17/03/2023
Per provare a spiegare cosa è successo in questa settimana sui mercati, riprendo la newsletter settimanale Economica di Alessandro Lubello
"La scossa che in questi giorni ha rischiato di mandare nel caos il settore bancario statunitense ha raggiunto rapidamente l’Europa.
Il caso più eclatante è quello del Credit Suisse. Il 15 marzo le azioni dello storico istituto di credito svizzero hanno perso il 25 per cento alla borsa di Zurigo.
Il motivo scatenante sono state le dichiarazioni del suo principale azionista, la Saudi National Bank, che sembravano escludere la possibilità di iniettare ulteriori soldi nel capitale della banca.
La notizia ha suscitato tra gli investitori il timore che il Credit Suisse potesse restare a corto di liquidità. Alla fine della giornata la Banca nazionale svizzera, la banca centrale elvetica, è stata costretta a intervenire dichiarandosi pronta a prestare fino a cinquanta miliardi di franchi svizzeri (circa 51 miliardi di euro) all’istituto per fugare ogni dubbio sulle sue condizioni finanziarie.
Sempre il 15 marzo hanno subìto forti perdite le azioni di altre importanti banche europee: i titoli delle francesi Société Générale e Bnp Paribas sono scesi entrambi del 10 per cento; la tedesca Deutsche Bank ha perso l’8 per cento. Ma cosa lega queste banche a istituti come le statunitensi Silicon Valley Bank e Signature Bank, commissariate in fretta e furia dalle autorità statunitensi il 10 marzo? O con la First Republic Bank, un altro istituto d’oltreoceano, su cui il 16 marzo un gruppo di grandi banche di Wall street ha fatto confluire depositi per trenta miliardi di dollari?
Nel caso della Silicon Valley Bank si tratta di un istituto specializzato nel finanziamento delle startup tecnologiche statunitensi. Questa banca di medie dimensioni gestisce i fondi messi insieme dai finanziatori delle startup, in particolare dalle società di venture capital, specializzate nel lancio di aziende giovani e innovative. La sua crisi di liquidità è stata provocata da una classica corsa agli sportelli: i clienti della banca hanno cominciato a prelevare in massa i loro soldi. Da tempo i finanziamenti raccolti dalle venture capital erano in costante calo e, per far fronte alle spese delle startup clienti, la Silicon Valley Bank aveva deciso di vendere i titoli in cui aveva investito parte dei soldi depositati. Il problema è che l’operazione si è rivelata in perdita: in sostanza la banca incassava meno del valore nominale dei titoli, in gran parte obbligazioni a lungo termine. Questo squilibrio ha messo in difficoltà le finanze dell’istituto, e la diffusione della notizia ha fatto il resto, provocando la corsa agli sportelli e il quindi il crollo, secondo per dimensioni solo a quello della grande crisi finanziaria del 2008. "
(Pic from Iusinitinere)