25/06/2016
MERCATI AZIONARI
Europa
Listini azionari europei a picco dopo la vittoria dei “Leave” nel referendum.
Particolarmente penalizzati i listini del Sud Europa, che fanno registrare ribassi superiori al 10%. La piazza finanziaria meno colpita è proprio Londra che però paga un forte deprezzamento della sterlina
· EuroStoxx 50 -8.62% a 2,776 punti
· Ftse Mib -12.5% a 15,724 punti
· Ibex -12.35% a 7,788 punti
· Cac -8.04% a 4.107 punti
· Dax -6.82% a 9.557 punti
· FTSE 100 -3.15% a 6.139 punti
Tutte le banche centrali sono in massima allerta: la Banca d’Inghilterra, ha detto il suo presidente Mark Carney, è pronta a iniettare 250 miliardi di sterline di liquidità per garantire il regolare funzionamento del mercato, alle prese con fortissime pressioni al ribasso.
La Banca nazionale svizzera è intervenuta per fermare la corsa del franco, diventato una valuta rifugio dopo l’esito del referendum. Anche Bce e Fed sono pronte a intervenire.
Intanto S&P annuncia il probabile downgrade del Regno Unito, motivandolo con l'impatto negativo della Brexit.
Secondo l’agenzia di rating l’uscita dalla UE deprime gli investimenti, diminuisce la domanda di sterlina, pone il settore finanziario in una condizione di svantaggio competitivo rispetto agli altri centri finanziari. La vittoria del “Leave” potrebbe colpire la performance economica, il rifinanziamento sui mercati e il bilancio pubblico.
Il settore bancario e assicurativo sono stati sotto pressione su tutti i listini azionari del Vecchio Continente.
l'indice Eurostoxx dei bancari e quello delle compagnie di assicurazioni sono stati i peggiori. Le performance più pesanti sono quelle degli istituti britannici a cominciare da Barclays, Lloyds ed Rbs con cali vicini al 20%.
A Piazza Affari pesantissime Intesa e Unicredit che perdono oltre il 20%. Molto negative anche le chiusure di BPM e Banco Popolare
A Parigi infine il titolo BNP chiude in netto calo: -17.4% a 39.4 euro.
USA
A Wall Street pesanti perdite anche per i listini USA:
· Dow Jones -3,39%
· S&P 500 -3,59%
· Nasdaq Composite -4,12%
A livello settoriale decisamente sotto pressione le grandi banche americane, che vedono cali molto sostenuti, alimentati dalle preoccupazioni per la loro esposizione al Regno Unito.
Wall Street si era attestata in rialzo in tre delle ultime quattro sedute, con il Dow Jones che ieri ha segnato il rialzo maggiore giornaliero da maggio: gli investitori che scommettevano sulla permanenza di Londra nell’Ue sono stati smentiti dal verdetto delle urne, che ha provocato crolli a catena su tutte le piazze globali.
Dopo che il referendum di ieri ha decretato l’uscita di Londra dall’Unione europea, la possibilità di un incremento dei tassi di interesse negli Stati Uniti nel corso del 2016 si fa più remota. Sono di questo avviso gli analisti di Rbs Securities, secondo cui non solo non ci saranno altri aumenti, ma potrebbe essere necessario un taglio del costo del denaro o altre misure di accomodamento monetario.
Sul fronte macro pubblicato il dato agli ordini di beni durevoli calati oltre le previsioni, segno che gli investimenti aziendali in nuove apparecchiature e macchinari restano deboli. Come riporta il dipartimento al Commercio, gli ordini di beni destinati a durare più di tre anni, sono scesi del 2,2%, mentre gli analisti attendevano un calo dello 0,4%.
Infine, la volatilità è in netto rialzo, con l’indice Vix che in una seduta sale di quasi il 50% portandosi sopra i 25 punti.
MERCATI OBBLIGAZIONARI
I rendimenti dei Treasury sono in netto ribasso, verso i minimi storici. Il T-Note decennale offre un rendimento dell’1,57%, mentre il 2 anni si attesta allo 0,65% e il 5 anni all’1,08%
In discesa sui minimi di periodo anche il Bund decennale che a fine giornata offre un rendimento del -0.046%.
In netta salita gli spread dei paesi periferici, che pagano soprattutto per la discesa del rendimento del Bund in territorio negativo.
Alla fine di una giornata campale il differenziale italiano si ferma a 159 punti base con il BTP decennale che offre un rendimento dell’1,55%. In rialzo anche lo spread spagnolo a 166 punti base con il rendimento del Bonos che si attesta all’1.61% (Fonte Bloomberg).
VALUTE
La Gran Bretagna paga una pesante flessione della sterlina, che all’annuncio dei sondaggi dopo le 23 era schizzata a 1,50 dollari, ed è poi precipitata fino a 1,32, il livello più basso dal 1985 e un tracollo con pochi precedenti. Nel corso della giornata ha poi in parte recuperato, ma chiude comunque sui minimi dalla primavera 2009.
Rispetto all'euro, la sterlina scambia a 0,815 sui valori di giugno 2014
In chiusura dei mercati europei (fonte Bloomberg)
· eur/usd 1.1116
· eur/chf 1.0773
· eur/gbp 0.8152
· gbp/usd 1.3635
· eur/jpy 113.74
· usd/jpy 102.32
COMMODITIES
Sul fronte delle materie prime, l’incertezza sui mercati e sulle prospettive dell’economia spingono al ribasso il prezzo del petrolio. In netto rialzo l’oro
Alla chiusura dei mercati europei (fonte Bloomberg):
· Brent (storico): 48.81 dollari al barile
· WTI (storico): 48.11 dollari al barile
· Oro spot 1.319 dollari l’oncia