08/09/2017
"GIOCARE" D'AZZARDO O "GIOCARE" LA VITA?
Il 2016 è stato l'anno record per il gioco "legale", quasi 100 miliardi di euro spesi. Erano 35 miliardi, 10 anni fa. Una cifra impressionante per un argomento delicato, che merita due riflessioni.
La prima è di carattere economico. Il gioco "legale" è un gioco non equo, come possiamo vedere dalla tabella, cioè, le vincite totali sono sempre inferiori alle quote totali giocate. L'anno scorso i giocatori hanno speso 96 miliardi ma le vincite sono state pari a 77 miliardi. Se ragioniamo a livello di "comunità", non è un gran affare, si PERDE e si perde SEMPRE. Certo avvantaggerà qualche singolo che diventerà forse "ricco", ma impoverirà molti altri. Da un altro punto di vista, si potrebbe dire che la "comunità" dei giocatori d'azzardo, dona una parte di quello che punta. Allo Stato, alle aziende e ai lavoratori del settore, come è possibile vedere in tabella. Cosa succederebbe se quei soldi invece di essere puntati, ogni anno, fossero investiti, per i bisogni e progetti propri e della propria famiglia?
La seconda riflessione è fuori da ogni logica. Ogni anno, la "comunità" dei giocatori d'azzardo, si priva di 100 miliardi di euro, che è più o meno la cifra che lo Stato italiano, eroga per la spesa assistenziale (103 miliardi di euro nel 2015), cioè, tolte le pensioni, per la spesa che riguarda il sostegno sociale ai cittadini. Immagino che i soldi utilizzati per il "gioco" d'azzardo non servano per i propri bisogni primari e per le necessità quotidiane, altrimenti non si spenderebbero nel gioco.
Pensate cosa succederebbe se questi soldi fossero messi da parte, ogni anno, 100 miliardi di euro. E utilizzati dà chi ha davvero bisogno. Si sommerebbero alla spesa per il sociale, per anziani, bambini, malati, disoccupati, persone in difficoltà. Sarebbe l'inizio di un NUOVO "gioco". La Comunità tutta, ne farebbe richiesta secondo i propri bisogni reali, ed ogni anno questa cifra potrebbe anche aumentare grazie alle "puntate intelligenti" di ogni persona che desidera aderire a questo progetto. Allora sì che potremmo "giocare" la vita, verso la Società del Gratuito!