Fabrizio Arsie consulente finanziario

Fabrizio Arsie consulente finanziario Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Fabrizio Arsie consulente finanziario, Servizio finanziario, piazzale trento n 1, Bassano del Grappa.

Conti correnti , mutui , prestiti, investimenti , gestione del tfr , previdenza complementare , protezione della persona e casa (assicurazioni vita, invalidità',salute, ...) , passaggio generazionale e tutto ciò che riguarda la pianificazione finanziaria.

I tassi di breakeven dei bond inflation-linked si attestano al 2,5% in Italia, 2,4% in Germania e 2,3% in Francia — tutt...
03/06/2026

I tassi di breakeven dei bond inflation-linked si attestano al 2,5% in Italia, 2,4% in Germania e 2,3% in Francia — tutti sopra il target BCE del 2%. Prima della guerra in Iran erano scesi a circa 1,75%, segnale di mercati troppo ottimisti. Il repricing successivo ha dimostrato quanto fosse sottostimato il rischio inflazionistico.

Secondo gli esperti Morningstar, il costo della "polizza assicurativa" offerta dai bond inflation-linked è ancora relativamente conveniente: c'è margine perché l'inflazione scenda leggermente e questi titoli sovraperformino comunque le obbligazioni nominali.

Lo scenario attuale è stagflazionistico — prezzi in salita e crescita in rallentamento. Una combinazione che favorisce strutturalmente i bond inflation-linked, riducendo il costo legato alla duration e mantenendo intatta la protezione dall'inflazione.

Nel 2025 i fondi esposti all'energia alternativa hanno registrato un rendimento medio di circa il 23% — tra i migliori d...
28/05/2026

Nel 2025 i fondi esposti all'energia alternativa hanno registrato un rendimento medio di circa il 23% — tra i migliori dell'anno. Eppure per gran parte del 2025 gli investitori europei stavano ancora disinvestendo, reduci da nove trimestri consecutivi di deflussi netti.

Il cambio di rotta è arrivato solo nell'ultimo trimestre: quasi 900 milioni di euro di afflussi netti, sostenuti da una maggiore chiarezza politica e da una rinnovata fiducia nelle prospettive del settore. Chi ha aspettato ha perso la maggior parte del rally.

Il rendimento annualizzato a tre anni resta però negativo, a -1,43%. Il settore continua ad attrarre sia investitori orientati agli ESG sia chi guarda alla sicurezza energetica e alla competitività industriale. Per il 2026 la parola chiave non è più slancio — è selettività.

Un occupato del turismo produce 34.800 euro di valore aggiunto all'anno — meno della metà dei 72.400 della manifattura. ...
27/05/2026

Un occupato del turismo produce 34.800 euro di valore aggiunto all'anno — meno della metà dei 72.400 della manifattura. Eppure è il turismo, insieme ai servizi alle imprese e all'istruzione, ad aver trainato l'occupazione italiana nell'ultimo decennio. La manifattura, il settore più produttivo, è cresciuta solo del 4%.

Il risultato è che quasi il 48% del calo dei salari reali tra il 2014 e il 2024 dipende da dove è stato creato il lavoro — non da quanto le imprese pagano i propri dipendenti. Se l'Italia del 2024 avesse la stessa composizione settoriale del 2014, il salario medio sarebbe più alto di circa 850 euro l'anno.

A questo si aggiunge la precarizzazione: i contratti a tempo determinato sono cresciuti del 55%, gli stagionali del 79%. Un lavoratore a tempo determinato guadagna oggi 12.300 euro in meno all'anno rispetto a un indeterminato — la forbice si è allargata rispetto ai 10.900 euro di dieci anni fa.

Nel 2024 l'Italia destina il 4% del PIL all'istruzione — sotto la media europea del 4,8% e lontana dai Paesi che guidano...
26/05/2026

Nel 2024 l'Italia destina il 4% del PIL all'istruzione — sotto la media europea del 4,8% e lontana dai Paesi che guidano le classifiche di produttività e innovazione. Finlandia, Svezia e Danimarca, tutte sopra il 6%, occupano stabilmente le prime posizioni nell'Innovation Index europeo. Non è una coincidenza.

Un punto percentuale di PIL in meno rispetto alla media europea significa classi più affollate, insegnanti meno pagati, università sottofinanziate e ricerca di base insufficiente. Significa capitale umano meno formato che cerca altrove i contesti che qui non ha trovato.

La correlazione tra spesa in istruzione e performance economica di lungo periodo è una delle più robuste nella letteratura empirica. Tagliare o non investire nell'istruzione non è un risparmio — è un costo che si paga nei decenni successivi.

Nel 2025 solo l'8,2% dei lavoratori italiani svolge le proprie mansioni da remoto — quasi tre volte sotto la media europ...
25/05/2026

Nel 2025 solo l'8,2% dei lavoratori italiani svolge le proprie mansioni da remoto — quasi tre volte sotto la media europea del 23,1%. In cima alla classifica Paesi Bassi, Svezia, Lussemburgo e Finlandia. In fondo, insieme all'Italia, Romania, Bulgaria e Grecia.

La distribuzione non è casuale. Segue con precisione la mappa della produttività, della spesa in R&S e della digitalizzazione delle imprese in Europa. L'Italia all'8,2% riflette una struttura produttiva dominata da microimprese manifatturiere, settori turistici e attività a bassa intensità digitale.

L'8,2% non è una statistica sul lavoro flessibile. È una radiografia della struttura produttiva italiana — e del divario che separa l'economia del nostro Paese da quella dei partner europei più avanzati.

Negli Stati Uniti la disoccupazione tra i neolaureati (22-27 anni) ha raggiunto il 5,6% — sopra la media storica del 4,5...
23/05/2026

Negli Stati Uniti la disoccupazione tra i neolaureati (22-27 anni) ha raggiunto il 5,6% — sopra la media storica del 4,5% e in salita continua dal 2023. I laureati di tutte le età sono al 3,1%, la media generale al 4,2%. Un paradosso in piena espansione economica.

Il fenomeno non è solo americano, bensì globale. In molte economie avanzate la domanda di profili junior si è contratta, mentre quella di figure senior e specializzate è rimasta robusta. Il gap tra chi ha esperienza e chi la sta cercando non era mai stato così ampio al di fuori delle recessioni.

La laurea resta un vantaggio nel lungo periodo. Ma la protezione che offriva nei primi anni di carriera si sta erodendo a livello globale — proprio quando il mercato del lavoro premia l'esperienza più che il titolo.

Da luglio 2026 scatta il silenzio assenso al contrario: se un lavoratore non esprime alcuna scelta entro 60 giorni dall'...
22/05/2026

Da luglio 2026 scatta il silenzio assenso al contrario: se un lavoratore non esprime alcuna scelta entro 60 giorni dall'assunzione, il TFR finirà automaticamente in un fondo pensione. Chi aveva già scelto di lasciarlo in azienda dovrà confermare esplicitamente quella decisione.

La norma arriva in un momento in cui il tema è tutt'altro che secondario. Le pensioni del futuro saranno più basse — su uno stipendio netto di €2.000, si passerà dagli attuali ~€1.400 a circa €1.100 nel 2070. La previdenza complementare non è più un'opzione residuale, ma una necessità strutturale.

I numeri supportano la scelta: negli ultimi dieci anni i TFR investiti in fondi pensione sono cresciuti in media del 43%, contro il 27% di quelli lasciati in azienda. La differenza, nel lungo periodo, è significativa.

Il rendimento del Treasury trentennale ha toccato il 5,18% — massimo dal luglio 2007. Il decennale, benchmark per mutui ...
21/05/2026

Il rendimento del Treasury trentennale ha toccato il 5,18% — massimo dal luglio 2007. Il decennale, benchmark per mutui e prestiti, ha raggiunto il 4,67%. I mercati obbligazionari si muovono in una direzione che pochi si aspettavano a inizio anno.

La causa è il ritorno delle pressioni inflazionistiche, alimentate dal petrolio legato al conflitto in Iran. I trader hanno smesso di scommettere su un taglio dei tassi Fed — e hanno iniziato a prezzare un possibile rialzo.

Il 62% dei fund manager globali prevede che il trentennale raggiunga il 6%, livello visto l'ultima volta nel 1999. Rendimenti più alti significano costi più elevati per famiglie, imprese e governi.

La spesa italiana in ricerca e sviluppo si attesta tra l'1,3% e l'1,5% del PIL. La Germania è al 3,1%, la media europea ...
20/05/2026

La spesa italiana in ricerca e sviluppo si attesta tra l'1,3% e l'1,5% del PIL. La Germania è al 3,1%, la media europea al 2,24%. L'Italia investe in R&S meno della metà dei Paesi che guidano la classifica dell'innovazione.

Le conseguenze si vedono nei brevetti: l'Italia rappresenta l'8% delle domande all'Ufficio Europeo dei Brevetti, contro il 35% della Germania e il 16% della Francia. Chi crea tecnologia fissa i prezzi. Chi la adotta compete su costi e qualità manifatturiera.

Il paradosso è che tutto questo avviene in uno dei maggiori esportatori mondiali di manufatti. Ma un'industria che non investe in innovazione non rimane grande — degrada lentamente verso segmenti sempre più competitivi sul prezzo e sempre meno difendibili nel tempo.

Dal marzo 2026, con lo scoppio della guerra in Iran, la correlazione a 60 giorni tra il Brent e il Bloomberg Dollar Spot...
19/05/2026

Dal marzo 2026, con lo scoppio della guerra in Iran, la correlazione a 60 giorni tra il Brent e il Bloomberg Dollar Spot Index ha raggiunto 0,55 — il massimo storico dal 2005. Un valore sopra 0,50 si era verificato solo un'altra volta in vent'anni.

La novità è storica perché storicamente le due variabili si muovono in direzioni opposte: un dollaro più forte rende il petrolio più costoso per i compratori esteri, pesando sulla domanda. Il meccanismo si è invertito.

La spiegazione è geopolitica. La guerra ha creato un legame nuovo tra la valuta di riserva globale e la materia prima più sensibile alle tensioni internazionali. Dollaro e petrolio salgono insieme. Una correlazione che i mercati non avevano mai visto.

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