25/05/2026
Grazie all' amico 🌞
Sono da preferire Gestori liberi e indipendenti, flessibili e dinamici 🌞
In tanti avete già letto queste riflessioni su LinkedIn, ma se anche uno solo di voi non le avesse lette, sono convinto che le apprezzereste:
ETF, SPIVA e tre numeri che si dimezzano
Vent'anni di flussi verso gli ETF poggiano su un numero costruito con tre scelte metodologiche discutibili. Se le rileggi con criteri più aderenti alla realtà dell’investitore, il risultato si dimezza e nel reddito fisso, si rovescia.
Lo SPIVA U.S. Scorecard di S&P Global è la lapide statistica della gestione attiva: ogni anno certifica che la stragrande maggioranza dei fondi non batte il proprio benchmark.
L’ultima edizione, riferita a fine 2024, dichiara che il 92% dei fondi attivi sull’azionario americano è stato battuto dall’indice su orizzonte ventennale. Su quel numero hanno costruito la propria fortuna gli ETF (a cui S&P vende la composizione degli indici), e su quel numero si è plasmato il consenso di chi alloca patrimoni.
Mi sono imbattuto per caso, scorrendo la prestigiosa rivista online Investment News, in un articolo a firma di Steve Randall qualche giorno fa: racconta uno studio pubblicato il giorno prima da tre ricercatori di 3 Università: quelle di Notre Dame, Dayton e Arkansas, finanziato dall’Investment Adviser Association (sì, l’associazione dei gestori attivi: lo dichiaro apertamente per totale trasparenza).
Cosa fa S&P?
1️⃣ Classifica automaticamente come "sottoperformante" qualsiasi fondo venga liquidato o fuso, azzerando di fatto i rendimenti reali generati per gli investitori fino al giorno dell'uscita dal mercato.
2️⃣ Un fondo da 10 milioni di dollari ha lo stesso peso statistico di uno da 10 miliardi. Ma i capitali veri si concentrano dove ci sono risultati. Ricalcolando le performance ponderandole per le masse gestite (ovvero misurando dove si trovano concretamente i soldi degli investitori), la fotografia cambia radicalmente.
3️⃣ Ignora il benchmark ufficiale del fondo e ne impone uno generico scelto da S&P. Quindi, se un gestore con un mandato Value difensivo batte il suo indice, ma il listino generale è trainato dal Growth, SPIVA lo classifica come perdente. È come bocciare un campione di rally perché non ha vinto in Formula 1.
Come cambia il quadro?
Sull’azionario USA a vent’anni, la quota di asset in fondi attivi che ha sottoperformato scende dal 92% al 55%.
Sul reddito fisso a 10 anni, il 71% di sottoperformance diventa 37%, quasi due dollari su tre investiti in fondi attivi obbligazionari hanno battuto l’equivalente passivo.
Sull’high yield a 15 anni si passa dal 74% al 12%, sull’investment grade intermedio a 20 anni dal 72% al 21%.
Io non penso che SPIVA dichiari il falso, ma che sia clamorosamente incompleto!
Al risparmiatore NON interessa sapere quanti fondi battono il benchmark, ma quanti dollari battono l’alternativa realmente investibile.
Bizzarro che quando S&P pubblica i suoi numeri pro-ETF, i titoli sui grandi giornali finanziari si sprecano.
Quando tre accademici dimostrano matematicamente che quegli stessi numeri sono distorti da scelte di calcolo discutibili, nessuna testata tier 1 la riporta.
Come mai?