F19 broker

F19 broker Società di brokeraggio assicurativo e consulenza strategica e formazione per imprese bancarie e assicurative.

Siamo nati nel 2005 per offrire al territorio le migliori soluzioni assicurative grazie ad accordi di collaborazione con le principali Compagnie di Assicurazioni italiane ed estere: dal segmento retail alle piccole imprese, dall’Information Technology ai rischi sanitari possiamo soddisfare le esigenze per le varie tipologie di clientela. Inoltre siamo società leader nel settore della consulenza st

rategica e formazione alle imprese bancarie ed assicurative con notevoli vantaggi per la clientela interessata a tali servizi.

13/03/2025

Assicurazioni, Raccolta Premi 2024 a oltre 150 mld: Danni +7,5%, Vita +19,5%

In Italia nel 2024, la raccolta premi delle compagnie vigilate (il 94% del mercato) è cresciuta sia nei rami Danni (41 mld, +7,5% a/a) ma soprattutto in quelli Vita (110 mld +19,5%) per un totale di oltre 150 mld: +16% rispetto al 2023, quando il volume premi risultava invece in lieve calo.

Nel Vita, l’aumento è stato determinato soprattutto dalle polizze unit-linked di ramo III (31 mld, +50%) in conseguenza di condizioni più favorevoli sui mercati finanziari e di una preferenza dei risparmiatori per soluzioni di investimento dinamiche. Buono anche l’apporto dei prodotti di ramo I (73 mld, +11%) grazie a una propensione al risparmio delle famiglie rilanciata dal calo dei rendimenti dei titoli di Stato e, secondo ANIA, anche dall’aumento del reddito reale e dal miglioramento delle prospettive di stabilità finanziaria.
Bene le polizze di ramo V-Capitalizzazione (1,5 mld, +44,5%) e IV-Malattia (323 mln, +17,3%); flette il ramo VI-Fondi pensione (3,8 mld, -2%).

L’incremento della raccolta Danni è equilibrato tra premi Auto (+6,5%) e Non Auto (+7,9%). In quest’ultimo segmento la crescita riguarda ogni linea di business, nell’ordine: Perdite pecuniarie (+14,6%), Corpi veicoli terrestri (+14%), Incendio (+11,2%), Malattia (+12,1%), Assistenza (+8,2%), Tutela legale (+6,3%), Altri danni ai beni (+5%), Rc generale (+3,4%), Infortuni (+2,9%), Credito e Cauzione (+2,3%); solo il settore Trasporti è rimasto pressoché stabile (-0,7%).
Già al primo semestre le performance di entrambi i rami, Vita e Danni, erano apparse molto positive anche negli analoghi report Ivass.

“Un risultato che va nella direzione auspicata di avvicinare il nostro Paese, in termini di protezione e previdenza, alle altre economie avanzate europee” commenta il presidente Giovanni Liverani, rilevando una crescente domanda di salute e di coperture contro i nuovi rischi emergenti, dagli eventi climatici al cyber risk, per cui l’associazione ha appena attivato un servizio mail informativo.
“Nel 2024 il comparto Danni ha fornito prestazioni agli assicurati e sostenuto spese di gestione per quasi 40 miliardi, amministrando oltre 18 milioni di sinistri – continua Liverani –; mentre nel Vita, a fronte di oltre 37 mln di polizze attive, ha gestito polizze per oltre 860 mld“. Livelli, però, ancora distanti dalla media Ue.

18/11/2021

Ivass, il vita traina l'aumento della raccolta nel primo semestre 2021

Secondo l’ultimo bollettino statistico, sommando entrambi i rami, i premi hanno raggiunto quota 77,8 miliardi di euro, +14,4% rispetto ai primi sei mesi 2020

La raccolta premi complessiva del mercato assicurativo italiano nei rami vita e danni nei primi sei mesi del 2021 è stata di 77,8 miliardi di euro, in aumento del 14,4% rispetto al primo semestre 2020.
È quanto emerge dall’ultimo bollettino statistico pubblicato dall’Ivass, in cui si sottolinea che l’incremento è da attribuire principalmente alla raccolta vita (+18,6%) che è il settore prevalente nel mercato assicurativo italiano con 58,3 miliardi di euro di premi.

Il recupero è concentrato nel ramo III relativo alle polizze unit e index linked, la cui raccolta semestrale cresce di 8,5 miliardi di euro (+61,2%) rispetto al 2020 e segna il miglior risultato mai rilevato. Il ramo I, a cui sono collegate le polizze vita pure, cresce su base annua di 2,5 miliardi di euro (+8%). Diminuiscono invece i premi relativi ai fondi pensione (ramo VI) e alle operazioni di capitalizzazione (ramo V).

La nuova produzione del settore vita cresce di poco più di 8 miliardi (+23,8%) rispetto all’analogo periodo del 2020. Nel settore danni la raccolta è di 19,5 miliardi, in aumento del 3,4% rispetto alla prima metà del 2020. Il comparto non-auto, dopo la fase recessiva attraversata durante la pandemia, ricomincia a crescere in tutti i rami principali.

Nel comparto auto aumenta la raccolta legata alle coperture facoltative a tutela dei veicoli (Corpi veicoli terrestri, +211 milioni) e prosegue la riduzione del ramo Rc auto (-195 milioni).

Per le polizze vita, gli sportelli bancari e postali si confermano il principale canale di distribuzione (56,3% del totale); per quelle danni, il canale prevalente sono le agenzie con mandato (69,2% del totale dei rami e l’84,5% della Rc autoveicoli terrestri).

06/07/2021

Unit linked confermate come polizze vita

Una sentenza della Commissione Tributaria Regionale Lombardia ribalta l’opinione della Cassazione e conferma, in base alla disciplina di settore ed europea, la natura di assicurazione sulla vita del prodotto finanziario

Lo scorso 17 maggio la Commissione Tributaria Regionale Lombardia ha emanato due sentenze gemelle (la n. 1864 e la n. 1865) con le quali ha dichiarato la natura di polizze di assicurazioni sulla vita delle polizze unit linked.

In entrambi i casi, la questione nasceva da un accertamento avviato dall’ufficio tributario com- petente su una dichiarazione dei redditi presen- tata da una contribuente per l’anno 2012, nella quale non risultavano dichiarate asserite attività finanziarie detenute in Lussemburgo sotto forma di polizza unit linked. L’ufficio qualificava tali attività come di natura finanziaria e pertanto contestava la mancata dichiarazione delle stesse nel quadro RW della dichiarazione dei redditi della contribuente.

A sostegno della propria tesi, l’ufficio tributa-
rio competente indicava quali elementi caratte-
ristici di una polizza di assicurazione sulla vita
rispetto a uno strumento finanziario i seguenti:
la garanzia della restituzione di un capitale ga-
rantito alla scadenza, l’assunzione del rischio
demografico da parte dell’assicuratore, l’indi-
pendenza del capitale restituito da eventi atti-
nenti la performance di titoli e/o strumenti finan-
ziari, la previsione del versamento di premi rateali al posto di un premio unico da parte del contraente. Inoltre, sempre a sostegno delle proprie posizioni, l’ufficio richiamava i principi indicati dalla Cassazione con sentenza del 5 marzo 2019 n. 6319, con la quale la Suprema Corte aveva escluso la fattispecie del contratto di assicurazione sulla vita per le polizze unit linked quando l’assicuratore non assume alcun rischio demografico o finanziario, oppure lo assume in misura modesta.

LA NORMATIVA CHE GIUSTIFICA LA SENTENZA

Dal canto suo, la contraente, a sostegno della natura di polizza di assicurazione sulla vita del contratto unit linked sottoscritto, richiamava, in aggiunta all’articolo 2 del D. Lgs. 209 del 7 settembre 2005 (ossia il codice delle assicurazioni private) che qualifica tali contratti nel ramo III dei contratti di assicurazione sulla vita, la Direttiva 2016/97/UE sulla distribuzione assicurativa (la cosiddetta Insurance distribution directive o Idd), che qualifica i contratti unit linked come polizze di assicurazione sulla vita, indipendentemente dall’esistenza o meno di una garanzia di restituzione del capitale versato sotto forma di premio; la Direttiva 2009/138/CE (la direttiva Solvency II), che qualifica tali contratti come contratti di assicurazione sulla vita; il Regolamento (EU) N. 1286/2014 (il regolamento Priips), che non si discosta, quanto alla qualificazione di tali polizze da quanto già indicato nelle fonti sopra indicate.
In aggiunta a quanto sopra, la contribuente rinviava alla sentenza n. C-166/11
della Corte di Giustizia europea, con la quale il giudice comunitario, in tema di qualificazione delle polizze unit linked, ne aveva riconosciuto la natura di contratti di assicurazione sulla vita, indipendentemente dal fatto che il rischio finanziario di tali investimenti gravi unicamente sul contraente, sottoscrittore di polizza, e anche laddove non vi sia alcuna garanzia di restituzione o rendimento minimo del capitale.

Richiamava inoltre la successiva sentenza del giudice comunitario C-542/2016 del 31 maggio 2018, con la quale la Corte di Giustizia era ritornata sull’argomento delineando i tratti essenziali del contratto di assicurazione sulla vita e identificandoli nel pagamento di un premio da parte del contraente verso la fornitura di una prestazione da parte dell’assicuratore in caso di decesso dell’assicurato, indipendentemente dall’esistenza di un rischio demografico, di una restituzione del capitale e dalla traslazione del rischio finanziario in capo al contraente.
La contribuente sottolineava che, nel caso di specie, la polizza oggetto di accertamento non si discostava da alcuno degli elementi sopra ricordati, trattandosi di una polizza unit linked emessa da una compagnia di assicurazione vita comunitaria operante in Italia in regime di libera prestazione di servizi e avente tutti i tratti caratteristici indicati dalla legislazione italiana, da quella comunitaria e dalle sentenze della Corte di Giustizia europea.
Inoltre rimandava a due circolari dell’Agenzia delle Entrate, con le quali l’amministrazione finanziaria aveva riconosciuto la natura di contratti di assicurazione sulla vita delle polizze unit linked: (i) la Circolare n. 14/E del 27 aprile 2016, sulla tassazione dei capitali erogati in caso morte in esecuzione di contratti di assicuratone vita, nella quale l’Agenzia definisce le polizze unit-linked “polizze sulla vita”; e (ii) la circolare n. 11/E del 28 marzo 2012 che qualifica le polizze unit linked, ai sensi del codice delle assicurazioni private, “[...] assicurazioni sulla durata della vita umana le cui prestazioni principali sono direttamente collegate al valore di quote di OICR o di fondi interni ovvero a indici o altri valori di riferimento”.

L’AUSPICIO DI ARGOMENTAZIONI CONDIVISE

La Commissione Tributaria Regionale Lombardia, accogliendo le tesi della contribuente, ha dichiarato che la polizza unit linked sulla quale verteva l’accertamento è una polizza di assicurazioni sulla vita, indipendentemente dal fatto che non vi sia certezza sul capitale rimborsabile da parte della compagnia di assicurazioni, che non vi siano premi ricorrenti pagati dal contraente e non vi sia assunzione da parte dell’assicuratore del c.d. rischio demografico.
L’assenza di tali caratteristiche, secondo la Commissione Tributaria Regionale Lombardia, non è considerata ostativa a qualificare tali polizze come contratti di assicurazione sulla vita, considerata la natura di polizze di assicurazione sulla vita attribuita a tali polizze dal diritto comunitario come da quello nazionale, con la conseguenza di non doversi vedere applicato il regime tributario che era stato indicato, in sede di accertamento, dall’ufficio tributario competente.
È auspicabile che le argomentazioni svolte dalla Commissione Tributaria Regionale Lombardia siano presto condivise non solo dai giudici tributari ma anche da quelli civili.

14/04/2021

Pensioni, gli effetti della pandemia: bilancio Inps più leggero di 11,9 miliardi

Il 2020 in Italia, complice la pandemia da Sars-Cov2, è stato un anno record per i decessi che considerando tutte le cause di morte è il più elevato dal secondo dopoguerra: 746.146 decessi. Rispetto alla media registrata tra il 2015-2019, pari a 645.619, si è verificato un «eccesso di mortalità» di 100.526 unità, (il 15,6% in più), delle quali 75.891 - probabilmente sottostimate - sono state ufficialmente attribuite al Covid-19 tra febbraio e il 31 dicembre 2020 secondo i dati registrati dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

Eccesso di mortalità, incidenti stradali e infortuni sul lavoro

L’eccesso di mortalità ha inciso prevalentemente sulla popolazione più anziana mentre per quella più giovane, sotto i 49 anni, si è registrato addirittura un decremento probabilmente dovuto ai vari lockdown che hanno implicitamente diminuito gli incidenti stradali e gli infortuni sul lavoro. Tutto ciò ha avuto notevoli effetti sul sistema pensionistico Inps con conseguente cancellazione di numerose pensioni proprio a causa della morte degli anziani.

Volendo stimare una quantificazione degli effetti finanziari, si è proceduto a escludere dai 100.527 deceduti in più, i soggetti con età inferiore ai 65 anni per cui si sono considerati solo i 96.818 deceduti, quasi certamente già pensionati, con età uguale o superiore a 65 anni, pari 96,3% dell’eccesso di mortalità complessiva, che l’Istat e l’Iss pubblicano suddivisi in due gruppi senza distinzione di genere: il primo dai 65 ai 79 anni con 20.110 deceduti e il secondo da 80 e più anni con 76.708 deceduti.

Per calcolare gli effetti finanziari della minore spesa pensionistica, a questi sfortunati gruppi di anziani è stato attribuito il reddito pensionistico medio annuo lordo pubblicato dall’Inps nel Casellario dei pensionati e a questi gruppi sono state applicate le probabilità che la pensione della persona deceduta possa aver dato luogo a una pensione di reversibilità, cui è stata applicata un’aliquota media di reversibilità nell’ipotesi dell’esistenza o meno di reddito proprio del coniuge superstite, oltre a tener conto della differenza media di età tra i coniugi.

La riduzione della spesa pensionistica così calcolata per il 2020, pari a 1,11 miliardi di euro, è stata proiettata per il decennio 2020-2029 sulla base delle aspettative di vita rilevata dalle tavole di mortalità Istat 2019, nell’ipotesi, molto realistica, che le persone decedute in anticipo rispetto al normale andamento della mortalità, hanno perso numerosi anni di vita.
Sulla base delle tavole di mortalità Istat 2019, un anno libero dalla pandemia, gli anni di vita potenzialmente persi a causa della premorienza dai 96.818 ultra 64enni deceduti in più sono in media circa 13 anni per i 20.110 morti con 65-79 anni di età e in media circa 7 anni per i 76.708 morti con 80 e più anni. E’ stata inoltre stimata la sopravvivenza statistica dei coniugi superstiti.

L’entità della minore spesa pensionistica complessiva nel decennio 2020-2029 al netto delle nuove reversibilità, è risultata per il bilancio dell’Inps di circa 11,9 miliardi di euro; a queste minori spese (risparmi nelle uscite per prestazioni) si dovranno aggiungere quelle relative al 2021, una volta resi noti i dati per genere e classe di età dell’eccesso di mortalità complessiva rispetto alla media 2015-2019.

Pensionati al numero minimo da 25 anni
Già nel 2018 era stato raggiunto il numero minimo di pensionati degli ultimi 25 anni con 16.004.000 persone in quiescenza; nel 2019, nonostante quota 100 e le altre anticipazioni tra cui Ape sociale e opzione donna (pari a circa 200.000 anticipazioni), il numero di pensionati è aumentato di sole 30 mila unità.
Con molta probabilità nel 2020, l’effetto combinato dei quota 100 e le altre anticipazioni con circa 155 mila liquidazioni in più e della pandemia, manterranno molto contenuto, rispetto alle previsioni, l’incremento del numero dei pensionati anche perché occorre considerare, come accaduto negli anni precedenti, che sono in pagamento dal lontano 1980, (o anni precedenti) cioè da oltre 40 anni, più di 565.000 pensioni e da 35 anni e più ben 1.030.000, che sono soggette a ampie cancellazioni per le età molto avanzate dei percettori.

22/03/2021

Italia, risparmiati 2,8 miliardi con SURE

Secondo l’ultimo rapporto della Commissione europea il programma SURE ha permesso all’Italia di risparmiare 2,8 miliardi di euro in termini di minori interessi rispetto a quanto avrebbe dovuto pagare emettendo debito sovrano.

Sui primi 21 miliardi di euro erogati da Bruxelles l’Italia ha risparmiato 2,8 miliardi in termini di minori interessi rispetto a quanto si sarebbe ritrovata a pagare emettendo debito sovrano con gli attuali tassi del mercato. Questo il bilancio della Commissione europea relativo all’impatto del programma SURE sull’economia nazionale, prima beneficiaria degli stanziamenti del fondo UE.

Mentre si attendono le prime tranche del Recovery Fund, in arrivo il prossimo luglio e vincolate alla messa a punto dei piani di ripresa e resilienza degli Stati membri, è dunque il programma SURE a muovere gli ingranaggi della solidarietà europea.

L’Italia, con un importo complessivo di 27,4 miliardi, è l’economia UE che riceverà la fetta più grande del SURE, una sorta di velo protettivo per lavoratori e imprese in tempi di Covid. Lo scorso ottobre il primo round da 10 miliardi, seguito dall’iniezione da 6,5 miliardi di novembre e dagli ultimi 4,4 ricevuti ad inizio febbraio. All’appello ne mancano poco meno di 7.

Il SURE smuove una massa monetaria di 100 miliardi, di cui il 90% è stato già piazzato con le prime erogazioni. Oltre all’Italia, i maggiori importi sono destinati alla Spagna (21,3 miliardi) e alla Polonia (11,2 miliardi). Ma aldilà dei meri calcoli numerici sul volume dei finanziamenti, è nel rapporto con i tassi di mercato che si rileva il vantaggio del fondo UE rispetto alla canonica emissione di debito sovrano.

Come evidenziato dall’ultimo report della Commissione europea, infatti, i 18 Stati membri beneficiari dei finanziamenti del SURE sono riusciti a risparmiare 5,8 miliardi in minori interessi grazie all’elevato rating di credito dell’UE, di cui oltre la metà sono da ascrivere all’Italia (2,8).

Stando sempre ai dati snocciolati da Bruxelles, il programma SURE ha sostenuto nel 2020 tra i 25 e i 30 milioni di cittadini europei – circa un quarto della forza lavoro dei 18 Stati beneficiari del fondo - colpiti dalla crisi sanitaria ed economica dell’ultimo anno, oltre ad un volume di imprese che oscilla tra gli 1,5 e i 2,5 milioni.

Si tratta, come accennato, di prestiti con condizioni favorevoli rispetto al mercato, che permettono di finanziare misure di riduzione dell’orario di lavoro e altri interventi volti a mantenere i volumi occupazionali nel continente.

04/02/2021

Risparmio 2020 in salute

Fondi aperti sugli scudi nel corso del 2020. L’industria del risparmio gestito è stata dominata dai fondi aperti che hanno pesato per 19 miliardi di euro, mentre il dato delle gestioni collettive è comunque il migliore registrato dal 2017 (25 miliardi di sottoscrizioni). L’anno appena trascorso si è chiuso con una raccolta netta positiva di 7,8 miliardi, secondo quanto informa l’ufficio studi di Assogestioni nella sua mappa mensile.
Sulla base dei dati preliminari, il patrimonio gestito al 31 dicembre si mantiene sui massimi storici a 2.392 miliardi, 85 in più rispetto alla fine del 2019.
Nel 2020 sono cresciuti i prodotti azionari, con un incremento di 15,2 miliardi rispetto all’anno precedente, seguiti poi dai bilanciati (+8,5 miliardi), da- gli obbligazionari (+8,2 miliardi) e dai monetari (+5,3 miliardi).
Le famiglie italiane hanno confermato quindi la fiducia nei gestori già espressa negli anni scorsi, nonostante la raccolta, nel mese di dicembre, sia calata di 15,4 miliardi, “a seguito di un’operazione tecnica straordinaria del gruppo Generali che ha influito sul saldo mensile dei mandati istituzionali e, quindi, sul conteggio totale delle gestioni individuali (-20,4 miliardi)”, come si legge nella nota di Assogestioni. I fondi comuni, infine, hanno realizzato nell’ultimo mese dell’anno una raccolta netta pari a 5 miliardi.

28/01/2021

Arbitro assicurativo, ci siamo (forse)

L'Ivass è pronta a partire, ma si attendono, come sempre, le disposizioni ministeriali. L'Istituto si augura di poter inaugurare l'Adr del settore entro la metà dell'anno. Aas, così si chiamerà, si aggiungerà all'Acf e all'Abf già operative per dirimere le controversie finanziarie e bancarie
Le Adr (Alternative dispute resolution) sottendono a un'istanza di giustizia efficiente che dirima le controversie tra intermediari finanziari e consumatore. Entro la metà dell'anno (forse) all'Acf (Arbitro sulle controversie finanziarie) e all'Abf (Arbitro bancario finanziario) si aggiungerà l'Aas, cioè l'Arbitro assicurativo, da tempo atteso e che ora potrebbe vedere finalmente la luce.
Di Adr, risultati e attese, si è discusso in un convegno (online) che ha riunito il principali attori e responsabili delle Alternative dispute resolution, organizzato dalla Facoltà di Economia dell'Università Sapienza di Roma, con la collaborazione dall'Associazione nazionale per lo studio del credito.
Un evento unico durante il quale, tra gli altri, hanno parlato gli arbitri Gian Paolo Barbuzzi, presidente di Acf; Magda Bianco, capo del dipartimento Tutela della clientela e dell'educazione finanziaria della Banca d'Italia; e Maria Luisa Cavina, capo del servizio Tutela del consumatore di Ivass.
Il sistema arbitrale italiano è una best practice europea anche grazie al delicato bilanciamento tra potere dell'arbitro, tutela e responsabilità dell'intermediario. Le decisioni degli arbitri, in questi anni, hanno costituito "un vero e proprio diritto vivente per quanto riguarda la giurisprudenza dei contratti bancari e finanziari", ha specificato nella sua introduzione Domenico Siclari, ordinario di Diritto dell’economia e dei mercati finanziari presso la Sapienza. La qualità delle decisioni degli arbitri è alta e il grado di tecnicismo è maggiore rispetto a quello che solitamente è rappresentato nelle sentenze della magistratura ordinaria su questi temi. Tutti valori riconosciuti anche in alcuni pronunciamenti della Corte di Cassazione.

19/01/2021

Trasporto dei vaccini anti Covid , una sfida anche
assicurativa

Per le compagnie aeree e i loro partner assicurativi il trasporto dei vaccini anti-covid 19 rappresenta una sfida senza precedenti. Lo hanno sottolineato Philip Clayton e Andy Bowman della società di consulenza Willis Towers Watson in un articolo scritto per Air Cargo News. Per far comprendere la portata dell’impegno è sufficiente fare riferimento alla stima fatta ad ottobre dalla Iata, l’associazione delle compagnie aeree, secondo cui sarebbe stato necessario l’equivalente di 8.000 B747F (ciascuno in grado di trasportare 100 tonnellate) per fornire vaccini sufficienti per i 7,8 miliardi di abitanti della terra. Alcuni esperti ritengono che l’intera flotta globale dell’aviazione commerciale sarà coinvolta nelle operazioni di trasporto del vaccino così come molti altri operatori a terra in aggiunta agli specialisti nelle catene di approvvigionamento fredde.

Tradizionalmente, meno di un quinto delle spedizioni farmaceutiche globali viene trasportato per via aerea verso le destinazioni degli utenti finali, ma si prevede che i requisiti di «velocità di commercializzazione» del vaccino Covid eserciteranno uno sforzo senza precedenti sulla catena di approvvigionamento del freddo, che include aeroporti, operatori di terra e spedizionieri.

Si prevede che tre dei maggiori produttori di vaccini – AstraZeneca, Pfizer e Moderna – avranno la capacità produttiva di 5,3 miliardi di dosi entro la fine del 2021, sufficienti per circa il 40% della popolazione mondiale (l’acquisizione dell’immunità richiederà due dosi per alcuni vaccini).

Per i fornitori di trasporto aereo e i loro partner della catena di approvvigionamento, l’industria farmaceutica richiede infrastrutture e conoscenze specialistiche come quella di operare in un ambiente a temperatura minima controllata (il vaccino Pfizer deve essere conservato a -70 ° C fino al momento dell’uso, ad esempio). Ciò ha mantenuto la maggior parte del mercato farmaceutico nelle mani capaci di una manciata di vettori esperti in carichi «freddi». Ma la pressione per fornire il vaccino il più rapidamente e ampiamente possibile dovrebbe portare nuovi operatori meno esperti a fare il loro ingresso nella distribuzione, aggiungendo una serie di nuovi rischi per la catena di approvvigionamento.

Le sfide logistiche sono ben lungi dall’essere le uniche responsabilità che i vettori aerei e gli assicuratori dovranno considerare. Si prevede che i valori delle spedizioni saranno significativamente più alti rispetto alle spedizioni internazionali standard coperte dagli assicuratori in conformità con i limiti della Convenzione di Montreal («la Convenzione»).

La Convenzione limita la copertura assicurativa relativa ai danni a «22 diritti speciali di prelievo» (SDR) per kg, o un valore equivalente a US $ 30- $ 32, a seconda delle fluttuazioni valutarie. Il mercato deve ancora stabilire come verranno valutati quei vaccini; le possibilità vanno dai costi di produzione o di sostituzione dei vaccini, ai loro costi di vendita al dettaglio.

Quest’ultimo è stato stimato da alcuni produttori a $ 20- $ 25 per dose; dato che i vaccini sono carichi relativamente leggeri, molte spese di spedizione supereranno di gran lunga la copertura disponibile entro i limiti della Convenzione. Il tema è rilevante perché IATA e l’ Organizzazione mondiale della sanità ritengono probabile che, soprattutto in relazione alla temperatura assai rigida richiesta per il trasporto dei vaccini Pfizeri, fino al 25% delle dosi potrebbe essere rovinato ogni anno a causa dello scarso controllo della temperatura.

Peraltro la distribuzione dei vaccini rappresenta una formidabile opportunità per l’industria aeronautica mondiale. Il picco di distribuzione delle dosi stimolerà la domanda di capacità di carico internazionale in un momento in cui gran parte della flotta è inattiva. Gli ultimi numeri della IATA indicano che la capacità sulle rotte internazionali nell’ottobre 2020 è diminuita di circa il 25% anno su anno.

Sui temi assicurativi legati alla distribuzione dei vaccini c’è anche da registrare un’intervista agli esperti di Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS) comparsa su Insurance Journal. «Un processo di distribuzione di successo del vaccino inizia con il trasporto delle materie prime – Active Pharmaceutical Ingredients (API) – che compongono il vaccino fino al punto di iniezione nell’individuo che riceve la dose del vaccino. Il nostro obiettivo come assicuratore di questa catena del freddo dall’inizio alla fine è quello di non subire perdite di prodotto a causa di variazioni di temperatura, violazioni della sicurezza o semplicemente danni fisici durante il trasporto».

16/12/2020

IL LOCKDOWN RENDE LE STRADE PIÙ’ SICURE

Nei primi nove mesi 2020 calo record per sinistri (-29,5%), morti (-26,3%) e feriti (-32%): mai successo prima nella storia della mobilità


Il lockdown non sconfigge solo il Covid-19 ma anche la pandemia stradale: nei primi nove mesi 2020 in Italia c'è stato un calo record per sinistri (-29,5%), morti (-26,3%) e feriti (-32%). Un dato scontato, ovvio, ma va detto che una cosa del genere non era mai successa prima nella storia della mobilità. Da gennaio a settembre infatti, secondo i dati Aci-Istat ci sono stati appena 90.821 incidenti, 1.788 morti e 123.061 feriti.

E, a ben guardare, è un calo superioriore alla discesa delle percorrenze medie delle auto visto che sulle strade extraurbane principali la diminuzione del traffico è stata del 23%. Il dramma di tutta questa faccenda però sta nel fatto che - nonostante il blocco della circolazione - neanche con questi cali record l'Italia raggiungerà l'obiettivo europeo di riduzione del 50% delle vittime della strada entro il 2020. Nei primi nove mesi di quest'anno, infatti, il numero dei morti è calato del 43,1% rispetto al 2010 e del 66,4% rispetto al 2001.

C'è ancora - quindi - molto da fare perché secondo tutti gli analisti appena la circolazione tornerà ai soliti ritmi, anche il numero di morti e feriti tornerà ad impennarsi. E, sebbene dai dati di questi primi mesi si possa scorgere qualche debole segnale di piccoli comportamenti virtuosi (il traffico è calato meno delle vittime), appare evidente che la riduzione delle vittime dipenda sostanzialmente solo dal lockdown.

01/11/2020

Con l’economia italiana e mondiale in ginocchio a causa della pandemia, il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) è tornato sulle prime pagine dei giornali e nei dibattiti politici. Mentre infuriano polemiche e scontri tra fazioni è utile fare chiarezza su questo strumento.

Cos'è il MES

Entrato in vigore nel 2012 per contrastare gli effetti economici della crisi del 2008, il MES, o fondo salva Stati, sostituisce il Fondo Europeo di stabilità finanziaria e il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria.

Si tratta, in sostanza, di un fondo monetario che ha l’obiettivo di mantenere la stabilità finanziaria nell’Eurozona, sostenendo nei momenti di crisi gli Stati membri che hanno adottato l’euro come moneta unica. Ad oggi il MES è stato utilizzato per soccorrere Portogallo, Cipro, Spagna e Grecia, scatenando molte polemiche tra economisti e politici.

Come funziona il MES

Il fondo è gestito da un consiglio dei Governatori composto dai ministri delle finanze dell’Eurozona e da un Consiglio di Amministrazione, nominato dagli stessi Governatori. Ne fanno parte anche il Direttore Generale, il Commissario EU agli affari economici e il Presidente della . Le somme del fondo vengono raccolte attraverso (l’Italia è il terzo maggiore finanziatore dopo Francia e Germania). Tuttavia, poiché ogni Paese ha un diverso grado di affidabilità, alla quota versata da ciascuno viene riconosciuto un interesse differente.

Quando uno Stato europeo ha bisogno di liquidità può presentare richiesta di assistenza al Presidente del consiglio dei Governatori. A questo punto, la Commissione analizza le condizioni di salute del Paese e ne valuta il fabbisogno finanziario. In base ai risultati dell’analisi, l’organo plenario del MES può decidere di attivarsi con misure come l’erogazione di prestiti, l’acquisto di titoli di Stato o l’attivazione di linee di credito precauzionale. In cambio, il Paese che ha fatto la richiesta di assistenza deve aderire a condizioni piuttosto impegnative, impegnandosi a realizzare riforme strutturali e adottare misure fiscali per migliorare il proprio bilancio, sia sul breve che sul lungo periodo.

MES e Coronavirus: perchè sentiamo tanto parlare del fondo salva Stati

Come hanno notato molti esperti, il fondo salva Stati “classico” presenta condizionalità troppo aspre per essere utile in questa situazione di emergenza generale. E tuttavia ha un indubbio vantaggio: 410 miliardi di euro già stanziati e pronti all’uso. Una cifra che sarebbe utile mobilitare in fretta, dal momento che ci troviamo davanti a “uno shock comune molto forte e puramente esogeno”, caratterizzato da “continua incertezza sulla durata e l’intensità”, come ha osservato il Fondo Monetario Internazionale. Ma per coprire le necessità di tutti i Paesi colpiti.

L’Eurogruppo sembra essere consapevole di tutti questi aspetti e ha di fatto predisposto la creazione di una nuova linea di credito, finanziata dal MES e attivabile da qualsiasi Stato membro a sua discrezione. Questo “nuovo” MES ha una sola condizione: . Per quanto non risolutiva, l’idea di un MES senza condizionalità ha incontrato il favore di molti, anche se tutte le strade sono ancora aperte e diversi oppositori restano agguerriti.

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