Federazione del Sociale USB

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Federazione del Sociale USB Organizzazione sociale dei disoccupati, precari, migranti, studenti, pensionati, abitanti delle periferie

La confederazione socialeMentre la società si frammenta, mentre la precarietà di lavoro e di vita mette tutti in condizione di forte ricattabilità, mentre si alimenta l’odio contro il diverso e chi vive in condizioni peggiori della nostra, mentre l’angoscia di futuro favorisce l’egoismo sociale, la confederazione sociale muove in senso opposto. È la controtendenza, la ricostruzione degli anticorpi sociali al razzismo e allo scontro tra poveri, è la scommessa che sia possibile ricostruire un legame sociale ed anche organizzato tra tutti quelli che fanno parte del mondo di sotto. La confederazione sociale è un progetto ma anche un processo. Ricostruire le condizioni peruna nuova forma di organizzazione di massa che metta insieme i lavoratori stabili, i precari, i disoccupati, i senza casa, i migranti, gli abitanti delle periferie metropolitane non sarà facile. Questa pagina è solo un contributo in questa direzione.

15/10/2026

DOCKWORKERS DO NOT WORK FOR WAR!

PRESS CONFERENCE AHEAD OF 30 OCTOBER

THE SECOND INTERNATIONAL DAY OF ACTION BY DOCKWORKERS
AGAINST WAR

PARTECIPANO E INTERVENGONO
* CGT Ports and Docks · France
* ENEDEP · Greece
* LAB · Basque Country
* Liman-İş · Turkey
* ODT · Morocco
* ORSA PORTI · Italy
* USB Mare e Porti · Italy
* Water Transport Workers Federation of India (WTWFI)

14/10/2026
08/10/2026

30 ottobre è sciopero generale

L’Unione Sindacale di Base ha proclamato per venerdì 30 ottobre lo sciopero generale di tutte le categorie del lavoro pubblico e privato ed invita a costruire una grande giornata di protesta in tutto il Paese. In gioco c’è l’impennata dei prezzi, a partire dai carburanti, che pesa fortemente sui magri salari di milioni di lavoratori e lavoratrici che ormai non recuperano neanche più l'inflazione, di contro, l’inconsistenza dei provvedimenti assunti dal governo Meloni, schierato apertamente dalla parte delle compagnie petrolifere e delle banche.
Con il prezzo di benzina e gasolio schizzato oltre i 2 euro al litro, l’inflazione dei prodotti della spesa salita in 5 anni dal 30 al 50%, le bollette di luce e gas che subiscono rincari superiori al 30%, la situazione per chi vive di lavoro o pensione è sostenibile solo se c’è un adeguamento delle retribuzioni al costo della vita e se, allo stesso tempo, il governo interviene a calmierare i prezzi o, ancora, ad azzerare l'iva sui beni di prima necessità. Ma il governo Meloni ha deciso di non agire in queste direzioni, lasciando che il paese impoverisca e consentendo alle grandi aziende e alle grandi banche di continuare a speculare sulle nostre vite.
La boutade, assolutamente insufficiente, tardiva e già naufragata, del tetto al prezzo del carburante è la dimostrazione di un governo asservito e complice delle logiche di mercato.

In Europa le proteste divampano, dalla Spagna alla Francia alla Germania. Movimenti giovanili e organizzazioni sindacali stanno promuovendo grandi mobilitazioni per rivendicare diritti sociali e difendere le condizioni di vita e di lavoro. In Italia le grandi organizzazioni sindacali restano a guardare, anzi scelgono di provare a stringere con le organizzazioni padronali un accordo su rappresentanza e salari quando ci sarebbe bisogno di organizzare la protesta.

Diverse organizzazioni sindacali dei lavoratori portuali hanno lanciato per la data del 30 ottobre uno sciopero internazionale contro il traffico delle armi, contro le politiche di riarmo e la militarizzazione dei porti. Si tratta di un evento di portata storica che sta progressivamente coinvolgendo lavoratori e lavoratrici di sempre più paesi, estendendosi oltre il Mediterraneo e raggiungendo il Nord Europa ma anche l’India, il Messico, il Sudafrica e gli Stati Uniti.
I lavoratori dei porti stanno chiamando a mobilitarsi contro la guerra e le politiche di aggressione ai popoli portate avanti dagli Stati Uniti e da Israele e contro la complicità dei paesi dell’Unione Europea.

L’Unione Sindacale di Base considera la lotta contro il carovita e contro la moderazione salariale strettamente legate alla lotta contro il riarmo. L’enorme spesa pubblica messa a disposizione dell’acquisto e della costruzione di nuovi armamenti, con un balzo di decine di miliardi di euro nel bilancio statale per la difesa, c***a con l’indisponibilità a difendere i nostri salari e le nostre pensioni. E invece di pensare a dare una vera politica industriale all’Italia, il governo smantella quello che è rimasto, dall’ILVA all’automotive, e punta tutto sugli armamenti.

In questa situazione nessuno può pensare di salvarsi da solo. C’è bisogno di unire le proteste e costruire una mobilitazione generale che unisca tutte le categorie sociali e del lavoro per rivendicare la messa sotto controllo dei prezzi, il rilancio di salari e pensioni, una spesa pubblica indirizzata verso i servizi sociali e non alle armi.

Lo scorso anno una grande ondata di mobilitazioni ha scosso la pen*sola per protestare contro la complicità del governo Meloni con lo stato terrorista di Israele. Il governo ha risposto a quelle proteste con i Decreti sicurezza e ora con una legge che vuole impedire di criticare il genocidio dei palestinesi. Hanno paura che le persone si mobilitino e che i giovani scendano nelle piazze. Hanno paura che le persone si mettano assieme al di là delle differenze e che trovino le parole d’ordine giuste per unirsi. L’Unione Sindacale di Base lancia lo sciopero generale del 30 ottobre per unire le proteste e invita a costruire le mobilitazioni in tutte le città.

Abbassate i €prezzi, abbassate gli e i , abbassate le , abbassate le

Alzate i , alzate le

il 30 ottobre

02/10/2026
28/09/2026

+++EDITORIALE+++

ENI: è ora di mettere un tetto ai loro profitti

I dati ricavabili dai bilanci ENI dal 2021 al 2025 ci dicono che la società ha realizzato circa 29,7 miliardi di euro di utile netto. Se includiamo anche il 2020, caratterizzato dalla forte perdita legata alla pandemia e al crollo dei prezzi del petrolio, il saldo del periodo 2020-2025 scende a circa 21,1 miliardi di euro.
Per utile netto deve intendersi quanto rimane all’azienda dopo aver sottratto dai ricavi tutti i costi e le imposte. Quindi, per un periodo di ben 6 anni, volendo considerare anche l’anno nero 2020 in cui si sono registrate forti perdite, la società ENI S.p.A. ha fatto registrare guadagni netti, cioè veri e propri profitti, per la ragguardevole somma di 21,1 miliardi di euro. Di questi, ben 16,5 miliardi sono stati distribuiti in dividendi e sono quindi andati a retribuire i diversi soci azionisti di ENI, tra i quali anche lo Stato italiano.
Ora guardiamo alla scelta di questi giorni da parte della compagnia di mettere un tetto al prezzo della benzina e a quello del gasolio, rispettivamente a 1,99 euro e a 2,19 euro al litro. Le stime ufficiali di quanto costerebbe questa decisione ad ENI parlano di 100 milioni al mese e quindi, nell’eventualità della proroga fino a fine anno, 300 milioni. Nel solo 2025 ENI ha realizzato un utile netto di 2,61 miliardi di euro, quindi se rapportati ai guadagni dell’anno scorso i 300 milioni di costo dell’operazione annunciata costerebbe una riduzione degli utili dell’11,5%.
Va detto che la perdita stimata di 300 milioni è molto approssimativa. Intanto potrebbe registrarsi un aumento delle vendite, se non ci fosse un allineamento delle altre compagnie. E poi, la perdita è calcolata sui 17 centesimi di sconto al prezzo attuale, sul quale però gravano altre voci e non solo i guadagni di ENI. In concreto, quindi, la perdita effettiva sarebbe probabilmente molto più bassa.
La conclusione di questi facili calcoli rintracciabili sul web è che l’operazione di questi giorni non fa che mettere in evidenza quanto già ripetiamo da tempo: i prezzi delle materie prime e dei generi di prima necessità possono essere calmierati senza produrre alcun danno al sistema delle imprese, le quali dovrebbero semplicemente rinunciare ai profitti esorbitanti ottenuti nel corso di questi anni.
Abbiamo certamente bisogno di un tetto ai prezzi, a cominciare da quello del gasolio e della benzina. Nel 2025, per esempio, la benzina costava 1,73 euro al litro e il gasolio 1,65 al litro, il che ci fa capire che il tetto introdotto temporaneamente da ENI è molto al di sopra di quello che pagavamo soltanto l’anno scorso. Un contenimento serio del prezzo dei carburanti deve quindi guardare a quelle cifre e non alla micro-riduzione appena introdotta.
Ma il vero tetto di cui abbiamo bisogno tutti, dagli autotrasportatori ai tassisti, dagli agricoltori a tutti quelli che per lavorare devono usare la macchina, fino a chi per vivere e spostarsi non può fare a meno di fare rifornimento, è quello ai profitti delle aziende che si arricchiscono mentre noi ci impoveriamo.
Introdurre un calmiere sui prezzi dei beni di prima necessità, e i carburanti sono tra questi, comporta un taglio dei profitti. Altre soluzioni non ci sono.

25/09/2026

L’inclusione scolastica come diritto fondamentale: oltre la logica dell’appalto. Convegno al CNEL 25 settembre, ore 15:00

Superare la frammentazione dei servizi alla persona attraverso l’investimento pubblico, l’internalizzazione dei servizi di assistenza all’autonomia e alla comunicazione, per la tutela del lavoro e la continuità educativa

L’inclusione scolastica delle alunne e degli alunni con disabilità non può essere considerata un servizio accessorio né essere affidata alle logiche proprie dell’esternalizzazione e dell’appalto. Si tratta di un diritto fondamentale, che deve essere garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale e attraverso un sistema pubblico capace di assicurare continuità, qualità e stabilità degli interventi.

I servizi di assistenza all’autonomia e alla comunicazione rappresentano una componente essenziale del percorso educativo e di inclusione scolastica. Eppure, la loro organizzazione continua a essere caratterizzata da una forte frammentazione: differenti enti gestori, affidamenti a termine, cambi di appalto, condizioni di lavoro disomogenee e una continua discontinuità che finisce per ripercuotersi tanto sulle lavoratrici e sui lavoratori quanto sugli studenti e sulle loro famiglie.

La precarietà del sistema non riguarda soltanto chi lavora nei servizi. Ogni cambio di gestione, ogni riduzione delle risorse e ogni diversa modalità di affidamento può incidere sulla continuità della relazione educativa e assistenziale, compromettendo un elemento fondamentale dell'inclusione: la stabilità delle figure professionali che accompagnano quotidianamente gli studenti nel loro percorso scolastico.

Il convegno intende quindi mettere al centro una questione di fondo: può un diritto fondamentale essere garantito attraverso un sistema strutturalmente fondato sulla precarietà degli affidamenti e sulla frammentazione della gestione?

La risposta richiede un cambio di paradigma. Occorre superare progressivamente la logica dell’appalto come strumento ordinario di organizzazione dei servizi alla persona e affrontare il tema dell’investimento pubblico e della gestione diretta dei servizi di assistenza all’autonomia e alla comunicazione.

In questa prospettiva, l’internalizzazione non rappresenta soltanto una diversa modalità di gestione del servizio, ma può diventare lo strumento attraverso il quale ricondurre nell’ambito pubblico funzioni essenziali per il diritto allo studio, garantendo contemporaneamente la continuità educativa e la valorizzazione delle professionalità che operano quotidianamente nelle scuole.

Il confronto al CNEL vuole mettere intorno allo stesso tavolo istituzioni, organizzazioni sindacali, lavoratrici e lavoratori, esperti e rappresentanti del mondo della scuola, per discutere delle criticità dell’attuale sistema e delle possibili alternative.

Al centro del dibattito vi saranno il finanziamento pubblico dei servizi, la definizione di standard omogenei a livello nazionale, la continuità educativa e assistenziale, la tutela occupazionale nei processi di transizione e, soprattutto, la prospettiva di un percorso di internalizzazione dei servizi di assistenza all’autonomia e alla comunicazione.

Indirizzo

Via Dell'Aeroporto
Rome
00175

Telefono

06762821

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