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Formazione e informazione sui mercati, non consulenza finanziaria.

Domani sera, alle 20:00, siamo in diretta sull'Élite Trading Camp 2027.Cosa vedrai:• il programma delle sei mattine, ape...
02/09/2026

Domani sera, alle 20:00, siamo in diretta sull'Élite Trading Camp 2027.

Cosa vedrai:
• il programma delle sei mattine, aperto per intero
• come è fatta la giornata dentro il villaggio
• chi insegna e su cosa
• le condizioni di iscrizione, comprese le date che scadono per prime
• le tue domande, dal vivo

▶️ https://streamyard.com/watch/rdPjTtuv3jaH

Salvati il link adesso, domani sera lo ritrovi qui sopra.

Quando compri un'obbligazione non stai comprando una cosa. Stai prestando dei soldi, e ti stai facendo dare in cambio du...
02/09/2026

Quando compri un'obbligazione non stai comprando una cosa. Stai prestando dei soldi, e ti stai facendo dare in cambio due promesse: gli interessi lungo la strada e il capitale alla fine.

Detta così sembra semplice, e il malinteso nasce proprio da lì.

Perché ci sono due modi di guadagnare e di perdere, non uno. Il primo è la cedola, che è scritta e non cambia. Il secondo è il prezzo, che cambia ogni giorno e va nella direzione opposta ai tassi: se i tassi salgono, il prezzo di quello che hai in mano scende. Sempre.

Il motivo è aritmetico, non di mercato. Se il tuo titolo paga il 2% e da domani ne emettono uno che paga il 4%, nessuno comprerà il tuo allo stesso prezzo di prima.

Quanto scende dipende da quanto è lontana la scadenza. Più anni mancano, più il prezzo si muove per ogni movimento dei tassi. È la ragione per cui due BTP dello stesso emittente si comportano in modo completamente diverso.

E qui arriva il punto che salta a quasi tutti: quella perdita la vedi solo se vendi prima. Se tieni fino a scadenza incassi il capitale come promesso, e le oscillazioni del prezzo nel mezzo sono state rumore. Se vendi prima, il rumore diventa il tuo risultato.

Quindi la domanda vera non è «quanto rende». È: fino a quando posso lasciarlo lì senza toccarlo?

Perché un'obbligazione tenuta fino in fondo e la stessa obbligazione venduta a metà strada sono due investimenti diversi, anche se il titolo è lo stesso.

L'ebook «La Bussola dei Mercati» è come si mettono in fila le decisioni invece di prenderle una alla volta. Gratis, link in bio.

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02/09/2026

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02/09/2026

ALLE 11:30 SIAMO IN DIRETTA

Il petrolio ha superato i 90 dollari dopo la nuova ondata di attacchi americani sull'Iran, arrivata come risposta alle mine posate da Teheran nello Stretto di Hormuz. Il gas europeo è salito ai massimi dal 2023 e il prezzo del gasolio americano è corso al punto da spingere Trump a convocare i raffinatori alla Casa Bianca.

Da lì è partito tutto il resto. I rendimenti obbligazionari globali sono ai livelli più alti dalla crisi del 2008, il trentennale giapponese al massimo dal 1996, e l'azionario ha pagato il conto. Il dettaglio che dice come stanno davvero le cose è l'oro: in una fuga dal rischio salirebbe, e invece è al terzo giorno di discesa. Non è paura, è costo del denaro che sale.

DI COSA PARLIAMO STAMATTINA

Il petrolio sopra i 90 dollari e lo Stretto di Hormuz, con il livello preciso che separa un rimbalzo da una rottura vera.

I rendimenti ai massimi dal 2008 e la catena che li lega all'energia: perché quando sale il costo del denaro l'azionario si ferma.

L'inflazione dell'area euro salita al 3,3%, il massimo del 2026, ma tutta energetica: il fondo scende al 2,4% e i servizi al 3,0%. La BCE decide il 10 settembre, e non è una decisione tecnica.

Alle 15:45 la Bank of Canada, dopo la lezione arrivata stanotte dalla Nuova Zelanda: la banca centrale alza i tassi e il cambio scende lo stesso.

Un'ora di mercati commentati in diretta, con i dati macro della giornata e il contesto per capirli. Ogni lunedì, mercoledì e venerdì alle 11:30.

Non sono previsioni e non sono segnali operativi. SPFINANCE fa formazione e informazione sui mercati, non consulenza finanziaria. Le decisioni restano tue.

https://youtube.com/live/3dsafWnK9Ss?feature=share

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Ieri il petrolio ha rotto i 90 dollari sulla notizia dei nuovi raid americani in Iran. È arrivato a 90,90, e da lì è tor...
02/09/2026

Ieri il petrolio ha rotto i 90 dollari sulla notizia dei nuovi raid americani in Iran. È arrivato a 90,90, e da lì è tornato indietro.

Stamattina quota 89,51.

Quel rientro è la cosa che ho guardato più a lungo, e il motivo per cui oggi non faccio niente.

PERCHE' 90,90 NON È UN NUMERO QUALSIASI

Da tre mesi il petrolio sta dentro una figura che si stringe.

Da inizio giugno c'è una linea che scende, e parte dai 98 dollari. Da inizio luglio ce n'è una che sale, e parte dai 68. Le due si avvicinano un po' ogni settimana, e oggi il punto in cui si incontrano è poco sopra i 90.

Ieri il prezzo ci è arrivato. Ci ha sbattuto contro ed è rientrato dentro.

Non è una coincidenza che sia successo proprio lì. Una figura come questa comprime il movimento fino a quando qualcosa non la rompe, e il vertice è il punto in cui la compressione finisce: o si rompe, o si torna dentro. Ieri si è tornati dentro.

LA TRAPPOLA IN CUI POTEVO CADERE

Qui devo essere onesto su una cosa.

Quando la notizia e il grafico dicono la stessa cosa, è il momento in cui sbaglio di più. E oggi dicono la stessa cosa in modo quasi perfetto: gli Stati Uniti colpiscono, l'Iran risponde, il traffico nello stretto di Hormuz è sotto attacco, il gas europeo è ai massimi dal 2023. Sul grafico il movimento partito il 24 agosto dai 79 dollari è ancora vivo, le medie mobili sono girate al rialzo, l'indicatore di struttura che uso è passato in modalità rialzista a fine agosto.

Tutto tira dalla stessa parte. Ed è esattamente per questo che mi fermo.

Perché quando ogni cosa punta nella stessa direzione, l'unica informazione che manca è quella che conta: quanto di tutto questo è già nel prezzo. Il prezzo ieri me lo ha detto, e la risposta è stata: abbastanza da non passare sopra i 90,90 al primo colpo.

Non è un giudizio sulla notizia. È un giudizio su cosa la notizia ha già ottenuto.

QUELLO CHE NON MI ASPETTAVO DI TROVARE

C'è un dato che mi ha fatto rileggere tutto il resto.

Il sentiment dei piccoli operatori sul petrolio è corto per due terzi. Cioè: mentre il prezzo sale da otto giorni e le prime pagine parlano di guerra, la maggioranza di chi opera al dettaglio è posizionata perché scenda.

È una configurazione che mi interessa sempre, perché non è neutra. Chi è posizionato contro un movimento in corso, se il movimento continua, prima o poi deve chiudere. E chiudere una posizione ribassista significa ricomprare, cioè spingere il prezzo esattamente nella direzione che si sperava non prendesse.

Detto altrimenti: sopra il vertice del triangolo, sotto non c'è solo il vuoto tecnico. C'è anche carburante.

Non è una previsione, ed è importante dirlo. È una condizione che rende una eventuale rottura più veloce di quanto sarebbe altrimenti. Se la rottura non arriva, quel dato non vale niente.

COSA FACCIO IO, DA QUI

Aspetto.

Non è pigrizia, è il modo in cui questa figura va letta. Dentro un triangolo che si stringe da tre mesi, il movimento vero comincia quando si esce, e tutto quello che succede prima è rumore che assomiglia a un segnale. Ieri il prezzo si è avvicinato al bordo e non è passato: fino a che non lo attraversa in chiusura, per me questo resta un rialzo dentro una compressione, non un rialzo libero.

Ho anche il livello sotto cui questa lettura smette di valere, ed è la parte del lavoro che tengo per chi legge Athena, insieme ai riferimenti operativi. Qui c'è la tesi intera, ed è quello che serve per capire cosa sta succedendo.

Una cosa la aggiungo, perché non riguarda solo il petrolio: il premio di rischio si sta spostando dal barile ai prodotti raffinati. Il gas europeo ai massimi da tre anni e la Casa Bianca che convoca i raffinatori sul gasolio raccontano una storia che il prezzo del greggio, da solo, non racconta più.

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01/09/2026

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Il fondo di emergenza non è un investimento. È l'assicurazione che ti permette di restare investito quando la vita presenta il conto.

Senza, succede sempre la stessa cosa: la caldaia salta a novembre, il mercato è in correzione, e tu vendi le tue quote nel peggiore momento possibile. Il danno vero non è la caldaia. È aver trasformato una perdita temporanea in una perdita definitiva.

Quanto serve davvero.

Il calcolo si fa sulle spese necessarie mensili, non sullo stipendio. Affitto o mutuo, bollette, spesa, trasporti, assicurazioni, rate. Cene fuori, abbonamenti e viaggi restano fuori: in emergenza sono le prime cose che tagli.

Dipendente a tempo indeterminato, con reddito stabile: 3-4 mesi di spese necessarie.
Partita IVA, provvigioni, reddito stagionale: 6-12 mesi.
Se hai figli o un mutuo pesante, spostati verso il limite alto della tua fascia.

Una distinzione che quasi nessuno fa: il fondo di emergenza e il fondo per le spese prevedibili sono due cose diverse. L'auto che ha dieci anni prima o poi ti chiederà mille euro di officina: non è un'emergenza, è una spesa annunciata, e va accantonata a parte. Se metti tutto nello stesso salvadanaio, il paracadute si svuota senza che tu te ne accorga.

Dove tenerlo: liquido, separato, noioso. Conto deposito svincolabile o strumenti monetari a scadenza brevissima. Disponibile in 24-48 ore, e senza il rischio di valere meno proprio nel giorno in cui ti serve. Sì, l'inflazione erode questo capitale. È un costo accettato, il prezzo della tranquillità, non un errore del piano.

L'errore più comune non è tenerne troppo poco. È tenerne troppo. C'è chi si ritrova due anni di spese fermi sul conto e zero euro investiti: quella non è prudenza, è semplicemente un altro tipo di rischio, più silenzioso.

Nel nostro metodo il fondo di emergenza è il gradino zero. Prima del PAC, prima del primo ETF, prima di qualsiasi grafico.

Sul blog trovi la guida completa: come calcolare la cifra esatta partendo dalle tue spese reali, dove parcheggiarla e quando è legittimo usarla. Ci arrivi dal link in bio.

Una cosa che al Camp succede sempre, e che non avevamo previsto la prima volta.Le persone arrivano per la formazione del...
01/09/2026

Una cosa che al Camp succede sempre, e che non avevamo previsto la prima volta.

Le persone arrivano per la formazione del mattino. Poi restano fino a sera a parlare fra loro. Alla fine della settimana i gruppi di studio sono già nati da soli, e reggono anche dopo, quando si torna ognuno a casa propria.

È il motivo per cui teniamo i posti limitati: una settimana così funziona finché il gruppo resta piccolo abbastanza da conoscersi davvero.

L'edizione 2027 è dal 20 al 26 giugno, a Lido delle Nazioni, in provincia di Ferrara. Formazione ogni mattina da lunedì a sabato con Salvatore Bilotta, Pietro Perrino, Arduino Schenato e Antonio Izzi.

Giovedì 3 settembre, alle 20:00, la raccontiamo in diretta: programma, giornata tipo, condizioni per iscriversi, e le vostre domande.

▶️ https://streamyard.com/watch/rdPjTtuv3jaH

Come sempre: siamo formatori, non guru. Al Camp si impara un metodo di lettura dei mercati, non si comprano segnali.

Il debito pubblico americano ha superato i 40.000 miliardi di dollari, e questo è un fatto. Che sia il motivo per cui i ...
01/09/2026

Il debito pubblico americano ha superato i 40.000 miliardi di dollari, e questo è un fatto. Che sia il motivo per cui i mercati si muoveranno nei prossimi mesi è invece un'ipotesi. Una nota di ricerca uscita venerdì mostra bene come si distinguono le due cose, e il metodo vale oltre il tema del debito.

Spectra Markets ha pubblicato il 28 agosto la sua nota settimanale di macro globale, dedicata proprio all'allarme sul debito americano. La conclusione dell'autore conta relativamente: quello che conta, per chi vuole imparare a leggere una fonte, è che prima di arrivarci fa tre verifiche in sequenza. Sono le stesse che possiamo fare noi ogni volta che un tema domina i titoli e sembra ovvio.

PRIMA VERIFICA: GUARDARE TUTTE E DUE LE COLONNE

Quando si valuta un'azienda nessuno si limita a leggere quanto ha di debiti: si guarda anche cosa possiede e quanto incassa, perché è il rapporto fra le due colonne a dire se quel debito è un problema. Con i conti pubblici questa abitudine si perde, e resta il numero grande da solo.

Il primo grafico della nota rimette insieme le due colonne: sotto la linea dello zero il debito federale americano, sopra la ricchezza netta delle famiglie divisa per fasce di popolazione, dal 1990 a oggi. Il debito cresce e ha superato i 40.000 miliardi. La ricchezza cresce di più e sfiora i 160.000 miliardi. Non è un argomento per dire che il debito non conta: è un argomento per dire che il rapporto fra le due grandezze non si è deteriorato quanto suggerisce il solo passivo.

C'è un dettaglio che spiega la lentezza del fenomeno. Buona parte del debito pubblico cresciuto negli ultimi quindici anni è vecchio debito privato socializzato: il rapporto fra debito delle famiglie e prodotto interno lordo è sceso parecchio dal 2008, mentre quello dello Stato saliva. Non è nuova spesa, è un travaso da un bilancio a un altro.

SECONDA VERIFICA: INTERROGARE IL MERCATO CHE DOVREBBE AVERE PAURA

Ogni allarme ha un mercato che, se fosse fondato e imminente, dovrebbe reagire per primo. Per una crisi fiscale americana è quello dei titoli di Stato, in particolare la parte lunga della curva, cioè le scadenze a venti e trent'anni, le più esposte al rischio di lungo periodo.

Il secondo grafico mostra il rendimento del trentennale americano con, nel pannello sotto, la sua volatilità realizzata, che misura di quanto si muove effettivamente giorno per giorno. Il rendimento è risalito fino al 5,17%, che è esattamente il livello del picco toccato tre anni fa. Ma la volatilità, che allora superava 40, oggi sta sotto 20 e continua a scendere lentamente.

Questa combinazione è la cosa più informativa della nota. Un mercato che teme un evento non diventa più tranquillo mentre ci si avvicina: si muove di più e chiede un premio per il rischio più alto. Il prezzo da solo dice dove siamo, è la volatilità a dire quanta paura c'è dietro quel prezzo. Rendimenti alti con volatilità che scende descrivono un mercato che ha assorbito il tema, non uno che lo teme.

TERZA VERIFICA: MISURARE QUANTO L'ALLARME È GIÀ STATO COMPRATO

Questo è il passaggio che quasi nessuno fa, ed è quello che separa un'analisi da un ragionamento operativo. Un tema molto discusso non resta un'idea: diventa una posizione, e quella posizione ha un prezzo che sale mentre il tema si diffonde.

Nel caso del debito e della perdita di valore delle monete, quella posizione si esprime in un paniere di quattro attività: oro, argento, bitcoin ed ether. L'autore le mette in un indice e ne calcola l'RSI medio, che misura quanto un movimento è stato veloce e prolungato rispetto alla sua storia recente. Dal 2018 quell'RSI medio è salito sopra 80 soltanto cinque volte, e questa settimana è la quinta.

La tabella sotto il grafico riporta cosa è successo nei venti giorni successivi alle quattro volte precedenti. Bitcoin ha perso in tutti e quattro i casi, da un minimo del 3,4% a un massimo del 25,6%. Ether è andato da un più 2,4% a un meno 34,1%. L'argento ha chiuso sempre in negativo, fra il 5% e il 10,9%. L'oro è l'unico che in due casi su quattro ha chiuso in positivo, e l'autore lo fa notare: quando sono le criptovalute e l'argento a trainare e poi rientrano, il metallo giallo tende a comportarsi diversamente dagli altri.

Quattro osservazioni sono poche per trarne una legge, e la nota lo dichiara apertamente invece di far finta di niente. Quella dichiarazione, paradossalmente, è la parte più preziosa del documento.

COSA CI PORTIAMO A CASA

Il criterio è questo: un allarme non va giudicato solo per quanto è fondato, ma anche per quanto è già stato prezzato. Sono due domande diverse. La prima riguarda il mondo e si risponde con i dati economici. La seconda riguarda il prezzo e si risponde guardando la volatilità, il posizionamento e gli eccessi degli strumenti che quel tema ha spinto. Si può avere ragione sulla prima e arrivare comunque tardi sulla seconda, ed è la situazione più frustrante che esista.

E c'è un secondo criterio, che riguarda chi scrive. Quando una fonte dichiara la numerosità del proprio campione, come qui, sta consegnando al lettore lo strumento per pesare la conclusione. Quando non lo fa, sta chiedendo fiducia. La differenza non è una sfumatura accademica: è quello che distingue un'analisi da un'opinione ben scritta.

Nei prossimi giorni le cose da guardare sono i dati sul mercato del lavoro americano e il comportamento della parte lunga della curva, perché sono i due posti in cui si vedrà se questa calma della volatilità regge o si rompe. Nulla di quanto scritto qui è una raccomandazione: è il modo in cui leggiamo un documento prodotto da altri.

Questo lavoro di lettura della ricerca istituzionale, un report alla volta, è una delle cose che dentro la piattaforma per gli abbonati da settembre trova più spazio.

I tre grafici sono tratti dal report "Global Macro" di Spectra Markets (Brent Donnelly, autore della nota settimanale), 28 agosto 2026.

SPfinance - Finanza per passione

Su un grafico a candele il volume è un numero solo: quanto è stato scambiato in quella barra. Ti dice che c'è stata atti...
01/09/2026

Su un grafico a candele il volume è un numero solo: quanto è stato scambiato in quella barra. Ti dice che c'è stata attività. Non ti dice da che parte stava chi aveva fretta.

È qui che entra la distinzione più utile di tutto l'order flow, e sta in due righe.

Un ordine a mercato è quello di chi vuole entrare adesso e accetta il prezzo che trova. Un ordine limite è quello di chi vuole un prezzo preciso e accetta di aspettare. Gli scambi avvengono quando i due si incontrano: gli ordini a mercato aggrediscono gli ordini limite già appoggiati sul book.

Da questa asimmetria nasce il delta. Ogni scambio viene attribuito a chi lo ha provocato: se un ordine a mercato in acquisto ha colpito l'ask, quel volume è aggressione in acquisto; se un ordine a mercato in vendita ha colpito il bid, è aggressione in vendita. Il delta è la differenza fra i due. Il volume dice quanto, il delta dice chi ha spinto.

E qui arriva la cosa che vale il post. Il caso più informativo non è quando delta e prezzo vanno d'accordo, è quando litigano.

Delta fortemente positivo e prezzo che non sale: qualcuno sta comprando in modo aggressivo e qualcun altro sta assorbendo tutto con ordini limite in vendita, senza spostarsi. Non è debolezza dei compratori, è presenza di un venditore grosso. Si chiama assorbimento, ed è uno dei pochi momenti in cui vedi davvero il lato passivo del mercato, quello che di solito è invisibile.

Chi legge solo la candela vede un movimento che si ferma e non sa perché. Chi legge il delta vede chi lo sta fermando.

Sul blog trovi la guida completa: il DOM, il tape, il CVD, come si legge un Footprint riga per riga, e la differenza fra imbalance, absorption ed exhaustion.

https://www.spfinance.biz/post/order-flow-e-footprint-guida-completa-per-iniziare

Scopri cos'è l'order flow e come si legge un Footprint chart. Guida pratica per trader con metodo SPfinance: delta, imbalances, absorption.

Stamattina il numero che ho guardato per primo non è americano. È giapponese.Il decennale del Giappone ha toccato il 3% ...
01/09/2026

Stamattina il numero che ho guardato per primo non è americano. È giapponese.

Il decennale del Giappone ha toccato il 3% per la prima volta dal 1996. Trent'anni.

E la ragione per cui l'ho messo davanti a tutto il resto non ha niente a che fare con il Giappone.

COSA È STATO IL GIAPPONE PER TRENT'ANNI

Per capire perché quel numero conta bisogna ricordare a cosa serviva il Giappone dentro il sistema finanziario.

Era il posto dove il denaro costava zero. Non in senso figurato: il tasso giapponese è stato il più basso del pianeta per decenni, e ci è rimasto anche quando tutti gli altri si muovevano. Chi voleva finanziare una posizione su qualunque altro mercato aveva convenienza a indebitarsi in yen, perché il costo del prestito era vicino allo zero mentre il rendimento che andava a comprare stava altrove.

È un meccanismo che ha una premessa sola: che quel costo non salga.

Al 3% la premessa non c'è più. Non è una previsione, è aritmetica: chi si è finanziato lì paga oggi qualcosa che ieri non pagava, e quel qualcosa si accumula ogni giorno che passa.

PERCHE' QUESTO È IL MIO PROBLEMA E NON SOLO IL LORO

Quando il costo del finanziamento sale, le posizioni non si chiudono con un annuncio. Si chiudono e basta, tutte insieme, e chi le teneva non avvisa nessuno.

Il posto dove lo vedi per primo non è la borsa di Tokyo. Sono i cambi, perché per chiudere quelle posizioni bisogna ricomprare la valuta in cui ci si era indebitati. È per questo che stamattina guardo lo yen più di quanto guardi l'euro, anche se la giornata europea ha il suo appuntamento macro e l'euro è la valuta di casa.

Non sto dicendo che succederà oggi. Sto dicendo che è un rischio che da stanotte è sul tavolo e prima non c'era, e che le valute a rendimento alto sono le prime della fila se dovesse muoversi.

QUELLO CHE HO VISTO SUL GRAFICO

Il dollaro contro yen è la mia Selezione di oggi, e il grafico racconta una cosa precisa.

Da metà agosto il prezzo stava dentro una scatola stretta. Il 27 l'ha rotta verso l'alto ed è arrivato a 160,42. Da lì è rientrato dentro, e ci sta stando: il fascio delle medie mobili è compresso, con la lenta piatta e la veloce che le sta arrivando addosso da sopra.

Quota 160 non è un numero qualunque su questo cambio. È il livello attorno a cui le autorità giapponesi sono già intervenute a fine luglio, e il ministero delle Finanze di Tokyo ha ricordato proprio ieri, incontrando il Tesoro americano, quanto conti un intervento coordinato sui cambi.

Detto altrimenti: sopra un certo punto il rischio su questo cambio smette di essere tecnico e diventa politico. È una cosa che sul grafico non si legge, e che va saputa prima.

COSA FACCIO IO, INTANTO

Resto con le mani ferme.

Non perché non abbia una lettura, ma perché la lettura che ho è che il prezzo sia esattamente sul bordo, con argomenti seri da tutte e due le parti: il differenziale di tasso ancora tutto a favore del dollaro da un lato, un Giappone che comincia a costare dall'altro. Quando le due forze sono così vicine, l'informazione utile non è nella direzione, è nel punto in cui una delle due cede.

Quel punto ce l'ho segnato, insieme ai livelli, dentro il lavoro completo di stamattina. Qui la tesi la trovate intera. I riferimenti operativi restano lì, ed è giusto così.

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