04/01/2026
🏦Il 2025 è stato un anno da record per Piazza Affari, con il Ftse Mib passato dai 24 mila punti di gennaio 2023 a oltre 44 mila di oggi. Nello specifico il principale listino di Milano ha nettamente sovraperformato Wall Street e gran parte delle Borse europee, facendo meglio di Nasdaq e S&P 500 e risultando secondo in Europa solo a Madrid. Nel 2026 il Ftse Mib può spingersi a livelli inesplorati, sopra quei 50 mila punti record toccati a inizio millennio.
A sostenere il listino italiano hanno contribuito valutazioni più convenienti rispetto agli altri mercati, con un rapporto prezzo/utili intorno a 13,5. In particolare, nel 2025, il ruolo di protagonisti è stato svolto soprattutto da difesa e banche. Il riarmo europeo e le operazioni di consolidamento hanno spinto titoli come Fincantieri, Leonardo e Avio, mentre nel credito si sono distinti Popolare di Sondrio, Bper, Unicredit e Intesa Sanpaolo.
Non sono mancate sorprese come il forte recupero di Tim dopo l’ingresso di Poste nel capitale. Al contrario, settori come l’automotive e parte dei consumi hanno vissuto un anno difficile, con Stellantis, Ferrari e Amplifon in forte calo, alimentando però aspettative di rimbalzo.
Guardando al 2026, gli esperti ipotizzano che l’attenzione potrebbe spostarsi su comparti penalizzati nel 2025, come industria, auto e in parte il lusso. Tuttavia, la principale fragilità del mercato italiano resta l’elevata concentrazione: una parte rilevante del rialzo dell’indice è spiegata da pochi grandi titoli bancari, rendendo il Ftse Mib sempre più sensibile all’andamento dello spread, alla politica monetaria e al rischio sovrano.
Proprio sul fronte dello spread, però, le prospettive appaiono favorevoli: nel 2026 potrebbe stabilizzarsi sotto quota 70 grazie a maggiore stabilità politica, disciplina di bilancio e a una struttura del debito italiano più resiliente rispetto al passato.