13/01/2024
Sale
Il sale - di Erri De Luca
Per uno nato e cresciuto a mare, il sale è quello sulla pelle asciugata dopo il tuffo. Preferisco tenermelo addosso, come una protezione. Mi piace il suo odore. Credo che ce ne sia nell'aria, nel vento di maestrale, nei fulmini, nelle briciole delle comete, nell'arcobaleno. Nella scrittura sacra entrava in ogni offerta salita sull'altare.
Da molto tempo non ne metto nell'acqua di cottura della pasta, del riso.
Aggiungo invece qualche goccia di colatura di alici nel condimento. Non ne aggiungo in alcuna pietanza, neanche sull'uovo s**o.
Sulla mia tavola non c'è la saliera. Da mia madre ho imparato che non va passata di mano in mano. Va avvicinata, messa giù, per essere presa da chi l'ha richiesta. Passarla direttamente in mano fa litigare. Ancora rispetto l'usanza se mi viene chiesto di passare il sale.
Non ricordo la prima volta che ho cucinato da solo un piatto di pasta, in che cucina capitò l'occasione. All'epoca dei miei esordi si faceva bollire un pentolone pure se si calavano cento grammi. Perché se no la pasta si incollava. Saranno cambiati gli ingredienti, fatto sta che non si incolla neanche in un dito d'acqua. Perciò la mia la cuocio da doverla poi scolare quasi niente. Bolle subito e risparmio gas. Ho cominciato a diminuirla per impazienza di dover aspettare. Ora mi faccio bastare due bicchieri d'acqua.
Strano che continui la leggenda del pentolone pieno.
Uno di quelli pronti da scolare mi finì sul collo da bambino mentre veniva tolto dal fornello e portato veloce al lavandino. Mi accompagnarono di corsa all'ospedale per le ustioni.
Mamma ricorda che misi una mano dove mi scottava e vennero via gli strati della pelle. Era certamente acqua salata. Forse da lì mi è venuto di mangiare sciapo. Sono stato salato una volta per tutte.
Da qualche parte mi deve arrivare il benedetto sale, che se cadeva in tavola andava raccolto e gettato tre volte dietro le spalle. Mi deve entrare in corpo, visto che mi esce nelle sudate e nelle lacrime.
Ci fu un grave naufragio di un barcone davanti a Lampedusa. L'anno dopo andai per ricordare quella data sul punto segnato da una boa.
Ero con quei pescatori che l'anno prima, rientrando dal lavoro notturno al largo, si ritrovarono in mezzo a corpi che galleggiavano sulla nafta. Alcuni erano vivi. Si tuffarono per spingerli in su, a bordo. Non si poteva fare dall'alto, scivolavano. Con loro un anno dopo andammo su quel posto. Non gettammo fiori. Su proposta comune gettammo manciate di sale. Quel posto era una ferita e non si doveva rimarginare.
Erri De Luca, da Spizzichi e bocconi, 2022