Daniele Generosi - Responsabile Clienti Alleanza Fabriano

Daniele Generosi - Responsabile Clienti Alleanza Fabriano Private Advisor | IPA presso Alleanza Assicurazioni Spa

11/08/2026

La classifica delle aziende italiane quotate più grandi al mondo racconta una storia precisa: l’Italia è un Paese di banche, energia e lusso.

In testa c’è UniCredit con $146 miliardi di capitalizzazione. Il sorpasso su Intesa Sanpaolo - consumato nel 2024 sotto la guida di Andrea Orcel - si è ormai consolidato in un vantaggio strutturale. Insieme, le prime due banche italiane valgono quasi $285 miliardi: più di Enel e Eni messe insieme.

Il settore finanziario domina la classifica con almeno 12 aziende tra le prime 40: banche, assicuratori, asset manager. Da Generali (5ª, $77 mld) a Mediobanca, da FinecoBank a Mediobanca a Unipol, la raccolta e il risparmio italiani godono di una salute che i mercati continuano a premiare.

L’energia è la seconda colonna portante. Enel (3ª, $113 mld), Eni (4ª, $79 mld), poi Terna, Snam, A2A, Italgas, Edison, Hera: otto aziende su quaranta operano nelle infrastrutture energetiche o nella transizione verde. L’Europa che reinveste su reti e rinnovabili passa quasi sempre da aziende italiane.

Il vero jolly è il lusso: Ferrari vale $71 miliardi ed è sesta in classifica assoluta, davanti a colossi delle utility e alla maggior parte delle banche. Moncler, Prada e Brunello Cucinelli completano un poker che conferma come il Made in Italy premium resista ai cicli economici meglio di molti altri settori.

La novità dell’anno è Bending Spoons: la software company milanese si è quotata al Nasdaq a luglio, balzando subito tra le prime 15 aziende italiane per valore. È la prima tech company italiana di consumo a sbarcare sui mercati americani. Un segnale, non ancora una tendenza, ma da seguire.

Infine Prysmian (7ª, $42 mld): forse l’azienda italiana meno conosciuta al grande pubblico, eppure tra le prime 10. La corsa globale ai cavi sottomarini e alla connettività la sta trasformando in una delle storie di crescita più interessanti d’Europa.

Dati: Companies by market cap

“…quelli del sigaro” 😎🔝
05/08/2026

“…quelli del sigaro” 😎🔝

        "Qual è l'ultima volta in cui ti sei preso davvero cura di te?"Quante volte lo avete chiesto alla persona che av...
02/08/2026


"Qual è l'ultima volta in cui ti sei preso davvero cura di te?"

Quante volte lo avete chiesto alla persona che avete davanti?

Non quanto spende per curarsi.
Non se ha già una copertura.

Ma se, nella sua vita reale, riesce ancora a 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨, accesso, orientamento e continuità per proteggere la propria salute.

Oggi, 24 luglio, è l'𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥 𝐒𝐞𝐥𝐟-𝐂𝐚𝐫𝐞 𝐃𝐚𝐲. Un'occasione per ricordare una cosa semplice: prendersi cura di sé non dovrebbe cominciare quando il problema è già arrivato.

Secondo la Corte dei Conti, nel 2024 la 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚 complessiva in Italia è stata di circa 𝟏𝟖𝟓 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐝𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨. Di questi, 41,3 miliardi sono stati sostenuti direttamente dalle famiglie “di tasca propria”, perché non coperte o non rimborsate.

L'estate è un periodo dell'anno che ci porta a pensare alla salute e alla prevenzione.

Mangiamo con più attenzione.
Cerchiamo di muoverci di più.
Proteggiamo la pelle dal sole.

Sono piccoli gesti che rispondono alla stessa logica: 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 che il rischio diventi un problema.

Il punto, quindi, non è solo rimborsare una spesa.
È aiutare le persone ad arrivare prima.

D'estate sappiamo che per godersi il sole bisogna proteggersi.
La salute funziona allo stesso modo.

𝐋𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐞𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐮𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚.

🔜 Proteggersi per Investire meglio 🍀📈…e pensare che le prime due “preoccupazioni” in classifica potrebbero essere assolu...
01/08/2026

🔜 Proteggersi per Investire meglio 🍀📈
…e pensare che le prime due “preoccupazioni” in classifica potrebbero essere assolutamente gestite, se solo ci si affidasse a Professionisti e non a “mio cugino” 😓

29/07/2026

Semplice, Flessibile, Efficiente

13/07/2026
08/07/2026

🔝

Oggi il temporale mi ha tenuto in casa. E confesso che mi sto divertendo — con un filo di inquietudine — a scorrere i po...
03/07/2026

Oggi il temporale mi ha tenuto in casa. E confesso che mi sto divertendo — con un filo di inquietudine — a scorrere i post dei fininfluencer.

Parlo di quei profili che in due anni sono passati da signor nessuno a punti di riferimento per migliaia di investitori, soprattutto i più giovani. In parte servono, lo riconosco. Ma un portafoglio, quello vero, non credo l’abbiano mai gestito. Il loro sì — anche se, vista l’età, forse nel 2018 o nel 2020 pure il “loro” andava ancora spiegato a scuola.

Il merito, però, glielo riconosco: hanno cavalcato la logica del prodotto alla portata di tutti — FACILE, ECONOMICO, TRASPARENTE — e sono diventati personaggi della finanza social e da podcast. Con merito, davvero.

Poi però arrivano giorni come questi.

Uno mette in guardia sulla composizione degli ETF: “l’S&P 500 ha 500 aziende, ma le prime 7-10 ne fanno l’andamento”. Ma pensa un po’. (C’è chi lo dice da tre anni, per la cronaca.)

Un altro, tre giorni fa: “l’oro non ha davvero quella funzione difensiva, non è propriamente un investimento”.

Il punto è che sui social e sui podcast rimane tutto. E sono spesso gli stessi che un anno fa, a voce grossa, dicevano: “Comprate l’ETF sull’S&P 500 e DIMENTICATEVENE, è il modo migliore per possedere il mercato”. “L’oro sarà l’investimento del futuro, lo comprano perché sostituirà il dollaro”. Comprate e state fermi. E altre belle parole così.

Oggi, esattamente il contrario. Un’avvertenza dietro l’altra, il consiglio velato: esistono gli equal weight, i momentum, gli attivi, la leva, lo short…

Ma non dovevo comprare e stare fermo?

E qui immagino l’investitore che li ha presi sul serio:

“Ho comprato l’ETF proprio per non pensarci. Era il modo migliore per avere il mercato. Adesso non lo è più? Ho comprato l’oro perché nelle difficoltà doveva salire, perché sostituiva il dollaro come bene rifugio. Al mio consulente — a mandato o indipendente — avevo detto che ne avrei fatto a meno, perché avevo capito che bastava stare fermi. Ora chi glielo va a dire che non ci avevo capito granché, e che mi fidavo di chi la finanza la ama ma non ci ha mai lavorato dentro? Però parlava bene, scriveva bene… e magari un po’ di pubblicità gliela pagano proprio le società che emettono gli ETF. Non è conflitto di interessi, questo?”

Ecco. Il paradosso è tutto qui.

E intanto noi consulenti — a mandato, indipendenti, di ogni categoria — stiamo tornando a fare quello che facevamo a inizio anni 2000: sederci accanto al cliente e spiegare. Da capo. Cosa c’è dentro un indice, cosa vuol dire diversificare, perché “facile” non è mai sinonimo di “senza conseguenze”. Ovviamente con i clienti nuovi. Sinceramente? Non mi lamento. È il mestiere.

Lo facevamo prima che qualcuno vendesse l’illusione che il mestiere non servisse più, prima che nascessero Fininfluencer ed educatori finanziari. Ci sarà un motivo se informare, educare e fare consulenza, sono termini diversi?

Stay Tuned.
Daniele

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