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E se il vero salvagente per l'economia fossero le tredicesime? 🤔Feditalimprese lancia il Patto dei Consumi: per evitare ...
02/10/2026

E se il vero salvagente per l'economia fossero le tredicesime? 🤔

Feditalimprese lancia il Patto dei Consumi: per evitare il collasso delle piccole attività, servono due mosse chiave:

1️⃣ Detassare subito le tredicesime
2️⃣ Tagliare il cuneo fiscale per il ceto medio
Funzionerà davvero?

👉 Leggi la proposta completa e tutti i dettagli qui:
🔗 https://www.feditalimprese.com/manovra-feditalimprese-lancia-il-patto-dei-consumi-detassare-subito-le-tredicesime-o-sara-il-collasso-delle-piccole-attivita/

Il Presidente Nazionale Micalizzi: «Famiglie e micro-aziende sono la stessa medaglia. Servono 500 euro in più al mese nelle tasche dei lavoratori per salvare i negozi di vicinato». L’allarme sull& #…

COMUNICATO PER LA STAMPA MANOVRA, FEDITALIMPRESE LANCIA IL “PATTO DEI CONSUMI”: «DETASSARE SUBITO LE TREDICESIME O SARÀ ...
01/10/2026

COMUNICATO PER LA STAMPA

MANOVRA, FEDITALIMPRESE LANCIA IL “PATTO DEI CONSUMI”: «DETASSARE SUBITO LE TREDICESIME O SARÀ IL COLLASSO DELLE PICCOLE ATTIVITÀ»


Il Presidente Nazionale Micalizzi: «Famiglie e micro-aziende sono la stessa medaglia. Servono 500 euro in più al mese nelle tasche dei lavoratori per salvare i negozi di vicinato». L’allarme sull'economia reale: «I negozi di prossimità spariscono dalle città, crollo verticale delle ditte individuali. Il taglio del cuneo tuteli subito i redditi medi, vero zoccolo duro della nazione».

Una terapia d'urto sulla prossima Legge di Bilancio per fermare la desertificazione commerciale delle città italiane e ridare ossigeno all'economia reale. È la richiesta perentoria che arriva da Feditalimprese (Federazione Imprese Italiane), che lancia oggi formalmente la proposta del “Patto dei Consumi”.

L’analisi condotta dalla Confederazione evidenzia un divario ormai insostenibile per il Paese: preso come riferimento il potere d'acquisto di un lavoratore dipendente tipo con inquadramento contrattuale base, a fronte di un adeguamento medio dei salari di appena 150 euro netti dal 2010 a oggi, il costo della vita per le famiglie italiane è aumentato di circa 500 euro al mese. Un deficit reale di 350 euro mensili che ha azzerato la capacità di spesa dei cittadini, riflettendosi direttamente e drammaticamente sui fatturati della piccola distribuzione, dell'artigianato e dei servizi di prossimità.

«Siamo di fronte a un paradosso epocale» – dichiara Gianluca Micalizzi, Presidente Nazionale di Feditalimprese – «Come associazione datoriale oggi chiediamo con forza che lo Stato aumenti il potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti. Economia familiare ed economia d'impresa sono due facce della stessa medaglia: se le famiglie non arrivano alla terza settimana, i piccoli negozi di vicinato chiudono. Non servono bonus una tantum, serve un taglio drastico e strutturale del cuneo fiscale e contributivo e la detassazione straordinaria delle tredicesime in vista del Natale. Più soldi in busta paga significano più scontrini nei negozi».

I dati nazionali sulla demografia d'impresa confermano la drammaticità della situazione e offrono un ritratto nitido della crisi che sta colpendo l'ossatura reale del Paese. Preso come esempio emblematico di questa tendenza, il segmento delle micro-attività e delle ditte individuali — la forma giuridica tipica del negozio sotto casa o dell'artigiano di quartiere — registra saldi costantemente negativi a causa del crollo dei consumi.

I flussi ufficiali mostrano una progressiva ed inesorabile sparizione delle attività commerciali e artigianali tradizionali nei centri urbani, con il comparto delle imprese individuali che ha subito una pesante contrazione netta a livello nazionale negli ultimi anni. Una crisi silenziosa che smentisce i toni trionfalistici su una crescita macroeconomica generale che di fatto non ricade sulle piccole attività.

«Ogni serranda che si abbassa» – avverte la Presidenza Nazionale della Federazione – «rappresenta un presidio di sicurezza, luce e socialità che lo Stato perde. Per questo, Feditalimprese chiede al Governo l'apertura immediata di un tavolo di confronto per inserire nella Legge di Bilancio misure fiscali d'emergenza: l'azzeramento della tassazione sulla tredicesima mensilità e un taglio strutturale e permanente del cuneo fiscale e contributivo a partire dal 2027 che si concentri principalmente sui redditi medi. Bisogna sostenere con forza quel ceto medio che rappresenta lo zoccolo duro del Paese, perché solo così si potrà rimettere stabilmente in circolazione la liquidità necessaria a salvare l'economia di prossimità».

Feditalimprese esorta la politica e le istituzioni a non proseguire sulla strada dei piccoli interventi assistenziali a pioggia, ribadendo che la difesa del potere d'acquisto dei cittadini attraverso riforme strutturali è l'unico vero scudo per impedire che la crisi dei consumi distrugga definitivamente il commercio di vicinato e l'artigianato italiano.

+150 € in busta paga. Ma vivere può costarne 500 in più.È davvero un aumento quello che resta in tasca, se il costo dell...
29/09/2026

+150 € in busta paga. Ma vivere può costarne 500 in più.

È davvero un aumento quello che resta in tasca, se il costo della vita continua a correre?

Stipendi, spese quotidiane e potere d’acquisto: i numeri raccontano una realtà che merita di essere guardata oltre la busta paga.

👉 Leggi l’articolo completo di FEDITALIMPRESE:
Stipendi al palo e spese sempre più pesanti

https://www.feditalimprese.com/stipendi-al-palo-e-spese-sempre-piu-pesanti-150-euro-in-busta-paga-ma-vivere-ne-costa-500-in-piu/

Un’elaborazione di Feditalimprese mette a confronto l’evoluzione delle retribuzioni con l’aumento delle principali spese sostenute dalle famiglie italiane. Feditalimprese: «Servono rinnovi contratt…

COMUNICATO PER LA STAMPA STIPENDI AL PALO E SPESE SEMPRE PIÙ PESANTI: +150 EURO IN BUSTA PAGA, MA VIVERE NE COSTA 500 IN...
28/09/2026

COMUNICATO PER LA STAMPA

STIPENDI AL PALO E SPESE SEMPRE PIÙ PESANTI: +150 EURO IN BUSTA PAGA, MA VIVERE NE COSTA 500 IN PIÙ

Un’elaborazione di Feditalimprese mette a confronto l’evoluzione delle retribuzioni con l’aumento delle principali spese sostenute dalle famiglie italiane.

Feditalimprese: «Servono rinnovi contrattuali incisivi e il taglio del cuneo fiscale. Più risorse alle famiglie si traducono in consumi per le imprese locali»

La distanza tra le entrate familiari e il costo necessario per affrontare le spese quotidiane è diventata sempre più difficile da sostenere.

L’elaborazione realizzata da Feditalimprese, mettendo a confronto il periodo dal 2010 a oggi, evidenzia una crescita delle retribuzioni che non ha tenuto il passo con l’aumento del costo della vita e delle principali voci di spesa che gravano sui bilanci familiari.

Il risultato è una progressiva riduzione del reddito realmente disponibile, con effetti non soltanto sulle famiglie, ma anche sull’economia reale e, in particolare, sulle Micro, Piccole e Medie Imprese e sui negozi di vicinato.

L’illusione della busta paga: quindici anni di pressione sul potere d’acquisto

Negli ultimi quindici anni gli stipendi hanno registrato aumenti nominali, ma la crescita delle retribuzioni non è stata sufficiente a compensare integralmente l’aumento del costo della vita.

Per molte famiglie, quindi, l’incremento della busta paga si è tradotto solo in parte in una maggiore disponibilità economica.

L’elaborazione di Feditalimprese individua un incremento delle entrate mensili nell’ordine di circa 150 euro per le tipologie di lavoratori considerate, a fronte di un aumento significativamente maggiore delle principali spese necessarie alla vita quotidiana.

Non si tratta naturalmente di una situazione identica per tutte le famiglie: reddito, composizione del nucleo familiare, territorio di residenza e abitudini di consumo determinano differenze anche rilevanti. Il dato vuole rappresentare una elaborazione comparativa della pressione esercitata dall’aumento dei costi sul bilancio familiare.

Il peso delle spese quotidiane

Abitazione, utenze, alimentari, carburanti e mobilità rappresentano alcune delle principali voci che incidono sul reddito disponibile delle famiglie.

Il problema, sottolinea Feditalimprese, non è quindi rappresentato esclusivamente dal prezzo del singolo prodotto o servizio, ma dalla somma degli aumenti che si concentrano ogni mese sul bilancio familiare.

Quando una quota crescente dello stipendio viene assorbita dalle spese necessarie, diminuisce inevitabilmente la capacità di destinare risorse ad acquisti non essenziali.

Ed è proprio qui che il problema familiare diventa anche un problema economico per le imprese.

Meno disponibilità significa infatti meno acquisti di abbigliamento, meno ristorazione, meno servizi, meno tempo libero e, più in generale, minori consumi nei negozi e nelle attività del territorio.

+150 euro contro circa 500 euro di maggiori costi

Secondo l’elaborazione comparativa di Feditalimprese, a fronte di un incremento delle entrate mensili nell’ordine di circa 150 euro, l’aumento complessivo delle principali spese considerate si colloca nell’ordine di circa 500 euro al mese.

Il dato rappresenta una stima elaborata a fini comparativi e non un valore riferibile indistintamente a tutte le famiglie italiane.

È tuttavia proprio questa forbice a fotografare, secondo Feditalimprese, il problema centrale: quando l’aumento dello stipendio viene rapidamente assorbito dall’incremento delle spese, il reddito disponibile non cresce nella stessa misura e la capacità di consumo si riduce.

E quando i consumi rallentano, a risentirne sono soprattutto le attività che vivono della domanda interna: negozi di vicinato, botteghe, artigiani, pubblici esercizi e piccole imprese.

La posizione ufficiale di Feditalimprese

«Può sembrare un paradosso che un’organizzazione datoriale richieda un rafforzamento delle retribuzioni dei lavoratori, ma la realtà è che economia familiare ed economia d’impresa sono due facce della stessa medaglia», dichiara Gianluca Micalizzi, Presidente Nazionale di Feditalimprese.

«Se le famiglie non hanno reddito disponibile, i negozi di vicinato, le botteghe e le imprese locali non lavorano. È un meccanismo semplice: più risorse nelle tasche delle famiglie significano maggiore capacità di consumo e quindi maggiore domanda per le imprese.

Servono rinnovi contrattuali incisivi, una rimodulazione seria delle tabelle salariali e interventi che consentano ai lavoratori di recuperare concretamente potere d’acquisto.

Tuttavia, gli adeguamenti retributivi non possono ricadere esclusivamente sulle imprese, anch’esse alle prese con costi di gestione, energia e materie prime. Per questo è necessario un intervento strutturale sul cuneo fiscale e contributivo.

Restituire liquidità reale alle famiglie significa sostenere i consumi, e sostenere i consumi significa dare ossigeno al tessuto produttivo del Paese, a partire dalle Micro, Piccole e Medie Imprese e dai negozi di vicinato.»



FEDITALIMPRESE – Federazione Imprese Italiane

Caro bollette e consumi fermi: così si rischia di spegnere definitivamente l'economia reale e le nostre imprese. L'anali...
24/09/2026

Caro bollette e consumi fermi: così si rischia di spegnere definitivamente l'economia reale e le nostre imprese. L'analisi di Feditalimprese nel nostro ultimo approfondimento 👇

Https://www.feditalimprese.com/caro-bollette-e-consumi-al-palo-feditalimprese-cosi-si-spegne-leconomia-reale/

FEDITALIMPRESE: “Il problema non è soltanto vendere, ma riuscire a farlo mantenendo prezzi sostenibili, margini e occupazione” Quanto costa oggi tenere aperta una piccola impresa in Italia? È una d…

COMUNICATO PER LA STAMPA Caro-bollette e consumi al palo, Feditalimprese: «Così si spegne l'economia reale» FEDITALIMPRE...
23/09/2026

COMUNICATO PER LA STAMPA

Caro-bollette e consumi al palo, Feditalimprese: «Così si spegne l'economia reale»

FEDITALIMPRESE: “Il problema non è soltanto vendere, ma riuscire a farlo mantenendo prezzi sostenibili, margini e occupazione”

Quanto costa oggi tenere aperta una piccola impresa in Italia? È una domanda cruciale che riguarda migliaia di attività commerciali, artigiane, turistiche e di servizi e che, secondo FEDITALIMPRESE, merita una riflessione concreta e non più rimandabile sulle sorti dell'economia reale del Paese.

Bollette, carburanti, trasporti, forniture, materie prime, affitti e costi di gestione incidono quotidianamente sulla vita delle imprese. Il problema è trovare un equilibrio sempre più difficile: trasferire integralmente questi aumenti sui prezzi significa gravare ulteriormente sulle famiglie, mentre assorbirli completamente significa comprimere i margini dell’attività.

“Una piccola impresa non può continuare a fare da cuscinetto tra l’aumento dei costi e le possibilità di spesa delle famiglie – sottolinea il presidente nazionale di FEDITALIMPRESE Gianluca Micalizzi –. Se aumenta tutto ciò che serve per lavorare, ma il cliente non può permettersi di pagare di più, l’impresa si trova inevitabilmente in mezzo. E quando i margini si riducono troppo, a essere messi in discussione sono gli investimenti, la crescita e, nei casi più difficili, la stessa possibilità di continuare l’attività.”

Il problema riguarda in modo particolare le micro e piccole imprese, che spesso hanno meno possibilità di assorbire aumenti continui dei costi. E quando un’impresa rinuncia a investire, rimanda una scelta di sviluppo o è costretta a contenere la propria attività, le conseguenze non rimangono all’interno della singola azienda, ma si riflettono sull’intero territorio.

Per FEDITALIMPRESE, quindi, il tema non può essere affrontato separando le esigenze delle imprese da quelle delle famiglie. La capacità di spesa dei cittadini e la sostenibilità delle attività economiche sono due facce della stessa economia reale.

“Non possiamo pensare di rilanciare i consumi chiedendo semplicemente alle persone di spendere di più – prosegue Micalizzi –. Dobbiamo creare le condizioni perché possano farlo. Allo stesso tempo, dobbiamo permettere alle imprese di lavorare senza essere costrette a scegliere continuamente tra aumentare i prezzi o sacrificare i propri margini.”

Secondo FEDITALIMPRESE, la risposta non può quindi limitarsi a interventi occasionali. Serve un’attenzione costante alle condizioni in cui operano le piccole imprese e alla capacità delle famiglie di sostenere i consumi quotidiani.

“Dietro una saracinesca che si alza ogni mattina non c’è soltanto un’attività commerciale – conclude Micalizzi –. Ci sono persone, famiglie, investimenti e spesso il lavoro di più persone. Difendere la possibilità di fare impresa significa difendere una parte concreta dell’economia dei nostri territori.”

Commercio, artigianato, servizi, turismo e tutte le piccole attività rappresentano infatti una presenza quotidiana nei territori e contribuiscono a mantenerne vivo il tessuto economico e sociale. Per questo, secondo FEDITALIMPRESE, creare condizioni più favorevoli per chi fa impresa significa anche creare condizioni migliori per l’economia nel suo complesso.



FEDITALIMPRESE – Federazione Imprese Italiane

Dietro una saracinesca chiusa c'è una crisi che tocca tutti: dalle piccole imprese schiacciate da bollette e costi di ge...
22/09/2026

Dietro una saracinesca chiusa c'è una crisi che tocca tutti: dalle piccole imprese schiacciate da bollette e costi di gestione insostenibili, alle famiglie in difficoltà con il potere d'acquisto.

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21/09/2026

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COMUNICATO PER LA STAMPA Bollo auto, FEDITALIMPRESE: bene la sospensione, ma il Paese ha un problema più grandeMicalizzi...
21/09/2026

COMUNICATO PER LA STAMPA

Bollo auto, FEDITALIMPRESE: bene la sospensione, ma il Paese ha un problema più grande

Micalizzi: «Se le famiglie sono costrette a tagliare le spese, a pagare il prezzo sono anche negozi, artigiani, bar e piccole imprese»

La sospensione del bollo auto prevista per il prossimo anno può rappresentare un piccolo ma concreto sollievo per le famiglie italiane. Ma dietro una voce di spesa che viene temporaneamente alleggerita c’è una questione molto più ampia: quanto riescono ancora a spendere le famiglie e quanto può resistere, di conseguenza, l’economia reale?

È questo il tema che FEDITALIMPRESE – Federazione Imprese Italiane invita a non perdere di vista.

«La sospensione del bollo può essere una misura utile – afferma il presidente nazionale Gianluca Micalizzi – ma non possiamo fermarci a questo. Il problema vero è che oggi troppe famiglie arrivano alla fine del mese con sempre meno margine. Il costo della vita è aumentato e stipendi e redditi, per molti, non hanno seguito lo stesso passo. Quando il bilancio familiare si restringe, inevitabilmente cambiano anche le abitudini di consumo».

La conseguenza non riguarda soltanto le famiglie.

Quando si rinvia un acquisto, si riducono le consumazioni al bar o al ristorante, si rimanda un intervento di manutenzione o si rinuncia a un servizio, quella scelta arriva direttamente sul conto delle imprese.

È qui che il problema del potere d’acquisto diventa un problema per l’intero sistema economico.

Il negozio di quartiere, il bar, il ristorante, l’artigiano, il commerciante, il professionista e la piccola impresa di servizi vivono infatti soprattutto della domanda quotidiana del territorio.

«Per una grande azienda una fase di rallentamento può essere affrontata con mercati diversi e strutture più articolate – continua Micalizzi –. Per una micro o piccola impresa, invece, anche una riduzione significativa della clientela può avere effetti immediati. Meno persone che acquistano significa meno fatturato. E se contemporaneamente aumentano i costi, la pressione diventa ancora maggiore».

Energia, carburanti, materie prime, affitti, servizi, costi finanziari e adempimenti continuano infatti a incidere sui bilanci delle attività economiche.

Da una parte diminuisce la capacità di spesa. Dall’altra aumentano le difficoltà di chi deve produrre, vendere e mantenere aperta un’attività.

Una doppia pressione che, secondo FEDITALIMPRESE, merita maggiore attenzione nelle politiche economiche.

«Non possiamo pensare di sostenere le imprese – sottolinea Micalizzi – se non ci occupiamo contemporaneamente della capacità delle persone di acquistare. Un commerciante non ha bisogno soltanto di meno costi: ha bisogno anche di clienti che possano tornare a spendere. E lo stesso vale per l’artigiano, il ristoratore, il professionista e tutte quelle piccole realtà che rappresentano ogni giorno l’economia dei nostri territori».

Per FEDITALIMPRESE, quindi, la sospensione del bollo auto può essere un intervento positivo, ma deve essere inserita in una strategia più ampia.

Recupero del potere d’acquisto, sostegno ai redditi, rinnovo dei contratti, riduzione del costo dell’energia e dei costi di gestione delle imprese sono, secondo la Federazione, alcuni dei nodi sui quali occorre intervenire per rafforzare la domanda interna e creare condizioni più favorevoli per chi lavora e fa impresa.

«Le piccole imprese non chiedono scorciatoie – conclude Micalizzi –. Chiedono un’economia nella quale una famiglia possa tornare a fare acquisti senza dover calcolare ogni singola spesa e nella quale un’impresa possa lavorare senza essere schiacciata dall’aumento dei costi. Perché quando una famiglia può spendere, anche l’economia del territorio respira. E sostenere il potere d’acquisto significa, allo stesso tempo, sostenere il commercio, l’artigianato e i servizi».



FEDITALIMPRESE – Federazione Imprese Italiane

⛽ Caro carburante, il conto lo pagano famiglie e imprese.Il costo dei carburanti pesa sulla vita quotidiana, sui bilanci...
19/09/2026

⛽ Caro carburante, il conto lo pagano famiglie e imprese.

Il costo dei carburanti pesa sulla vita quotidiana, sui bilanci familiari e sui costi di chi ogni giorno fa impresa. Quando aumenta il trasporto, aumentano anche i costi di prodotti e servizi.

Serve intervenire per spezzare questa spirale e tutelare il potere d’acquisto e la competitività delle imprese.

Indirizzo

Via Cavour, 10
Adrano
95031

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