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Il vero problema dei patrimoni elevati o, anche se più piccoli  ma per noi importanti, non è farli crescere, ma  è prote...
13/03/2026

Il vero problema dei patrimoni elevati o, anche se più piccoli ma per noi importanti, non è farli crescere, ma è proteggerli (e gestirli bene)
Quando si parla di patrimoni, l’opinione comune immagina solo privilegi: libertà, opportunità, stabilità. Ma chi ha davvero accumulato capitale significativo sa che il vero problema inizia proprio lì.

Non si tratta più di “guadagnare di più”, ma di evitare che ciò che si è costruito venga eroso, disperso o compromesso.

Ecco i tre problemi più sottovalutati dai grandi patrimoni a cui invece occorre prestare molta attenzione.

1. La complessità cresce con il capitale
Con più risorse aumentano anche gli strumenti, le entità coinvolte, la fiscalità da gestire, le implicazioni successorie. Si rischia di avere un patrimonio “polverizzato”, difficile da monitorare e inefficiente da gestire.
2. Protezione: più importante del rendimento

Chi possiede non ha bisogno di “fare il colpo”, ma di evitare perdite importanti, talvolta devastanti. Eppure, capita molto spesso di restare esposti a rischi non necessari: eventi legali, fiscali, sanitari o familiari possono avere impatti significativi e talvolta dirompenti per il capitale accumulato.
3. La rendita efficiente

Arriva un momento in cui l’obiettivo non è più accumulare, ma generare reddito. E qui si rischia di cadere nella trappola dei dividendi o degli immobili “a reddito”. Il risultato? Tassazione inefficiente, esposizione illiquida, rischio di concentrazione.

La vera libertà arriva quando il patrimonio smette di essere un insieme di preoccupazioni e torna a essere uno strumento per vivere con serenità. Ma questo accade solo con una regia consapevole, indipendente e coerente con i propri obiettivi.

Chi avesse piacere ad approfondire i temi in evidenza, può contattarmi per un consulto.

Le commissioni bancarie: costi maggiori per il clienteLe banche italiane negli ultimi 3 anni hanno registrato bilanci re...
13/11/2025

Le commissioni bancarie: costi maggiori per il cliente
Le banche italiane negli ultimi 3 anni hanno registrato bilanci record, i cosiddetti extraprofitti, dovuti principalmente all’aumento del margine di interesse dovuto all’inflazione in crescita negli stessi anni.
Da qualche tempo però la BCE ha iniziato il taglio dei tassi, e questo dovrebbe comportare una logica diminuzione dei profitti delle banche, ma ciò non sta succedendo, ma anzi, le banche continuano a macinare utili in crescita. Le sei maggiori banche italiane (tra cui Unicredit, Intesa Sanpaolo, MPS, Banco BPM,BPER) hanno concluso il terzo trimestre dell’anno con un utile netto complessivo di 6,5 miliardi di euro, un dato che non solo tiene, ma segna un lieve incremento (+2,5%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E l'utile da inizio anno ha raggiunto i 21 miliardi di euro e con una crescita più che robusta, ovvero del +8,6%.

Come è possibile guadagnare di più mentre la crescita facile dei tassi si affievolisce?
Da dove arrivano esattamente questi profitti?
Ebbene, banche stanno gestendo brillantemente questa fase di normalizzazione, facendo leva su un altro pilastro, che da tempo corre come un levriero: le commissioni nette sui prodotti collocati alla clientela, che sono cresciute in aggregato del +8,3% su base annua.

Questo aumento non è casuale, ma è il risultato di un cambio strutturale del modello di business delle banche italiane, orientato sempre più verso i servizi consulenziali e il wealth management, ovvero la gestione del risparmio.

Minori rischi (anzi zero rischi rispetto ai prestiti concessi a famiglie e imprese), minori vincoli di capitale, maggiori profitti.

E i profitti arrivano in modo significativo soprattutto dalla vendita e dalla gestione di:

1. Fondi di investimento, certificati, gestioni patrimoniali (raccolta gestita)

2. polizze, ovvero prodotti assicurativi-finanziari (come le unit-linked).

Il sistema bancario si è trasformato sempre più in un collocatore seriale di prodotti finanziari. Il suo guadagno non è più solo legato al costo del denaro, ma è strutturalmente legato alle commissioni di gestione che si addebitano sui risparmi dei propri clienti per i servizi di collocamento e, non sempre, consulenza.

Per chi desidera avere chiarimenti e/o ulteriori spiegazioni mi potrà contattare ai miei consueti recapiti

04/07/2025

“Minusvalenze: come evitare di regalare soldi al Fisco”

Parliamo di Minusvalenze: cosa sono e come gestirle al meglio

Quando vendi un investimento in perdita, ad esempio azioni (ma vale per qualsiasi strumento finanziario), realizzi una minusvalenza.

Tradotto: hai perso dei soldi, ma il Fisco italiano ti concede una possibilità. Puoi recuperare quelle perdite, cioè usarle per NON pagare le tasse su eventuali guadagni futuri (plusvalenze).
Ci sono però sostanzialmente due problemi: le minusvalenze hanno una scadenza e non basta “guadagnare”. Serve guadagnare con strumenti adeguati perche non tutti i guadagni realizzati con i prodotti possono compensarsi con le minusvalenze accumulate.
Ci sono dei prodotti che lo consentono, altri invece no.
Molti investitori non si interessano di questo aspetto lasciando per strada tantissimi soldi.

CONCLUSIONE
In finanza, le perdite fanno male e non approfittare delle opportunità che abbiamo per evitare di rimetterci, fa ancora più male.

Chi avesse piacere ad approfondire i temi in evidenza, può contattarmi per un consulto.

Dacci oggi la truffa quotidiana; il catalogo è questo: furti di identità, frodi telefoniche, deep fake, criptovalute, me...
19/03/2025

Dacci oggi la truffa quotidiana; il catalogo è questo: furti di identità, frodi telefoniche, deep fake, criptovalute, memecoin e pericolo social.
Oggi ci concentreremo sulle criptovalute, che, non dimentichiamo, non hanno alcun asset di sostegno sottostante come non hanno alcun valore intrinseco e non c’è nessuna istituzione che ne garantisca la solvibilità.
Trump, molto popolare al momento, ha emesso anche lui la sua (“memecoin”) basata sulla blockchain di Solana. Chi ha acquistato il token con il ticker “Trump” pubblicizzato sui suoi account social aveva visto le quotazioni salire a razzo dagli 8,3 dollari fino a quasi 70 dollari per poi tornare intorno ai 10 dollari attuali.
Le clausole in piccolo sul sito web affermano che il token del presidente eletto non intende essere una "opportunità di investimento, un contratto di investimento o una sicurezza di alcun tipo". Tuttavia, i fan di Trump hanno immediatamente iniziato ad acquistare in massa la meme.
Molto peggio ancora è andata al momento ai sottoscrittori del memecoin di Melania, la first lady. Dal valore iniziale di collocamento di 8,48 è balzato immediatamente del 50% per poi sprofondare agli attuali 0,72 centesimi.

Anche il sito web del progetto di Melania affermava in piccolo che il token non dovrebbe essere un'opportunità di investimento o un titolo, aggiungendo che "i meme di Melania sono oggetti da collezione digitali pensati per funzionare come espressione di supporto e impegno nei confronti dei valori incarnati dal simbolo MELANIA". Una frase superba per non vendere nulla, praticamente aria fritta.
Che dire? Non farsi fregare non è mai stato così difficile e per riuscire a tenersi stretto il portafoglio sicuramente sarebbe utile affidarsi ad un consulente finanziario serio e preparato, meglio se indipendente.

Plusvalenze e minusvalenza: cosa sono e come funzionano La vendita e l’acquisto di strumenti finanziari possono comporta...
30/10/2024

Plusvalenze e minusvalenza: cosa sono e come funzionano

La vendita e l’acquisto di strumenti finanziari possono comportare guadagni e perdite. Ma come si generano e come vengono tassate?
Cos’è una plusvalenza?
La plusvalenza (o capital gainsi apre in una nuova scheda) è un guadagno in conto capitale. In sostanza, è la differenza positiva tra il prezzo di vendita e quello di acquisto di uno strumento finanziario, come azioni, obbligazioni, opzioni.

Ipotizziamo che un investitore acquisti azioni di una società quotata per 10.000 euro. Nel giro di tre anni, il titolo si apprezza del 20%, portando il valore complessivo delle azioni in portafoglio a 12.000 euro. L’investitore decide allora che i tempi sono maturi per vendere: la plusvalenza generata sarà di 2.000 euro, senza contare commissioni e imposte. E qui occorre una specifica: la plusvalenza non corrisponde al guadagno netto dell’intera operazione finanziaria. Il guadagno, il capital gain ha una tassazione precisa, che sulla maggior parte dei prodotti finanziari – fatta eccezione per i titoli di Stato, che hanno un’imposta del 12,5% – è del 26%. Al netto delle commissioni, quindi, l’investitore metterebbe in tasca 1.480 euro.
Cos’è una minusvalenza?

La minusvalenza (o capital loss) è, in un certo senso, l’opposto della plusvalenza. È la differenza negativa tra il prezzo di vendita e quello di acquisto. In pratica, l’investitore registra una perdita perché lo strumento finanziario ha perso valore nel tempo. Un investitore acquista azioni per 10.000 euro. Il pacchetto, però, perde il 20% del valore. Al momento della vendita, l’investitore incassa quindi 8.000 euro, registrando una minusvalenza di 2.000 euro.

Ma come viene trattata la minusvalenza a livello fiscale? Chiaramente, non si può tassare una perdita. Ma l’ordinamento italiano offre un’opportunità ulteriore: compensarla con le plusvalenze ottenute da altri investimenti. In sostanza, la minusvalenza si trasforma in un credito fiscale.

Se l’investitore che ha registrato un capital loss di 2.000 euro ottenesse, da altre operazioni successive, una plusvalenza di 5.000 euro, potrebbe detrarre la minusvalenza e pagare l’imposta del 26% solo su 3.000 euro. Cioè 780 euro anziché 1.300.

Si tratta però di un vantaggio fiscale a tempo: si può sfruttare nell’anno in cui si è registrata la minusvalenza e nei quattro anni successivi. Ecco perché, anche nel caso in cui non si avesse l’esigenza di vendere, potrebbe essere utile farlo, per generare plusvalenza coperte da un vantaggio fiscale che altrimenti verrebbe perso.

Pertanto, anche una gestione attenta dal punto di vista fiscale può consente di ottimizzare e migliorare il rendimento complessivo di un portafoglio finanziario.
Per chi desidera avere chiarimenti e/o ulteriori spiegazioni mi potrà contattare ai miei consueti recapiti

La liquidità non è sempre la scelta vincenteSebbene gli attuali tassi su strumenti liquidi possano sembrare interessanti...
02/02/2024

La liquidità non è sempre la scelta vincente
Sebbene gli attuali tassi su strumenti liquidi possano sembrare interessanti, molti elementi suggeriscono che le obbligazioni potrebbero rappresentare una scelta più interessante nel lungo periodo, in un molto probabile contesto di taglio dei tassi.
Le recenti tendenze nel comportamento degli investitori indicano un interesse preponderante per gli investimenti liquidi o equivalenti. È un sentiment facilmente comprensibile considerando il rendimento raggiunto da alcune offerte dei conti deposito.
Ma cosa dovrebbero valutare gli investitori per quanto riguarda la liquidità e gli investimenti equivalenti alla liquidità?
Anzitutto, in linea generale, gli investimenti liquidi producono risultati nettamente inferiori rispetto ad altre asset class. Considerando infatti i rendimenti delle nove principali asset class a partire dal 2000, la liquidità ha registrato la performance peggiore in otto anni solari, mentre ha ottenuto la performance migliore solo in due anni solari.
Nonostante alcuni periodi di sottoperformance, le obbligazioni hanno generato rendimenti nettamente migliori rispetto alla liquidità mantenendo l’investimento per un periodo di tre anni, a partire dal primo rialzo dei tassi. Se si isolano i rendimenti dall’ultimo rialzo dei tassi, la performance cumulativa delle obbligazioni ha quasi doppiato i rendimenti della liquidità nel giro di sei mesi - una tendenza che è proseguita nel triennio successivo. ( fonte Western Asset ).
* I contenuti del presente articolo relativamente a strumenti finanziari, rendimenti passati degli stessi, ipotesi di prospettive future, così come qualsiasi strategia di investimento o valutazione non sono da considerarsi una sollecitazione all'investimento, ma solo ed esclusivamente come comunicazioni a mero scopo informativo.

Investire in Borsa. Previsioni borsa USA Sp500 per il 2024. Sembra particolarmente difficile quest' anno fare delle prev...
20/12/2023

Investire in Borsa. Previsioni borsa USA Sp500 per il 2024.

Sembra particolarmente difficile quest' anno fare delle previsioni sulla traiettoria dei mercati finanziari nel 2024, come mostrano ad esempio i pareri discordanti di alcune principali banche d’affari statunitensi.
Come riporta Wall Street j. le previsioni di Morgan Stanley, Goldman Sachs e Bank of America sono abbastanza discordanti. Delle tre, Morgan Stanley prevede un andamento ribassista con target per lo S&P 500 di 4.500 punti, un poco inferiore al livello attuale di 4750. Goldman Sachs e Bank of America sono invece leggermente rialzisti e pongono il target dell’indice borsistico, rispettivamente, a 4.900 e 5.100 punti, movimento sostenuto soprattutto dall'aspettativa degli operatori finanziari che nel corso del 2024 vedono un taglio dei tassi da parte della Fed dell’1,3% (la forchetta sarebbe tra il 4% e il 4,25%).

* I contenuti del presente articolo relativamente a strumenti finanziari, rendimenti passati degli stessi, ipotesi di prospettive future, così come qualsiasi strategia di investimento o valutazione non sono da considerarsi una sollecitazione all'investimento, ma solo ed esclusivamente come comunicazioni a mero scopo informativo.

Guadagnare con i BTP grazie ai prezzi dimezzatiIl calo dei prezzi obbligazionari sta aprendo delle opportunità di invest...
17/11/2023

Guadagnare con i BTP grazie ai prezzi dimezzati
Il calo dei prezzi obbligazionari sta aprendo delle opportunità di investimento anche nel mercato dei BTP, dato che spinge i valori dei rendimenti dei BTP.

Le oscillazioni dei prezzi delle obbligazioni sul mercato secondario
Investire in un’obbligazione è considerato mediamente più sicuro che investire in un’azione dal momento che – salvo casi specifici – l’ammontare del rimborso del titolo di debito di debito corrisponde alla cifra del prezzo di acquisto. Questa garanzia vale a maggior ragione per i Buoni Poliennali del Tesoro (BTP), titoli di Stato emessi (e garantiti) dal Ministero del Tesoro. Tuttavia, una volta immessi sul mercato secondario, i prezzi di questi titoli sono soggetti a variazioni anche significative.
Guadagnare grazie al differenziale di prezzo tra l'emissione e l'acquisto
Investire in un bond sottovalutato rispetto al suo prezzo di acquisto/rimborso significa acquistarlo sotto la pari. Per molti investitori questa opportunità potrebbe risultare interessante, dal momento che potrebbero sfruttare il differenziale tra il prezzo di acquisto e la somma del rimborso, guadagnandoci.
I rischi di chi investe in BTP
Fermo restando che ogni investimento dovrebbe sempre regolarsi sulle disponibilità economiche, sugli obbiettivi di investimento e sulla tolleranza al rischio di ciascuno (parametri sui quali spesso solo un professionista può adattare un’efficace strategia di investimento), sono almeno tre i rischi di chi investe in titoli di Stato: 1) rischio di insolvenza, anche se remoto, dello Stato italiano; 2) fluttuazione dei prezzi, che può produrre perdite in conto capitale nel caso in cui sia necessario liquidare l’investimento; 3) rendimenti reali (al netto dell’inflazione) non sufficienti per raggiungere i propri obbiettivi di rendimento.
* I contenuti del presente articolo relativamente a strumenti finanziari, rendimenti passati degli stessi, ipotesi di prospettive future, così come qualsiasi strategia di investimento o valutazione non sono da considerarsi una sollecitazione all'investimento, ma solo ed esclusivamente come comunicazioni a scopo informativo

14/09/2023

Come è possibile definire il rendimento ed il rischio finanziario?
Il rendimento di un investimento finanziario è il premio che possiamo ottenere dal nostro investimento. Di solito è espresso in termini percentuali su base annua e costituisce una misura del reddito generato dall'investimento stesso rapportato al capitale investito e alla durata dell'operazione.

La definizione di rendimento può cambiare in base all’attività finanziaria a cui si riferisce:

il rendimento di una obbligazione (detto anche “cedola”) è l'importo che riceviamo per il prestito del denaro che abbiamo concesso;
il premio per il rischio si ha in caso di investimenti su azioni o fondi di investimento.
Partendo dal rendimento a rischio "zero" (e per rischio, in Italia, si intendono i Buoni Ordinari del Tesoro a tre mesi) tutti i rendimenti maggiori di quel rendimento a rischio zero, avranno un rischio. Se i nostri investimenti non rispettano le nostre previsioni, il rendimento può essere negativo e in quel caso registriamo una perdita.
Quando nel campo degli investimenti si nomina il rischio, di conseguenza si parla di incertezza o mutamento. Il rischio finanziario di investimento, infatti, tiene conto di un determinato grado di incertezza in merito agli eventi futuri, oppure la possibilità che il valore del proprio investimento possa cambiare con il passare del tempo. Pertanto non si intendono solo perdite, ma anche possibili guadagni.

Per questo motivo è bene precisare che il rischio non rappresenta solo un pericolo; nonostante nell'immaginario collettivo il termine assuma un connotato esclusivamente negativo, in finanza, invece, può essere anche inteso come opportunità.

Il rischio di un'operazione d'investimento si configura, quindi, come l'eventualità che un'attività finanziaria subisca una variazione degli elementi che ne determinano il rendimento.
Il concetto cardine di rischio è l’oscillazione, cioè la possibilità che i rendimenti si disperdano attorno al valore atteso. Negli ambienti finanziari questo andamento è conosciuto anche come volatilità e l'indicatore statistico che misura questo andamento è lo scostamento quadratico medio o deviazione standard.
Per fare degli investimenti corretti il primo passo è calcolare la nostra propensione al rischio e considerare tutte le tipologie di rischio a cui andiamo incontro.

LA FALSA PROMESSA DEI FONDI MIGLIORI: L'ILLUSIONE DELLE PERFORMANCE PASSATEÈ possibile selezionare i migliori fondi d’in...
18/07/2023

LA FALSA PROMESSA DEI FONDI MIGLIORI: L'ILLUSIONE DELLE PERFORMANCE PASSATE
È possibile selezionare i migliori fondi d’investimento da avere in portafoglio, ovvero prevedere quelli che lo saranno in base alle performance passate?
Se è vero che nel lungo periodo (come dimostrano tutte le ricerche sul campo) l’80-90% dei fondi attivi fanno peggio del mercato, è possibile per un risparmiatore o un consulente finanziario selezionare invece i “migliori” e per questo motivo è giustificato pagare costi nettamente più elevati rispetto ai fondi passivi?
Secondo l’American Association of Individual Investors (AAII), “gli elenchi dei top performer nei fondi sono pericolosi”. Innumerevoli le storie negative raccontate in questi decenni dagli investitori che avevano acquistato i “migliori fondi” selezionati sui principali siti e giornali statunitensi per verificare dopo qualche anno risultati talvolta drammaticamente inferiori a quelli del mercato. Tanto che, secondo Jason Zweig, commentatore di punta del Wall Street Journal su tutti i temi di finanza personale, “acquistare fondi unicamente in base alle performance pregresse è una delle cose più stupide che possa fare un investitore”.
Le cose sono purtroppo più complesse.
Già nel 2006 è stato pubblicato uno studio di due professori olandesi “The Predictive Performance of Morningstar's Mutual Fund Rating" che analizza su un campione di 10 anni (1995-2005) dal punto di visto “predittivo” il rating assegnato ai fondi comuni di investimento da questa società, effettuando un'analisi di regressione per comprendere se ha senso per un risparmiatore usare questo criterio per selezionare i fondi
La conclusione? I vari sistemi di classificazione usati non sono più attendibili di una passeggiata casuale (“random walk”), ovvero della direzione che prenderà un ubriaco quando si rialza da terra.

Indirizzo

Via 1° Maggio 72
Chiusi Della Verna
52010

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
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Telefono

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