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Ci sono giornate che sembrano normali, ma che ti lasciano qualcosa.Oggi, tornando da Brescia dopo una giornata fatta di ...
03/08/2026

Ci sono giornate che sembrano normali, ma che ti lasciano qualcosa.

Oggi, tornando da Brescia dopo una giornata fatta di riunioni, confronti, nuovi progetti e tanti chilometri, mi sono accorta che il filo conduttore di tutte le conversazioni era sempre lo stesso.

Le organizzazioni solide funzionano.

Funzionano quando dietro ci sono imprenditori visionari, manager preparati e persone che sanno costruire metodo, scegliere i collaboratori giusti e dare una direzione chiara.

Al contrario, l’improvvisazione, la confusione e le scorciatoie possono anche sembrare efficaci all’inizio, ma prima o poi presentano il conto.

Con gli anni ho imparato a capire molto più velocemente chi ho davanti. Questo mi ha fatto risparmiare tempo, energie e mi ha permesso di concentrarmi sui progetti che hanno davvero prospettiva.

Anche nelle nostre aziende abbiamo fatto una scelta precisa: prima ancora di crescere, strutturarci.

E forse è proprio per questo che oggi attraiamo partner con la nostra stessa visione.

Perché, alla fine, le persone giuste riconoscono altre persone che stanno costruendo nella stessa direzione.

Buona strada a chi ogni giorno sceglie di costruire basi solide, anche quando richiede più tempo. È l’unico investimento che, prima o poi, ripaga sempre. 🤝

Ci sono momenti nella vita professionale in cui ti guardi indietro e ti rendi conto di quanta strada hai percorso.Da qua...
31/07/2026

Ci sono momenti nella vita professionale in cui ti guardi indietro e ti rendi conto di quanta strada hai percorso.

Da quando ho deciso di mettermi in gioco come consulente d’impresa e business developer indipendente, di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta. Ho investito nella mia crescita, nella formazione continua, nell’innovazione, approfondendo anche l’intelligenza artificiale applicata al business, con un obiettivo preciso: offrire competenze e poter scegliere.

Scegliere con chi collaborare.
Scegliere i progetti in cui credere.
Scegliere i settori nei quali poter creare valore.

Negli ultimi anni ho avuto il privilegio di affiancare PMI, brand, fondi d’investimento e imprenditori nello sviluppo del business, nella crescita commerciale e nell’innovazione strategica.

Oggi sono particolarmente orgogliosa di aggiungere un nuovo tassello al mio percorso.

Entrare a far parte di WelfareCare come consulente d’impresa significa lavorare in un settore che considero fondamentale: quello della salute, della prevenzione e del welfare aziendale. Un ambito che porta la prevenzione direttamente nelle aziende attraverso programmi dedicati ai collaboratori, contribuendo concretamente al loro benessere e alla cultura della salute.

Per me questa collaborazione ha anche un valore personale.

Da ex paziente, conosco quanto la prevenzione possa fare la differenza. Per questo sento questa missione ancora più vicina e autentica.

Sono felice di poter offrire ai miei clienti non solo consulenza strategica, commerciale e manageriale, ma anche supporto nello sviluppo di progetti di welfare aziendale e benefit, perché oggi fare impresa significa prendersi cura delle persone tanto quanto dei numeri.

Lavorare è importante…ma il vero lusso è poter scegliere con chi farlo.

Se vuoi capire come integrare il welfare aziendale nella tua impresa, creare valore per i tuoi collaboratori e rafforzare la tua organizzazione, sarò felice di confrontarmi con te.

Il problema del passaggio generazionale non è solo tra padre e figlio. È quello che succede nel mezzo.Quando un’azienda ...
23/07/2026

Il problema del passaggio generazionale non è solo tra padre e figlio. È quello che succede nel mezzo.

Quando un’azienda familiare affronta un passaggio generazionale, tutti osservano il rapporto tra chi lascia e chi subentra.

Pochi guardano chi vive davvero il cambiamento ogni giorno: i collaboratori.

Se non esistono ruoli chiari, iniziano le fazioni.
Chi segue il fondatore.
Chi sostiene il successore.
Chi cambia idea a seconda di chi ha davanti.

Ed è lì che l’azienda inizia a rallentare.

📌 Un principio che ripeto spesso ai miei clienti:

In azienda si segue l’organigramma, non l’albero genealogico.

I collaboratori non devono scegliere da che parte stare.
Devono conoscere responsabilità, deleghe e obiettivi.

Un passaggio generazionale ben gestito non riguarda solo la famiglia.

Riguarda la leadership, l’organizzazione e la capacità di proteggere il valore più importante di ogni impresa: le persone.

💬 Tu cosa ne pensi? Hai mai vissuto un passaggio generazionale in azienda?

“Ti trovo clienti.”Qualche settimana fa sono stata contattata su LinkedIn da una persona con un profilo estremamente cur...
12/07/2026

“Ti trovo clienti.”

Qualche settimana fa sono stata contattata su LinkedIn da una persona con un profilo estremamente curato, professionale e apparentemente credibile. Si presentava come Business Developer e mi proponeva di trovare nuovi clienti.

Non ne avevo bisogno, ma la curiosità ha preso il sopravvento perché faccio anche io là business developer e spesso mi trovo a trovare opportunità per i miei clienti…

Così gli ho fatto una domanda molto semplice:

“Qual è il tuo metodo?”

La risposta è stata questa:

“Dopo aver identificato il tuo target (che mi dirai tu), invierò il tuo messaggio via email, LinkedIn, Facebook, Instagram e perfino WhatsApp, contattando ogni giorno un gran numero di persone.”

Fermi tutti…sto sbagliando io?
Questo non è Business Development.

È spam. È outreach indiscriminato. In alcuni casi sfiora persino lo stalking digitale. Per non parlare della privacy!

Il Business Development è tutt’altra cosa.

Significa studiare il mercato, comprendere i bisogni di un cliente, costruire relazioni, creare fiducia, generare opportunità attraverso una strategia.

Non significa bombardare chiunque su qualsiasi canale sperando che qualcuno risponda.

La cosa che mi fa riflettere ancora di più è un’altra: oggi LinkedIn ha introdotto verifiche dell’identità, badge, profili sempre più completi e strumenti pensati per aumentare la fiducia sulla piattaforma. Eppure questo non basta a distinguere automaticamente chi lavora con metodo da chi vende semplicemente invii massivi di messaggi.

Un profilo ben fatto non è sinonimo di competenza e nemmeno una lunga lista di recensioni.

La prossima volta che qualcuno si presenta come “Business Developer”, forse la prima domanda da fare è proprio quella che ho fatto io:

“Qual è il tuo metodo?”

Perché la risposta racconta molto più del titolo che compare sul profilo!

Se invece volete conoscere il mio metodo…chiedetemelo :-)

“Se diamo un fisso ai venditori, poi si siedono sugli allori.”È una frase che sento ripetere spesso. Da Sales Manager è ...
07/07/2026

“Se diamo un fisso ai venditori, poi si siedono sugli allori.”

È una frase che sento ripetere spesso. Da Sales Manager è una decisione che ho dovuto prendere spesso rispetto ai miei collaboratori, talvolta scontrandomi con la Proprieta. Eppure, la mia esperienza mi ha insegnato esattamente il contrario.

Per me, riconoscere un compenso fisso non significa semplicemente pagare una persona. Significa fare un investimento sulla fiducia e riconoscere che il tempo, le competenze e le energie di qualcuno hanno un valore, ancora prima dei risultati che riuscirà a portare.

Oggi ho una tariffa oraria o giornaliera o a progetto, ma quando ho lavorato con un fisso, mi sono sempre sentita ancora più responsabile. Sapere che qualcuno stava investendo su di me mi spingeva a dare il massimo, perché sentivo il dovere di ripagare quella fiducia con impegno, professionalità e risultati.

Al contrario, ogni volta che ho collaborato esclusivamente a provvigione, nel tempo quei rapporti sono inevitabilmente andati scemando. Non per mancanza di volontà, ma perché nella mia vita professionale entravano collaborazioni più solide, costruite su una fiducia reciproca e capaci di offrirmi maggiore stabilità. È naturale dedicare più tempo, energie e attenzione a chi, per primo, ha scelto di investire su di te.

Credo che questo valga per molte persone. Se un’azienda riconosce il valore del tuo tempo, ti sta dicendo: “Crediamo in te, ancora prima dei numeri.” E questo genera responsabilità, senso di appartenenza e voglia di costruire qualcosa di duraturo.

Certo, il fisso non sostituisce la meritocrazia. Gli obiettivi devono esserci, così come gli incentivi e la responsabilità dei risultati. Ma partire dalla fiducia, anziché dal sospetto, cambia completamente il rapporto tra azienda e collaboratore.

C’è un detto che mi piace molto: “Chi più spende, meno spende.” Vale anche nella gestione delle persone. Investire sui collaboratori non significa spendere di più: significa creare le condizioni perché possano dare davvero il meglio.

Voi che esperienza avete? Un compenso fisso riduce la motivazione oppure aumenta il senso di responsabilità?

Oggi faccio un’eccezione e non scrivo da consulente.Scrivo da imprenditrice.Negli anni mi sono sentita chiedere spesso: ...
01/07/2026

Oggi faccio un’eccezione e non scrivo da consulente.

Scrivo da imprenditrice.

Negli anni mi sono sentita chiedere spesso: “Ma tu come fai a capire se una persona che assumi ti creerà problemi?”

La verità? Se qualcuno ha la risposta, me la faccia sapere.

Perché è vero che con l’esperienza impari a cogliere qualche sfumatura. C’è chi al colloquio parla solo male dei precedenti datori di lavoro, chi si presenta con la lista delle pretese prima ancora di capire cosa dovrà fare, chi ha sempre una giustificazione pronta e mai una responsabilità da prendersi.

Sono piccoli segnali. E spesso qualcosa raccontano.

Ma altrettanto spesso non raccontano proprio nulla.

Mi è capitato di assumere persone che sembravano perfette e che, dopo pochi mesi, si sono rivelate un problema enorme. E mi è capitato anche il contrario: persone partite in sordina che si sono dimostrate una risorsa straordinaria.

Da imprenditore fai quello che puoi. Investi tempo, soldi, energie. Formi le persone, cerchi di metterle nelle condizioni di lavorare bene, ascolti, correggi, premi quando è giusto farlo e, qualche volta, chiudi anche un occhio perché credi nelle seconde possibilità.

Poi però arriva quel momento in cui capisci che il problema non è la competenza.

È la persona.

Perché ci sono persone corrette che magari sbagliano, ma imparano. E ci sono persone che, qualunque cosa tu faccia, continueranno a sentirsi vittime, a dimenticare tutto quello che hanno ricevuto e a restituire solo problemi.

Quindi sì, mi piace confrontarmi su come migliorare la selezione del personale, su come leggere i segnali e su come costruire un buon team.

Ma dopo tanti anni una convinzione me la sono fatta: se nella tua strada incappi in un truffaldino oppure in un ingrato, puoi essere il miglior imprenditore del mondo, il miglior formatore, il miglior leader.

Non c’è manuale che tenga.

A un certo punto bisogna semplicemente prenderne atto, voltare pagina e continuare a investire su chi merita davvero.

Perché fare impresa significa anche questo: capire che non tutte le persone sono recuperabili. E che non è un tuo fallimento.

La nuova supercazzola aziendale?“La nostra è una retribuzione meritocratica.”Traduzione: solo provvigioni.Nulla contro l...
23/06/2026

La nuova supercazzola aziendale?
“La nostra è una retribuzione meritocratica.”

Traduzione: solo provvigioni.

Nulla contro le provvigioni, che sono uno strumento legittimo per premiare i risultati. Il problema nasce quando la “meritocrazia” diventa un modo elegante per trasferire tutto il rischio d’impresa sul professionista.

Di recente sono stata contattata da un’azienda che opera nella consulenza per passaggi generazionali: un ambito complesso che richiede esperienza, credibilità, competenze e relazioni costruite negli anni.

La domanda è: perché cercare professionisti qualificati e con esperienza per poi proporre collaborazioni esclusivamente a provvigione?

Una persona non viene pagata solo quando vende. Viene pagata anche per il valore che ha costruito nel tempo: competenze, reputazione, relazioni e capacità di rappresentare l’azienda.

La meritocrazia non significa non pagare i professionisti. Significa riconoscerne il valore e premiare i risultati.

Sono due concetti molto diversi. E forse è arrivato il momento di smettere di confonderli.

Chi lavora nelle vendite, nello sviluppo commerciale o, più in generale, nell’incontro tra domanda e offerta, conosce be...
05/06/2026

Chi lavora nelle vendite, nello sviluppo commerciale o, più in generale, nell’incontro tra domanda e offerta, conosce bene questa sensazione.

Dedichi tempo ad ascoltare, analizzare, creare connessioni, costruire opportunità. Metti insieme persone, aziende, competenze e possibilità che, sulla carta, sembrano perfette.

Poi, all’improvviso, tutto si ferma.

A volte per l’indecisione di un cliente. Altre volte vieni derubato di ciò che hai portato…”tanto sono solo numeri di telefono o mail….
Altre volte (e può sembrare incredibile ) vieni bloccato per l’indecisione del fornitore…qualche mese fa ho perso due opportunità con ordini in mano perché “il fornitore stava bene così” ed ho deciso che sarebbero state le ultime, non avevo applicato su di me le stesse analisi che di solito propongo ai miei clienti.

Perché crescere significa anche mettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort, accettare il cambiamento. E non tutti sono pronti a farlo, nemmeno quando hanno davanti un’opportunità concreta.

È frustrante? Certamente.

Ma ogni esperienza insegna qualcosa.

Negli anni ho imparato a diventare sempre più selettiva. Così come analizzo opportunità, rischi e fattibilità per i miei clienti, oggi lo faccio anche per me stessa.

Perché il tempo è una risorsa preziosa e va investito dove esistono reale volontà, visione e possibilità di creare valore.

Se hai ricevuto una proposta commerciale, una partnership, un progetto o un’opportunità e vuoi capire PRIMA se può avere senso approfondirla oppure se rischia di trasformarsi in una perdita di tempo, contattami.

Ti offrirò una prima consulenza gratuita per valutare insieme punti di forza, criticità e potenziale reale dell’iniziativa.

Poi, se vorrai approfondire, potremo costruire un percorso più strutturato.

Meglio investire qualche minuto in un’analisi preventiva che mesi in un progetto destinato a non partire mai.

Scrivimi qui: [email protected]

QUANTI SOLDI PERDONO LE AZIENDE SCEGLIENDO LA PERSONA SBAGLIATA?Non parlo solo di manager.Parlo di consulenti, coach, ad...
30/05/2026

QUANTI SOLDI PERDONO LE AZIENDE SCEGLIENDO LA PERSONA SBAGLIATA?

Non parlo solo di manager.

Parlo di consulenti, coach, advisor, formatori e temporary manager che si vendono benissimo, ma una volta entrati in azienda lasciano più problemi che risultati.

Ecco il mio vademecum anti-fuffa:

1. Chiedi i fallimenti, non i successi
Tutti raccontano i casi vincenti. I professionisti veri sanno spiegare dove hanno sbagliato e cosa hanno imparato.

2. Verifica l’esperienza sul campo
Parlare di leadership è facile. Gestire persone, crisi e decisioni impopolari è un’altra storia.

3. Osserva quanto parlano di sé
I migliori professionisti fanno domande. I migliori venditori fanno monologhi.

4. Chiedi come misureranno il loro impatto
Obiettivi, indicatori e criteri di successo devono essere chiari fin dall’inizio.

5. Guarda cosa succede quando escono dalla stanza
Un professionista lascia autonomia. Un fuffaguru crea dipendenza. La differenza tra un investimento e un costo è tutta qui.

Tu quale di questi 5 punti ritieni il più importante?

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di job hopping: cambiare azienda ogni 12–24 mesi. Un fenomeno reale...
13/05/2026

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di job hopping: cambiare azienda ogni 12–24 mesi.

Un fenomeno reale, diffuso e soprattutto interpretato in modi molto diversi.

Personalmente, non è un approccio che mi rappresenta.
Tuttavia, se vogliamo analizzarlo in modo razionale e oggettivo, la questione è più sfumata di quanto sembri.

Come lo vedono i selezionatori (HR)?

Nella maggior parte dei casi, una permanenza breve in più aziende accende qualche campanello:

• Possibile instabilità o difficoltà a mantenere continuità
• Dubbi sulla capacità di integrarsi nei team
• Percezione di un approccio “mordi e fuggi”
• Rischio di non aver mai espresso pienamente il proprio potenziale (un anno spesso coincide ancora con la fase di onboarding)

Perché sempre più professionisti lo fanno?

Dall’altra parte, i dati e la pratica raccontano anche altro:

• Crescita salariale più rapida (spesso superiore rispetto agli aumenti interni)
• Apprendimento accelerato grazie a contesti diversi
• Sviluppo di una forte capacità di adattamento
• Ricerca attiva di ambienti più stimolanti o sostenibili

Come si può convincere un HR a non vedere negativamente questo aspetto?

• Spiegare i cambiamenti come scelte strategiche
• Evidenziare risultati concreti ottenuti in tempi brevi
• Dimostrare coerenza nel proprio percorso

In sintesi…il job hopping è un’arma a doppio taglio: può rappresentare ambizione e crescita… oppure mancanza di continuità.
Dipende dal contesto, dal settore, da come si costruisce il proprio racconto professionale ma soprattutto dalla CREDIBILITÀ della persona.

E tu come lo vedi? Opportunità o segnale di rischio?

Indirizzo

Via Cavour 35
Este
35042

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 18:00

Telefono

+393477104898

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