08/06/2026
Mutui in frenata nel 2026: cala la domanda ma crescono importi e durata dei prestiti
Nel primo trimestre del 2026 le richieste di mutui segnano un calo del 12,4%, dopo un 2025 trainato da surroghe e nuove erogazioni. Secondo Crif, aumenta però l’importo medio, ai massimi da dieci anni, mentre le famiglie scelgono durate più lunghe e tasso fisso per difendersi dall’incertezza economica. Una dinamica che riflette maggiore prudenza e attenzione alla stabilità dell'economia.
Mutui in calo dopo il boom del 2025
Il mercato dei mutui immobiliari in Italia apre il 2026 con un segnale di rallentamento. Nel primo trimestre dell’anno, infatti, la domanda registra una contrazione del 12,4% rispetto allo stesso periodo del 2025, segnando un’inversione di tendenza dopo la forte crescita osservata dodici mesi prima. Il dato va però letto alla luce di un confronto particolarmente elevato: il primo trimestre del 2025 aveva beneficiato di una dinamica espansiva significativa, che rende fisiologico il ridimensionamento attuale.
Il rallentamento appare ancora più evidente osservando il solo mese di marzo, quando le richieste segnano un calo del 15%. La traiettoria discendente, in realtà, si era già delineata nella seconda metà del 2025, con una progressiva perdita di slancio a partire dall’estate e una contrazione più marcata da ottobre in poi.
Surroghe protagoniste, ma in fase di raffreddamento
Il 2025 è stato caratterizzato da una forte crescita delle surroghe, aumentate del 25,1%, accompagnate da un incremento del 15,1% dei nuovi mutui erogati. Questo dinamismo ha sostenuto il mercato, consentendo a molte famiglie di rinegoziare condizioni più favorevoli.
Tuttavia, proprio le surroghe hanno iniziato a perdere vigore nella parte finale dell’anno, registrando una flessione di oltre 9 punti percentuali nell’ultimo trimestre. Un segnale che anticipa il rallentamento complessivo osservato nel 2026 e che suggerisce un progressivo esaurimento della spinta legata al rifinanziamento dei prestiti.
Incertezza economica e scelta del tasso fisso
A incidere sul comportamento delle famiglie è soprattutto il contesto macroeconomico. Le tensioni geopolitiche e l’andamento dei prezzi energetici alimentano timori di inflazione e instabilità, rendendo più complessa la pianificazione finanziaria di lungo periodo.
In questo scenario, prevale nettamente la ricerca di sicurezza: l’86% dei mutui viene stipulato a tasso fisso, sia per le nuove erogazioni sia per le surroghe. La preferenza riflette la volontà di proteggersi da possibili rialzi futuri dei tassi, garantendo una rata stabile nel tempo.
Importi richiesti ai massimi da dieci anni
Nonostante la flessione della domanda, cresce il valore medio dei mutui richiesti. Nel primo trimestre del 2026 l’importo medio si attesta a 161.059 euro, in aumento del 4,8% rispetto all’anno precedente e al livello più alto dell’ultimo decennio. Il confronto con il 2016, quando la media era poco superiore ai 122.000 euro, evidenzia chiaramente l’aumento del fabbisogno finanziario delle famiglie.
La distribuzione per classi di importo mostra una concentrazione nelle fasce intermedie: oltre il 60% delle richieste si colloca tra i 100.000 e i 300.000 euro. Le operazioni sopra i 300.000 euro restano minoritarie, mentre quelle sotto i 100.000 euro rappresentano poco più di un terzo del totale.
Mutui più lunghi per sostenere rate più leggere
L’aumento degli importi si riflette direttamente sulla durata dei finanziamenti. La fascia più richiesta è quella tra i 25 e i 30 anni, che da sola raccoglie il 43,5% delle domande. Si tratta di una scelta quasi obbligata per molte famiglie, che cercano di contenere l’impatto della rata mensile distribuendo il debito su un periodo più lungo.
Anche le durate tra i 20 e i 25 anni mostrano un peso significativo, mentre le soluzioni più brevi risultano ormai residuali. Questo allungamento dell’orizzonte temporale rappresenta uno degli effetti più evidenti dell’aumento dei prezzi immobiliari e del costo complessivo del credito.
Il profilo dei richiedenti: centralità della fascia 35-44 anni
Dal punto di vista anagrafico, il mercato dei mutui continua a essere dominato dalla fascia tra i 35 e i 44 anni, che rappresenta quasi la metà delle richieste complessive (47,7%). Seguono i giovani tra i 25 e i 34 anni, con una quota del 30,2%, mentre le classi di età più avanzate incidono in misura più contenuta.
Il dato conferma come il mutuo resti principalmente uno strumento utilizzato nella fase centrale della vita lavorativa, quando la stabilità reddituale consente di affrontare impegni finanziari di lungo periodo.
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