29/06/2026
📍📍Previdenza complementare: i numeri di un’urgenza strutturale.
📣 La sezione provinciale SNA Frosinone (Sindacato Nazionale Agenti di assicurazioni) ha organizzato la scorsa settimana un Convegno in cui si è discusso del futuro del nostro sistema pensionistico: con un deficit netto INPS che si attesta intorno ai 50 miliardi e un indice di sostenibilità ai minimi storici, la previdenza integrativa diventa il pilastro fondamentale per tutelare il proprio tenore di vita.
Quali sono le contromisure del Governo e le soluzioni concrete per lavoratori e aziende?
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Convegno sulla previdenza complementare, i numeri preoccupanti del sistema pensionistico italiano
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FROSINONE - Giovedì scorso (25 giugno, ndr) si è tenuto a Frosinone, presso l’Auditorium San Paolo, un convegno formativo organizzato dalla locale sezione Provinciale del Sindacato dedicato alla previdenza complementare che ha riunito rappresentanti istituzionali, accademici, operatori della categoria agenti di assicurazione e clienti di agenzia. A moderare i lavori il direttore delle testate Snachannel e L’Agente di Assicurazione Roberto Bianchi, che ha aperto la sessione con una panoramica impietosa sulla tenuta (problematica) del sistema pensionistico pubblico.
Dopo il benvenuto rivolto alla platea dall’organizzatore Ernesto Di Poce nella sua veste di Presidente provinciale Sna di Frosinone, i saluti istituzionali sono stati rivolti ai partecipanti dal Sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli e dall'on. Nicola Ottaviani, componente della Commissione Finanze alla Camera dei Deputati. Il primo cittadino ha sottolineato come il ruolo di un amministratore locale non si esaurisca nella gestione delle infrastrutture, ma richieda attenzione costante ai fenomeni sociali; l’on. Ottaviani ha portato il contributo di chi in Parlamento segue da vicino le dinamiche della fiscalità e della finanza pubblica, temi strettamente intrecciati con la sostenibilità del sistema previdenziale.
I dati esposti dal direttore Bianchi riguardo al Global Pension Index elaborati ogni anno dal Mercer CFA Institute del Gruppo Marsh Mc Lennan, hanno offerto la cornice della discussione: l'Italia si ferma a 57 punti su 100 come indice complessivo e questo pone il nostro Paese al penultimo posto in Europa e al 37° posto sui 52 Paesi presi in esame. Il dato che colpisce maggiormente è comunque quello sulla sostenibilità intesa come capacità di fare fronte agli impegni futuri e alle criticità ambientali come la denatalità, la precarietà lavorativa delle nuove generazioni, l’invecchiamento della popolazione. Il punteggio attribuito da Mci a questo sotto-indice è infatti appena di 27 su 100 contro una media europea di 69 e l’eccellenza dei Paesi più virtuosi che oscillano intorno a 85. Nonostante ciò, la spesa pensionistica vale il 16% del PIL, la più alta d'Europa dopo la Grecia.
Il Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Claudio Durigon ha portato al tavolo i numeri del sistema Inps: 296 miliardi di entrate contributive a fronte di 326 miliardi di spesa. Depurato dei circa 76 miliardi che i pensionati restituiscono allo Stato attraverso la tassazione, il deficit netto si attesta intorno ai 50 miliardi. Il tasso di sostituzione è oggi al 48% e continua a scendere e nel contempo su 24,3 milioni di lavoratori attivi, solo 11 milioni versano alla previdenza complementare. Il Sottosegretario ha poi illustrato le misure adottate dal Governo: obbligo per i neo-assunti di comunicare la destinazione del Tfr entro 60 giorni, in carenza del quale scatta l’adesione automatica alla previdenza complementare, estensione del regime agevolato alle nuove aziende dal 1° luglio, rafforzamento della portabilità e incentivi per i giovani lavoratori.
Enrico La Pergola, docente, consulente e formatore, nonché intermediario assicurativo, ha esordito affermando che il sistema pensionistico è uno scambio intergenerazionale. I contributi dei lavoratori attivi finanziano le pensioni di chi è già in quiescenza. Il passaggio al contributivo ha cambiato il metodo di calcolo, ma non ha variato questa struttura di fondo. Se i contributi che alimentano il sistema diminuiscono — per denatalità, emigrazione o precarietà — il problema diventa strutturale. Per chi supera il massimale contributivo di circa 122.000 euro annui, soglia oltre la quale cessa ogni accantonamento previdenziale pubblico, la previdenza complementare smette di essere una scelta e diventa una necessità. La Pergola ha poi affrontato il tema del decumulo nella nuova normativa, che introduce modalità più flessibili rispetto alla rendita classica. Con un esempio numerico ha illustrato i termini reali della questione: 100.000 euro di montante a 67 anni, con vent'anni di aspettativa di vita, producono una rendita mensile di circa 416 euro mensili - cifra insufficiente a garantire una vecchiaia dignitosa. Le nuove norme aprono alternative: dalla rendita parametrata sull'aspettativa di vita reale a formule di prelievo flessibile per importi e durata. Ha sottolineato come in Italia prevalga ancora la cultura del capitale immediato a scapito della rendita, che invece garantisce continuità di reddito nel tempo.
Francesco Libutti, Presidente uscente del Fonage, ha preso la parola con alcune precisazioni che non ha esitato a definire necessarie. Ha ricordato il percorso normativo che ha portato dall'impianto retributivo al misto con la legge Amato, fino al contributivo puro, sottolineando come ogni riforma abbia risposto a una crisi strutturale del sistema. Ha quindi espresso forte perplessità sull'introduzione della portabilità, giudicandola in contraddizione con le esigenze di stabilità dei fondi pensione: i bilanci attuariali sono costruiti su orizzonti trentennali e un'uscita anche solo del 30% degli iscritti rischierebbe di comprometterne l'equilibrio. Ha inoltre illustrato la composizione tipica dei portafogli: circa il 60% investito in titoli di Stato come portafoglio di copertura delle passività, il restante 40% diviso tra azionario e mercati illiquidi, con rendimenti che nel tempo consente di distribuire surplus agli iscritti e rafforzare le riserve. La finalità primaria di un fondo pensione, ha concluso, è garantire una rendita stabile e duratura, e ogni riforma dovrebbe essere valutata in questa prospettiva.
A chiudere i lavori Sergio Sterbini, Vicepresidente nazionale Sna e neoeletto Presidente del Fonage, il quale ha illustrato la solidità del Fondo: circa un miliardo e mezzo di patrimonio, rendimento medio tra il 5 e il 7% negli ultimi anni con punte del 9%, ben oltre il tasso tecnico minimo del 3%. Nel 2022 sono stati distribuiti agli iscritti 70 milioni di euro di utili e nel 2025 altri 108 milioni, per un recupero complessivo del 15% dei tagli applicati dal Commissario straordinario sulle sulle rendite. Il punto di forza rimane la prestazione definita, volta a garantire certezza sulla pensione integrativa futura indipendentemente dall'andamento dei mercati. Sterbini ha però segnalato una criticità: il 50% dei neoassunti non si iscrive al Fonage nei primi anni di attività, un problema su cui il Fondo sta lavorando in sinergia con le compagnie per trovare una soluzione.
Giuseppe Di Mauro, Coordinatore regionale Sna del Lazio, ha infine sollecitato gli iscritti a sostenere l’inchiesta messa a punto dallo Sna e dalle principali associazioni consumeristiche riguardante il comportamento tenuto dale banche e dai concessionari in occasione della vendita di polizze ancillari collegate alla concessione di linee di credito.
Il dibattito scaturito dai quesiti posti dai partecipanti ai relatori ha confermato l’interesse crescente verso un tema che non riguarda più soltanto i singoli lavoratori, quanto piuttosto l'intero tessuto sociale ed economico del Paese e nessuno può disinteressarsi ad una questione che coinvolge ogni cittadino lavoratore.
Tiziano Salerno