03/06/2026
A Sarajevo basta camminare per poche decine di metri per attraversare secoli di storia, culture e fedi: in quello che la nostra guida chiama “un fazzoletto di terra”, visitiamo infatti l’antica chiesa ortodossa di San Michele, la sinagoga ebraica e la moschea Gazi-Husrev-Bey. ⛪🕍🕌
Tre luoghi vicinissimi, tre anime della città, una testimonianza potente: qui nessuna cultura ha prevaricato le altre. Al contrario, Sarajevo ha costruito la propria identità sull’incontro, sulla mescolanza, sull’alterità vissuta come normalità. 🤝✨
Perfino le storie personali sembrano nascere da una speciale alchimia: cultura, religione, lingua, origine si intrecciano in modi diversi, dando vita a una comunità accogliente.
Eppure questa comunità ha rischiato di scomparire, schiacciata dalle spinte etno-nazionaliste che hanno portato alla guerra nei Balcani degli anni ’90. Una ferita ancora presente, ma non più forte del desiderio di pace. 🕊️
È l’Ambasciatrice italiana, Sarah Eti Castellani, a raccontarci quanto oggi la gente di Sarajevo difenda la convivenza civile, pur in presenza di narrazioni politiche divisive.
Scopriamo che, in questa situazione di grande complessità, l’Italia è l’unico Paese capace di dialogare con tutte le parti, grazie a una credibilità costruita negli anni portando aiuti e vicinanza. Spesso, ci racconta l’Ambasciatrice, la “piccola” cooperazione delle realtà associative italiane è stata più efficace della diplomazia internazionale. “Insieme per Sarajevo”, l’associazione vicentina che ci accompagna in questo viaggio, ne è un esempio prezioso. ❤️
In questo 2 giugno abbiamo sentito l’orgoglio per ciò che le italiane e gli italiani sono riusciti a fare qui. 🌍🕊️
Le immagini descrivono, oltre al gruppo: il soffitto della biblioteca di Sarajevo, bombardata nel 1992 e oggi restaurata; il dono del libro di BCC Veneta “Luoghi e Memorie del Veneto”, da parte del dott. Leopoldo Pilati all’ambasciatrice italiana in Bosnia Sarah Eti Castellani.