04/09/2026
Non mi è mai piaciuta la parola “rientro".
Eppure a fine agosto è dappertutto: nei messaggi, nei titoli, nelle conversazioni al bar. E insieme a lei arriva quella malinconia leggera che conosciamo tutti, e che non serve negare: è umana, fa parte di noi.
Ma le parole hanno un peso importante cui fare attenzione
Rientrare significa tornare dentro: dentro un perimetro, dentro un ingranaggio, dentro qualcosa che nei pensieri di agosto aveva preso la forma di un recinto.
Per qualche lavoro è davvero così. Per il nostro, no.
Perché il nostro settembre non è fatto di pratiche da riaprire. È fatto di conversazioni e persone da riprendere. Nomi, storie, lasciate in sospeso con la promessa di ritrovarli. E una conversazione non si rientra: si riprende. Ciò che si riprende non è mai una condanna, è una continuità. ➡️
In fondo è del nostro mestiere dare alle parole il giusto peso, quindi facciamolo anche per noi stessi, a settembre il modo in cui chiamiamo il “rientro” decide come lo attraverseremo.
Chi rientra, subisce. Chi riprende, continua. 🤝
Buona ripresa, colleghi. Non buon rientro.