Gese Milone - Economia e Finanza di Progetto.

Gese Milone - Economia e Finanza di Progetto. Consulenze in Economia del Territorio, Economia dei Trasporti e delle Infrastrutture ed Economia Urbana

Novità Incentivi: Il Piano per il Turismo Nazionale è in Gazzetta!È ufficiale: con la pubblicazione del Decreto 16 marzo...
27/04/2026

Novità Incentivi: Il Piano per il Turismo Nazionale è in Gazzetta!
È ufficiale: con la pubblicazione del Decreto 16 marzo 2026 (G.U. del 20 aprile), il Ministero del Turismo ha tracciato la rotta per il rilancio della competitività del settore. Non parliamo solo di sostegni, ma di una vera trasformazione strategica dell'offerta turistica italiana.
🎯 Gli Obiettivi Chiave
La misura punta a finanziare interventi ad alto impatto, focalizzati su 5 pilastri fondamentali:
• Destagionalizzazione: Per un turismo vivo tutto l'anno.
• Digitalizzazione: Innovare l'ecosistema tecnologico dei servizi.
• Sviluppo delle Filiere: Rafforzare la rete tra operatori.
• Investimenti ESG: Integrare criteri ambientali, sociali e di governance.
• Sostenibilità: Proteggere il patrimonio e ridurre l'impatto ambientale.
⏳ Il Conto alla Rovescia è Iniziato
Il decreto ha attivato il cronometro: entro 30 giorni verrà pubblicato l'Avviso Ufficiale che aprirà i termini per la presentazione delle domande e definirà le modalità tecniche di accesso.

Non aspettare l'apertura del portale. La qualità del progetto e la coerenza con i requisiti di ammissibilità richiedono una pianificazione accurata.

Arriva pronto alla sfida. Inizia oggi stesso a definire il tuo piano di investimenti per non perdere questa opportunità di crescita.

Master in Pianificazione e progettazione sostenibile delle aree portualiBando e modulistica - DR/2026/939 del 11/03/2026...
07/04/2026

Master in Pianificazione e progettazione sostenibile delle aree portuali
Bando e modulistica - DR/2026/939 del 11/03/2026 (pubbl. il 13/03/2026) Termine presentazione domande 13/04/2026

Il nuovo bando per partecipare al Master in Pianificazione e Progettazione Sostenibile delle Aree portuali è disponibile al seguente link:
https://lnkd.in/d6gRtB23

Vi aspettiamo numerosi!

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Mentre ci preoccupiamo degli adolescenti incollati agli schermi, chi sta guardando noi adulti? Lucio Iaccarino mette il ...
16/02/2026

Mentre ci preoccupiamo degli adolescenti incollati agli schermi, chi sta guardando noi adulti? Lucio Iaccarino mette il dito nella piaga: quella chat notturna, quel controllo compulsivo dei like, quella risposta che “dovevamo” dare subito… Non è dipendenza giovanile. È digitopatia adulta. Davvero interessante!

Non solo i giovani, ma anche gli adulti trasformano ansie affettive e lavorative in esposizione digitale compulsiva, specie notturna. Il rimuginare, ampl…

Automazione logistica
12/10/2025

Automazione logistica

Scuola tra formazione e mercato: il dibattito sulla Formazione Scuola-LavoroIl rapporto tra istruzione e mondo del lavor...
13/09/2025

Scuola tra formazione e mercato: il dibattito sulla Formazione Scuola-Lavoro

Il rapporto tra istruzione e mondo del lavoro ha sempre rappresentato un nodo centrale nel dibattito educativo. Umberto Galimberti critica aspramente la trasformazione della scuola in un’appendice del sistema produttivo, denunciando i rischi di un modello che subordina la formazione umana alle esigenze di mercato.

La posizione di Galimberti: priorità alla formazione integrale

Il filosofo sostiene che la scuola debba formare cittadini consapevoli e dotati di spirito critico, non semplicemente lavoratori specializzati.
L’alternanza scuola-lavoro (oggi Fornazjine scuola-lavoro) viene messa sotto accusa: le 150 ore annue dedicate a questa attività rappresentano, secondo Galimberti, tempo sottratto allo sviluppo intellettuale degli studenti. La sua preoccupazione principale riguarda il rischio di ridurre l’educazione a mero addestramento professionale, perdendo la dimensione culturale e civica che dovrebbe caratterizzare la formazione scolastica.
L’approccio umanistico proposto dal filosofo mira a educare la persona nella sua totalità, considerando la cultura non come ornamento ma come strumento essenziale per navigare la complessità del mondo contemporaneo.

Le obiezioni: l’importanza dell’esperienza pratica

Altri esperti del settore educativo contestano questa visione, evidenziando i benefici di un approccio integrato tra scuola e lavoro.
L’alternanza, se strutturata adeguatamente, permette di sviluppare competenze trasversali quali capacità organizzative, relazionali e di risoluzione dei problemi, difficilmente acquisibili attraverso la sola didattica tradizionale. Per molti studenti, il contatto diretto con il mondo produttivo costituisce un’opportunità di orientamento professionale e scoperta dei propri talenti.
Mantenere la scuola completamente isolata dalla realtà sociale ed economica rischia di creare un divario tra formazione teorica e applicazioni pratiche, rendendo gli studenti meno preparati ad affrontare le sfide del mondo adulto.

Verso una sintesi possibile

Il confronto evidenzia una tensione fondamentale nel sistema educativo moderno: come preservare la funzione culturale della scuola senza trascurare la preparazione dei giovani alle realtà contemporanee.
La soluzione potrebbe risiedere nell’integrazione equilibrata di entrambi gli approcci, sviluppando modelli che mantengano la solidità della formazione culturale mentre offrono opportunità di confronto con il mondo del lavoro. L’obiettivo dovrebbe essere quello di formare individui completi, capaci sia di pensiero critico sia di adattamento alle esigenze pratiche della vita professionale e sociale.


L’Italia perde 48 miliardi all’anno per colpa della povertà educativa: i numeri che fanno riflettere.Quarantotto miliard...
12/09/2025

L’Italia perde 48 miliardi all’anno per colpa della povertà educativa: i numeri che fanno riflettere.

Quarantotto miliardi di euro. È questa la cifra sbalorditiva che l’Italia “spreca” ogni anno a causa della povertà educativa, secondo uno studio appena presentato al Forum di Cernobbio da The European House – Ambrosetti e Fondazione CRT. Per capire meglio l’entità del problema: stiamo parlando del 2% dell’intero PIL nazionale che va in fumo.

Una generazione a rischio
I dati parlano chiaro e sono tutt’altro che rassicuranti. Più di 1,3 milioni di bambini e ragazzi italiani vivono in condizioni di povertà assoluta - un numero cresciuto del 47% in appena dieci anni. Come se non bastasse, quasi un giovane su dieci lascia la scuola prima del tempo, e l’Italia detiene un primato poco invidiabile: il 15,2% dei giovani tra i 15 e i 29 anni sono Neet, ovvero non studiano né lavorano. Una percentuale tra le più alte d’Europa.
Il problema si aggrava quando guardiamo alla geografia del nostro Paese. Le regioni del Sud - Campania, Calabria, Puglia e Sicilia in testa - si trovano in una situazione particolarmente critica, con livelli di competenze digitali allarmanti. Basti pensare che solo il 56% dei ragazzi sotto i 19 anni ha competenze digitali di base, contro una media europea del 73%.

Il conto salato dell’abbandono
Ma cosa significa tutto questo in termini concreti? Lo studio ci fornisce una risposta precisa: 3,2 milioni di posti di lavoro che potrebbero esistere ma non ci sono, principalmente perché le competenze richieste dal mercato non trovano corrispondenza in quelle disponibili. Mancano all’appello 2,2 milioni di lavoratori diplomati o laureati, mentre il nostro sistema formativo fatica a tenere il passo.

Una sfida che va oltre il sociale
Quello che emerge con forza dalla ricerca è che la povertà educativa non è “solo” una questione sociale o di giustizia - è un problema economico di prima grandezza. Ogni giovane che abbandona la scuola, ogni talento sprecato, ogni competenza non sviluppata si traduce in una perdita secca per tutto il sistema Paese.
La strada da percorrere
La buona notizia è che questo trend può essere invertito. Secondo i ricercatori, colmare i divari educativi e formativi permetterebbe di recuperare quei 48 miliardi di euro persi ogni anno e di sottrarre al rischio di esclusione sociale circa due milioni di persone.

La ricetta? Investimenti mirati nell’istruzione e nelle competenze digitali, accompagnati da una strategia nazionale che coordini riforme, governance e monitoraggio continuo. L’obiettivo è ambizioso ma necessario: far sì che ogni ragazzo italiano abbia l’opportunità di sviluppare il proprio potenziale e contribuire al rilancio del Paese.
In un’epoca in cui tecnologie come l’intelligenza artificiale stanno ridisegnando il mondo del lavoro, non possiamo più permetterci di lasciare indietro nessuno. Il futuro dell’Italia passa anche da qui.​​​​​​​​​​​​​​​​

Intelligenza Artificiale a scuola: alleata dei docenti o minaccia al nostro mestiere?In questi mesi l’Intelligenza Artif...
30/08/2025

Intelligenza Artificiale a scuola: alleata dei docenti o minaccia al nostro mestiere?

In questi mesi l’Intelligenza Artificiale generativa è diventata un tema ricorrente, spesso circondato da entusiasmo ma anche da timori. Nel mondo della scuola, dove ogni giorno convivono didattica, burocrazia e relazioni umane, la domanda è inevitabile: che cosa può davvero fare l’AI per noi docenti?

1. L’AI come segretaria instancabile

Quante ore perdiamo tra verbali, relazioni, relazioni finali, PDP, PEI, griglie di valutazione, circolari da leggere e riadattare?
Ebbene, l’AI può aiutarci a redigere bozze precise, ben scritte, personalizzabili e soprattutto veloci. Non sostituisce la nostra professionalità (la responsabilità e la firma restano sempre le nostre), ma diventa uno strumento che alleggerisce il carico burocratico, liberando tempo prezioso da reinvestire in ciò che conta: la relazione educativa.

2. L’AI come laboratorio didattico

Non si tratta solo di “far scrivere i temi a ChatGPT”.
Pensiamo invece a come l’AI possa stimolare la creatività degli studenti:
• generare mappe concettuali o schede di sintesi per personalizzare l’apprendimento,
• simulare situazioni reali (dal dialogo in lingua straniera al problem solving matematico),
• proporre esercizi con livelli di difficoltà calibrati,
• offrire feedback immediati che noi possiamo poi analizzare, approfondire e arricchire.

In questo modo l’AI diventa un laboratorio dinamico in cui gli studenti non subiscono passivamente la tecnologia, ma imparano a dialogare criticamente con essa.

3. L’AI come specchio critico della nostra didattica

Un aspetto affascinante è che gli strumenti generativi ci obbligano a porci nuove domande:
• Che valore ha la conoscenza quando l’informazione è a portata di click?
• Che cosa significa “saper fare scuola” se una macchina produce contenuti in pochi secondi?
• Come possiamo educare gli studenti a distinguere tra ciò che è vero, affidabile, rilevante… e ciò che invece è solo un’illusione di sapere?

In fondo, l’AI non ci sostituisce: ci costringe a ridefinire la nostra centralità come mediatori di senso.

4. Un’occasione, non una resa

Resistere a questi strumenti sarebbe un po’ come voler proibire l’uso delle calcolatrici negli anni ’70.
L’AI non è un nemico da cui difendersi, ma un’innovazione da imparare a governare. Tocca a noi docenti — con la nostra esperienza, la nostra sensibilità e la nostra responsabilità educativa — trasformarla in un alleato intelligente e non in un rischio di appiattimento.

Mobilità on-demand: un’occasione che l’Italia non può più rimandareImmaginate di arrivare a Malpensa e dover pagare oltr...
30/08/2025

Mobilità on-demand: un’occasione che l’Italia non può più rimandare

Immaginate di arrivare a Malpensa e dover pagare oltre 100 euro per raggiungere Milano, oppure di attendere 20 minuti un taxi a Roma, o ancora di cercare invano un passaggio fuori da una stazione ferroviaria di notte.
Non è un’eccezione: è la normalità che migliaia di cittadini e turisti vivono ogni giorno nelle nostre città.

Il paradosso è che, mentre in gran parte d’Europa la mobilità on-demand e condivisa è ormai una realtà diffusa e accessibile, in Italia i cittadini continuano a dipendere quasi esclusivamente dall’auto privata o da servizi taxi e NCC costosi e limitati. Il risultato?
• congestione urbana,
• difficoltà di spostamento per residenti e turisti,
• occasioni economiche p***e.

🔑 Perché la mobilità on-demand è strategica

La questione non riguarda solo la comodità dei viaggiatori: tocca la competitività del Paese, la qualità della vita urbana e perfino diritti costituzionali fondamentali, come la libertà di movimento.

Un sistema di mobilità moderna e digitale può:
• ridurre i tempi di attesa e i costi per i cittadini,
• offrire nuove opportunità economiche a conducenti e operatori,
• supportare settori chiave come turismo, commercio e ristorazione,
• contribuire agli obiettivi ambientali con veicoli elettrici e a basse emissioni.

🌍 Un’Italia più accessibile e sostenibile

Il futuro che possiamo immaginare è fatto di città più vivibili, inclusive e competitive. Aeroporti, stazioni ferroviarie, ospedali e centri storici dovrebbero essere serviti da una rete integrata di soluzioni: taxi, NCC, car sharing, ride-hailing, navette elettriche, biciclette e monopattini.

Ogni città che saprà modernizzare il proprio quadro normativo e regolamentare attrarrà turismo, investimenti e opportunità di lavoro. Al contrario, restare ancorati a modelli obsoleti significa penalizzare cittadini, imprese e visitatori.

🚀 La sfida

La mobilità on-demand non è più un lusso, ma una necessità strategica. L’Italia deve avere il coraggio di riformare il settore, sperimentare, aprirsi a soluzioni che altrove sono già standard.
Non si tratta solo di trasporti: è una leva di crescita economica, sostenibilità e inclusione sociale.

Il cambiamento è possibile. Sta a noi — amministratori, imprese, professionisti e cittadini — pretenderlo e costruirlo insieme.

👉 E tu cosa ne pensi? Ti è capitato di vivere situazioni di “mobilità impossibile” in Italia? Quali soluzioni immagini per rendere i nostri spostamenti più semplici, accessibili e sostenibili?

Roseto Capo Spulico e il mare che crea sviluppo: dalla banchina sociale alla marina strategica dell’Alto JonioL’Alto Jon...
16/08/2025

Roseto Capo Spulico e il mare che crea sviluppo: dalla banchina sociale alla marina strategica dell’Alto Jonio

L’Alto Jonio cosentino è una costa che racconta storie antiche, ma guarda a un futuro ancora da scrivere. Colline di ulivi che digradano verso acque turchesi, il profilo inconfondibile del Castello Federiciano che domina la riva, borghi che custodiscono tradizioni contadine e marinare: un patrimonio autentico, ma in gran parte sconosciuto al turismo nautico internazionale.
Eppure, tra Sibari e il confine lucano, manca un vero approdo turistico di qualità. Roseto Capo Spulico, per posizione e identità, ha le carte in regola per colmare questo vuoto, e diventare, così, nodo strategico di una portualità diffusa capace di connettere mare, terra e mercati turistici.

⚓️Dal semplice posto barca al motore di comunità

In molte coste italiane, la rinascita portuale non è partita da grandi investimenti, ma da un’idea semplice: creare un punto di ormeggio sicuro con servizi di base e un club nautico attivo. È l’inizio di un ecosistema fatto di socialità, piccola impresa e prime ricadute economiche.
Un ristorante in banchina, una scuola di vela per ragazzi, qualche attività di diving, un piccolo cantiere per manutenzioni leggere: attorno a questi elementi si costruisce un’identità, e si avvia un indotto.
Per Roseto, questo potrebbe significare offrire al diportista un motivo per fermarsi, e al residente un luogo in cui vivere il mare anche fuori dalla stagione balneare.

⚓️Un potenziale competitivo da intercettare

Oggi, chi naviga lungo la rotta adriatico-ionica trova un “vuoto infrastrutturale” in questo tratto di costa. Un approdo a Roseto intercetterebbe:
• unità a vela e motore in transito stagionale;
• diportisti locali in cerca di ormeggi sicuri;
• operatori charter per escursioni giornaliere o settimanali.

Secondo proiezioni di settore, un approdo iniziale di 80-120 posti barca potrebbe raggiungere nei primi tre anni un’occupazione media del 55-65%. A regime, con tariffe competitive rispetto a porti simili del Sud Italia, il fatturato annuo potrebbe oscillare fra € 350.000 e € 500.000, con margini per reinvestimenti e ampliamenti.

⚓️Il partenariato pubblico-privato come chiave

Per concretizzare il progetto, il PPP (Partenariato Pubblico-Privato) è lo strumento più adatto.
Tre modelli applicabili:
1. Concessione di costruzione e gestione: il privato realizza e gestisce, riconoscendo al Comune un canone o una quota dei ricavi.
2. Project financing su area demaniale: co-partecipazione pubblica nelle opere di base e sicurezza.
3. Modello “Porto-Club”: avvio con infrastruttura minima, crescita modulare grazie alle quote sociali e agli utili reinvestiti.

⚓️Effetti sul territorio

Un approdo ben gestito non porta solo posti barca, ma posti di lavoro (6-10 unità dirette più stagionali), occupazione indotta (ristorazione, ricettività, artigianato), e soprattutto destagionalizzazione dell’offerta.
Eventi, regate, turismo esperienziale, pacchetti mare+terra: tutto contribuisce a dare a Roseto un marchio riconoscibile. Roseto, borgo di mare potrebbe diventare un brand di qualità turistica dell’Alto Jonio, attirando flussi qualificati e fidelizzati.

⚓️Un piano di marketing territoriale integrato

Per massimizzare l’impatto, l’approdo deve essere parte di una strategia più ampia:
• Identità e narrazione: coniugare mare, castello e tradizioni gastronomiche in un racconto unico.
• Reti di cooperazione: legarsi a porti vicini (Policoro, Cirò Marina) per creare un nautical network.
• Pacchetti esperienziali: vela, enogastronomia, trekking nel Pollino.
• Promozione mirata: fiere nautiche, portali di settore, campagne social internazionali.

⚓️In definitiva

Partire da una banchina sociale per arrivare a una marina strategica non è un sogno irraggiungibile: è un percorso a tappe, sostenibile se guidato da una visione chiara e condivisa.
Roseto Capo Spulico, con il suo mare e la sua storia, può diventare il cuore di una nuova economia costiera per l’Alto Jonio, capace di unire comunità, investitori e viaggiatori sotto la stessa vela.

Roseto Capo Spulico - Virtual Community APS
Roseto Capo Spulico

Circolo Velico Roseto



15/08/2025

Indirizzo

Centro Direzionale, Isola C/9. Scala B
Naples
80143

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