29/07/2026
La Fed lascia i tassi invariati
Nella seconda riunione del board sotto la guida di Kevin Warsh, la Federal Reserve ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse: il costo del denaro resta fermo in una forchetta tra il 3,50% e il 3,75%.
Una scelta tutt’altro che scontata. All’interno del board le tensioni erano palpabili: almeno tre o quattro membri spingevano per un rialzo immediato, convinti che l’inflazione - alimentata dalla guerra in Iran e dall’impatto dei dazi - non potesse essere ignorata oltre. Ma Warsh ha resistito, e alla fine ha convinto i colleghi ad aspettare.
Perché ha aspettato?
Prima ragione: Warsh non ritiene ancora necessaria una stretta monetaria. Ha istituito cinque task force interne per ripensare da zero come la Fed monitora prezzi, intelligenza artificiale e comunicazione. Alzare i tassi prima che queste abbiano prodotto risultati avrebbe significato avallare l’approccio precedente, quello che lui stesso vuole riformare.
Seconda ragione: la politica. Warsh ha sempre detto che le sue decisioni sui tassi sarebbero state autonome da Trump. Ma ignorare completamente il presidente, che ha ribadito di volere “i tassi più bassi al mondo”, avrebbe creato una frattura difficile da gestire proprio ora.
Terza ragione: Powell. Un rialzo avrebbe potuto spingere Trump ad attaccare l’ex presidente della Fed in un momento delicato, quello in cui Powell potrebbe lasciare il board. Con la sua uscita, Warsh potrebbe ottenere una nuova nomina più allineata alla sua visione, un alleato prezioso in un board che lo guarda ancora con diffidenza.