02/08/2026
2017-2024: la garanzia mancante
Perdo un cliente per una questione di tariffa. Per lui il "prezzo" è tutto, punto e basta.
Mi dispiace, perché non è un cliente qualunque: è uno studio di ingegneria, e la polizza che sto per perdere ha un premio a cinque cifre prima della virgola. E la prima cifra non è un 1.
Pazienza. Fa parte del gioco.
La compagnia X, blasonatissima, applica una tariffa pari esattamente a meno della metà.
Cavolo!
Chiedo di vedere la polizza, tanto per curiosità professionale.
Niente da fare.
Il cliente ha già valutato.
La polizza, dice, è buona.
E così perdo il cliente. E con lui la polizza a cinque cifre, le polizze infortuni dei soci, le polizze dei veicoli aziendali.
Ciao.
Ciao anni di consulenza.
Ciao anni di relazione costruita mattone su mattone.
Ciao anni di battaglie, anche agguerrite, con il commerciale di turno per strappare un po' di flessibilità tariffaria e trattare come si deve un cliente che se lo meritava.
2024
Torna il cliente.
Dopo i convenevoli telefonici di rito (i tempi che cambiano, la legittima necessità di ottimizzare le economie dell'azienda) arriva il vero motivo del ritorno di fiamma: un sinistro.
Importante.
Trentasettemila euro. A tanto ammonta la richiesta di risarcimento avanzata da un committente della società di ingegneria.
Un sinistro che la blasonata compagnia, proprio quella che sette anni prima aveva fatto pagare meno della metà una polizza di responsabilità civile professionale, non ha alcuna intenzione di pagare.
Il cliente che mi ha lasciato nel 2017 mi chiede al telefono un "parere professionale autentico". Autentico, dice proprio così.
E per qualche secondo, nella mia testa, si affolla di tutto: improperi, maledizioni, una punta, inconfessabile ma innegabile, di goduria.
Un mix di sentimenti pronto a trasformarsi in un "va******lo" neanche troppo camuffato.
Tu ora vuoi da me un parere autentico?
Ma poi ricaccio indietro i brutti sentimenti e le parole peggiori. Sono una professionista, diamine!
"Certo," gli dico. "Mandami tutto."
E finalmente, dopo anni, riesco a leggere quella fantastica polizza, pagata meno della metà, e tutta la documentazione del sinistro.
Ed ecco il punto.
La polizza è priva di una garanzia fondamentale per quel tipo di società di ingegneria: la "mancata rispondenza delle opere".
Non starò qui a dilungarmi in spiegazioni tecniche che chi non è del mestiere non capirebbe fino in fondo, ma è come chiedere a un pasticcere di preparare un tiramisù e lui si dimentica sia dei savoiardi che del mascarpone.
Continuo a scorrere la documentazione, nella speranza, vana, di trovare un allegato, un'appendice, qualcosa che in qualche modo estenda la copertura a quella garanzia mancante.
Niente.
Nada.
Niet.
Manco l'ombra.
Passo al fascicolo del sinistro e, manco a dirlo, il danno riguarda esattamente quella garanzia assente.
Trovo la lettera di un avvocato che tenta, inutilmente, di far rientrare il danno nel perimetro della responsabilità civile base.
Trovo il questionario assuntivo, quel documento che "forma parte integrante del contratto", su cui il cliente deve barrare con una X le garanzie che intende acquistare.
E trovo, tombale, la lettera dell'ufficio liquidazioni della compagnia blasonata: "il danno non rientra tra le garanzie coperte dalla polizza."
Era necessario raccontarla per intero, questa storia, perché si capisca bene una cosa: di errori, in questa vicenda, ne hanno commessi tutti.
Il cliente, che pagando 10.800 euro ha pensato di aver fatto l'affare del secolo; che non mostrandomi, nel 2017, il preventivo della compagnia blasonata ha peccato di presunzione, "aveva valutato", diceva; che ha compilato il questionario assuntivo senza mettere le X nei posti giusti.
L' intermediario della compagnia blasonata, che con un preventivo da 10.800 euro tra le mani ha evidentemente toccato il cielo con un dito, e ha pensato bene, anzi malissimo, di non approfondire con il cliente quella famosa X mancante sul questionario; che, per insufficiente esperienza o conoscenza dei rischi, non ha ritenuto di entrare nei dettagli, di consigliare, di segnalare le lacune di un questionario compilato male.
Ma il mio settore è fatto così.
Fatto di clienti "studiati" convinti di sapere tutto, di saper valutare da soli, e che pensano che in caso di sinistro basti rivolgersi a un avvocato qualunque per risolvere ogni problema.
E fatto di intermediari, scusate se non li chiamo colleghi, capaci, pur di portare a casa una polizza da 10.800 euro, di provocare più danni di un terremoto di magnitudo 7.2.
Una polizza non si giudica dal premio, ma dalle garanzie che contiene.
Il prezzo più basso non è mai un risparmio, se il giorno del sinistro quella polizza non risponde.
La vera consulenza assicurativa non sta nel compilare un preventivo, ma nel capire, prima che accada, cosa serve davvero a proteggere chi si ha di fronte, anche a costo di perdere il cliente.
Perché un cliente che se ne va per la tariffa, prima o poi, può tornare a bussare.
Ma un sinistro non coperto non perdona, e non aspetta nessuno.