Raimondo Mele - Responsabile Clienti Alleanza Alghero

Raimondo Mele - Responsabile Clienti Alleanza Alghero o tramite il sito internet http://www.alleanza.it/Reclami/.

Il sottoscritto Raimondo Mele, dipendente di Alleanza Assicurazioni S.p.A., addetto all’attività di distribuzione di prodotti assicurativi, opera presso l’Agenzia Generale di Alghero [indirizzo di posta elettronica: [email protected]).
­­­­­­­­­­­­L’Autorità competente alla vigilanza sull’attività di distribuzione assicurativa è l’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni). Il c

ontraente ha la facoltà, ferma restando la possibilità di rivolgersi all’Autorità Giudiziaria, di inoltrare reclamo per iscritto alla Compagnia mandante Alleanza Assicurazioni S.p.A, - Tutela Clienti – piazza Tre Torri, 1 - 20145 Milano o all’indirizzo e-mail [email protected]. Se il reclamo non ha avuto risposta o se la risposta è ritenuta insoddisfacente, il contraente ha la facoltà di presentare ricorso all’Arbitro Assicurativo, nei limiti e con le modalità indicate sul sito https://www.arbitroassicurativo.org/; inoltre, è possibile avvalersi di altri eventuali sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie previsti dalla normativa vigente.

29/05/2026

Wall Street raggiunge nuovi record mentre la guerra tra Stati Uniti e Iran entra nel 50° giorno. L’S&P 500 supera per la prima volta i 7.000 punti e il Nasdaq Composite segna nuovi massimi. I mercati sembrano fiduciosi e puntano su una possibile riduzione delle tensioni 📊

Ma le news non finiscono qui: guarda il video per scoprirle 👉

✈️ L’Europa ha carburante per aerei sufficiente per circa sei settimane, mentre cresce il rischio di cancellazioni di voli nel breve termine, secondo il direttore dell’AIE Fatih Birol, che avverte forti pressioni sul sistema energetico.

🇩🇪 Bruxelles ha approvato aiuti da circa 3,8 miliardi di euro per sostenere l’industria tedesca colpita dai costi dell’energia con l’obiettivo di ridurre il peso delle bollette e migliorare la competitività delle imprese energivore. La misura rientra nella strategia dell’UE che prevede una maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato per sostenere il settore industriale.

📈 L’inflazione annuale nell’Eurozona è salita al 2,6% a marzo dall’1,9% di febbraio, superando la stima preliminare del 2,5%, mentre su base mensile i prezzi al consumo sono aumentati dell’1,3%, leggermente sopra l’1,2% indicato nella lettura iniziale.

⚠️ Il Fondo Monetario Internazionale avverte che la guerra in Medio Oriente potrebbe rallentare l’economia globale. Nello scenario più difficile, la crescita mondiale potrebbe scendere intorno al 2%.

Si è appena concluso il prestigioso Annual Meeting di Studio dedicato alle Compagnie di Assicurazione, organizzato dal C...
29/05/2026

Si è appena concluso il prestigioso Annual Meeting di Studio dedicato alle Compagnie di Assicurazione, organizzato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali in collaborazione con ANIA.

L’edizione 2026, dal titolo “Le assicurazioni e il longevity risk in un Paese che invecchia”, riunisce operatori, istituzioni e protagonisti del settore presso Palazzo di Varignana, vicino a Bologna, per un confronto sulle sfide dell’invecchiamento e sulle evoluzioni del comparto assicurativo.

Per Alleanza Assicurazioni Biancolella, Responsabile Investimenti, è intervenuta ieri alla tavola rotonda dedicata alla gestione finanziaria delle Compagnie di Assicurazione, moderata da Pasquoni, Responsabile Finanza e Investimenti di ANIA.

Un momento di dialogo e approfondimento su temi sempre più centrali: sostenibilità dei modelli, gestione del rischio e capacità del settore assicurativo di accompagnare famiglie e cittadini in un contesto demografico in profonda trasformazione.

Continuiamo a contribuire attivamente al dibattito, mettendo al centro competenze, visione e responsabilità verso il futuro.

EDUCAZIONE FINANZIARIA E VIOLENZA ECONOMICAdi Claudia Conte20 maggio 2026Educazione finanziaria e violenza economicaClau...
29/05/2026

EDUCAZIONE FINANZIARIA E VIOLENZA ECONOMICA
di Claudia Conte
20 maggio 2026

Educazione finanziaria e violenza economica
Claudia Segre è presidente di Global Thinking Foundation, realtà impegnata nella promozione dell’educazione finanziaria e della prevenzione della violenza economica di genere. Da anni lavora a stretto contatto con scuole, famiglie e centri antiviolenza per diffondere una maggiore consapevolezza sul rapporto tra autonomia economica, indipendenza personale e parità.

In questa intervista affrontiamo un tema ancora troppo invisibile: la violenza economica, le sue conseguenze concrete sulla vita delle donne e il ruolo fondamentale dell’educazione finanziaria come strumento di emancipazione.

Quando parliamo di violenza economica spesso ci riferiamo a una forma di abuso meno visibile rispetto a quella fisica o psicologica. Quali sono i comportamenti più comuni che dovrebbero far capire a una donna che sta subendo un controllo economico, anche se magari non lo riconosce ancora come violenza?

La violenza economica è spesso silenziosa e progressiva, proprio per questo difficile da riconoscere. Non si manifesta solo con il divieto esplicito di lavorare o con il controllo del conto corrente, ma anche attraverso comportamenti quotidiani che limitano l’autonomia della donna: chiedere continuamente giustificazioni sulle spese, impedire di avere un conto personale, intestare beni e contratti solo a sé stessi, creare dipendenza economica scoraggiando il lavoro o gli studi, oppure accumulare debiti a nome della partner. Anche il controllo digitale oggi gioca un ruolo importante: monitorare pagamenti, password, accessi bancari o strumenti online è una forma di sorveglianza economica. Molte donne non lo riconoscono subito come violenza perché viene mascherato da “protezione” o da gestione familiare. Ma quando il denaro diventa uno strumento di potere e limitazione della libertà personale, siamo già di fronte a una forma di abuso.

In Italia molte donne continuano ad avere una minore autonomia finanziaria, salari più bassi e carriere discontinue. Quanto questa fragilità economica incide concretamente sulla possibilità di uscire da relazioni tossiche o violente?

La fragilità economica incide in modo determinante sulla possibilità di uscire da una relazione violenta. In Italia persistono gap salariali nel settore privato e per le professioniste che scaturiscono poi in precarietà lavorativa, carriere discontinue legate alla cura familiare e pensioni più basse. Questo significa che molte donne non dispongono di risorse immediate per affrontare una separazione, trovare una casa o mantenere se stesse e i figli. La dipendenza economica diventa quindi una barriera invisibile ma potentissima. Per questo la violenza economica è anche una questione strutturale e culturale: senza autonomia finanziaria, la libertà di scelta resta incompleta.

Lei sostiene da anni il valore dell’educazione finanziaria come strumento di emancipazione. Quali competenze economiche considera fondamentali oggi per una donna ‒ indipendentemente dall’età o dal reddito ‒ per essere davvero libera nelle proprie scelte?

L’educazione finanziaria non riguarda soltanto il risparmio o gli investimenti, ma la capacità di esercitare i propri diritti e prendere decisioni consapevoli. Le competenze fondamentali oggi sono: saper gestire un budget personale e familiare, comprendere il funzionamento del credito e dei debiti, conoscere gli strumenti bancari e digitali, pianificare obiettivi a lungo termine e proteggersi dalle truffe online e dal cybercrime. È essenziale conoscere anche i propri diritti economici sul lavoro, nella previdenza e nelle relazioni familiari.

Nelle 1500 risposte tra studenti e neo-lavoratori raccolte nella nostra ricerca sul FEMTECH e la salute finanziaria, la prima in Italia di questo genere, si conferma il gap tra alfabetizzazione finanziaria reale (2.8/5) e domanda di formazione (4.1/5) tra i giovani: è la fotografia esatta del problema che vogliamo risolvere, e la domanda di formazione in finanza personale è altissima. Altrettanto pertinente è che nelle interviste presso le associazioni pazienti il 35 per cento di loro rilevano difficoltà informative nell'accesso ai sussidi: e sono persone che hanno esattamente bisogno del tipo di accompagnamento che promuoviamo anche con attività di formazione e informazione gratuite dalle scuole alla cittadinanza.

Attraverso Global Thinking Foundation avete lavorato a stretto contatto con scuole, famiglie e centri antiviolenza. Quali trasformazioni culturali vede emergere nelle nuove generazioni sul rapporto tra denaro, indipendenza e parità di genere?

Abbiamo osservato segnali incoraggianti nelle nuove generazioni. I ragazzi e le ragazze mostrano una maggiore sensibilità nei confronti dei temi dell’equità, del consenso e dell’indipendenza personale. Tuttavia, emergono anche nuove fragilità legate al rapporto con il digitale, ai modelli social e alla pressione consumistica.

Nelle scuole vediamo quanto sia importante collegare il tema del denaro a quello del rispetto reciproco, dell’autostima e della responsabilità. Ed i recenti programmi didattici sulle Dipendenze Digitali Economiche, “Dipendenze: NO, Grazie!” e sulla Salute Mentale “Le Classi della Salute” ci offrono come esito dai laboratori.

Prima di tutto emerge come immediato il collegamento percepito tra autonomia economica e libertà personale: i ragazzi e le ragazze hanno espresso la consapevolezza che l’indipendenza economica è strettamente legata all’autonomia nelle scelte di vita. Alcuni hanno riflettuto su quanto sia necessario sviluppare fin da giovani la capacità di gestire il denaro, per non ritrovarsi in situazioni di vulnerabilità in futuro. La riflessione poi sulle dipendenze senza sostanza: ha visto più studenti che hanno richiamato l’impatto del gioco d’azzardo online, del trading eccessivamente “facile” promosso dai social, e dello shopping compulsivo. Le testimonianze mostrano un mix di curiosità e timore: la possibilità di guadagni rapidi attira, ma la consapevolezza del rischio è cresciuta grazie al progetto. E però resta l’influenza dei modelli sociali e familiari: diversi studenti hanno dichiarato di rifarsi principalmente a opinioni di genitori o influencer sui temi economici. Le interviste evidenziano però che l’incontro con esperti e materiali audiovisivi stimola una riflessione critica, aiutando a distinguere fonti attendibili da messaggi distorti.

Spesso si parla di empowerment femminile come concetto astratto. Dal suo osservatorio, quali politiche o interventi concreti potrebbero avere oggi l’impatto più forte nel ridurre il divario economico di genere e prevenire situazioni di dipendenza?

Parlare di empowerment femminile significa tradurre i principi in strumenti concreti. Le politiche più efficaci sono quelle che agiscono contemporaneamente sul lavoro, sul welfare, sull’istruzione e sui servizi. Servono investimenti nei servizi per l’infanzia e nell’equilibrio tra vita e lavoro, perché il peso della cura grava ancora prevalentemente sulle donne. Occorre incentivare l’occupazione femminile stabile e qualificata, rafforzare l’educazione finanziaria nelle scuole e nei percorsi di reinserimento lavorativo, sostenere l’imprenditoria femminile e garantire l’accesso equo al credito.

Se dovesse lasciare un messaggio alle giovani donne che si affacciano ora al mondo del lavoro e della gestione del denaro, quale sarebbe il primo passo da compiere per costruire una vera indipendenza economica e personale?

Direi alle giovani donne di non delegare mai completamente ad altri la gestione delle proprie scelte economiche. Il primo passo verso l’indipendenza è conoscere: conoscere il valore del proprio lavoro, imparare a gestire il denaro, fissare piccoli obiettivi di autonomia e non avere timore di fare domande. L’indipendenza economica non significa guadagnare molto, ma poter decidere della propria vita senza dipendere dalla volontà di qualcun altro.

Aggiornato il 20 maggio 2026 alle ore 11:29

06/05/2026

La Settimana in News
Lo Stretto di Hormuz continua a muovere i mercati: ogni segnale di apertura o chiusura del passaggio fa oscillare il petrolio, con il fisico oltre i 140 dollari mentre i futures restano intorno ai 103, evidenziando uno spread di circa 40 dollari tra scarsità reale e fiducia finanziaria 🛢️

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📊 In Italia la crescita resta moderata: il PIL del primo trimestre 2026 è stimato tra +0,1% e +0,2%. Nello scenario più complesso, la crescita potrebbe ridursi di 0,5 punti e l’inflazione superare il 3%, con debito pubblico a 3.140 miliardi.

🇪🇺 Ad aprile l’indice Pmi dell’Eurozona scende a 48,6, sotto la soglia di crescita per la prima volta in 16 mesi, a causa del forte calo dei servizi. Fa eccezione la manifattura, che resta in espansione. Per l’Italia il quadro è più fragile e nello scenario più avverso, cresce il rischio di stagflazione, con crescita debole e inflazione fino al 4,5%.

🚗 Il mercato auto europeo accelera a marzo (+12,5%) e chiude il trimestre a +4% con 2,8 milioni di immatricolazioni. Le elettriche salgono al 19,4%, mentre benzina e diesel scendono sotto il 31%. Stellantis guida la crescita nell’UE (+8,5%), Tesla rimbalza con vendite +102% a marzo.

🇨🇳 La Cina batte le attese con un PIL in crescita del 5% annuo, in accelerazione. La crescita è sostenuta anche dai consumi legati al Capodanno lunare, che restano un driver chiave.

29/04/2026

I mercati stanno vivendo una fase a due velocità. Negli Stati Uniti continua il rally azionario, sostenuto soprattutto dai settori legati a tecnologia, intelligenza artificiale e semiconduttori, mentre in Europa il clima resta più prudente.

A pesare sul quadro europeo sono i timori legati alla crescita economica, il calo della fiducia di imprese e consumatori e l’attenzione ancora alta sui costi energetici.

Sul fronte obbligazionario, i rendimenti restano elevati: segnale che inflazione e politiche delle banche centrali continuano a essere temi centrali. Il mercato guarda con attenzione alle prossime mosse su tassi e crescita.

In momenti come questo è normale vedere mercati che si muovono in modo diverso tra aree e settori. Proprio per questo, più che inseguire i trend del momento, diventa importante mantenere equilibrio e una visione nel tempo.

Se vuoi capire come leggere questo scenario in modo utile per le tue scelte, scrivimi: l’obiettivo è fare scelte consapevoli, non inseguire i mercati.

21/04/2026

I mercati stanno mostrando segnali di ripresa. La riapertura dello Stretto di Hormuz e i primi risultati positivi delle trimestrali hanno riportato fiducia, spingendo al rialzo i mercati azionari e rafforzando l’euro.

Allo stesso tempo, però, le incertezze non sono scomparse. L’inflazione resta presente e le tensioni geopolitiche continuano a influenzare il prezzo del petrolio, che si muove rapidamente in base alle notizie.

Le banche centrali stanno mantenendo un atteggiamento prudente, preferendo osservare l’evoluzione dello scenario prima di intervenire sui tassi.

In momenti come questo è normale vedere movimenti anche contrastanti. Proprio per questo, più che seguire ogni notizia, diventa importante mantenere equilibrio e una visione nel tempo.

Se vuoi capire come leggere questo scenario in modo utile per le tue scelte, scrivimi: l’obiettivo è fare scelte consapevoli, non inseguire i mercati.

01/04/2026

La Settimana in News
La presidente della BCE Lagarde apre un possibile rialzo dei tassi d’interesse qualora i prezzi energetici continuino a salire per le tensioni in Medio Oriente. 📈

Ma le news non finiscono qui: guarda il video per scoprirle 👉

💧L’incertezza sui mercati porta molti investitori a liquidare le posizioni in oro. Dopo un calo del 24% dai picchi massimi, l’oro ha recuperato terreno grazie alle dichiarazioni di Trump su una possibile tregua con l’Iran.

🛢️ Il blocco dello Stretto di Hormuz continua a spingere i prezzi del petrolio, che supera i 100 dollari al barile, mantenendo la volatilità elevata.

📉 Marzo 2026 vede un brusco calo: l'indicatore di fiducia dei consumatori italiani passa da 97,4 a 92,6, a causa del perdurare della guerra in Medio Oriente.

🌎 L’OCSE prevede una crescita globale in rallentamento, con il PIL mondiale dal 3,3% nel 2025 al 2,9% nel 2026. In questo scenario, l’Italia resta tra i paesi più lenti (+0,4%).

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Riforma della non autosufficienza e futuro delle RSA: tra sostenibilità, territorio e prospettiveCarlo Nicora analizza p...
27/03/2026

Riforma della non autosufficienza e futuro delle RSA: tra sostenibilità, territorio e prospettive
Carlo Nicora analizza per TrendSanità le principali criticità del sistema e indica nell’integrazione con il territorio e nella presa in carico del grande anziano le priorità della long term care
di Silvia Pogliaghi
2 Marzo 2026

Tempo di lettura: 5 min
L’invecchiamento della popolazione e l’aumento della non autosufficienza stanno mettendo sotto pressione il sistema delle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali), chiamato oggi a ripensare sia la sostenibilità sia il ruolo e i modelli di cura. Alla luce del decreto legislativo 29/2024 e della riforma dell’assistenza agli anziani, il dibattito non riguarda più solo il numero dei posti letto, ma la capacità delle strutture di integrarsi con il territorio, oltre a garantire competenze adeguate e rispondere a bisogni sempre più complessi.

Carlo Nicora, Direttore generale della Fondazione Molina Onlus di Varese, analizza criticità e prospettive del sistema, mettendo al centro sostenibilità economica, competenze professionali e integrazione con il territorio.

Carlo Nicora
Partiamo dall’inquadramento generale. Il decreto legislativo 29/2024 ha avviato il primo provvedimento attuativo della riforma sulla non autosufficienza, definendo criteri nazionali di accreditamento e standard qualitativi. Oggi le RSA sono in fermento: è una lettura corretta?

«Direi di sì, ed è un fermento che nasce da ragioni strutturali. Mi spiego meglio: il sistema delle RSA in Italia, gestito in larga parte dal privato, prevalentemente non profit, accoglie circa 300mila anziani non autosufficienti. In Lombardia parliamo di circa 60mila posti letto. Si tratta di una risorsa fondamentale del Servizio sanitario nazionale, soprattutto nelle regioni del Nord, ma che intercetta meno della metà degli anziani ad alto rischio. La domanda cresce, perché cresce l’età media della popolazione e questo mette sotto pressione un sistema che è nato in un contesto completamente diverso da quello attuale».

Quanto pesa il fattore demografico?

«Oggi l’età media in Italia è intorno agli 83-84 anni e aumenta di circa due mesi ogni anno. Questo significa che nel giro di poco più di un decennio avremo due o tre anni in più di età media. A questo si aggiunge l’ingresso dei baby boomer nella fascia della pensione: i nati nel 1964, anno di picco della natalità con un milione di nascite, che raggiungeranno i 67 anni nel 2027. Al contrario, i nati nel 2023 sono stati circa 380mila. Avremo quindi sempre più anziani e sempre meno forza lavoro, anche nei settori sanitari e assistenziali».

Un problema quantitativo, ma anche sociale, conferma?

«Oltre all’età, infatti, c’è il tema della solitudine. Oggi il 36% delle famiglie italiane è composto da persone sole e quasi il 30% da coppie con figli lontani. Se sommiamo i nuclei monogenitoriali arriviamo a circa il 70%. Questo significa che quando sopraggiunge una malattia acuta o cronica, come può essere un ictus, una frattura, un tumore o una demenza, l’equilibrio salta e spesso non c’è una rete familiare in grado di reggere».

In Italia, tra gli over 85, due anziani su tre sono non autosufficienti

Quanti sono oggi gli anziani non autosufficienti in Italia?

«Parliamo di circa quattro milioni di persone over 65. Negli over 85, due anziani su tre sono non autosufficienti. Di questi, solo 300mila trovano risposta nella residenzialità di RSA: circa l’8%. I centri diurni coprono meno dell’1% e tutto il resto grava sulle famiglie, che si organizzano soprattutto attraverso l’assistenza privata: stimiamo quindi, circa un milione di badanti, con una spesa privata di oltre 7 miliardi di euro l’anno».

E anche le RSA, in larga parte, restano a carico delle famiglie…

«Le famiglie sostengono la quota alberghiera della retta, che complessivamente vale circa 5-6 miliardi di euro l’anno. È uno scenario molto impegnativo. Non perché le RSA non siano in grado di rispondere, ma perché il mondo è cambiato radicalmente rispetto al 1978, quando nacque il Servizio sanitario nazionale. Allora gli anziani erano circa 7 milioni, oggi sono 14 milioni».

La sostenibilità delle RSA: tre dimensioni critiche
Lei parla spesso di sostenibilità articolata su tre livelli. Può spiegarceli? Partiamo da quello economico. Il modello attuale è sostenibile?

«I fattori critici sono tre. Il primo è l’entità delle tariffe pubbliche. Il Servizio sanitario nazionale riconosce mediamente 40-50 euro al giorno per paziente. Complessivamente la spesa per la long term care nel 2024 è stata pari all’1,61% del PIL, secondo il Rapporto OASI 2025 di SDA Bocconi. Non è una quota enorme, ma va confrontata con i numeri: 300mila anziani in RSA a fronte di quattro milioni non autosufficienti a domicilio».

I fattori critici sono tre: l’entità delle tariffe pubbliche, la disponibilità economica delle famiglie e la crescente fragilità degli utenti

Aumentare le tariffe è possibile?

«È una scelta politica. Aumentare significa spostare risorse da altri capitoli o ridefinire le priorità. Se volessimo raddoppiare l’offerta residenziale, passeremmo da 5 a 10 miliardi di euro l’anno: un quarto di una manovra finanziaria. Non sono cifre marginali».

Il secondo fattore?

«La disponibilità economica delle famiglie. Le generazioni precedenti avevano patrimoni e pensioni più solide. Oggi vediamo sempre più famiglie che non riescono a sostenere la retta. In alcuni casi la pensione dell’anziano contribuiva all’equilibrio economico del nucleo familiare: quando quella risorsa viene assorbita dalla RSA, il sistema va in crisi».

E il terzo?

«La crescente fragilità degli utenti. Oggi l’età media di ingresso in RSA è intorno agli 85 anni, con una permanenza media di circa un anno. Oltre il 60% presenta un grave decadimento cognitivo. Entrano molto più tardi e molto più compromessi rispetto al passato».

RSA e competenze: verso una “sanità ad alta complessità”
La crescente complessità che caratterizza la sanità di oggi cambia anche il ruolo delle RSA. In che modo?

«Le RSA non sono ospedali, ma oggi devono gestire comorbilità complesse. Il sistema già riconosce una componente sanitaria nelle tariffe, ma la sfida è organizzativa. Noi non parliamo più di “ospiti”, ma di residenti: la RSA è la loro casa. Questo implica una presa in carico globale, non solo assistenziale».

Per le risorse umane, i problemi riguardano i turnover, la carenza numerica e l’attrattività del settore

Qual è la situazione delle risorse umane, in questo settore?

«Il secondo asse di sostenibilità, a mio avviso, è forse il più critico. C’è un problema di turnover, di carenza numerica e di attrattività del settore. Mancano soprattutto ASA (Ausiliario Socio Assistenziale) e OSS (Operatore Socio Sanitario), figure centrali per l’assistenza quotidiana. Gli aumenti contrattuali, sacrosanti, però ricadono sui bilanci delle strutture e, a loro volta, ricadono sulle rette».

Come si può trattenere il personale?

«Investendo su qualità del lavoro, formazione e benessere organizzativo. Ma anche questo richiede risorse e tempo. È un equilibrio molto delicato».

Il futuro: RSA come nodo della rete territoriale
Guardando ai prossimi cinque anni, quale dovrebbe essere la priorità assoluta della riforma?

«Ripensare il modello di long term care e il ruolo stesso delle RSA. Le RSA devono diventare nodi della rete territoriale, non luoghi chiusi che attendono l’ingresso dell’anziano. Devono uscire sul territorio, intercettare il bisogno prima dell’istituzionalizzazione, lavorare in integrazione con i medici di medicina generale e con i servizi domiciliari. Attraverso strumenti come l’assistenza domiciliare e la RSA aperta, che in Lombardia consente di prendere in carico a casa anziani con demenza o Alzheimer grave. Significa supportare non solo l’anziano, ma anche il caregiver e la badante, offrendo competenze, formazione e continuità assistenziale».

Le RSA devono diventare nodi della rete territoriale

E l’invecchiamento attivo?

«È l’altra grande priorità. Ritardare la non autosufficienza è fondamentale. Le RSA possono diventare luoghi di socialità, prevenzione e animazione, in collaborazione con Comuni e associazioni. La solitudine è uno dei principali fattori di fragilità, come abbiamo anche detto all’inizio».

Che ruolo ha l’innovazione tecnologica in una RSA?

«Va intesa in modo diverso rispetto all’ospedale. Non parliamo di grandi tecnologie diagnostiche, ma di strumenti che migliorano la qualità della vita, l’organizzazione e la sicurezza. Parliamo di digitalizzazione delle cartelle, di analisi dei dati, di monitoraggio notturno per prevenire cadute e contenzioni e di strumenti di comunicazione con il territorio e con i caregiver. Anche l’intelligenza artificiale può supportare i processi, la formazione, la gestione dei farmaci e l’assistenza decisionale per operatori di diversa provenienza e formazione. A mio avviso, la vera parola chiave resta “formazione”. Innovazione senza formazione non funziona. Quando parlo di formazione intendo dare alle persone gli strumenti per fare bene il loro lavoro tutti i giorni: non solo sapere cosa fare, ma capire perché lo si fa, come leggere la fragilità dell’anziano e come porsi le domande giuste prima di dare una risposta».

«Chiudo con uno slogan, un pensiero che uso spesso: nelle RSA non assistiamo solo anziani, ma custodiamo vite, proteggiamo ricordi e sosteniamo le radici del territorio. Ogni gesto di cura è un ringraziamento collettivo per ciò che queste persone hanno costruito. E vale sempre una frase semplice: la civiltà di un popolo si misura da come assiste i suoi anziani e i suoi fragili».

In media ci vogliono 90 giorni di attesa nella sanità pubblicaPer avere una prestazione sanitaria in una struttura pubbl...
03/03/2026

In media ci vogliono 90 giorni di attesa nella sanità pubblica
Per avere una prestazione sanitaria in una struttura pubblica bisogna attendere in media 87 giorni: tre mesi che non tutti i cittadini sono disposti ad attendere e che possono essere abbreviati facendo ricorso alla sanità privata. In questo caso i tempi di attesa medi scendono a 18 giorni, con un costo che dipende dalla tipologia di visita o di esame, ma anche dalla struttura e dallo specialista, con una media di 325 euro a prestazione. Contattami per scoprire come creare da subito la tua sanità integrativa, per aumentare la qualità e la tempestività delle cure per te e per i tuoi cari.



Tempi medi di attesa che sfiorano i 90 giorni e costi di accesso alla sanità privata decisamente importanti, in media 325 euro a prestazione.

Esistono gli infortuni lavorativi durante lo smart workingUna recente sentenza del Tribunale di Milano ha affrontato il ...
03/03/2026

Esistono gli infortuni lavorativi durante lo smart working
Una recente sentenza del Tribunale di Milano ha affrontato il caso di una lavoratrice in smart working che si è infortunata (distorsione ed escoriazioni) durante un permesso richiesto per andare a prendere, a piedi, la propria figlia a scuola. I giudici hanno stabilito che è assimilabile ad un infortunio lavorativo in itinere, coperto dall’INAIL. Che impatto avrebbe sulla tua quotidianità lavorativa e famigliare un piccolo o medio infortunio? Su quali tutele potresti contare?



Una nuova sentenza estende la tutela anche fuori casa, ribaltando la posizione dell’INAIL

Indirizzo

Via Delle Fornaie S. N. C
Alghero
07041

Sito Web

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