03/11/2025
📉 La più grande bolla americana non si trova in Borsa né nel mattone, ma nel debito pubblico.
Gli Stati Uniti hanno superato la soglia dei 38 trilioni di dollari di debito nazionale, il valore più alto mai registrato da qualsiasi Paese nella storia moderna. Una parte consistente, circa 10 trilioni, è detenuta da potenze straniere come Cina, Giappone e Regno Unito, mentre la quota più grande è controllata da banche, hedge fund e istituzioni finanziarie.
Ciò che colpisce è che quasi il 25% delle tasse versate dagli americani viene destinato solo al pagamento degli interessi sul debito, con Wall Street come principale beneficiaria. Dopo la crisi del 2008, la Federal Reserve ha modificato radicalmente il suo ruolo: da regolatore dei tassi a motore di liquidità illimitata. Oggi la Fed acquista titoli di Stato, crea denaro digitale e riconosce interessi alle banche che lasciano i propri capitali “parcheggiati” nei suoi conti. Questo meccanismo alimenta un ciclo perfetto per l’élite finanziaria: il governo spende, le banche guadagnano, la Fed stampa e i cittadini pagano il conto.
L’inflazione controllata, mantenuta tra il 2% e il 5%, è funzionale al sistema. Svaluta il debito pregresso, fa salire il valore degli asset e mantiene stabili i profitti delle istituzioni, mentre i salari restano fermi. Così, anno dopo anno, la ricchezza si concentra verso l’alto e la classe media perde potere d’acquisto.
Il nodo cruciale è che il debito cresce più rapidamente dell’economia: nell’ultimo anno il PIL USA è aumentato di 1,3 trilioni di dollari, mentre il debito è salito di oltre 2,1 trilioni. Significa che gli Stati Uniti stanno finanziando il presente sacrificando il futuro. Con la spesa pubblica fuori controllo e una tassazione che grava sempre più sui cittadini, la sostenibilità di questo modello è in bilico. Il sistema resiste finché l’inflazione rimane “gestibile”; oltre quel limite, anche il dollaro rischia di perdere credibilità.
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