15/06/2026
✒️L'errore del REGISTRATORE DI CASSA conta quando
causa infedeltà dichiarativa
Quali sono le conseguenze (e quali i possibili rimedi) se - a causa di un errore commesso dal tecnico del registratore telematico - gli incassi complessivi giornalieri di un contribuente, in regime forfettario, trasmessi all'agenzia delle Entrate e correttamente contabilizzati ai fini reddituali, risultano derivare soltanto da pagamenti in contanti, mentre una parte dei pagamenti era stata effettuata tramite Pos?
Nel caso prospettato, l’errata imputazione dei corrispettivi tra incassi in contanti e incassi tramite Pos, dovuta a un errore tecnico del registratore telematico (Rt), va valutata distinguendo il piano sostanziale da quello formale.
Sul piano sostanziale, non emergono criticità: in base all’articolo 2 del Dlgs 127/2015, rileva la corretta memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, per cui, se i ricavi risultano integralmente registrati e correttamente dichiarati, non si configura alcuna evasione o infedeltà dichiarativa, non incidendo la modalità di pagamento sulla determinazione della base imponibile.
Sul piano formale, il provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate 28 ottobre 2016 (attuativo del citato articolo 2) disciplina il contenuto e le modalità di trasmissione dei dati dei corrispettivi, che devono risultare completi e coerenti. In tale contesto, come emerge anche dalla prassi operativa sul collegamento tra Pos e registratore telematico, la modalità di pagamento costituisce un dato che dev'essere autonomamente indicato e trasmesso, non essendo sufficiente il mero collegamento tra strumenti; l’errata indicazione può, quindi, integrare una irregolarità nella trasmissione dei dati.
A questo fine, la qualificazione della potenziale violazione va effettuata considerando l’articolo 6, comma 5-bis, del Dlgs 472/1997, secondo cui non sono punibili le violazioni che non incidono su base imponibile, imposta o versamento e non arrecano pregiudizio all’attività di controllo. La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che tale valutazione dev'essere condotta verificando l’idoneità concreta della condotta a ostacolare l’attività accertativa (Cassazione, numeri 6993/2023 e 141/2022).
da Il Sole24Ore 15-06-2026
Nel caso in esame, la circostanza che gli incassi Pos risultino, comunque, integralmente tracciabili attraverso i flussi bancari, e coerenti con la contabilità, consente di escludere un effettivo pregiudizio all’attività di controllo. In tale prospettiva, la violazione può essere qualificata come meramente formale e, quindi, non punibile in base alla disposizione citata, ferma restando la natura astrattamente irregolare del dato trasmesso.
Sotto il profilo soggettivo, resta fermo, invece, che il contribuente risponde anche per errori imputabili a terzi (quale il tecnico del registratore telematico), salvo che dimostri l’assenza di colpa mediante adeguata vigilanza e la natura meramente tecnica dell’errore (Cassazione, n. 19381/2018).
Quanto al termine entro il quale occorre intervenire sull'errore per correggerlo, non ne esiste uno specifico; tuttavia, in applicazione dei principi di buona fede e collaborazione, di cui all’articolo 10 della legge 212/2000, è opportuno procedere tempestivamente alla corretta configurazione del registratore e conservare la documentazione idonea (estratti pos, movimenti bancari, contabilità) a dimostrare la piena ricostruibilità dei flussi. In via prudenziale, può risultare utile documentare l’errore anche nei confronti dell’amministrazione finanziaria.
In conclusione, l’errata imputazione tra contante e Pos, in assenza di effetti sui ricavi e sull’imposta, non integra violazioni sostanziali e può essere ricondotta nell’ambito delle irregolarità meramente formali non sanzionabili, ove sia dimostrata l’assenza di concreto pregiudizio all’attività di controllo.