Calcio a 7 Fermo - Macerata

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21/10/2026
Alcolismo giovani https://www.grottese.it/2026/09/29/alcolismo-giovani-83/l problema dell’alcol negli adulti e degli sch...
29/09/2026

Alcolismo giovani
https://www.grottese.it/2026/09/29/alcolismo-giovani-83/
l problema dell’alcol negli adulti e degli schermi nei giovani: la Spagna da’ l’esempio su come gestirli
In breve: l’alcol domina tra gli adulti e gli schermi superano le sostanze tra i giovani
Il consumo di alcol si conferma come la principale causa di dipendenza negli adulti, mentre tra i giovani di età inferiore ai 24 anni si osserva l’uso problematico di nuove tecnologie e schermi, che ha superato il consumo di cannabis.

I dati dei Centri di Attenzione alle Dipendenze di Madrid evidenziano un aumento generale delle richieste di aiuto, con 11.895 persone assistite nel 2025 e un trend in crescita nel primo semestre del 2026.

Le autorità sottolineano l’importanza di monitorare questi nuovi modelli e di adattare le risposte municipali, inclusa la gestione della patologia duale, attraverso piani specifici e risorse per il reinserimento lavorativo.

In sintesi:

Alcol negli adulti: rimane la sostanza principale per interventi totali e nuovi casi, seguita da cocaina, oppiacei e cannabis.
Tecnologie nei giovani: l’uso inadeguato delle nuove tecnologie rappresenta la causa principale di intervento, superando la cannabis.
Tendenze e dati: si registra un aumento generale delle attenzioni nei centri municipali tra il 2025 e il 2026.
Uso problematico degli schermi: non formalmente riconosciuto come dipendenza, ma con comportamenti simili e impatto su relazioni e rendimento scolastico.
Patologia duale: associazione tra uso problematico di tecnologie e altri disturbi mentali nei casi gravi.
Risorse municipali: una rete di centri e servizi di prossimità per senzatetto lavora su riduzione del danno e reinserimento lavorativo.
Il persistente primato dell’alcol tra la popolazione adultaNonostante l’emergere di nuove forme di dipendenza, l’alcol continua a detenere il triste primato come sostanza che motiva la maggior parte degli interventi terapeutici tra gli adulti nella città di Madrid. Questa realtà, spesso sottovalutata a causa della sua accettazione sociale e facilità di accesso, si riflette chiaramente nei dati forniti dai Centri di Attenzione alle Dipendenze del Comune. Nel 2025, in Spagna, l’alcol è stato il responsabile del 36,5% dei trattamenti complessivi, una percentuale che Sale al 40% se si considerano solo coloro che si rivolgono a queste risorse per la prima volta. Questi numeri sottolineano la necessità di non abbassare la guardia su questa specifica sostanza, che non solo ha un impatto diretto sulla salute fisica e mentale dell’individuo, ma genera anche significative conseguenze sociali, familiari ed economiche.La cocaina si posiziona come seconda causa di dipendenza (23,4%), seguita dagli oppiacei (14,6%) e dalla cannabis (12%). Sebbene queste sostanze rimangano preoccupanti, la prevalenza dell’alcol indica che la sua gestione richiede strategie di prevenzione e trattamento specifiche e durature, che tengano conto del suo radicato status culturale. I disturbi da uso di alcol (AUD), nomenclatura scientifica che descrive la condizione, manifestano uno spettro di gravità che va dal consumo rischioso alla dipendenza conclamata, con meccanismi biochimici che alterano i sistemi di ricompensa cerebrali, similmente ad altre droghe. La persistenza di questa tendenza negli anni evidenzia la sfida che le autorità sanitarie devono affrontare per ridurre il danno associato al consumo eccessivo e cronico.
mentre l’alcol domina tra gli adulti, un panorama completamente diverso si delinea se si sposta l’osservazione sulla popolazione giovanile, in particolare quella di età inferiore ai 24 anni. In questo segmento demografico, si sta assistendo a un vero e proprio cambio di paradigma: la causa principale di intervento nei centri municipali non è più una sostanza psicotropa, bensì l’uso inadeguato delle nuove tecnologie. I dati del 2025 relativi alla spagna sono emblematici in tal senso: quasi la metà degli interventi effettuati con i giovani (43,5%) è stata correlata a questa problematica, superando in modo significativo il consumo di cannabis (30%), storicamente la dipendenza più comune in questa fascia d’età.
Questa rivoluzione è confermata dai dati del primo semestre del 2026, durante il quale sono state assistite 8.879 persone nei centri di Madrid, di cui 1.721 giovani fino a 24 anni, un dato leggermente superiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La crescente pervasività degli smartphone, dei social media, dei videogiochi online e di altre piattaforme digitali ha creato un nuovo ambiente interattivo che, se da un lato offre enormi opportunità, dall’altro presenta rischi concreti di comportamenti disfunzionali. La facilità di accesso, la costante disponibilità e il design delle piattaforme, spesso ottimizzato per mantenere l’attenzione dell’utente, contribuiscono a questa tendenza. La comprensione e la gestione di queste nuove forme di dipendenza comportamentale rappresentano una sfida prioritaria per i professionisti della salute mentale e delle dipendenze.
Comprendere l'”uso inadeguato” e la patologia dualeÈ fondamentale precisare che l’uso problematico della tecnologia non è attualmente riconosciuto formalmente come una dipendenza a sé stante nei principali manuali diagnostici, sebbene l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) abbia incluso il disturbo da gioco d’azzardo online. Ciononostante, i professionisti osservano comportamenti che mimano fedelmente quelli delle dipendenze da sostanze: perdita di controllo, craving (forte desiderio), tolleranza (bisogno di aumentare il tempo di utilizzo) e astinenza. Il problema sorge quando l’utilizzo degli schermi disloca altre sferre fondamentali della vita quotidiana.La condizione di uso inadeguato si manifesta quando l’individuo interrompe le relazioni personali e familiari, manifesta un calo del rendimento scolastico o lavorativo, e quando la tecnologia diventa l’asse centrale della sua esistenza, a scapito di hobbies, attività fisiche e riposo adeguato. Nei casi più gravi, questo comportamento disfunzionale può apparire associato ad altri problemi di salute mentale, configurando quella che in termini scientifici viene definita patologia duale. La presenza di ansia, depressione, disturbi dell’attenzione (ADHD) o disturbi della condotta può sia predisporre all’uso problematico di schermi che essere esacerbata da esso, creando un circolo vizioso complesso da spezzare. La gestione efficace richiede quindi un approccio diagnostico e terapeutico integrato che affronti entrambe le condizioni simultaneamente.Il ruolo cruciale delle risorse municipali e del reinserimentoDi fronte a questo scenario complesso, sarebbe ottimale disporre di una rete di risorse municipali dedicata alla prevenzione, al trattamento e al reinserimento delle persone con problemi di dipendenza, sia da sostanze che comportamentali. La rete dovrebbe essere composta da centri di attenzione alle dipendenze, oltre ad altri servizi specifici come quelli di prossimità per persone senza dimora. Questi ultimi operano con una filosofia di riduzione del danno, cercando non solo di facilitare l’accesso alle cure, ma anche di migliorare la convivenza nell’ambiente circostante.Un aspetto fondamentale dell’intervento terapeutico è il reinserimento lavorativo, visto come un indicatore chiave del successo del trattamento e uno strumento potente per prevenire le ricadute. L’orientamento professionale, i programmi di formazione e il sostegno continuo dovrebbero essere parte integrante dei percorsi, dimostrando l’approccio olistico dei servizi municipali che non si limitano alla disintossicazione o al controllo del comportamento, ma puntano alla ricostruzione dell’autonomia e dell’integrazione sociale dell’individuo.Piani futuri e un budget in crescita: la risposta istituzionale che ci si aspettaIn effetti, le autorità, consapevoli della dinamicità del fenomeno delle dipendenze, dovrebbero proseguire il lavoro di stesura di un adeguato piano dipendenze per il futuro, che coinvolga esperti, enti sociali, persone in trattamento e familiari, con l’obiettivo di incorporare i nuovi modelli di consumo e le condotte emergenti, come quelle legate alle tecnologie, dimostrando la volontà di rendere la pianificazione il più aderente possibile alle reali necessità della popolazione.

by: adminPosted on: Settembre 29, 2026Settembre 29, 2026 Alcolismo giovani l problema dell’alcol negli adulti e degli schermi nei giovani: la Spagna da’ l’esempio su come gestirli In breve: l’alcol domina tra gli adulti e gli schermi superano le sostanze tra i giovani Il consumo di alcol s...

Bestemmia calciohttps://www.grottese.it/2026/09/21/bestemmia-calcio-23/Multa per la bestemmia, l’esperto: «Un tempo era ...
21/09/2026

Bestemmia calcio
https://www.grottese.it/2026/09/21/bestemmia-calcio-23/
Multa per la bestemmia, l’esperto: «Un tempo era una potente trasgressione, oggi solo un intercalare. L’oltraggio alle divinità della religione di Stato? Sembra di essere in Iran»
La storia dell’uomo che ha ricevuto una multa di 102 euro. Il linguista Cortelazzo: «In Veneto ci sono riferimenti dal ‘500. I germanofoni e gli sloveni che vivono in Alto Adige o in Friuli bestemmiano in italiano»

Centodue euro per una bestemmia. È costato caro lo sfogo di un ventiduenne che martedì, al Lido di Venezia, dopo aver evitato per un soffio un pedone con lo scooter, ha perso la calma. La polizia locale lo ha multato e nel verbale ha scritto che «bestemmiava con parole oltraggiose le divinità venerate dalla religione di Stato». Un caso che ha pochi precedenti, almeno nella memoria di chi si occupa ogni giorno di sicurezza urbana.

Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e referente Anci in Viabilità Italia, spiega di non ricordare altri episodi analoghi oltre a quello veneziano e di non aver mai disposto sanzioni per bestemmie durante la sua attività. La bestemmia, del resto, dal 1999 non è più un reato ma un illecito amministrativo: l’articolo 724 del Codice penale prevede ancora una sanzione da 51 a 309 euro per chi bestemmia pubblicamente contro la divinità. La multa, dunque, può ancora scattare. Ma da dove nasce un’abitudine così radicata, soprattutto in alcune aree del Paese?

A decodificarla, tra linguistica e diritto, è Michele Cortelazzo, accademico ordinario della Crusca e professore emerito all’Università di Padova. Il segreto sta tutto nel fascino di infrangere i divieti: «Le ingiurie sono quasi sempre legate ai tabù» spiega il professore. «Quando uno ha bisogno di sfogare la rabbia dice le cose che normalmente non si possono dire». L’espediente per scaricare la tensione attinge di norma alla sfera sessuale, ai bisogni corporali o a quella clinica: «Parole come “cretino” o “deficiente” vengono tutte da nomi di malattie che di solito non si nominano. Oppure si dice “sei un canchero”». Alzando l’asticella, si arriva dritti al sacro. «Che cosa c’è di più trasgressivo che nominare Dio?» riflette Cortelazzo.

«La bestemmia deriva da questo, è un universale dell’espressione della rabbia, attestata un po’ in tutte le culture. Se n’è trovata traccia persino in alcuni geroglifici». Eppure, soprattutto in alcune roccaforti geografiche, il significato originario si è smarrito, trasformando la trasgressione in un banale intercalare. «C’è questa gara fra Veneto e Toscana, ma secondo me nel Friuli è ancora più desemantizzata» dice Cortelazzo. In Veneto, ricorda, «ci sono attestazioni già del Cinquecento. La bestemmia ha anche una sua creatività». Per salvarsi in corner, «c’è chi impreca in un idioma di cui non è madrelingua pur di alleggerire il colpo, come i germanofoni o gli sloveni in Trentino Alto Adige e Friuli che bestemmiano in italiano, e chi si affida alla classica storpiatura per non oltrepassare il limite formale: il povero zio, che non c’entra con il fratello di nostro padre o di nostra madre, serve solo per mascherare». Il fatto è che «oggi, spesso, il bersaglio religioso è quasi del tutto scomparso. La bestemmia ha perso di significato. In certe regioni è diventata talmente desemantizzata che la dicono anche persone timorate di Dio. Si è persa l’idea che si faccia riferimento veramente a Dio».

Un automatismo simile a quello raccontato dal giovane multato, che dopo lo spavento ha spiegato di aver perso la testa. «La volontà di prendersela con Dio o di esprimere un’opposizione alle posizioni della Chiesa è assolutamente minoritaria – aggiunge Cortelazzo -. È un’abitudine, sicuramente una br**ta abitudine, ma spesso è completamente priva di significato». Priva di significato religioso, ma non di conseguenze. L’articolo 724 prevede ancora una sanzione amministrativa da 51 a 309 euro per chi bestemmia pubblicamente contro la divinità: «Se il Codice sanziona lo sfogo pubblico, il richiamo alla “religione di Stato” è un cortocircuito bello e buono – sentenzia Cortelazzo -. Dal 1984 quel principio non esiste più e la Corte costituzionale ha successivamente ribadito la laicità dello Stato. Non discuto la sanzione, perché il codice c’è ed è stato applicato. Ma motivarla in quel modo, e ora faccio un gioco di parole, è una bestemmia dal punto di vista giuridico: sembra di essere in Iran, non nell’Italia della Costituzione del ’48».

by: adminPosted on: Settembre 21, 2026Settembre 21, 2026 Bestemmia calcio Multa per la bestemmia, l’esperto: «Un tempo era una potente trasgressione, oggi solo un intercalare. L’oltraggio alle divinità della religione di Stato? Sembra di essere in Iran» La storia dell’uomo che ha ricevuto u...

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21/09/2026

Alcolismo giovani
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Alcol e gio­vani, la strage igno­rata con­ti­nua
Il con­sumo alco­lico tra gli ado­le­scenti ha assunto i con­torni di una vera emer­genza di salute pub­blica. I dati e la neu­ro­bio­lo­gia rive­lano per­ché al di sotto dei 18 anni non esi­ste una dose priva di peri­coli. I dati dif­fusi dal mini­stero della Salute rive­lano una foto­gra­fia allar­mante: sono circa 750.000 i minori che fanno uso rego­lare di alco­lici. La fascia d’età a mag­gior rischio è quella com­presa tra i 16 e i 17 anni per i ragazzi, men­tre tra le ragazze si regi­stra un pre­oc­cu­pante incre­mento del con­sumo già a par­tire dai 14 anni. Nella popo­la­zione gio­va­nile tra gli 11 e i 24 anni si è strut­tu­rata in modo capil­lare la pra­tica del binge drin­king, ovvero l’abbuf­fata di alco­lici, con­si­stente nel con­su­mare ele­vate quan­tità di alcol in un arco di tempo ridotto.

L’Oms defi­ni­sce que­sta con­dotta come una delle prin­ci­pali minacce alla salute glo­bale, evi­den­ziando come col­pi­sca con par­ti­co­lare seve­rità le coorti più gio­vani della popo­la­zione. Que­sto com­por­ta­mento è stret­ta­mente con­nesso al valore sociale che i ragazzi attri­bui­scono all’alcol. La pres­sione e il timore dell’esclu­sione spin­gono molti ado­le­scenti a con­for­marsi alle abi­tu­dini dei coe­ta­nei, fino al punto di uscire con l’esclu­sivo scopo di ubria­carsi.

Sotto i 16 anni, l’orga­ni­smo pre­senta un sistema enzi­ma­tico ancora imma­turo per lo smal­ti­mento dell’alcol. Di con­se­guenza, la sostanza rimane in cir­colo per tempi pro­lun­ga­giori. ti, espri­mendo al mas­simo la pro­pria tos­si­cità. L’intos­si­ca­zione alco­lica dan­neg­gia mol­te­plici organi in pieno svi­luppo: tra i primi a essere col­piti vi sono il fegato, il pan­creas, il sistema ner­voso e il tubo dige­rente, con un aumento di epa­titi, pan­crea­titi alco­li­che e crisi epi­let­ti­che da abuso. I danni più pro­fondi si veri­fi­cano tut­ta­via a carico del cer­vello. L’assun­zione pre­coce crea un rapido innal­za­mento della soglia di tol­le­ranza, abi­tuando l’orga­ni­smo a dosi sem­pre mag Come illu­strato nel volume Advan­ces in expe­ri­men­tal medi­cine and bio­logy (2025), quest’area com­pleta il pro­prio svi­luppo sol­tanto intorno ai 25 anni: un’espo­si­zione pre­coce ne altera la matu­ra­zione, favo­rendo mani­fe­sta­zioni d’impul­si­vità, sbalzi d’umore repen­tini e stati d’ansia che pos­sono per­si­stere nell’età adulta. Una ricerca pub­bli­cata su Trans­la­tio­nal psy­chia­try (2025) riba­di­sce in pro­po­sito che il con­sumo in ado­le­scenza costi­tui­sce una minac­cia siste­mica con rica­dute a lungo ter­mine sulla salute fisica e men­tale. Le evi­denze scien­ti­fi­che dimo­strano che chi abusa prima dei 16 anni pre­senta un rischio quat­tro volte mag­giore di svi­lup­pare una dipen­denza da adulto rispetto a chi ini­zia a bere dopo i 21 anni. Non solo, l’alcol è cor­re­lato a un’ele­vata inci­denza di inci­denti stra­dali e atti di vio­lenza. Nell’insieme, la sostanza è rite­nuta respon­sa­bile del 35% dei morti maschili e del 10% di quelli fem­mi­nili tra i 15 e i 29 anni.

by: adminPosted on: Settembre 21, 2026Settembre 21, 2026 Alcolismo giovani Alcol e gio­vani, la strage igno­rata con­ti­nua Il con­sumo alco­lico tra gli ado­le­scenti ha assunto i con­torni di una vera emer­genza di salute pub­blica. I dati e la neu­ro­bio­lo­gia rive­lano per­ché...

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24/07/2026

Alcolismo giovani
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Dipendenze in Italia, l’allarme del Governo: dall’alcol al gioco d’azzardo, dagli psicofarmaci all’isolamento tra i giovani
Il 24 giugno 2026, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha presentato al Parlamento la Relazione annuale sul fenomeno delle dipendenze in Italia (con dati riferiti prevalentemente al 2025). Fotografa una realtà complessa: cala leggermente il tabacco, ma tra i minorenni preoccupano l’abuso di alcol, l’uso di psicofarmaci senza ricetta e il boom del gioco d’azzardo online. A questi si aggiunge l’allarme silenzioso dell’isolamento volontario (Hikikomori) e dell’uso problematico di Internet. Ecco tutti i dati presentati dal Governo.

Il documento evidenzia un importante cambio di prospettiva: la relazione non si chiama più “sulle tossicodipendenze”, ma genericamente “sulle dipendenze”. Questo cambiamento serve a sottolineare che oggi le dipendenze da sostanze (illegali e legali) sono sempre più strettamente legate a quelle comportamentali, specialmente tra i più giovani

Le sostanze legali e i farmaci tra i giovani
Accanto al consumo di sostanze illegali, tra i minorenni e gli studenti italiani rimane diffusissimo e preoccupante l’uso di sostanze psicoattive consentite dalla legge o accessibili tramite prescrizione medica.

Nel 2025, quasi 500.000 studenti minorenni (pari al 31% degli under 18) hanno fumato tabacco. Il fenomeno è in lieve calo rispetto all’anno precedente e registra una diffusione maggiore tra le ragazze rispetto ai ragazzi.

L’alcol continua a rappresentare un rischio enorme per gli adolescenti. Circa 380.000 studenti minorenni (il 25% della popolazione scolastica under 18) hanno riferito di essersi ubriacati almeno una volta nel corso dell’anno. Anche in questo caso, le ragazze mostrano una tendenza al consumo eccessivo più alta rispetto ai coetanei maschi.

Inoltre, un fenomeno particolarmente silenzioso ma rilevante è l’uso di medicinali psicoattivi (come ansiolitici o sonniferi) senza alcuna prescrizione del medico. Nel 2025, circa 180.000 minorenni (l’11%) ne hanno fatto uso. Le ragazze consumano questi farmaci senza ricetta con una frequenza che è quasi il doppio rispetto ai ragazzi.

Il gioco d’azzardo (anche online)
Anche se la legge vieta il gioco d’azzardo ai minori di 18 anni, i dati mostrano che questa dipendenza comportamentale sta raggiungendo livelli altissimi tra i giovanissimi. Il 64% degli studenti minorenni ha giocato d’azzardo almeno una volta nella vita, e ben il 59% (circa 900.000 ragazzi tra i 15 e i 17 anni) lo ha fatto nel corso del 2025.

Le modalità più comuni sono i biglietti “Gratta e Vinci” e le scommesse sportive (soprattutto calcistiche). Il 12% dei minorenni gioca invece sulle piattaforme online.

Il 7,7% dei giovani mostra un profilo di gioco “a rischio” e il 6% ha un comportamento “problematico”. Spesso questi ragazzi associano il gioco d’azzardo ad altri problemi come atti di vandalismo, furti o uso di sostanze stupefacenti.

Le nuove dipendenze digitali e l’isolamento sociale
La relazione dedica ampio spazio a come l’uso eccessivo della tecnologia e della rete si stia trasformando in una vera e propria dipendenza per i ragazzi sotto i 18 anni: circa 230.000 minorenni hanno un rapporto patologico con il web. Faticano a controllare il tempo passato online, tendono a dormire pochissimo e a trascurare le relazioni sociali reali.

Più di 260.000 studenti minorenni (il 17%) mostrano un profilo di gioco con i videogame considerato a rischio. Quando non possono giocare, manifestano spesso forte irritabilità e difficoltà a controllare le proprie emozioni.

Più di 26.000 minorenni (l’1,7%), inoltre, hanno riferito di vivere in uno stato di isolamento sociale volontario e completo da oltre sei mesi. Un altro 2,3% ha sperimentato periodi di ritiro più brevi (tra i 3 e i 6 mesi), spesso legati a forti disagi psicologici, familiari o relazionali.

Il mondo digitale amplifica anche i comportamenti aggressivi: il 47% dei minorenni dichiara di essere stato vittima di bullismo online, mentre il 32% ammette di aver compiuto azioni offensive in rete (soprattutto i maschi). Inoltre, circa il 30% dei ragazzi ha provato l’esperienza del ghosting (interrompere improvvisamente e senza spiegazioni ogni contatto digitale con qualcuno), sia subendolo sia mettendolo in atto.

L’importanza della prevenzione e della famiglia
I dati della Relazione sottolineano che una presenza educativa attenta, basata sul dialogo e sul supporto reciproco in famiglia, è il principale fattore protettivo per evitare che i giovani cadano nel poliutilizzo di sostanze o in comportamenti patologici. Per rispondere a questa crescente complessità, lo Stato ha stanziato oltre 160 milioni di euro nel 2025 per rafforzare la prevenzione scolastica, i servizi di cura sul territorio (SerD) e contrastare l’azzardo e le dipendenze comportamentali.

by: adminPosted on: Luglio 24, 2026Luglio 24, 2026 Alcolismo giovani Dipendenze in Italia, l’allarme del Governo: dall’alcol al gioco d’azzardo, dagli psicofarmaci all’isolamento tra i giovani Il 24 giugno 2026, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha presenta...

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