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Per mesi il rendimento del Treasury americano a 10 anni è salito quasi senza pause. Il 27 febbraio ha toccato il minimo ...
19/10/2026

Per mesi il rendimento del Treasury americano a 10 anni è salito quasi senza pause. Il 27 febbraio ha toccato il minimo dell'anno al 3,97%, il 5 ottobre è arrivato al 5,31%. Poi ha girato: il 15 ottobre era al 5,10%. Per il Financial Times è stata la settimana migliore per i Treasury da febbraio.

Venti punti base non cambiano il quadro da soli. Il punto interessante è quello che John Authers mette in fila su Bloomberg stamattina: in passato le grandi salite dei rendimenti si sono chiuse spesso nello stesso modo. A un certo punto gli investitori decidono che i titoli di Stato rendono abbastanza, e per spostarsi lì prendono profitto su quello che era salito di più. Nel 1994 toccò ai mercati emergenti, nel 2007 al credito legato ai mutui subprime.

Non vuol dire che la storia si ripeta. Vuol dire che quando un rendimento sopra il 5% diventa interessante, il denaro che ci entra arriva da qualche altra parte, e conviene sapere da dove.

Authers aggiunge un secondo segnale: nelle stesse settimane in cui i Treasury hanno girato, i rendimenti chiesti alle obbligazioni societarie più rischiose hanno cominciato ad allargarsi rispetto ai titoli di Stato, senza uno shock esterno evidente.

La domanda da farsi, ogni volta che i tassi cambiano direzione, è chi deve vendere per comprare.

Questa è una storia. La lettura di ogni mattina, con i livelli, è dentro ATHENA
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Per tre anni di fila la manifattura americana ha perso posti di lavoro: 23 mila nel 2023, 179 mila nel 2024, 113 mila ne...
19/10/2026

Per tre anni di fila la manifattura americana ha perso posti di lavoro: 23 mila nel 2023, 179 mila nel 2024, 113 mila nel 2025. Nel 2026 il segno è cambiato. Da gennaio a settembre le fabbriche statunitensi hanno creato 72 mila posti. Il numero è nel report di ING del 16 ottobre, e il grafico lo ricostruisce con i dati ufficiali del BLS.

Lo stesso giorno è uscita la produzione industriale di settembre: +0,7% sul mese, contro il +0,4% atteso, con agosto rivisto al rialzo. Le utility sono salite del 3,5% in un mese per servire la domanda di elettricità dei data center.

Il punto che ING mette in fila è che la ripresa non è uniforme. Crescono la tecnologia, l'elettronica, i trasporti, tutto ciò che ruota intorno all'energia, la farmaceutica e la chimica. I settori più tradizionali, dove i prodotti si somigliano e nessuno paga un premio per il «made in USA», continuano a ridursi: i dazi non bastano a compensare costi di produzione più alti, e all'estero spesso subiscono i dazi di ritorsione.

Dietro la ripresa ING vede tre spinte insieme: dazi, sicurezza energetica e la corsa all'intelligenza artificiale, che porta investimenti in centrali, reti e apparecchiature elettriche.

Quando leggiamo un dato aggregato, la domanda utile è cosa contiene. Un totale positivo può nascondere una parte che corre e una che arretra.

Il metodo con cui leggo i mercati, applicato ogni mattina: è ATHENA
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Quando si parla dell'inflazione portata dalla guerra con l'Iran si pensa alla benzina. Il dato meno raccontato è un altr...
19/10/2026

Quando si parla dell'inflazione portata dalla guerra con l'Iran si pensa alla benzina. Il dato meno raccontato è un altro: negli Stati Uniti a settembre l'abbigliamento costava il 3,9% in più di un anno prima, secondo l'Ufficio di statistica del lavoro americano.

Il grafico mostra perché colpisce. Per tutto il 2024 i prezzi dei vestiti si sono mossi fra zero e poco più dell'1%. Nel 2025 sono addirittura scesi per diversi mesi, fino a -0,9% a maggio. Da febbraio 2026 sono sopra il 3%, con un massimo del 4,5% a maggio.

Il collegamento con il Golfo passa dai costi di trasporto. John Authers, su Bloomberg, ricorda che gli attacchi nello Stretto di Hormuz non colpiscono solo le petroliere ma anche le navi da carico. Il guadagno giornaliero di una superpetroliera sulla rotta fra Medio Oriente e Cina è arrivato a 1,37 milioni di dollari, più di sei volte quello di inizio guerra, e il gasolio è ai massimi. Fra le voci che dipendono molto dalle importazioni, oltre all'abbigliamento salgono anche gli elettrodomestici.

Secondo i dati di Bank of America, il peso maggiore lo stanno pagando le piccole imprese, che non hanno contratti di trasporto dedicati e comprano i noli a prezzo di mercato.

La lettura che ne ricaviamo: un rincaro dell'energia non si ferma alla p***a. Passa dal trasporto e arriva, con qualche mese di ritardo, sugli scaffali.

Dati, grafici e livelli di ogni giornata stanno in ATHENA
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La settimana scorsa, mentre i titoli dei semiconduttori perdevano terreno, la Borsa di Londra è salita. Il FTSE 100 ha c...
19/10/2026

La settimana scorsa, mentre i titoli dei semiconduttori perdevano terreno, la Borsa di Londra è salita. Il FTSE 100 ha chiuso a +3,1%, il Nasdaq 100 a -5,5%. Il Financial Times, nella newsletter Unhedged di stamattina, la mette così: tra i lettori che cercavano un riparo dall'intelligenza artificiale, quasi nessuno ha detto Europa, molti hanno detto Regno Unito.

Il grafico mostra le due strade da inizio anno. Il Nasdaq 100 resta avanti, a +15,6%, ma ha perso il 6,5% dal massimo toccato il 6 ottobre. Il FTSE 100 è a +9,6%, a un passo dal suo massimo dell'anno.

La spiegazione non sta nell'economia britannica, sta nella composizione dell'indice. Circa un quarto è fatto di finanziari, banche e assicurazioni, il 13% di Shell e BP insieme, un altro 10% di farmaceutici come AstraZeneca e GSK. Sono aziende cicliche, che soffrirebbero un rallentamento globale, ma che con il tema dell'intelligenza artificiale hanno poco a che fare. Quando il mercato vende quel tema, Londra ha poco da vendere.

C'è anche una questione di prezzo: per Rathbones il FTSE 250, le medie società britanniche, tratta a 13 volte gli utili, contro le 25 dell'S&P 500.

La lezione vale per qualsiasi mercato: prima di guardare il paese, guardiamo cosa c'è dentro l'indice. Due borse possono muoversi in direzioni opposte nello stesso giorno per ragioni che con la geografia non c'entrano.

Ogni giorno leggo così i mercati, e lo metto dentro ATHENA
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C'è un numero che stamattina mi ha fatto fermare più a lungo di tutti gli altri: 138 mila. Sono i contratti future sull'...
19/10/2026

C'è un numero che stamattina mi ha fatto fermare più a lungo di tutti gli altri: 138 mila. Sono i contratti future sull'euro con cui gli operatori speculativi scommettono, al netto, che la moneta unica scenda. Due settimane fa erano 63 mila.

COSA DICE IL DATO

Ogni settimana la CFTC, l'autorità americana che vigila sui future, pubblica come sono posizionati i grandi operatori. È un modo per vedere da che parte stanno i soldi che fanno trading, non quelli che coprono un rischio commerciale. Al 13 ottobre, sull'euro, quella posizione era la più corta da quando ho i dati in archivio, cioè dal 2019. Kit Juckes di Société Générale va più indietro: per lui è la più corta da gennaio 2016.

PERCHÉ PROPRIO ADESSO

La risposta sta in Francia. Sabato a Limoges è stato dato alle fiamme il municipio storico, nella giornata di violenze di piazza peggiore da anni. John Authers, su Bloomberg, nota che i mercati di previsione danno a Marine Le Pen le probabilità più alte di sempre per le presidenziali, anche se ancora poco sotto il 50%. Il punto non è destra o sinistra: il mercato teme un governo stretto fra elettori che chiedono più spesa e investitori che chiedono meno debito.

COME LA LEGGO IO

Quando quasi tutti sono già dalla stessa parte, il rischio non sparisce, cambia lato. Una notizia negativa sull'euro, a questo punto, sorprende poco: è già nei prezzi. Una notizia buona, invece, può costringere molti a ricomprare in fretta, e lì il movimento si fa violento. Per questo, più del cambio in sé, guardo il premio che il mercato chiede ai titoli di Stato francesi rispetto a quelli tedeschi. Se quel premio torna a salire, il pessimismo ha ragione; se resta fermo, il posizionamento diventa il vero rischio.

La settimana scorsa nel portafoglio ho incassato su più fronti, e oggi resto concentrato su una sola idea.

Nel Daily Snapshot di oggi ci sono anche le altre tre storie dai desk internazionali, il petrolio letto sul mio grafico e i livelli che seguo per la settimana.

👉🏼 Il Daily Snapshot completo, con i livelli e il portafoglio, è dentro ATHENA: https://premium.spfinance.biz/

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MARKETERS WORLD 26 “REBEL’S MAKE HISTORY” Marketers World
17/10/2026

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Da gennaio, nei ristoranti KFC degli Stati Uniti, la bibita alla spina sarà Coca-Cola. KFC è uno dei maggiori clienti di...
16/10/2026

Da gennaio, nei ristoranti KFC degli Stati Uniti, la bibita alla spina sarà Coca-Cola. KFC è uno dei maggiori clienti di Pepsi fra le catene di ristorazione americane, e il cambio arriva mentre il business delle bevande di PepsiCo è già in difficoltà (Wall Street Journal). Il titolo PepsiCo è sceso appena è uscita la notizia delle trattative.

Il grafico mette il contratto nel suo contesto. Fatto 100 il prezzo delle due azioni al 31 dicembre 2025, Coca-Cola è a 132: +32% da inizio anno e, con la chiusura di ieri, nuovo massimo storico. PepsiCo è a 90, il 10% sotto il punto di partenza e circa un quarto sotto il massimo di febbraio.

Fino ad aprile le due linee si muovevano quasi insieme. Da maggio si sono separate, e la distanza oggi supera i 40 punti. Il contratto KFC non ha aperto quella forbice: è arrivato quando era già larga.

È un modo utile di guardare qualsiasi settore. Due aziende che vendono lo stesso tipo di prodotto, agli stessi clienti, nello stesso mercato, possono avere anni opposti. Dire «le bevande vanno bene» o «i consumi rallentano» racconta poco: la differenza la fanno i conti, i marchi e i clienti di ciascuna.

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Per tutta la durata della guerra con l'Iran la Banca d'Inghilterra ha tenuto fermi i tassi. Secondo ING, in un report de...
16/10/2026

Per tutta la durata della guerra con l'Iran la Banca d'Inghilterra ha tenuto fermi i tassi. Secondo ING, in un report del 15 ottobre, questo sta per cambiare: la banca olandese ora si aspetta due rialzi, a novembre e a febbraio.

Il motivo sta nelle bollette. L'inflazione inglese è al 3,1%, ma per gennaio le bollette di luce e gas delle famiglie sono attese in rialzo di circa il 20%. Il calcolo si basa sui prezzi del gas fra metà agosto e metà novembre, e due terzi di quella finestra sono già passati: c'è poco spazio perché un calo dei prezzi all'ingrosso cambi le cose. Con il cibo in aumento, ING vede l'inflazione toccare il 4% a inizio 2027.

Il 4% è una soglia precisa: la Banca d'Inghilterra stessa ha detto che oltre quel livello diventano più probabili gli effetti di secondo giro, cioè salari e prezzi che si inseguono. Il grafico mostra quanto ci si è andati vicino già l'autunno scorso, al 3,8%, senza che succedesse.

Ed è qui la parte interessante del report. ING non crede a una spirale: mercato del lavoro fragile e bilancio pubblico stretto non sono cambiati. Per questo legge il rialzo di novembre come una mossa di prudenza, da poter rimangiare con tagli già entro la fine del 2027. Il mercato invece prezza un punto pieno di rialzi in un anno, e tassi alti per anni.

Fonte: ING THINK, 15 ottobre 2026.

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Dell'inflazione americana di settembre si è parlato soprattutto per il 3,7% dei prezzi al consumo. Il giorno dopo è usci...
16/10/2026

Dell'inflazione americana di settembre si è parlato soprattutto per il 3,7% dei prezzi al consumo. Il giorno dopo è uscito un dato che pesa quanto quello: i prezzi alla produzione, cioè quello che le aziende pagano e incassano lungo la filiera, sono saliti del 6,3% in un anno. È il ritmo più alto da dicembre 2022 (Bureau of Labor Statistics).

Il grafico mostra la velocità del cambiamento. A febbraio, prima che la guerra con l'Iran spingesse in alto l'energia, i prezzi alla produzione correvano al 3,4%. In sette mesi il ritmo è quasi raddoppiato. Nello stesso periodo l'inflazione al consumo è salita dal 2,4% al 3,7%: anche lei in aumento, ma molto più piano.

Quella distanza è il punto da guardare. Quando i costi di un'azienda salgono più in fretta dei prezzi a cui vende, le strade sono due: alzare i listini, e allora l'inflazione al consumo ha ancora strada da fare, oppure assorbire la differenza, e allora a soffrire sono i margini, cioè gli utili che la Borsa sta pagando cari.

Per la Federal Reserve, che si riunisce fra due settimane, è un elemento in più nella discussione su un nuovo rialzo dei tassi (Wall Street Journal). Per chi segue i mercati è un promemoria: il numero che fa i titoli è uno, ma la pressione si legge meglio guardando anche quello che sta a monte.

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Questa mattina la Borsa di Jakarta è arrivata a perdere l'11% in poche ore. Il motivo è un comunicato di MSCI, la societ...
16/10/2026

Questa mattina la Borsa di Jakarta è arrivata a perdere l'11% in poche ore. Il motivo è un comunicato di MSCI, la società che costruisce gli indici seguiti da buona parte dei fondi internazionali: secondo MSCI l'Indonesia non merita più lo status di mercato emergente, e la questione è stata messa in consultazione (Bloomberg). Se il declassamento arrivasse, l'Indonesia uscirebbe dagli indici emergenti globali e i fondi che li replicano sarebbero costretti a vendere i titoli indonesiani.

Il grafico però racconta una storia più lunga. L'indice Jakarta Composite aveva toccato il massimo a 9.135 punti il 20 gennaio. Ieri sera era già a 5.864, il 36% più in basso. Oggi in seduta è sceso intorno a 5.233, il 43% sotto il massimo. Nello stesso periodo la rupia si è avvicinata a 18.000 per dollaro, a un passo dal minimo storico toccato a giugno.

A fine settembre la Borsa indonesiana, la peggiore dell'anno, aveva già abbassato il prezzo minimo delle azioni per riportare un po' di scambi. L'avviso di MSCI è l'ultimo anello di una catena, non il primo.

Vale per tutti i mercati: la notizia che fa il titolo arriva in un giorno, ma spesso il prezzo la stava già scontando da mesi. Prima di leggere il crollo di oggi, vale la pena guardare da dove parte.

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