04/06/2026
𝗗𝗮 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝗘𝘅 𝗖𝗼𝗻𝗶𝘂𝗴𝗲 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝟰𝟬% 𝗱𝗲𝗹 𝗧𝗙𝗥
Per anni la legge ha garantito all’ex coniuge titolare dell’assegno divorzile una quota del trattamento di fine rapporto maturato durante il matrimonio.
Ora però la Cassazione cambia le carte in tavola.
Con la sentenza n. 20132/2025 ha stabilito che, se il lavoratore trasferisce il TFR in un fondo pensione complementare prima dell’avvio della causa di divorzio, quelle somme non sono più considerate liquidazione ma previdenza integrativa.
Conseguenza? L’ex coniuge perde il diritto alla quota del 40%.
La spiegazione è tecnica ma semplice: il diritto previsto dalla legge riguarda il TFR. Se il denaro cambia natura giuridica, il diritto non può più essere esercitato.
E dal 1° luglio 2026 il fenomeno potrebbe diventare ancora più diffuso. Per i nuovi assunti il TFR sarà infatti destinato automaticamente ai fondi pensione, salvo opposizione entro 60 giorni.
Questo significa che in molti futuri divorzi potrebbe non esserci più alcuna liquidazione da dividere.
Resta la possibilità di chiedere una revisione dell’assegno divorzile tenendo conto della pensione integrativa futura. Ma si tratta di una tutela molto più debole, incerta e spesso economicamente meno vantaggiosa.
La Cassazione ha applicato la legge vigente. Il vero problema è che le norme sul divorzio sono state scritte in un’epoca in cui i fondi pensione erano praticamente inesistenti.
Oggi basta una scelta previdenziale perfettamente lecita per modificare profondamente gli equilibri economici tra ex coniugi.
È giusto oppure il legislatore dovrebbe intervenire?
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