14/02/2026
La Legge di bilancio 2026 cambia in modo silenzioso ma profondo il destino del nostro TFR. Il punto di partenza è che le pensioni pubbliche, negli anni, saranno sempre più basse in rapporto all’ultimo salario. Il cosiddetto tasso di sostituzione è in calo e questo significa che la pensione coprirà una quota più piccola dello stipendio a cui siamo abituati. Per questo il governo ha deciso di spingere con più forza sulla previdenza complementare.
Dal 1° luglio 2026, per i neoassunti scatterà il meccanismo del silenzio-assenso. Fino a oggi, se non sceglievi nulla, il TFR restava in azienda. Con le nuove regole succede l’opposto. Se entro 60 giorni dall’assunzione non fai una scelta esplicita, il TFR finirà automaticamente in un fondo pensione. Non è un obbligo, perché si può sempre decidere di lasciarlo in azienda o destinarlo a un altro fondo, ma bisogna dirlo chiaramente.
Se non si esprime alcuna preferenza, il TFR confluirà nel fondo previsto dal contratto collettivo applicato in azienda. Se i fondi sono più di uno, andrà in quello con il maggior numero di iscritti. Dove non è previsto alcun fondo, il conferimento avverrà verso il fondo residuale individuato dalla legge, oggi il Cometa. Anche per molti lavoratori già assunti sarà necessario fare attenzione. Chi ha già scelto un fondo pensione continuerà come prima, mentre chi aveva lasciato il TFR in azienda dovrà confermare la scelta per evitare che scatti il meccanismo automatico.
Accanto a questo, aumenta leggermente anche il vantaggio fiscale: il limite di deducibilità dei contributi ai fondi pensione sale a 5.300 euro l’anno, consentendo di ridurre un po’ di più il reddito imponibile. Inoltre, vengono ampliate le aziende obbligate a versare il TFR al Fondo Tesoreria INPS, con un progressivo abbassamento delle soglie dimensionali.