Francesco Arnone

Francesco Arnone Private Banker

Dedizione, professionalità, e accuratezza sono valori cardine nell'approccio che i Private Banker di Banca Generali Private Banking mettono ogni giorno a disposizione dei propri clienti. La solidità di avere alle spalle una struttura bancaria in grado di emergere nel settore per affidabilità, dinamismo e reputazione, oltre che per qualità d'offerta e di prodotti, rappresenta una garanzia ed un val

ore per tutti noi; così come l'appartenenza al Gruppo Assicurazioni Generali che da oltre 180 anni è sinonimo di qualità e sicurezza nel panorama nazionale e internazionale.

24/06/2023

...ed inizio estate sia!

Esperienza vera, ricca, piena, per me nuova e quindi un po' temuta.Un gruppo di Persone Vere con una Guida attenta, prof...
02/12/2022

Esperienza vera, ricca, piena, per me nuova e quindi un po' temuta.
Un gruppo di Persone Vere con una Guida attenta, profonda, mai banale.
Una Natura circostante dove regnano indisturbate il vento, il sole e le stelle, la montagna sacra, l'oceano e le sue enormi onde, il deserto e le sue dune, improbabili fiori e curiosi scoiattoli, vulcani e pietre di diverse forme e colori, odori e sapori antichi, forza e resilienza unite a distensione e imperturbabilitá, musica e silenzi.
Per tanti Fuerteventura è un'isola, una delle tante.
Per pochi un mistero e una magía.

21/08/2021

Buongiorno.

Vi è mai capitato di imbattervi in frasi diventate “storiche” - o comunque dei capisaldi in determinati settori - piuttosto che in invenzioni o semplicemente in idee innovative (mi viene in mente la “minigonna” di Mary Quant degli anni ’60) di fronte alle quali il primo pensiero è: “Beh, avrei potuto farlo anch’io!”.

Vero, però non l’hai fatto tu, ma un altro, che rimane, per quella “banalità”, sui libri e nelle narrazioni.

Leggiamo questa frase di Warren Buffet:



“Quando sono andato a fare la spesa, ieri, le bistecche costavano 10$, oggi le stesse bistecche costano 5. Quando le bistecche costano meno io ne compro di più, non di meno”.



Booommmmm, che scoperta!

I meno giovani potranno definire questa affermazione come “lapalissiana”, i meno anziani – ricordando la mitica trasmissione di Arbore “Quelli della notte” – come una “catalanata”.

Sarà, ma in questa frase è racchiusa una verità che spesso molti disattendono completamente, facendo anzi esattamente il contrario.

Viene comprato un titolo a 10, arriva uno storno di Mercato ed il titolo scende a 5.

A meno che quel titolo fosse la classica “ciofeca” – ma se è stato preso su indicazione di un consulente finanziario direi che è un caso improbabile, mentre se acquistato con la famosa tecnica del “fai-da-te” ci potrebbe anche stare - questa è la classica occasione cui fa riferimento Warren Buffet.

Invece capita di vedere che in molti a 5 vendano la bistecca comprata il giorno prima...

Il fatto che Buffet venga soprannominato “oracolo di Omaha” avrà una qualche ragion d’essere, o no? 😉

Un cordiale saluto.

Una volta avere tanta liquidità era una situazione invidiabile: si poteva vivere con gli interessi dati dalle banche sul...
16/05/2021

Una volta avere tanta liquidità era una situazione invidiabile: si poteva vivere con gli interessi dati dalle banche sulle giacenze!

In tanti lo ricordano, come ricordano i Bot trimestrali al 20% annuo: correva l’anno 1981, tanti rimpiangono quei tempi andati!

Ancora oggi mi capita, parlando con qualche Cliente “nostalgico”, sentirmi chiedere quanto sia l’interesse dato dalla banca sulla sua liquidità in conto…

Non si può che sorridere e cominciare a spiegare che a quel tempo c’era una cosa strana, chiamata “inflazione”, che era a doppia cifra e che faceva sì che quello che a gennaio compravi con 100 lire a fine anno costasse magari 115 o 120 lire, se non di più.

A quel tempo non si parlava di spread o di default, per andare all’estero occorreva fare scorta di valuta locale, le cripto-valute dovevano ancora essere concepite nella testa di Satoshi Nakamoto (che sicuramente non era nemmeno nato!), l’auto elettrica era quella giocattolo del figlio, che andava a pila… e i 45 giri gracchiavano nel mangiadischi giallo che ci accompagnava nei pic-nic “fuori porta”.

Tornando alla liquidità, oggi è già un privilegio non vedere applicati dei costi sulla giacenza liquida: in molti Paesi europei è così, si paga per tenere i soldi in banca, e ora anche in Italia si sta cominciando a muovere qualcosa in questa direzione (NB: giusto per completezza e chiarezza: le banche pagano alla BCE lo 0,50% della liquidità da loro detenuta sui conti dei clienti, Quindi se, ad esempio, il sig.Rossi chiedesse alla sua banca di depositare 1 milione sul conto e di lasciarlo liquido, la banca – che probabilmente gli direbbe di no – dovrebbe pagare un obolo di 5.000€ alla BCE)

FINECO, per esempio, ha deciso di chiudere d’autorità quei conti con liquidità sopra i 100.000€ e senza investimenti.

Ma non voglio anticipare quanto potrete leggere nell’interessante articolo allegato.

Buona serata.

Buongiorno.Se ne sta parlando da qualche settimana ed ora le informazioni sono più dettagliate, anche se non definitive....
03/07/2020

Buongiorno.

Se ne sta parlando da qualche settimana ed ora le informazioni sono più dettagliate, anche se non definitive.

Parlo dell’imminente collocamento del BTP “Futura”, previsto su 5 giorni lavorativi, dal 6 al 10 Luglio con la possibilità di chiusura anticipata.

L’attesa per questo prodotto - esclusivamente retail - è forte ed è quindi probabile che questa chiusura anticipata si verifichi.

Nell’allegato trovate le informazioni tecniche comunicate dal MEF, Dipartimento del Tesoro, il quale, proprio poco fa ha comunicato anche il valore delle cedole minime garantite, che saranno le seguenti:

Anni 1-4: 1,15%
Anni 5-7: 1,30%
Anni 8-10: 1,45%

Questi tassi, ossia le cedole del BTP Futura, saranno seguiti da quelli definitivi, i quali però verranno comunicati soltanto al termine dell’emissione, venerdì 10 luglio.

EFG Bank sarà attiva nel collocare questo Btp, per cui invito gli interessati a darmene comunicazione al più presto.

Con l’occasione auguro un sereno fine settimana.

Ieri ed oggi, sono passate solo alcune ore.Nessun miracolo, i tempi della Natura - ogni anno - si ripetono e lasciano se...
06/05/2020

Ieri ed oggi, sono passate solo alcune ore.

Nessun miracolo, i tempi della Natura - ogni anno - si ripetono e lasciano sempre stupiti...

Non è lo stesso in , dove i tempi sono spesso (sempre?) imprevedibili e quindi è opportuno il supporto di un .

Non perché il consulente preveda il futuro, ma semplicemente perché ha , e soprattutto sa gestire l' .

Sei d'accordo? Se ti va ne parliamo

Meno male che tra i tanti divieti 🛑🚫⛔🚷 è rimasta almeno la possibilità di fare un po' di giardinaggio...☘Guardando quest...
27/04/2020

Meno male che tra i tanti divieti 🛑🚫⛔🚷 è rimasta almeno la possibilità di fare un po' di giardinaggio...☘

Guardando queste geometrie e questa omogeneità di forme ho pensato che in non è facile trovare altrettanto equilibrio 📉📈📊

Sono convinto che possa essere utile il supporto di un che aiuti a raggiungere i propri obiettivi 🎯

Se vuoi ne possiamo parlare📱☎️💻

23/04/2020

Credo che soprattutto in questi momenti di , in cui tutto sembra difficile, complicato, senza via d'uscita il mio bellissimo lavoro di sia particolarmente necessario.

A chi?

Soprattutto, ma non solo, a tutti quei che non vedono la luce, che sono negativi, perché invece un domani c'è, ma va costruito già da oggi, non rimanendo passivi subendo gli eventi, ma essendo attivi per anticipare i 🎯.

Che ne pensi? Parliamone

Buongiorno.Ho trovato davvero parecchi spunti di riflessione in questo periodo, ma la maggior parte ha origine dalla sit...
08/10/2019

Buongiorno.

Ho trovato davvero parecchi spunti di riflessione in questo periodo, ma la maggior parte ha origine dalla situazione, mai verificatasi prima, dei tassi negativi che ci sta accompagnando ormai già da parecchio tempo, senza che se ne veda una via d’uscita.

Il tema è davvero importante e, ahimè, ancora poco noto o conosciuto a tanti, in quanto ancora oggi mi sento chiedere da Clienti o Prospect, che interesse dia la banca sui depositi…. Già, una volta, ma è preistoria!

Di seguito un articolo – non recentissimo, ma chiaro e facilmente leggibile – molto esplicativo di questa situazione, con la Danimarca che addirittura ha lanciato il primo mutuo a tasso negativo!

In allegato poi trovate un paio di articoli legati, o conseguenti, a questo tema, che mettono, il primo, in guardia da falsi miti e, il secondo, segnala eventuali nuove strade da valutare.

L’ultimo articolo, il terzo, è invece un forte monito a tutti coloro – sembra non siano pochi… - che ancora detengono ricchezze in Svizzera (o altri ex-paradisi fiscali): per dirla in romanesco, “Nun c’è trippa pe’ gatti”, espressione che si usa, in momenti di difficoltà, per dire che ci sono pochissime o nulle speranze di riuscire ad avere quello che si cerca di ottenere.

Una buona settimana!

Il paradosso dei tassi negativi e l’effetto inflazione

E’ noto che, per antonomasia, in Danimarca c’è del marcio (Something is rotten in the state of Denmark). E’ lì che diverse banche stanno progettando di offrire ai propri clienti mutui per l’acquisto dell’abitazione a tasso negativo (ndr: nel frattempo è avvenuto!). Come a dire: ti do 1 milione di euro, ti compri la casa dei tuoi sogni, e me ne restituisci pian piano 995.000. Un paradosso che si trasforma in realtà!

Il tutto nasce dall’attuale impasse della politica monetaria europea (e mondiale), ulteriormente accentuatosi dopo le recenti dichiarazioni (Agosto 2019) del governatore della Banca di Finlandia Olli Rhen, in merito alla volontà della BCE di riestrarre il “bazooka” del Quantitative Easing (QE) e delle Long Term refinancing operation (LTRO), nonché di continuare a scavare il buco dei tassi di deposito negativi applicati alle eccedenze di liquidità delle banche, che si vedranno costrette, probabilmente, a traslare tale penalizzazione sui depositanti in conto corrente.

E così, all at once, ecco che la curva dei rendimenti dei titoli europei più sicuri, già per buona parte in negativo da tempo, affonda completamente sotto la linea dello 0% (Figura n. 1). Il che significa, ad esempio, che la Germania può pensare di lanciare un asta di Bund a 30 anni a cedola zero, e che altri paesi, compresi gli USA, sono sempre più attratti dall’idea di emettere titoli di stato a lunghissima scadenza (fino a 100 anni come già fatto dall’Austria), a rendimenti stracciati.





Ora, se per gli Stati, specialmente quelli indebitati come il nostro, il surreale contesto di politica monetaria in cui viviamo permette di ridurre drasticamente il costo del debito e, di conseguenza, potrebbe apparire a prima vista vantaggioso, la situazione si ribalta completamente per i risparmiatori e per gli intermediari bancari tradizionali, ossia quelli caratterizzati da un business prevalentemente incentrato sull’intermediazione creditizia (raccolgo denaro, presto denaro).

Questi ultimi, come sopra accennato, dovranno infatti prima o poi decidere di traslare i tassi negativi sui depositanti, altrimenti il loro margine di interesse rischierebbe di diventare negativo: se erogo mutui a tassi negativi e sul conto corrente pago 0% ci sto chiaramente perdendo, e l’applicazione di altri costi e commissioni potrebbe non essere più sufficiente a coprire il gap.

Per i risparmiatori la situazione è ancora più assurda. La curva dei rendimenti rappresentata in Figura n. 1 ci dice infatti che il mercato prevede uno stallo pluriennale, visto che anche sulle scadenze più lunghe non si riemerge in territorio di rendimento positivo. A questo punto, continuando con i paradossi, è facile comprendere che qualsiasi tipo di investimento che nei prossimi 30 anni rendesse lo 0% sarebbe oggi da considerarsi come altamente appetibile: se rende zero rende tanto!

Ab absurdo, se riesco ad ottenere un prestito a tassi negativi e lascio semplicemente i soldi sul conto corrente al tasso dello 0%, mi ritrovo alla fine con più soldi di prima (non considerando qui i costi di gestione del conto corrente)

Purtroppo, come risaputo, ma come altrettanto spesso dimenticato, il rendimento nominale non è l’unica variabile che incide sulla crescita della ricchezza reale di un individuo; l’effetto inflazione altera significativamente il potere di acquisto del denaro nel corso del tempo, depauperando di nascosto gli investitori poco attenti a tale fattore.

La Figura n. 2 riporta l’andamento dei prezzi al consumo (indice NIC, prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale) nel nostro Paese da gennaio 2014 a luglio 2019.



Da tale andamento emerge che pur vivendo in un periodo di inflazione storicamente bassa, e dopo aver sperimentato alcuni mesi di deflazione specie nel 2016, ormai da un paio di anni la crescita tendenziale dei prezzi si aggira intorno al 1%, anche se in calo nelle ultimissime rilevazioni mensili.

Ciò significa che se investo denaro ad un tasso dello 0%, e il livello di inflazione rimane intorno agli attuali valori, la mia ricchezza finanziaria, misurata in termini di potere di acquisto, diminuisce pian piano nel corso del tempo.

L’effetto potrebbe apparire a prima vista modesto: 100 euro di potere di acquisto oggi (una buona cena per 2), con un inflazione dell’1% e con un rendimento certo nominale dello 0%, diventerebbero 95,099 euro tra cinque anni (o se volete vederla inversamente, la stessa buona cena per 2 costerebbe 105,10 euro). Diciamo che con gli stessi soldi dovrei rinunciare a un dolce o all’amaro.

Il problema, tuttavia, sorge dal fatto che molto probabilmente tra 5 anni i tassi di rendimento reali non saranno tornati a livelli positivi molto alti e, di conseguenza, recuperare il potere di acquisto non sarà così facile.

Ammettiamo ad esempio che tra 5 anni l’inflazione scenda a zero, mentre il rendimento certo nominale salga a 1%. Ora la cena costa 105,10 euro e tale prezzo permane costante nel tempo. Io ho ancora le mie 100 euro che ho investito per i 5 anni precedenti allo 0% ma che adesso posso investire al 1%; dopo altri 5 anni mi ritroverei con 105,10 euro. In totale, per tornare a potermi permettere il dolce o l’amaro mi ci vogliono 10 anni.

In definitiva: se rende zero rende poco!

Che fare allora? Alcuni suggerimenti

Se investire significa spostare potere di acquisto nel corso del tempo e possibilmente accrescerlo, è chiaro che il rischio inflazione dovrebbe essere la prima cosa da considerare.

In passato, la copertura dall’inflazione poteva tutto sommato essere ottenuta facilmente allungando la scadenza degli investimenti: se il rendimento di un titolo sicuro a breve è troppo basso, mi sposto su duration maggiori. O, ancor più semplice, mi compro un titolo indicizzato all’inflazione con tasso reale positivo.

Oggi le cose sono più complicate: se rimango su titoli a rating massimo (AAA) non mi basta più allungare l’orizzonte di investimento. Occorre allora scendere di rating, ovvero spostarmi su asset class più rischiose, naturalmente accettando le relative conseguenze in termini di volatilità dei rendimenti.

Proviamo allora a dare qualche consiglio agli investitori per meglio affrontare la situazione (senza pretendere di essere troppo geniali).

Ridurre la liquidità allo stretto necessario: sebbene un tasso dello 0% sul conto corrente potrebbe apparire elevato rispetto a rendimenti negativi tra il -0,5% e il -0,7%, al netto dei costi e dell’inflazione rimanere liquidi significa perdere potere di acquisto. I soldi sul conto corrente devono servire solo ed esclusivamente per esigenze reali di cassa.
Allungare il proprio orizzonte di investimento, ove possibile: ciò permette, almeno in teoria, di potersi spostare su asset class più rischiose ma al contempo più redditizie, senza mai dimenticare, ovviamente, i principi della diversificazione e del monitoraggio del rischio.
Privilegiare investimenti che nel medio-lungo termine coprono dall’inflazione. Sebbene i rendimenti passati nulla dicano sui rendimenti futuri, e nonostante i distinguo a livello accademico, è condivisibile l’idea che le azioni, rappresentando quote di capitale di società che offrono beni e servizi a prezzi di mercato, possano rappresentare una buona copertura contro l’inflazione nel medio-lungo termine. Ciò non vale ovviamente per tutte le società quotate: vi sono infatti tipi di business in cui un aumento dei prezzi si traduce per lo più in un aumento dei costi di produzione e in una riduzione dei margini; viceversa altre aziende riescono a gestire in maniera più flessibile l’inflazione alzando i prezzi dei propri prodotti/servizi e contenendo comunque i costi di produzione.
Altri tipi di investimenti che, storicamente, vengono considerati inflation hedges di lungo termine sono l’oro, il petrolio (ma per replicarne il prezzo occorre stare attenti all’effetto contango), l’immobiliare (ma qui inteso come investimento diversificato in immobili, ad esempio tramite REITs. Se compro un unico immobile il rischio specifico è talmente elevato che la copertura dall’inflazione perde di senso). Da non trascurare anche beni fisici di prestigio che hanno dimostrato di mantenere valore nel tempo, orologi di marca, ad esempio (ndr: ma occorre essere molto competenti!)
Indebitarsi, se ritenuto appropriato: troppo debito fa male, ovviamente, ma un po’ più di debito a condizioni favorevoli come quelle di oggi potrebbe essere interessante. Naturalmente, se chiedo un prestito devo avere una buona ragione per farlo: migliorare le mie condizioni di vita raggiungendo prima obiettivi che altrimenti non potrei realizzare immediatamente (compro una casa più grande, mando mio figlio a studiare all’estero); aprire o accrescere una attività imprenditoriale (investo in un nuovo ufficio); chiudere altre posizioni debitorie più costose, o comunque riordinare le mie esposizioni verso le banche.
Sfruttare maggiormente la volatilità dei mercati, in particolare azionari: se nel breve la volatilità è un rischio, nel medio-lungo termine può diventare un potente motore di rendimento. Il caro e vecchio Piano di Accumulo (PAC) rimane sempre un’ottima soluzione …. e non c’è bisogno di essere dei geni.

Attingo ad ampie mani dal supplemento di ieri di PLUS del Sole24Ore per segnalare un tema importante e forse sottovaluta...
10/06/2019

Attingo ad ampie mani dal supplemento di ieri di PLUS del Sole24Ore per segnalare un tema importante e forse sottovalutato.

Vi invito a leggere in particolare il 2° articolo, che ho chiamato “Problema cash”, che mette bene a fuoco la perdurante situazione di una enorme massa di liquidità giacente presso le banche.

Non mi arrogo il ruolo di sociologo o psicologo o altro, semplicemente cercherò – come in parte fa l’autore del 1° allegato - di dare qualche risposta al perché, da tempo, i risparmiatori italiani tengano sul conto, o comunque su strumenti di liquidità, delle masse così ingenti di denaro, in un periodo in cui i tassi sono a zero (o negativi, come ben evidenziato negli articoli) e quindi impediscono, a detta liquidità, di essere remunerativa.

Probabilmente la carenza di coperture assicurative idonee ed adeguate da parte degli italiani fa sì che la liquidità venga vista anche come “serbatoio di sicurezza” per eventuali imprevisti. Ancora in tanti vedono infatti le Assicurazioni con molta malfidenza e sospetto, grazie, magari, anche ad esperienze negative in cui si è incappati in precedenza, o all’essere stati seguiti da professionisti poco corretti: questo fa sì che non si sappia a volte dell’esistenza di soluzioni specifiche mirate proprio a fronteggiare imprevisti e sorprese varie, soluzioni che potrebbero “alleggerire” il peso della liquidità in pancia ai risparmiatori, rendendo quest’ultima libera per soluzioni d’investimento diverse e diversificate.

Il termine “investimento” mi riporta poi ad un tema a me caro, già trattato più volte: per molti infatti questo termine viene, consciamente o meno, associato a rischio, pericolo, perdita. La finanza comportamentale, studiata anche a livello universitario per esempio a Cà Foscari a Venezia, ha dimostrato come l’impatto positivo di un guadagno finanziario è, per un investitore, molto meno “forte” dell’impatto negativo di una perdita! Questo retaggio, unitamente al fatto che ancora oggi il “fai-da-te” a livello finanziario è molto in auge (con conseguenze spesso poco piacevoli), e soprattutto che le conoscenze finanziarie dell’italiano medio sono davvero molto limitate (siamo tra gli ultimi al mondo!!! In Italia ci si arriva a laureare in svariate facoltà senza dover sostenere un esame di economia o di finanza, per non parlare delle scuole medie, sia inferiori che superiori, salvo quelle con indirizzo specificatamente economico, che non sanno nemmeno cosa siano l’economia e la finanza!) porta a far convergere i propri risparmi solo, o soprattutto, su ciò che si pensa di conoscere, o a lasciare sul conto tanti, troppi, soldi!

Viene così per esempio totalmente ignorato il fatto che gli investimenti definiti “dinamici” sul lungo periodo statisticamente offrono dei rendimenti decisamente superiori a quelli conservativi o di liquidità, così come succede spesso che, in caso di momenti negativi di Mercato, chi si fosse avvicinato a questi investimenti e si trovasse nel mezzo della “bufera”, veda nella fuga l’unica soluzione, con la conseguenza certa del consolidamento di quelle perdite che invece, se si avessero un po’ di conoscenze e di consapevolezza storica che supportassero nel “tenere duro”, rimarrebbero solo teoriche o momentanee.

Ecco anche perché i portafogli degli italiani sono pieni zeppi di Btp, di obbligazioni emesse da “grandi” società o banche – italiane per lo più, magari “la propria” – e di titoli azionari che raramente escono dai “soliti noti” presenti tra le blue chips: si crede (?) di conoscere quei prodotti e ci si affida a loro!

Ed ecco perché, breve divagazione dal tema, non si è spesso a conoscenza del fatto che le proprie minus valenze hanno una scadenza, e soprattutto che vi sono delle soluzioni MOLTO interessanti che permettono di compensare più facilmente dette minus!

Si ritorna al grande, storico, quasi atavico tema del ruolo del Consulente Finanziario, che ancora oggi – purtroppo! – è da tanti misconosciuto e da tanti non considerato, a volte per via del suo “costo”. Come se Avvocati, Commercialisti, Consulenti Aziendali, Medici, Fisioterapisti, Architetti e Ingegneri, Grafici, Fotografi, Psicologi, Periti, Arredatori, Trainers ecc. prestassero gratuitamente la loro Professionalità…

Mettendo sul piatto della bilancia i costi (=> perdite o mancati guadagni) di una “non Consulenza= fai-da-te” e quelli di una Consulenza seria, lascio ad ognuno il compito di ti**re le conclusioni.

Un cordiale saluto ed una buona e proficua settimana!

Da inizio 2019 uno dei temi ricorrenti sui giornali, nei dibattiti, nei programmi televisivi è certamente la “guerra” de...
13/05/2019

Da inizio 2019 uno dei temi ricorrenti sui giornali, nei dibattiti, nei programmi televisivi è certamente la “guerra” dei dazi in atto tra le due super-potenze CINA e USA.

Un giorno sembra che l’accordo sia lì lì per essere firmato, il giorno dopo si trova un motivo per litigare, qualche tweet (di troppo) gira nell’etere e i Mercati si trovano in balìa di questa altalenante situazione (per la verità in misura inferiore di quanto potrebbe essere).

Guardando gli interessi in gioco ritengo, come la stragrande maggioranza dei commentatori, che sia solo una questione di tempo, giocata con molti tatticismi.

Ho voluto attingere alla stampa di sabato 11 maggio per vedere come il tema viene affrontato, aggiungendo anche il “solito” immancabile e interessante pensiero di Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos.

Trovate in allegato quindi degli articoli del Sole24Ore, del Corriere, di Repubblica e della Stampa, oltre al già citato pezzo di Fugnoli.

Ho aggiunto, al di fuori di questo tema, un breve articolo del Sole24Ore sul malinconico “momentum” dell’Italia, che agli occhi (e soprattutto ai portafogli) degli investitori stranieri sta diventando sempre meno attraente, per i “soliti e noti” motivi indicati all’interno.

Una buona settimana!

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20121

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