07/09/2026
da FinanciaLounge
" L’inflazione tutta esogena, in Europa e in USA, non si cura alzando il costo del denaro, i rendimenti dei titoli di Stato si normalizzano, non la spesa pubblica, vera anomalia residua.
Banche centrali sotto i riflettori mentre prosegue la narrativa allarmata di media e esperti sui rendimenti dei titoli di Stato, che in USA, Eurozona e Giappone viaggiano a massimi pluridecennali, con i governi alle prese con costi crescenti di finanziamento del debito. Questa settimana tocca alla Bce, decisa ad alzare di un altro quarto di punto dopo l’aumento di giugno portando il costo del denaro al 2,5%. Poi sarà la volta della Fed, su cui aleggia più incertezza; Trump preme perché tagli, per eliminare quello che considera un ingiusto vantaggio competitivo “regalato” alle economie concorrenti, Warsh potrebbe anche decidere di restare fermo, con le aspettative prezzate dai futures bilanciate tra rialzo e astensione.
LA BCE VERSO UN GRAVE ERRORE
Un nuovo aumento dei tassi della Bce sembra un grave errore, motivato più dal desiderio di apparire più indipendente e rigorosa degli americani che da solide motivazioni monetarie. L’inflazione europea è tutta esogena, tassi più alti non faranno riaprire i flussi in transito a Hormuz e non annulleranno il caro energia, ma deprimeranno ulteriormente consumi e investimenti in economie che fanno già fatica a mantenere gli indicatori di crescita in territorio positivo. L’approccio della Fed di Warsh è più pragmatico, il suo misuratore preferito dell’inflazione, il PCE “core”, viaggia ormai solo mezzo punto sopra l’obiettivo del 2% e oltre un punto sotto il costo del denaro della banca centrale.
PER LA FED FORSE SPAZIO ANCHE PER TAGLI
Se continuasse così potrebbe crearsi più spazio per un taglio che per un rialzo dei tassi, non tanto per compiacere Trump, ma perché Warsh se lo può permettere. Resta il problema dell’ingente debito pubblico, ormai globale e non solo americano, e del costo elevato del suo finanziamento, che non dipende tanto dal livello dei tassi della Fed ma da quello dei rendimenti dei Treasury a lunga, ormai in area 5%. Storicamente è un sano ritorno alla normalità precedente gli shock che si sono succeduti dal 2008, come osserva giustamente il WSJ, ma la spesa pubblica continua a correre come quando era alimentata dallo stimolo fiscale adottato proprio per rispondere agli stessi shock.
FINORA MERCATI DEL DEBITO DISCIPLINATI
E’ un problema più che per il Tesoro di Bessent che per la Fed di Warsh, che va affrontato su due livelli: il rientro della spesa federale, che richiede tempo e interventi mirati, e la gestione ordinata del mercato dei Treasury. Sul secondo fronte per ora non si segnalano allarmi rossi, mercato e investitori hanno finora mostrato una notevole disciplina mentre lo stesso Bessent, anche con l’aiuto di Warsh, tampona gli eccessi sia sul fronte interno, con i buyback, che su quello esterno, evitando di esporre il dollaro a scossoni eccessivi.
QUELLO CHE CONTA ORA E’ IL CONTROLLO DELLA SPESA
Il costo potenziale del debito pubblico, misurato dal rendimento dei titoli di Stato a lunga scadenza, viaggia ormai ai livelli più elevati da un paio di decenni non solo in USA, ma anche in Giappone e nel cuore dell’Europa, a cominciare da Germania e Francia. I tassi delle banche centrali incidono poco, perché si situano sulla parte brevissima della curva e potrebbero anche divergere, mentre quello che conta davvero è la capacità, ma soprattutto la volontà politica, di rimettere sotto controllo la spesa pubblica.
Bottom line. Occhio alle banche centrali, possono sbagliare, come sta per fare la BCE, e peggiorare una situazione già complicata. Il mercato dei rendimenti torna alla normalità storica, rialzi dei tassi non servono perché quelli che contano davvero sono già saliti abbastanza, mentre va corretta la traiettoria della spesa pubblica, a cominciare dagli USA ma anche in Europa, che resta la vera anomalia residua dell’era degli shock. "
L’inflazione tutta esogena, in Europa e in USA, non si cura alzando il costo del denaro, i rendimenti dei titoli di Stato si normalizzano, non la