13/07/2026
[ MATERIE PRIME ]
MUFG: Materie prime
Il petrolio continua il suo rally mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran minaccia la navigazione nello Stretto di Hormuz. I prezzi del petrolio sono ulteriormente aumentati, con il Brent che ha superato i 79 dollari al barile e il WTI che si avvicina ai 74 dollari al barile, dopo che gli Stati Uniti hanno lanciato un'altra serie di attacchi contro obiettivi iraniani, intensificando le preoccupazioni per le forniture di petrolio in Medio Oriente. L'Iran ha dichiarato la chiusura dello Stretto di Hormuz "fino a nuovo avviso", sebbene le autorità marittime statunitensi e regionali abbiano affermato che la via navigabile rimane parzialmente operativa. Il traffico di petroliere attraverso lo stretto si è quasi completamente fermato, mentre il Kuwait ha segnalato danni a una piattaforma di perforazione offshore, segnando uno dei primi attacchi diretti alle infrastrutture energetiche regionali da settimane. La rinnovata escalation ha smorzato le speranze di un accordo di pace duraturo e ha reintrodotto un significativo premio di rischio geopolitico nei prezzi del petrolio. A meno che la navigazione attraverso Hormuz non si normalizzi rapidamente, è probabile che il mercato rimanga altamente sensibile a eventuali ulteriori attacchi alle infrastrutture energetiche, con una più ampia interruzione delle esportazioni del Golfo che rappresenta il principale rischio al rialzo per i prezzi del greggio.
L'oro scende mentre le tensioni in Medio Oriente rafforzano le aspettative di tassi d'interesse più elevati a lungo termine. I prezzi dell'oro sono calati, attestandosi intorno ai 4.050 dollari l'oncia, a causa dei rinnovati attacchi militari tra Stati Uniti e Iran, che hanno spinto al rialzo i prezzi del petrolio e rafforzato le aspettative che la Fed possa mantenere i tassi d'interesse elevati più a lungo per contenere l'inflazione. L'ultima escalation, inclusa l'incertezza sulla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, ha spinto al rialzo i rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi e il dollaro, esercitando ulteriore pressione sui metalli preziosi che non generano rendimenti, mentre l'argento è sceso di oltre il 3%. Gli investitori sono ora concentrati sui prossimi dati sull'inflazione statunitense e sulla testimonianza al Congresso del presidente della Fed Kevin Warsh per ulteriori segnali sulle prospettive dei tassi d'interesse. Con le tensioni geopolitiche che ora alimentano le aspettative di inflazione, la performance a breve termine dell'oro dipenderà probabilmente più dalla risposta politica della Fed che dalla sola domanda di beni rifugio.