07/05/2023
Tour de France del 1964. In foto Vito Taccone mentre prende a pugni lo spagnolo, Fernando Manzaneque. Montanaro doc, Taccone era soprannominato “Camoscio d’Abruzzo“. E questo, per via della sua tenacia e forza fisica. Prima di diventare ciclista, svolgeva attività di pastore ed in seguito divenne anche elettricista.
Nato ad Avezzano (Abruzzo) l’8 maggio del 1940, Taccone possedeva un carattere schietto e ruvido. Muore il 15 ottobre 2007, per un infarto, a soli 67 anni.
Professionista dal 1961 al 1970, Taccone raffigurava un vanto per l'Abruzzo. In particolare, quando ai grandi giri bisognava pedalare su ripidi tracciati. Su quelle strade infatti, il "Camoscio" combatteva sempre per le prime posizioni.
Nel suo palmares, vanta la maglia verde di miglior scalatore al Giro d'Italia del 1961 e 1963. Nel 1964, prese parte al Tour de France, durante il quale gli vennero rivolte accuse insopportabili.
In pratica, gli fu data la colpa di aver provocato diverse cadute negli arrivi in volata. A suo dire, il rimprovero proveniva in prima persona dal corridore iberico, Fernando Manzaneque.
In gruppo i suoi colleghi gli dicevano che era spesso scorretto e scomposto. Col tempo lievitarono così in lui sentimenti di frustrazione e di rabbia, fino ad arrivare all'uso delle mani.
Taccone si scagliò contro Manzaneque con testuali parole. “Chi mi accusa? Devi essere tu, Fernando Manzaneque, con quei connotati da delatore che ti ritrovi“. E subito dopo lo prese a pugni.
“Delatore” ovvero “infame”, “traditore”. Ciò che rimane di quell'epilogo, è comunque un'immagine di violenza. Da quel momento in poi, Vito Taccone scelse di non proseguire il Tour. Ebbe comunque altre soddisfazioni e conquistò titoli che lo resero uno dei ciclisti più apprezzati d’Italia. Tra questi un Giro di Lombardia nel 1961, una Milano-Torino nel 1965 e otto tappe al Giro d'Italia.