari e finiscono per non finanziare la crescita quanto potrebbero in un mercato dei capitali più ampio. Per questo motivo il progresso dell’Unione dei mercati dei capitali è una parte indispensabile della strategia complessiva per la competitività.

Il terzo filo conduttore è garantire l’approvvigionamento di risorse e input essenziali.

Se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi in materia di clima senza aumentare la nostra dipendenza da paesi sui quali non possiamo più contare, avremo bisogno di una strategia globale che copra tutte le fasi della catena di approvvigionamento dei minerali critici.

Al momento, in quest’ambito stiamo per lo più lasciando campo libero agli attori privati, mentre altri governi hanno scelto di guidare in prima persona, o comunque di coordinare fortemente, l’intera catena. Abbiamo bisogno di una politica economica estera che produca, per la nostra economia, questo stesso risultato.

La Commissione ha già avviato questo processo con il Regolamento europeo sulle materie prime critiche, ma occorrono misure complementari per rendere più concreto il suo obiettivo. Ad esempio, potremmo prevedere una apposita piattaforma mineraria critica dell’UE, principalmente a fini di approvvigionamento congiunto, diversificazione e sicurezza dell’offerta, messa in comune delle fonti di finanziamento e costituzione di scorte.

Un altro contributo fondamentale che dobbiamo garantire — e che riveste un’importanza particolare per voi, le parti sociali — è la disponibilità di forza lavoro qualificata.

Nell’UE, tre quarti delle imprese segnalano difficoltà nell’assumere dipendenti con le giuste competenze, e per 28 profili professionali – che rappresentano il 14% della nostra forza lavoro – sono attualmente identificati come carenti di manodopera.

Con l’invecchiamento della società e un atteggiamento meno favorevole nei confronti dell’immigrazione, dovremo trovare queste competenze al nostro interno. Sarà necessario lavorare da più parti per assicurare la disponibilità delle skill necessarie e definire percorsi flessibili di miglioramento delle competenze.

Uno degli attori più importanti al riguardo sarete voi, le parti sociali. Siete sempre stati fondamentali nelle fasi di cambiamento e l’Europa farà affidamento su di voi per contribuire ad adattare il nostro mercato del lavoro all’era digitale e rafforzare i nostri lavoratori.

Questi tre filoni ci impongono una riflessione profonda sulla nostra organizzazione, su cosa vogliamo fare insieme e cosa mantenere a livello nazionale. Considerata l’urgenza della sfida che abbiamo davanti, tuttavia, non possiamo concederci il lusso di rimandare a una futura revisione del Trattato le risposte a tutte queste importanti questioni.

Per garantire la coerenza tra i diversi strumenti di policy dovremmo essere in grado di sviluppare ora un nuovo strumento strategico per il coordinamento delle politiche economiche.

E se dovessimo constatare che ciò non è fattibile, in casi specifici, dovremmo essere pronti a prendere in considerazione la possibilità di procedere con un sottoinsieme di Stati membri. Una cooperazione rafforzata sotto forma di 28° regime, ad esempio, potrebbe essere una strada percorribile per l’Unione dei mercati dei capitali, con l’obiettivo di mobilitare gli investimenti.

Come regola generale, tuttavia, credo che la coesione politica della nostra Unione ci imponga di agire insieme, possibilmente sempre. Dobbiamo essere consapevoli che oggi la nostra stessa coesione politica è minacciata dai cambiamenti in atto nel resto del mondo.

Ripristinare la nostra competitività non è un obiettivo che possiamo raggiungere da soli, o battendoci l’un l’altro. Ci impone di agire come Unione europea, come mai prima d’ora.

I nostri concorrenti sono in vantaggio perché possono agire ciascuno come un paese unico con un’unica strategia, allineando dietro quest’ultima tutti gli strumenti e le politiche necessarie.

Se vogliamo raggiungerli, avremo bisogno di un nuovo partenariato tra gli Stati membri, una ridefinizione della nostra Unione non meno ambiziosa di quella operata dai Padri Fondatori 70 anni fa con la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio.

FONTE :

Il modo in cui siamo organizzati, i nostri processi decisionali e i nostri meccanismi di finanziamento sono progettati per il mondo di ieri: pre-Covid, pre-Ucraina, pre-conflagrazione in Medio Oriente, pre-ritorno delle ostilità tra grandi potenze. Ma a noi serve un'Unione europea che sia adeguata ...

Perché ho scritto questo articolo? Al Consulente Finanziario è richiesto di sviluppare anche questo tipo di competenze, ...
10/04/2024

Perché ho scritto questo articolo? Al Consulente Finanziario è richiesto di sviluppare anche questo tipo di competenze, oltre ad interpretare le variabili fiscali monetarie e comportamentali, poiché questo consente di comprendere gli effetti sui mercati e l’analisi dei diversi scenari prospettici sui quali impostare una strategia o una tattica d’investimento.

Leggi l’articolo completo cliccando il link https://lucianoamato.consulentepfa.it/blog/page/6010/la-geopolitica-influenza-gli-investimenti e fammi sapere cosa ne pensi🌍

La Geopolitica influenza gli investimenti?Ci sono fasi economiche nelle quali la Geopolitica, rispetto agli altri fattor...
10/04/2024

La Geopolitica influenza gli investimenti?
Ci sono fasi economiche nelle quali la Geopolitica, rispetto agli altri fattori, influenza particolarmente l’andamento delle attività finanziarie, attualmente stiamo vivendo una di queste fasi economiche.
Al consulente finanziario è richiesto di sviluppare anche questo tipo di competenze, oltre ad interpretare le variabili fiscali monetarie e comportamentali, poiché questo consente di comprendere gli effetti sui mercati e l’analisi dei diversi scenari prospettici sui quali impostare una strategia o una tattica d’investimento.

La tensione crescente tra il blocco Asiatico/emergente (Russia, Cina e Brasile) ed il blocco occidentale (diretto dalle politiche USA), già presente prima, ma accentuata dalla Guerra Russo/Ucraina, ha generato un forte attrito e per il momento ha portato al forte indebolimento del mercato finanziario Cinese che ha perso circa il 40% dai massimi di mercato.

Il mercato finanziario Russo rispecchia lo scarso peso economico del PIL della Russia, anche se con elevate oscillazioni, l’incidenza dell’embargo ha causato pochi danni alla Russia ma ingenti danni soprattutto all’Europa (costo energetico) ed alle aziende che avevano una pesante esposizione come esportatori in Russia. Possiamo dire che è stato quasi del tutto riassorbito questo shock che aveva coinvolto anche i mercati finanziari dei paesi dell’Est che si sono ripresi alla grande.

Lo shock energetico che ha colpito le aziende europee, conseguente all’inizio del conflitto, è stato riassorbito solo parzialmente ed ha indotto un profondo rallentamento economico soprattutto per la locomotiva d’Europa, la Germania. Solo pochi settori tech sono usciti dalla fase di rallentamento e si tratta di aziende strategiche.
Il settore finanziario ha beneficiato dell’aumento dei tassi di interesse, ma il settore industriale, commerciale ed immobiliare è ancora schiacciato da una serie di pesi; non ultimo il rischio di un allargamento del conflitto di Israele e l’improvviso blocco delle catene logistica di approvvigionamento semilavorati e vendita con l’area asiatica, conseguenza di una possibile chiusura dello stretto di Suez.

Il grande vincitore di questa fase Geopolitica è senza dubbio...
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Primo ingresso 2024 per il team di Consulenti Finanziari Finecobank a Salerno.  Domenico Forte , dopo 4 anni di esperien...
24/01/2024

Primo ingresso 2024 per il team di Consulenti Finanziari Finecobank a Salerno. Domenico Forte , dopo 4 anni di esperienza in Banca Generali e in Sella Patrimoni, porta in Finecobank tutto il suo bagaglio di entusiasmo, innovazione e clientela fidelizzata. Il modello di servizio di Fineco si sposa perfettamente con la sua propensione alla consulenza su base indipendente e con la gestione investimenti altamente tecnologica della nostra Banca. Un grande acquisto per accelerare ulteriormente la crescita della clientela del nostro FinecoCenter di Via Roma 1 in Salerno. Domenico Forte

Tempo di bilanci annuali?  Il gruppo di Consulenti Finanziari di Salerno nuovamente nei primi posti nazionali per cresci...
21/12/2023

Tempo di bilanci annuali? Il gruppo di Consulenti Finanziari di Salerno nuovamente nei primi posti nazionali per crescita del patrimonio dei clienti 2023. Solo ieri il nostro consueto incontro a Milano con il Cda di Finecobank, oggi già mettiamo a terra la nuova programmazione 2024.
Obiettivi?
continuare ad innalzare la qualità degli investimenti per i nostri clienti, ampliare la squadra dei consulenti coinvolgendo professionalità di alto profilo da banche tradizionali, concentrarci su clientela Private innalzando ancora il livello dei nostri servizi.
Crescita, sostenibilità ambientale e sociale, intelligenza artificiale saranno i driver del 2024. Come sempre anticipiamo i cambiamenti.
Fineco siamo noi.

16/10/2023
Innovazione negli investimenti : Smart Global Defence 2026
10/05/2023

Innovazione negli investimenti : Smart Global Defence 2026

Smart Global Defence 2026 Fineco AM Fund: Una soluzione che mira a proteggere il capitale investito con obiettivo di riconoscere una cedola minima del 3% per...

Innovazione negli investimenti:  Smart Defence Multi Strategy 2029
10/05/2023

Innovazione negli investimenti: Smart Defence Multi Strategy 2029

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