07/06/2024
"Sapevo già di aver perso la mia identità da piccolo, ma non mi importava allora; i piccoli sono perfette scimmie, e più sono bravi ad imitare, più vengono applauditi dagli adulti.
Vestivo pantaloni, magliette e camice. Persino l'orologio. Un piccolo Swatch colorato, come molti della mia condizione tra l'altro. Eravamo simili, cappelli ben tagliati, vestiti assurdamente puliti nella polvere che si alzava dalle strade non asfaltate e dai muri delle case in argilla impietosamente erosi dal sole e dalla pioggia.
Chi dice che i bambini africani persino quando hanno fame ridono e sorridono. Io dico che chi lo dice non ha mai sentito il pianto della fame. Si ergeva all'improvviso, passava nell'aria persino oltre i muri di pietra delle case dei ricchi, arrivava a lambire l'orecchio, a penetrare i timpani.
Ed é li che si alza il volume della TV, ed é in quel momento che il Commodore 64 diventava un paradiso dove nessuno aveva accesso. Un bambino, ha il dovere di ascoltare gli altri bambini, giacché gli adulti, raramente lo fanno. Ma piccole scimmie crescono, figli di figli di figli di schiavi. Ancor più figli oggi di quanto lo siano stati i miei nonni. Il mondo é globale, anche la mia terra lo é, per le sue risorse ed il bello che ha da offrire, ma l'offerta é a un senso. E per pochi. La mia vita, la mia identità, il mio destino, non furono decisi dalla savana in cui nacqui, dal vento o dal frutto del baobab, fu rubato ai miei avi; ed io nacqui in cattività.
Il mio francese era eccellente, e ciò mi valeva complimenti. Invece, quando parlavo la mia lingua, storcendola per ignoranza, erano sorrisi compatiti. "Piccolo bianco sei diventato" dicevano sorridendo. Nessuno che mi diede uno schiaffo, nessuno che mi scosse dal torpore in cui crescevo, nessuno che mi facesse realizzare che ki stavo consegnando come schiavo ad una società creata dal popolo che mi ha invaso.
Più ero europeo, più ero apprezzato. Perché?
Ma questo perché nasce oggi. Non ieri. Ieri, quando mi fingevo un piccolo bianco, ero felice, perché l'apprezzamento é egoisticamente ciò che tutti noi desideriamo. Ma l'apprezzamento degli altri porta all'allontanamento da se stessi. Non avevo pensiero critico, non potevo scegliere, ma questa é una colpa. L'essere secondo la società mi ha tolto l'abito, e con esso, la dignità. Persino, tifavamo tutti la Francia. Cosa di più normale che amare la patria Francia quando tutti lo fanno, lo desiderano. Ah... Quanto fasto quando tornavano quelli che vivevano in Francia...America...Gran Bretagna. Erano alla pari dei nostri medici, avvocati, che dico, persino ministri. Si narrava che guadagnassero cosi tanti soldi da poter mantenere interi villaggi. Erano sempre ben vestiti, con macchina lussuose, sempre gentili e pronti ad allungare la mano in tasca. Per noi, erano miti. Resi ancor più miti dall'atteggiamento rispettoso sennò servile degli adulti... Non vestivano africano, non bevevano africano, non sembravano nemmeno africani.
C'era un modello, e non era quello dei miei avi. Matematica, fisica, inglese, spagnolo, storia, geografia; mai saper distinguere le erbe commestibili nella savana, quando potare il mango o zappare la terra, non mi fu insegnato a leggere tra le nuvole, a guardare nel cuore della savana ed a accordare il battito mio con quello del tutto. Mi furono tolte le mie divinità, ma ancora peggio, mi si portò a deriderli. Ci credete se vi dico che da adolescente chiamavamo chi viveva in campagna "cafone"? Dio mio... quanto orgoglio provavamo nell'indossare i "baggie" americani, le "salopette" francesi, tutto rigorosamente Lacoste, Nike, o Adidas. Arboravamo tutto ciò che non é mai stato nostro con un orgoglio cosi spinto nuda credere che le fabbriche fossero dei nostri genitori.
Si amici, non abbiamo mai dato credito al vecchio che raccontava storie sotto l'albero del baobab, non abbiamo disseppellito le nostre divinità rese grottesche da chi ci ha portato in chiesa o in moschea. Io sono cresciuto sulla terra la più bella del mondo, ma io non sono cresciuto da africano.
"Un uomo é la sua origine...". Viene ribadito in tanti testi, certi sacri, ma la mia origine mi é stata celata, nascosta, la mia realtà di bimbo rubata da una civiltà non mia. Non ho corso a piedi nudi nella savana, non ho mangiato il mango raccolto dall'albero dove sono salito, non ho vissuto una vita sana, per vivere una vita "clonata".
Ma forse, e dico forse, non avrei mai realizzato di esser stato allontanato dalla mia naturale via, portato su un autostrada, se poi non fossi stato cacciato da quell'autostrada. Il pedaggio, non é il problema, il retaggio, si.
Oltre a parlare otto lingue, ho studiato, sono arrivato a livelli in cui dicono il "diploma" ti facilita il resto. Mi hanno detto che il mio diploma valeva li dove sono nato, e non li dove sono arrivato. Parlo le loro lingue meglio di come parlo le mie, vivo esattamente come loro, ma per loro, non valgo quanto loro, poiché non ho una "cultura".
Mi han rubato la mia terra, ma ancor peggio, hanno rubato le nostre anime, e rifiutano i nostri corpi.
Sarei voluto tornare alle mie origini, per farne forza, ma avevano cancellato tanto, troppo. Non so più fare l'africano, ma non sono altro.
Quando sarò grande, imparerò di nuovo ad essere un africano. per ora, ho scoperto di essere uno, solo uno, tra tanti, forse troppi."
Buon pomeriggio mondo