Daniele Turchi - Credipass

Daniele Turchi - Credipass Promotore Creditizio, consulenza mutui, prestiti, cessioni del quinto, assicurazioni

Qual è l’età migliore per chiedere un mutuo e cosa cambia dopo i 36 anniMutui, la fascia d'età che riesce davvero ad acc...
07/01/2026

Qual è l’età migliore per chiedere un mutuo e cosa cambia dopo i 36 anni

Mutui, la fascia d'età che riesce davvero ad accendere un finanziamento e come cambia la variabile quando si tratta di prestiti personali

L’età dei richiedenti è uno dei fattori chiave che influenzano l’accesso al credito in Italia. Mutui e prestiti personali rispondono a logiche diverse, ma entrambi riflettono i cambiamenti demografici, lavorativi e reddituali delle famiglie. I dati più recenti diffusi consentono di osservare come si distribuiscono le richieste per fascia anagrafica e di capire in che modo l’età incida sulle scelte di finanziamento, sulle durate e sugli importi richiesti.

Mutui, l’età come variabile centrale

Nel mercato dei mutui, l’età assume un peso più rilevante. Le banche valutano con attenzione la sostenibilità della rata nel lungo periodo e la possibilità che il finanziamento si estenda oltre l’età pensionabile. Questo spiega perché la maggior parte dei mutuatari si concentri tra i 30 e i 50 anni, una fascia considerata ideale per combinare capacità di rimborso e durata del piano di ammortamento.

I più giovani accedono spesso al mutuo come primo strumento di investimento immobiliare, mentre dopo i 55-60 anni l’accesso tende a ridursi, salvo casi di redditi elevati o garanzie aggiuntive. L’età incide quindi non solo sulla probabilità di ottenere il mutuo, ma anche sulla sua durata massima.

L’analisi anagrafica si intreccia con quella professionale. Per i mutui, la stabilità del reddito resta un requisito centrale, che tende a favorire chi ha una posizione lavorativa consolidata, spesso raggiunta dopo i 30 anni. L’età diventa così una variabile indiretta, legata alla carriera e alla continuità reddituale.

L’età media di chi chiede un prestito personale

Nel caso dei prestiti personali, l’età media dei richiedenti si attesta a 41,2 anni. Si tratta di un valore che segnala una forte concentrazione nelle fasce centrali della popolazione attiva, con una prevalenza netta di soggetti sotto i 45 anni. Oltre il 65% delle domande proviene infatti da questa area anagrafica, mentre circa un cliente su tre ha meno di 34 anni.

Questi numeri mostrano come il prestito personale sia percepito come uno strumento flessibile, adatto anche a chi si trova nelle prime fasi della carriera lavorativa. L’importo medio più contenuto rispetto al mutuo e la possibilità di allungare i piani di rimborso rendono questa forma di credito accessibile anche a chi non dispone ancora di una piena stabilità reddituale.

Confronto tra mercati, mutui e prestiti personali

Un confronto diretto tra mutui e prestiti personali evidenzia differenze strutturali legate proprio all’età dei richiedenti. I prestiti personali intercettano una platea più ampia e trasversale, con una forte presenza di under 45 e una quota non trascurabile di over 50, inclusi pensionati.

Nel mercato dei mutui, invece, la selezione anagrafica è più rigida. L’impegno finanziario di lungo periodo e gli importi più elevati portano gli istituti di credito a privilegiare fasce di età considerate compatibili con orizzonti temporali di 20 o 30 anni. Questo rende il mutuo uno strumento più legato a specifiche fasi della vita, come la formazione di un nucleo familiare o l’acquisto della prima casa.

Durata dei finanziamenti e sostenibilità

I dati sui prestiti personali mostrano una crescente preferenza per piani di rimborso più lunghi. La durata media supera ormai i 80 mesi, un segnale della ricerca di rate più sostenibili anche a fronte di importi non elevatissimi. Questo trend riguarda soprattutto le fasce di età centrali, che puntano a bilanciare impegni familiari, spese correnti e rimborso del debito.

Nel caso dei mutui, la durata resta più elevata, ma è fortemente condizionata dall’età di ingresso. Un richiedente giovane può accedere a piani di ammortamento più lunghi, mentre chi si avvicina alla pensione deve spesso optare per soluzioni più brevi, con rate più alte.

Tassi BCE invariati, cosa cambia per i mutui e cosa scegliere tra tasso fisso e variabileTassi Bce fermi al 2%, cosa cam...
22/12/2025

Tassi BCE invariati, cosa cambia per i mutui e cosa scegliere tra tasso fisso e variabile

Tassi Bce fermi al 2%, cosa cambia per i mutui nel 2026 e cosa scegliere tra finanziamenti a tasso fisso o variabile

La Banca centrale europea ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento dell’area euro, confermando il livello raggiunto dopo la lunga fase di riduzione avviata nel 2024. Una scelta ampiamente attesa dai mercati, che riflette un contesto economico giudicato complessivamente stabile e un’inflazione sotto controllo. La decisione ha però effetti non sempre immediati e lineari sul mercato dei mutui, soprattutto in Italia, dove le condizioni applicate alle famiglie continuano a muoversi in modo differenziato tra tasso fisso e variabile.

La decisione della BCE e il quadro dei tassi

Nel dettaglio, il Consiglio direttivo della BCE ha lasciato il tasso sui depositi al 2%, il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%. Si tratta dei livelli raggiunti lo scorso giugno, dopo otto tagli consecutivi che nell’arco di un anno hanno ridotto i tassi complessivamente di due punti percentuali.

Accanto alla conferma dei tassi, la BCE ha aggiornato anche le previsioni economiche. Le stime di crescita del Pil dell’area euro sono state riviste al rialzo: per il 2025 la crescita attesa è ora dell’1,4%, per il 2026 dell’1,2% e per il 2027 dell’1,4%. Un miglioramento attribuito soprattutto alla ripresa della domanda interna.

Sul fronte dei prezzi, le nuove proiezioni indicano un’inflazione media del 2,1% nel 2025, dell’1,9% nel 2026 e dell’1,8% nel 2027, con un ritorno al 2% nel 2028. L’inflazione di fondo, al netto delle componenti più volatili, dovrebbe scendere in modo graduale, anche se per il 2026 è stata rivista leggermente al rialzo a causa di una discesa più lenta dei prezzi dei servizi.

Mutui, perché i tassi non seguono sempre la BCE

La stabilità dei tassi ufficiali non si traduce automaticamente in un blocco dei tassi applicati ai mutui. In Italia, come segnalato dal Codacons, i tassi effettivamente praticati alle famiglie hanno continuato a salire nel corso del 2025. Secondo i dati Bankitalia, il tasso medio sui mutui è passato dal 3,50% di gennaio al 3,73% di ottobre.

Questo incremento, pari a 0,23 punti percentuali, comporta un aggravio non trascurabile sulle rate. Su un mutuo da 150 mila euro a 30 anni, l’aumento equivale a circa 222 euro in più all’anno, mentre su un finanziamento da 120 mila euro a 25 anni l’esborso aggiuntivo è stimato in circa 187 euro annui.

Mutui variabili, rate in lieve calo

L’andamento dei mutui a tasso variabile segue più da vicino le decisioni della BCE, poiché è legato all’Euribor. Secondo le analisi di Facile.it, il 2025 dovrebbe chiudersi con una riduzione della rata mensile per i mutui variabili standard. La rata tipo sarebbe passata da 666 euro di inizio anno a circa 617 euro, con un risparmio medio di circa 50 euro al mese.

Le previsioni sui futures dell’Euribor, aggiornate a dicembre 2025, indicano per il 2026 una sostanziale stabilità dei valori. L’Euribor a tre mesi si colloca sotto il 2,1% e, salvo oscillazioni contenute, dovrebbe rimanere su questi livelli nel corso del prossimo anno.

Mutui a tasso fisso: pesa l’aumento dell’IRS

Diversa la dinamica dei mutui a tasso fisso. In questo caso il parametro di riferimento è l’IRS, legato all’andamento del mercato obbligazionario europeo. Nel 2025 l’IRS a 25 anni è salito in media dal 2,4% di gennaio al 3,1% degli ultimi mesi, con un impatto diretto sulle nuove offerte.

Secondo Facile.it, questo movimento si è tradotto in una rata più alta di circa 40 euro al mese per i nuovi mutuatari rispetto a inizio anno. L’aumento è legato anche alla maggiore attrattività dei mercati azionari statunitensi, che ha ridotto la domanda di titoli di Stato europei, spingendone al rialzo i rendimenti.

Mutui 2026: perché le parole di Isabel Schnabel (BCE) cambiano lo scenario per chi deve scegliere tra fisso e variabileL...
15/12/2025

Mutui 2026: perché le parole di Isabel Schnabel (BCE) cambiano lo scenario per chi deve scegliere tra fisso e variabile

L’intervista rilasciata da Isabel Schnabel a Bloomberg il 6 dicembre segna un cambio di fase importante nella narrativa della BCE. Non è solo una conferma dello stop ai tagli, già ampiamente messo in conto dai mercati, è, di fatto, la prima dichiarazione pubblica di un membro del Board secondo cui la prossima mossa della Banca Centrale potrebbe essere un rialzo dei tassi, quando e se ci sarà un nuovo intervento.

Per chi deve accendere un mutuo (o pensare a una surroga), questa presa di posizione ha implicazioni immediate.

Il messaggio di Schnabel: i tassi non sono destinati a scendere ancora
In occasione delle riunioni più recenti del Consiglio direttivo, Christine Lagarde aveva parlato di tassi descrivendoli come “in un buon punto”. Schnabel va oltre: secondo lei i tassi hanno raggiunto un floor. I mercati si aspettano già che la prossima mossa sia un rialzo, e Schnabel non sembra avere nulla da ridire.


“Sia i mercati sia gli operatori dei sondaggi si aspettano che la prossima mossa sui tassi sarà un rialzo, e io sono piuttosto a mio agio con queste aspettative.”


Dopo la bufera estiva dei dazi e gli smottamenti geopolitici degli scorsi mesi, la tenuta dell’economia dell’Eurozona ha sorpreso tutti. I consumi restano resilienti, e gli investimenti vivaci, grazie alla sempre più massiva adozione dell’AI e all’aumento della spesa pubblica per le infrastrutture, che spinge la domanda e crea lavoro. L’occupazione è vicina ai massimi e, anche se l’inflazione è in calo, resta da tenere d’occhio quella legata ai servizi – la più sensibile alle dinamiche salariali, in rialzo.

Uno scenario di tassi in discesa nel medio termine è, a questo punto, altamente improbabile.

E cosa significa per i mutui? La risposta è molto diversa per fisso e variabile
1) Mutui a tasso fisso: chi deve farlo, meglio che si muova ora
L’IRS – il parametro di mercato che determina il costo dei mutui fissi – sta già risalendo e, alla luce delle parole di Schnabel, difficilmente invertirà rotta a breve. Se le aspettative dei mercati sono orientate verso tassi BCE più alti in futuro, gli IRS tenderanno a seguire quella direzione.

Conseguenza pratica:
Chi sta valutando un mutuo a tasso fisso dovrebbe considerare seriamente di bloccare le condizioni ora, prima che ulteriori rialzi dell’IRS si riflettano sui TAN proposti dalle banche. Siamo lontanissimi dalla corsa dell’estate 2022, ma è chiaramente l’inizio di una fase di ricomposizione verso l’alto.


2) Mutui a tasso variabile: oggi promettono risparmi reali
Con un contesto di tassi “fermi a lungo” e un’eventuale stretta lontana nel tempo, il variabile risulta ancora visibilmente più conveniente, e potrebbe restarlo per almeno un paio d’anni.

È importante tenere a mente che optare per il variabile oggi non significa aver fatto una scelta irreversibile per 20 o 30 anni.

Esistono alcuni prodotti bancari che prevedono già meccanismi di passaggio al fisso dopo un certo periodo, come il mutuo con opzione, consente di modificare il tasso da variabile a fisso o viceversa, fino a quattro volte durante la vita del mutuo, senza costi aggiuntivi.

Inoltre, c’è sempre l’opzione della surroga, gratuita e ripetibile durante la vita del mutuo, resta sempre un asso nella manica a portata di mano non appena le dinamiche del costo del denaro dovessero mutare.

Compravendite in crescita e mutui in ripresa: cosa raccontano i nuovi dati OMI sul mercato immobiliare 2025Sono appena u...
09/12/2025

Compravendite in crescita e mutui in ripresa: cosa raccontano i nuovi dati OMI sul mercato immobiliare 2025

Sono appena usciti i dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) relativi al terzo trimestre 2025, un’anticipazione preziosa in attesa delle statistiche definitive sull’erogato bancario che Banca d’Italia pubblicherà a inizio 2026. Il quadro che emerge è quello di un mercato residenziale in piena ripartenza, sostenuto da una domanda più selettiva ma molto solida.

Compravendite in aumento nonostante la fiducia in calo

Nel III trimestre le abitazioni scambiate superano le 174 mila unità, con una crescita dell’8,5% su base annua e incrementi diffusi in tutte le macroaree, in particolare nel Nord Ovest e nelle Isole (+9,5%).
Un risultato che sorprende se confrontato con il peggioramento del clima di fiducia dei consumatori, rilevato dall’ISTAT, in diminuzione da 97,6 a 95,0 – sempre come riportato dal rapporto OMI.

La crescita appare quindi trainata non dall’ottimismo degli acquirenti, ma dall’evoluzione della domanda e dalle sue caratteristiche socio-demografiche.

Mutui in ripresa: la quota sale al 47%

Gli acquisti assistiti da mutuo ipotecario rappresentano ormai il 47% delle compravendite delle persone fisiche, tre punti percentuali in più rispetto al 2024, nonostante il tasso medio alla prima rata risalga al 3,35%.
Il capitale erogato supera gli 11 miliardi di euro, confermando una rinnovata centralità del credito ipotecario.

La forza delle fasce centrali della popolazione

Il dato è ancora più significativo se lo confrontiamo con la distribuzione della domanda online rilevata nella Bussola Mutui, la pubblicazione trimestrale realizzata da CRIF: l’83% delle richieste proviene da persone tra i 26 e i 55 anni, con picchi nelle fasce 36–45 anni (29%) e 26–35 anni (28%). Gli under 25 restano marginali (5%).

Secondo l’ISTAT, l’occupazione cresce proprio tra le categorie che coincidono con il cuore della domanda di mutui: dipendenti permanenti, under-35, over-50, lavoratori con contratti stabili.

La fascia 35–49 anni diminuisce solo per ragioni demografiche, non economiche.

Questa sovrapposizione tra stabilità lavorativa e domanda effettiva spiega perché gli acquisti con mutuo aumentano pur in assenza di un clima fortemente positivo. La fascia 46–55 anni, in particolare, mostra una vivacità spesso sottovalutata: redditi consolidati, maggiore capacità di risparmio e una buona propensione all’acquisto di sostituzione contribuiscono a stabilizzare il mercato.

Affitti sempre più costosi: un ulteriore driver verso l’acquisto

Il mercato delle locazioni continua a mostrare pressioni al rialzo: le nuove locazioni crescono del 2,5% e i canoni aumentano del 7% su base annua, con incrementi ancora più marcati nelle zone ad alta tensione abitativa e nelle locazioni agevolate per studenti (+14,9% sui canoni delle locazioni intere).

Per molte famiglie, l’acquisto risulta più prevedibile dell’affitto, soprattutto in contesti urbani dove la competitività del mercato residenziale rende gli affitti economicamente meno sostenibili.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

La dinamica attuale sembra destinata a proseguire, salvo imprevisti macroeconomici rilevanti. I tassi sono in rialzo, ma mantengono una dinamica graduale, e livelli sufficientemente moderati da non scoraggiare gli acquisti di necessità. Se la tenuta occupazionale delle fasce centrali rimanesse solida, la quota di acquisti assistiti da mutuo potrebbe aumentare ulteriormente nel 2026.

DONAZIONI, APPROVATA LA RIFORMA  PROMOSSA DAL NOTARIATO CHE SEMPLIFICA LA CIRCOLAZIONE DEGLI IMMOBILI Roma, 26 novembre ...
01/12/2025

DONAZIONI, APPROVATA LA RIFORMA PROMOSSA DAL NOTARIATO CHE SEMPLIFICA LA CIRCOLAZIONE DEGLI IMMOBILI

Roma, 26 novembre 2025

- È stata approvata oggi, in via definitiva, la legge che riforma la circolazione dei beni immobili di provenienza donativa (Ddl semplificazioni art. 44) grazie alla quale chi acquista oggi un immobile che il venditore ha ricevuto per donazione avrà la certezza di non doverlo restituire. La riforma, che recepisce una proposta che il Consiglio Nazionale del Notariato portava avanti da oltre 10 anni, ha una portata storica, perché rappresenta una grande semplificazione a favore della circolazione dei beni immobili e un grande conseguente vantaggio per le famiglie e per tutti gli operatori del diritto, sanando una lacuna che da anni penalizzava il mercato immobiliare e la libertà negoziale dei cittadini. La nuova norma elimina la possibilità, per gli eredi esclusi dalla donazione e lesi dalla medesima nella loro quota di legittima, di agire - come succedeva in passato - anche e direttamente contro i terzi acquirenti, chiedendo la restituzione del bene. Non scompare però la tutela dei legittimari (coniuge, figli e, nei casi previsti, ascendenti) esclusi dalla donazione. Essi vantano comunque un diritto di credito nei confronti direttamente del donatario, pari alla parte lesiva della loro legittima.

Finora il codice civile stabiliva che, in caso di decesso di un soggetto che aveva effettuato in vita una o più donazioni, i legittimari (coniuge, figli e, nei casi previsti, ascendenti) potessero chiedere la restituzione del bene e potessero farlo sia nei confronti del donatario che dei suoi aventi causa, entro i dieci anni successivi alla morte. L’azione di restituzione che il codice civile prevedeva, dunque, non si limitava al rapporto tra eredi e donatario, ma poteva estendersi anche ai terzi che avessero successivamente acquistato il bene donato, entro un termine peraltro molto ampio.

Questo meccanismo nel tempo aveva generato un effetto di grande precarietà, alterando il mercato dei beni di provenienza donativa: fino ad oggi chi comprava un immobile proveniente da donazione rischiava di vederselo sottrarre anni dopo, a seguito di una rivendicazione da parte degli eredi, oltre al fatto che il bene con provenienza donativa risultava difficilmente commerciabile e non appetibile per le banche come garanzia nei mutui.

Il Notariato da tempo chiedeva con urgenza una tale riforma, anche alla luce del fatto che ogni anno in Italia, secondo i Dati Statistici Notarili che sono dati effettivi di tutti gli atti stipulati, vengono effettuate oltre 200mila donazioni immobiliari: nel 2021 ne sono state effettuate più di 221.000, nel 2022 quasi 213.000, nel 2024 218.000. Ecco perché dunque gli effetti concreti della riforma per i cittadini sono molteplici e tutti positivi. Anzitutto, chi compra un immobile con provenienza donativa avrà maggiore sicurezza giuridica e non rischierà di vederselo sottrarre a distanza di anni. In secondo luogo, le banche potranno accettare senza problemi questi immobili come garanzia ipotecaria, rendendo meno complesso l’accesso al credito, soprattutto per le giovani coppie, le famiglie con redditi medi e gli imprenditori alle prese con la necessità di finanziamenti, senza esborso di ulteriori somme per garanzie accessorie.

Mutui con tasso fisso e durata più lunga in costante aumento in ItaliaL'analisi sui mutui conferma la volontà delle fami...
24/11/2025

Mutui con tasso fisso e durata più lunga in costante aumento in Italia

L'analisi sui mutui conferma la volontà delle famiglie italiane di allungare la durata e puntare sul tasso fisso.

L’analisi mostra come nel primo semestre 2025 l’acquisto della prima casa rappresenti la motivazione predominante nella sottoscrizione di un mutuo. Rappresenta il 91,1% del totale delle richieste, leggermente inferiore rispetto al 93,1% dello stesso periodo del 2024. Le richieste per la seconda casa si attestano all’1,9%, mentre sostituzione e surroga crescono al 5,4%, mostrando un incremento rispetto al 3,1% dell’anno precedente. Le finalità legate a costruzione e ristrutturazione coprono lo 0,7%, mentre consolidamento e liquidità rappresentano lo 0,8% del totale. Il quadro complessivo evidenzia un mercato focalizzato sull’acquisto dell’abitazione principale, ma con un graduale ritorno agli strumenti di rinegoziazione.

Durata, importo medio e caratteristiche dei finanziamenti
Secondo le rilevazioni, la durata media dei mutui continua ad allungarsi: nel 2025 si registra una media di 26,8 anni, in aumento rispetto ai 26,6 del 2024 . I finanziamenti con durata compresa tra 21 e 30 anni rappresentano l’82,3% del totale, mentre il 17,7% si colloca tra i 10 e i 20 anni. I mutui sotto i 10 anni restano residuali.

Anche l’importo medio erogato cresce: nel 2025 si attesta a 127.234 euro, in aumento rispetto ai 115.269 euro rilevati nel primo semestre del 2024. Questo incremento riflette sia l’inflazione legata ai costi immobiliari e ai materiali edilizi, sia la necessità per le famiglie di accedere a finanziamenti più consistenti.

I dati confermano una tendenza strutturale verso mutui di durata lunga e importi più elevati, una dinamica coerente con l’andamento dei prezzi del mercato residenziale e con la volontà delle famiglie di mantenere rate sostenibili nel tempo.

La scelta del tasso: predominio del fisso
L’analisi dedica ampio spazio alle preferenze degli italiani in materia di tassi di interesse. Anche nel 2025 il tasso fisso si conferma l’opzione più richiesta: 94 mutuatari su 100 scelgono questa soluzione. La preferenza nasce dall’esigenza di stabilità e dalla volontà di proteggersi da oscillazioni nel costo del denaro.

Il tasso variabile, che negli anni precedenti godeva di una maggiore diffusione, registra un calo significativo e interessa circa 1 richiedente su 100. Una dinamica simile coinvolge il variabile con CAP, che resta una scelta minoritaria. Cresce invece l’interesse per il tasso misto, che raggiunge 5 richieste su 100. La crescita di questa formula indica un’interesse per soluzioni flessibili che permettono di cambiare tasso nel corso del rimborso.

Le tendenze del mercato e il comportamento delle famiglie
L’insieme dei dati raccolti evidenzia un quadro in cui le famiglie privilegiano stabilità e pianificazione di lungo termine. L’aumento della durata media e la preferenza schiacciante per il tasso fisso mostrano un approccio prudente, in un contesto in cui le dinamiche economiche restano in evoluzione.

Il ritorno della surroga e della sostituzione segnala inoltre l’attenzione dei mutuatari nel cogliere possibili miglioramenti delle condizioni di mercato quando disponibili. L’incremento dell’importo medio riflette sia la crescita dei prezzi immobiliari sia la maggiore richiesta di liquidità necessaria a coprire acquisti e interventi edilizi.

Il mutuo resta a tutti gli effetti uno strumento fondamentale per le famiglie italiane, con scelte orientate alla sicurezza finanziaria e a un orizzonte di lungo periodo, in linea con le caratteristiche del mercato degli ultimi anni.

Mutui a tasso variabile, cosa cambia dopo la decisione della Bce per i tassi al 2%La Bce mantiene invariati i tassi al 2...
17/11/2025

Mutui a tasso variabile, cosa cambia dopo la decisione della Bce per i tassi al 2%

La Bce mantiene invariati i tassi al 2%. Cosa significa per chi ha un mutuo a tasso variabile e per chi pensa di accenderne uno

La Banca centrale europea ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse: il tasso sui depositi resta al 2%, quello principale al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%. Una scelta di prudenza che arriva dopo otto tagli consecutivi tra il 2024 e il 2025, segnando una fase di stabilità per il costo del denaro. Dopo un anno di tagli che avevano alleggerito le rate per milioni di famiglie, la Bce sceglie ora di consolidare i risultati e monitorare l'andamento dell’inflazione. Il mercato ha reagito con calma: l’Euribor a tre mesi, principale parametro per i mutui variabili, resta stabile intorno al 2%, segno che la pausa era ampiamente prevista.

I dati della BCE e le prospettive per l’economia

Il congelamento dei tassi implica come obiettivo quello di garantire la stabilità dei prezzi, mantenendo l’inflazione vicino ma leggermente sopra il 2%. L’economia dell’Eurozona cresce a ritmi contenuti, con un +0,2% nel terzo trimestre e una disoccupazione al 6,3%, sostenuta da mercati del lavoro solidi e bilanci familiari ancora in equilibrio.

In questo contesto, i tassi medi dei mutui restano invariati, portando un po’ di tregua dopo la volatilità degli ultimi anni. Gli analisti prevedono che la Bce manterrà questa linea di “attesa attiva” fino al 2026, valutando eventuali nuovi tagli solo se l’inflazione continuerà a rallentare nei prossimi mesi.

Mutuo a tasso variabile: cosa cambia per chi lo ha già

Per chi ha già stipulato un mutuo a tasso variabile, la decisione della Bce non comporta variazioni immediate. La rata resterà sostanzialmente stabile almeno fino alla prossima primavera, grazie all’andamento costante dell’Euribor. Dopo i forti rincari del 2023, la maggior parte delle famiglie può ora contare su un equilibrio che garantisce prevedibilità.

Chi ha un mutuo variabile aperto negli ultimi anni sta pagando tassi compresi tra 2,5% e 3%, valori molto inferiori rispetto ai picchi del 2023. Gli istituti di credito mantengono standard di credito simili ai mesi precedenti, senza irrigidimenti particolari, e continuano a proporre soluzioni di surroga per alleggerire ulteriormente il costo delle rate.

Conviene aprire oggi un mutuo variabile?

La convenienza dei mutui a tasso variabile dipende dall’evoluzione dei tassi di mercato. Attualmente, la differenza tra fisso e variabile si è ridotta, ma il secondo continua a offrire rata iniziale più bassa e maggiore flessibilità. Sono circa 50 euro al mese ciò che paga in più chi ha scelto un tasso variabile rispetto a quello fisso. Va considerato che in caso di nuova stretta monetaria, anche un piccolo rialzo dell’Euribor potrebbe aumentare progressivamente la rata.

Secondo Fabio Femiani, responsabile mutui di Idealista.it, “i tassi variabili oggi sono tornati su livelli sostenibili, intorno al 2,5%, grazie all’allentamento delle politiche monetarie dei mesi scorsi”. Femiani aggiunge che “le banche sono ancora competitive e la concorrenza favorisce condizioni vantaggiose per chi vuole surrogare o accendere un nuovo mutuo”.

Le prospettive per i prossimi mesi

Guardando avanti, la Bce continuerà a muoversi con cautela, valutando i dati macroeconomici prima di interve**re di nuovo. Le previsioni attuali indicano un periodo di stabilità dei tassi fino al 2026, ma non si esclude un taglio moderato se l’inflazione dovesse scendere sotto le attese.

Il 2025 sarà quindi un anno di mutui variabili stabili: le rate resteranno pressoché invariate, i nuovi prestiti non aumenteranno, ma nemmeno scenderanno ulteriormente. Una situazione di equilibrio che offre alle famiglie tempo per pianificare con serenità le proprie scelte finanziarie.

Mutui a tasso fisso, cosa cambia dopo la decisione della Bce per i tassi al 2%La Banca centrale europea lascia invariati...
10/11/2025

Mutui a tasso fisso, cosa cambia dopo la decisione della Bce per i tassi al 2%

La Banca centrale europea lascia invariati i tassi d'interesse. Euribor e Irs stabili: condizioni dei mutui invariate e mercato in equilibrio

La Banca centrale europea ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse: il tasso sui depositi così resta al 2%, quello principale al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%. Una scelta di prudenza, che arriva dopo otto tagli consecutivi tra il 2024 e il 2025. Il costo del denaro, dunque, resta stabile e con esso anche le condizioni dei mutui. Ma cosa significa per chi ha già un mutuo a tasso fisso o pensa di accenderne uno nel 2025?

Dopo un anno di tagli che avevano alleggerito la rata per milioni di famiglie, Francoforte sceglie di consolidare i progressi e monitorare l’inflazione. Il mercato reagisce con calma, secondo gli esperti. L’Euribor a tre mesi si mantiene attorno al 2%, mentre l’Irs a 20 anni (parametro per i mutui fissi) oscilla intorno al 2,9%. La domanda da farsi è se conviene bloccare un tasso fisso oggi o attendere un nuovo taglio a dicembre.

Tassi fermi, mutui stabili: i dati della BCE
Il congelamento dei tassi deciso dalla Bce segnala un cambio di passo nella politica monetaria. Dopo mesi di interventi espansivi, infatti, l’obiettivo è “consolidare”. Per l’economia reale, questo si traduce in condizioni più prevedibili per chi ha un mutuo.

Nel 2025, i tassi medi dei nuovi finanziamenti casa si sono già ridotti di circa due punti percentuali rispetto al picco del 2023.

Oggi:

l’Euribor a 3 mesi (che guida i mutui a tasso variabile) è attorno al 2%;
l’Irs a 20 anni, parametro dei mutui a tasso fisso, si aggira sul 2,9%;
il tasso medio sui nuovi mutui varia tra il 2,7% e il 3,3%, a seconda della formula scelta.
Questo equilibrio, però, è fragile. Gli analisti ritengono probabile un nuovo taglio dei tassi a dicembre, se l’inflazione continuerà a rallentare. Per ora, la Bce mantiene una linea di “attesa attiva”, valutando i dati macroeconomici prima di muoversi di nuovo.

Mutuo a tasso fisso: cosa cambia per chi lo ha già
Per chi ha già stipulato un mutuo a tasso fisso, la decisione di Francoforte non comporta cambiamenti immediati. La rata resta identica per tutta la durata del contratto, indipendentemente dalle oscillazioni di mercato. Anzi, se il tasso sottoscritto è inferiore al 2,5%, conviene restare fermi e non toccare nulla

Chi invece ha un mutuo fisso sopra il 4% può valutare una surroga verso una banca che offra tassi più bassi. Nel 2025 e 2026, infatti, le banche stanno tornando a proporre soluzioni di rifinanziamento vantaggiose, con Taeg complessivi inferiori al 3%.

Le operazioni di surroga e rinegoziazione sono gratuite e possono ridurre la rata anche di 100-150 euro al mese, a seconda della durata residua e del capitale.

Conviene chiedere un mutuo a tasso fisso?
La differenza tra tasso fisso e variabile oggi è minima, ma interessante in base alle proprie disponibilità. Facciamo un esempio per un mutuo da 180.000 euro a 20 anni:

il variabile offre un Tan medio del 2,7%,
il fisso si attesta sul 3,3%.
Una differenza che pesa per circa 50 euro al mese sulla rata, ma che molti preferiscono pagare pur di garantirsi stabilità, tanto che oltre il 90% dei nuovi mutui in Italia è oggi a tasso fisso.

L’Irs, parametro dei tassi fissi, è in leggera risalita (+0,9 punti nell'ultimo semestre), ma resta su livelli storicamente bassi. Chi deve accendere un mutuo entro fine anno può quindi approfittare di una finestra favorevole. Bloccare oggi un tasso fisso intorno al 3% significa garantirsi una rata stabile anche se, nei prossimi mesi, la BCE dovesse tornare ad alzare il costo del denaro.

La Bce ferma i tassi al 2%, cosa cambia per chi ha un mutuo o pensa di chiederloI mutui a tasso variabile restano stabil...
03/11/2025

La Bce ferma i tassi al 2%, cosa cambia per chi ha un mutuo o pensa di chiederlo

I mutui a tasso variabile restano stabili, senza cali in vista, mentre i tassi fissi si muovono su livelli minimi di periodo: per molte famiglie può essere il momento di bloccare la rata

Per la terza volta consecutiva la Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi di interesse: 2% sui depositi, 2,15% sui rifinanziamenti principali e 2,40% su quelli marginali.

La decisione, annunciata al termine della riunione del Consiglio direttivo a Firenze, segna una fase di pausa dopo otto tagli in un anno e sancisce, di fatto, la fine della serie di ribassi iniziata nel 2024. E come sempre ha effetti diretti sul mercato dei mutui.

La Bce lascia i tassi invariati al 2%
La presidente Christine Lagarde ha spiegato che l’obiettivo resta quello di garantire la stabilità dei prezzi, con un’inflazione vicina ma leggermente sopra il target del 2%.

L’eurozona continua a crescere, anche se lentamente: +0,2% nel terzo trimestre. A sostenere l’economia sono un mercato del lavoro robusto (disoccupazione al 6,3%) e bilanci delle famiglie ancora solidi, ma le prospettive restano incerte per effetto delle tensioni commerciali internazionali e dei riflessi geopolitici.

Cosa succede ai mutui
Sul fronte dei mercati, la reazione è stata contenuta. Euribor e Irs, gli indici di riferimento per i mutui, si muovono in un range molto stretto, segno che la decisione era ampiamente attesa.

Secondo le stime di MutuiSupermarket, l’Irs a 20 anni, il parametro per i tassi fissi, si manterrà poco sotto il 2% almeno fino alla prossima primavera. Anche i futures sull’Euribor indicano un lungo periodo di stabilità, con probabilità molto basse di nuovi tagli nei prossimi 12 mesi.

In sintesi:

· chi ha un mutuo a tasso variabile non vedrà cambiamenti significativi nella rata nel breve periodo;

· chi valuta una surroga troverà condizioni pressoché identiche agli ultimi mesi;

· chi preferisce la sicurezza può oggi bloccare un tasso fisso ai minimi del periodo prima che una eventuale cambio di rotta dell’inflazione inverta la tendenza.

Il tasso medio sui nuovi mutui nell’area euro, secondo la Bce, resta intorno al 3,3%, invariato da inizio anno. Una stabilità che rappresenta una tregua dopo due anni di grande volatilità.

Le prospettive sui mutui
Per i mutuatari italiani, la fase attuale può essere letta come una tregua. Chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile negli ultimi anni, dopo l’impennata del 2023, oggi paga rate sostanzialmente stabili. Le banche, inoltre, mantengono standard di credito simili ai mesi precedenti, senza particolari irrigidimenti.

Per chi invece sta valutando un nuovo mutuo, le opportunità non mancano, ma vanno lette con attenzione:

· niente nuovi ribassi almeno fino al 2026;

· tassi fissi ancora convenienti ma ai minimi di periodo;

· variabili più prevedibili ma senza margini di ulteriore discesa.

Le simulazioni sui principali comparatori mostrano che per un finanziamento da 150.000 euro in 25 anni, la differenza tra un mutuo fisso e un mutuo variabile si è ridotta a poche decine di euro mensili. Segno che la curva dei tassi si è ormai appiattita.

Tirando le somme, i mutui sono in bonaccia: le rate restano ferme e i nuovi mutui non aumentano ma neppure scendono.

Per quanto riguarda i mesi a ve**re, la Bce preferisce muoversi con cautela, mantenendo un approccio basato sui dati: ogni decisione sarà presa riunione per riunione, in base ai dati economici e all’evoluzione dell’inflazione. E i mutui reagiranno di conseguenza.

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