14/10/2026
Oggi articolo lungo ma da leggere attentamente…
A causa di interpretazioni giuridiche difformi, alcune strutture iniziano a pensare di NON CONSENTIRE il ricovero a persone affette da Alzheimer causando problematiche per le famiglie dei pazienti.
Ecco perché diventa indispensabile averci pensato per tempo con tutele assicurative specifiche…
Ecco l’articolo:
E’ un continuo e deciso aumento quello che sta avvenendo da inizio anno ad oggi in tema di procedimenti legali per ottenere la gratuità delle rette per persone ospiti di Rsa e affette da Alzheimer o da patologie neurodegenerative.
Sono almeno una quarantina i casi nel Bresciano, dalla decina che erano a inizio anno: oggi, sebbene non ci siano numeri esatti, si può contare sugli esiti di un questionario che U.P.I.A (Unione provinciale istituti per anziani) ha diffuso tra le 80 fondazioni associate. Le risposte sono arrivate da 32 realtà, ciascuna delle quali può gestire una o più Rsa. Di queste, in diciotto residenze non si sono verificati, almeno per ora, casi; in 14 invece ci sono cause in corso, in 16 ci sono richieste formali e in otto sono arrivate segnalazioni informali.
Numeri, casi e sentenze
Per portare due esempi emblematici: Fondazione Casa di Dio e Fondazione Brescia solidale, che gestiscono in città più Rsa ciascuna, hanno ad oggi 4 casi per quel che riguarda la prima (di cui 2 in tribunale e 2 con la richiesta della documentazione), 5 per la seconda, che a gennaio ne aveva uno solo. Tutto questo in seguito ad alcune sentenze di vario grado per cui queste rette, per chi soffre di Alzheimer e di alcuni tipi di demenza a «elevata integrazione sanitaria», devono essere a carico del Servizio sanitario nazionale. Cioè le famiglie non pagano.
Tuttavia altre sentenze stabiliscono l’opposto, come quella di inizio luglio della Corte di Appello di Brescia che ha respinto la richiesta di rimborso agli eredi, confermando che il ricovero in Rsa di una paziente affetta da morbo di Alzheimer non comporta automaticamente l’integrale assunzione del costo della retta da parte del Servizio sanitario nazionale, dovendosi invece verificare in concreto la natura delle prestazioni erogate e la forma della patologia.
La domanda di rimborso è stata rigettata perché le prestazioni rese dalla struttura non integravano un’assistenza sanitaria ad elevata integrazione sanitaria, bensì una prestazione di lungoassistenza sociosanitaria, soggetta al regime ordinario di compartecipazione. Un ulteriore dato che è emerso in quell’occasione è che il tribunale deve valutare ogni singola situazione e che quindi non può stabilire un criterio generale che valga per tutte le migliaia di persone affette da Alzheimer o demenze, in particolare l’Alzheimer che ne costituisce circa il 50%.
Da uno studio ormai datato ma ancora l’ultimo disponibile pubblicato da Ats Brescia sul suo sito nel 2025 con dati aggiornati al 31 dicembre 2024 emerge che sono circa 8.300 le persone assistite in Ats Brescia che soffrono di Alzheimer, cui se ne aggiungono circa altre 2.300 di Ats Valcamonica: una stima dunque di quasi 11mila persone nel Bresciano, numeri che sono in crescita anno dopo anno e che danno la testimonianza di come sia urgente fare chiarezza, considerato che negli anni il bisogno di assistenza sarà sempre più urgente e si moltiplicheranno i casi in occasione dei quali potrebbero aprirsi delle vertenze.
Le Fondazioni si tutelano
In assenza di una normativa gli enti gestori cercano di tutelarsi, qualcuno anche arrivando a non accogliere più nuovi ospiti con Alzheimer: «Altre Fondazioni lombarde si stanno muovendo con Inps per far sì che chi arriva ad usufruire della gratuità della retta in seguito a sentenza sia costretto a restituire l’indennità di accompagnamento ricevuto negli anni», fa sapere la direttrice della Fondazione Casa di Dio Stefania Mosconi.
Ma c’è un ulteriore aspetto, legato alla possibile discriminazione «tra chi soffre di Alzheimer ed è assistito in una struttura assistenziale e chi invece è a casa, cioè la maggior parte dei pazienti – sottolinea Giacomo Mantelli, presidente della Fondazione Brescia solidale – ma anche tra chi, in Rsa, ha l’Alzheimer e chi un’altra patologia altrettanto bisognosa di cure assistenziali ma che non rientra nella casistica delle sentenze». Insomma, le preoccupazioni non mancano.
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