Teranga Worldwide Pub

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Teranga Worldwide Pub Godiamo della fiducia di diversi clienti ( Retinol Complex,Burkina Trade). Ospite è una strana parola, del resto, profonda e intrigante. Teranga (Worldwide pub)
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Teranga Services Srl é un impresa che
offre una finestra internazionale a produttori e clienti
Per chi é in cerca di prodotti/attrezzature
Abbiamo competenze in diversi settori. "Nei racconti mitici di navigatori ed eroi dell'antica Grecia, così come in altre innumerevoli leggende e miti delle più diverse tradizioni, mi ha sempre colpito e commosso l'immagine sacra dell'ospitalità. L'idea cioè ch

e, di fronte a uno straniero che arriva da lontano, ogni cosa si debba fermare, perché si possano accogliere le sue parole e i suoi racconti, perché si possa banchettare con lui e fare festa. Ospite è infatti colui che giunge straniero in un luogo e ospite anche colui che lo accoglie, offrendo la sua casa, il suo cibo. Non c'è distinzione nel linguaggio tra chi attivo e passivo, perché l'ospitare è un atto reciproco, di scambio tra pari. E' un atto di condivisione, seppur provvisoria, di un luogo comune. Per ascoltare un ospite che giunge da un'altra terra noi dobbiamo immaginare altri spazi, altre vite, altri sapori. E credo che questo accada veramente solo quando il nostro orizzonte interno riesce ad estendersi e ad ampliarsi. Quando nuove immagini e associazioni riescono a intrecciarsi alla rete di relazioni che organizza il nostro guardare il mondo. Quando scaviamo più a fondo con le nostre radici" (FL)
Nella lingua wolof del Senegal per definire ciò che si offre all'ospite e che lui si sentirà impegnato a scambiare e a ricambiare, con gesto di reciprocità, si usa il termine "Teranga". Il primo di questi gesti è l'offrire un luogo ove riposare, il secondo è offrire da bere per ristorarsi e solo per terzo avviene lo scambio della parolaIn questo rituale di ospitalità, misura accordata al divino e dal divino, i due ospiti prima di qualunque altro esercizio di linguaggio, nella loro totale alterità e nella loro totale somiglianza, ravvisano e riconoscono il carattere intrinsecamente sacro dell'umanità. Da questo incontro, da questo riconoscimento dell'alterità nell'universalità, deriva la conoscenza che, precedendo la parola dell'altro, autorizza la venuta del messaggio
Un quadro, una casa, una cartolina di umanità nel caos del mondo attuale. L'associazione Macchia di Colori apre un pub Culturale "Teranga" nel cuore del centro storico di Napoli(Piazza Bellini). Teranga é la prima impresa sociale creata dai migranti per ovviare alla crisi ed a sua volta far da garante per altri immigrati nella creazione di altre imprese. Costa d'Avorio, Senegal, Italia, Sri Lanka, Burkina Faso, USA,
In effetti, crediamo che il lavoro sia frutto del supporto di tutti, un artigiano fabbrica per gli altri, lasciamo che siano le persone a proporci loro stessi attraverso la loro arte, la loro sensibilità, la loro emozione. Offriamo un spazio confortevole, dove si dimentica lo spazio ed il tempo e ci si ritrova in una unica famiglia. Nasce dalla volontà e dal bisogno di trovare una casa per i più disagiati, un luogo di integrazione vero dove il sorriso non sia solo il riflesso del corteggiamento, un oasi dove trovare informazioni sul mondo ed in particolare sull'Africa grazie alla sua biblioteca unica nel genere in tutta la regione campana. I nostri sostenitori, dal comune di napoli ad Erri de Luca che apprezzando il nostro impegno forte e concreto nella sua città ci ha degnato della sua presenza mostra il nostro interesse a diffondere il verbo dell'amore. Senza alcuna presunzione, con l'ascoltare, il confronto, il riavvicinamento naturale tra gli essere umani. Riflettiamo il mondo attorno a noi con umiltà, e pertanto, i concerti alla luce di candela seduti a terra, i suoni d'altrove che nascono dal cuore di napoli o di caracas o anche del Congo, i cibi e le bevande del mondo, le nostre conferenze ed i nostri dibattiti che riguardano l'Uomo tout court, questo é Teranga. Se vuoi bene a qualcuno, portalo a Teranga.

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26/03/2026

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C'é poco di vero in tutto questo. Nemmeno i muri sono naturali. È come se il cemento e l'asfalto si fossero impossessati...
03/10/2024

C'é poco di vero in tutto questo. Nemmeno i muri sono naturali. È come se il cemento e l'asfalto si fossero impossessati delle anime e degli spiriti trasformando i cuori.
Dov'é l'Uomo? Il mio simile. La tempesta non si domanda dove sia passato il vento, il sole non si chiede mai dove sta la sua luce persino quando tramonta. Io mi chiedo dove siano i miei simili.
Inglobati da rabbie, da paure, da torti atavici, rosicchiati dal terrore, dall'orrore della storia, dall'ingiustizia, l'Uomo, é sparito dietro una maschera.
Dalla vergogna? Non credo. Dall'impotenza. Quella di fermarsi al confine della follia. Poiché ognuno di noi ha pazzia in se. Siamo andati oltre noi, sconfinando negli altri.
La condizione non fa mai soffrire. L'omosessuale non soffre di esserlo, la donna nemmeno, tantomeno l'Uomo nero o il povero. Sono gli altri a portargli sofferenza, a caricarlo di in innaturale peso, ad accusarlo. Possiamo dire con tutto franchezza che il male dell'Uomo non é altro che l'Uomo.
Ho paura, per una vita sprecata, per troppi pochi sorrisi, rari abbracci, radi amori. Ho terrore dello spreco di una vita ancora viva ma inutile laddove miglia di vite vengono falciati ogni giorno da guerre e malattie. Sono vivo, e mi vergogno di esserlo.
La felicità é in un domani che si spinge sempre al giorno dopo. La felicità però, in questa era, é come un perenne e doloroso ieri.
L'amore, il meraviglioso ed indiscusso amore, persino diventa un pegno. Poiché amo, devo soffrire. Non ci sono alternative, , si ama altrui, ed altrui é veleno. Quasi mai rimedio. L'illusione vive in noi, alimentati dai racconti, e dai miti.
C'é poca fiducia li fuori, meno abbracci, pochissime risate, rare strette. Ma c'é tanto guardare, criticare, giocare, valutare. Praticamente, delle piccole divinità intente a valutare la vita deile loro creature. Ed ad aggiustare la loro immagine di Dio.
Mi soffoca tanta ipocrisia, quando manca l'amore ad un Uomo, é come quando manca l'aria ai polmoni. Beccheggiamo, ma speriamo, in cerca di aria, sommersi dal nulla della società che ci ingloba, la solitudine viene rotta dall'illusione della famiglia. Ma non si puo chiudere la famiglia. I nostri genitori, oramai nonni, camminano nelle città in cui vivono gli "altri", anche i nostri figli ed i loro figli. I nostri compagni o le nostre compagne, a volte tornano dal lavoro passando in luoghi in cui l'umanità assassina si esprime nell'abbandono di vite confuse ed affette.
Mi vergogno, ma la vergogna non uccide. Le bombe in Israele si. Ed io qui, vivo, col dovere di vivere per chi non c'é più, stento ad esistere.

"L'istinto non mostra sempre la via, ma ne é accenno. Una via che corpo e anima tendono istintivamente a seguire. Poi, b...
18/09/2024

"L'istinto non mostra sempre la via, ma ne é accenno. Una via che corpo e anima tendono istintivamente a seguire. Poi, bisogna valutare le possibilità, le realtà, che non sempre, sono di concerto o favorevoli. Immaginavo il sesso, l'amore, come un esplosione totale dei sensi, un attimo di estemporaneità felice, un'oasi nel deserto di una vita, luce senza ombre. Chiunque abbia vissuto l'amore sa che si esprime ovunque. Attraverso il legame della foglia e del ramo, della gallina e dell'uovo, del vento e delle nuvole, della pioggia e della terra. L'amore é completamento oltre. Persino al resto. La immaginavo pace, serenità invisibile, luogo di tutti e di nessuno, abbraccio infinito tra montagna e fiume, un acqua che scorre, un fiore sullo stelo, un segreto in bella vista. Un singolo brivido di battiti diversi, cuori differenti ma siamesi, dei punti opposti ma finali. Credevo di sapere cosa fosse, anche senza averlo mai vissuto. Tutti pensano di saper cosa sia. Tutti in un modo o nell’altro ne hanno vissuto una o più forme. L’amore odio, l'amore brivido, l'amore triste, l'amore oblio, l'amore emozione, l'amore radice, l'amore cielo, l'amore inferno, l'amore in cima, l'amore paradiso, o paradosso, l'amore giù, o su, l'amore che va e viene, l'amore che crea il domani, termina il passato, ignora il reale. L'amore come oggi, ma anche domani, l'amore come rimedio, l'amore come veleno, l'amore come cura, l'amore come alba, e tramonto, l'amore come tutto, l'amore come niente. L'amore personale, quello che siamo in grado di dare, quello che ci aspettiamo, l'amore egoista, che vuole per noi ciò che deve essere per tutti, quello razionale. L'amore é follia, e normalità.
Ma non é mondo. Io non so del mondo, e dunque, non so dell'amore globale. L'amore che uccide o che risuscita. Sono amori da me lontani. Io sono nato nella savana, e la savana ha un tipo di amore diverso. Il giorno ama la notte. Specialmente all'alba ed al tramonto. "

Estratto "Sotto l'ombra del baobab" in scrittura
Buondì amici

La collocazione. Diventò un problema oltre le difficolta. Tutti si collocano; coloro che non lo fanno sono pazzi, o per ...
24/08/2024

La collocazione. Diventò un problema oltre le difficolta. Tutti si collocano; coloro che non lo fanno sono pazzi, o per essere gentili con loro si usa il termine “strani”. Non volevo ne giudicare, ne essere giudicato.
Appresi che la società non ti dà scelta. Persino quando neghi la tua approvazione, la considera consenso. Io semplicemente sono nero, con un carico personale di storia che non interessa a nessuno, o quasi. Mi viene chiesto di odiare, per essere. Ne ho tutte le ragioni, sono vittima; l’orgoglio, persino la dignità che insegnano i bianchi parla di vendetta, di odio per esser stati ingiustamente lesi. Chi dunque ti ha tirato uno schiaffo, merita un pugno. E quando non glielo dai, subisci un altro torto, il disprezzo della società. Essa ti vede debole, per non aver reagito. Nella legge di essa, ha un senso, ti rende ciò che hanno deciso loro, ti toglie la tua identità, ti leva il tuo potere decisionale. Sei quello che vogliono.
Non riesco ad odiare i bianchi, non nella loro totalità. Odio chi ha reso la mia vita cosi, ma probabilmente, non li vedrò mai. Chi ha deciso non sono quegli uomini bianchi che perdono la vita assieme a me. Chi lo ha fatto é al sicuro, e posso odiarlo quanto il mio cuore possa, non gli arriverà mai. Si, sarebbe comodo far scivolare la mia rabbia verso lo scalino più basso, verso quello che assomiglia al mio boia. Si, é vero, può dare sollievo anteporre alla sofferenza il desiderio di vendetta, la voglia di rivalsa. Non voglio niente di tutto ciò, io, vorrei tornare nella mia savana.
La collocazione mi scava la ragione. Non é permesso essere liberi nemmeno di pensiero. Le iene fanno cosi; o sei branco, o sei iena. Il branco chiama, il branco dispone.
A volte, ho paura della rabbia dei miei amici. Forse perché sono i miei amici non accetto ciò che sono. Uomini. Persone con un passato non sempre lindo ma persone che mi stanno accanto e che porto in parte nel cuore. Il voler bene cambia le carte in regola, attutisce le colpe e cancella gli errori. Nella savana la cattiveria non é un delitto, é una cosa strana, poiché non c’é luogo di esserlo. Ti manca il mais, avrai mais, sei malato, avrai cure, hai problemi con qualcuno, saranno risolti. La savana non ti fa prendere posizione al di fuori della vita. Lascia che tu sia, quando lasci che essa sia.
Si può odiare qualcuno per finta? Si, si può. Con tutto l’ingegno che non avevo, lo chiesi al “sergente”. Mi guardò a lungo negli occhi e poi rispose. Si. Credo che avesse capito perfettamente a cosa mi riferissi. Poco prima c’era stato un gran trambusto per uno che era stato picchiato da un gruppo di soldati bianchi. Erano volati insulti, promesse di vendetta, urla di rabbia repressa si sentivano in tutta l’aula dove cenavamo. Mi sentivo anch’io toccato da questa situazione. Uno disgraziato come me picchiato solo perché ha la pelle nera. Ma la mente ed il corpo sono dei straordinari complici. Il mio corpo non era stato leso, bensì quello di un altro, la mia mente si, in parte, per il racconto del pover’uomo. Ma piu di rabbia, compassione, più di collera, delusione. Non riuscivo ad immedesimarmi nella sua condizione al punto di esplodere come sentivo fare attorno a me. Persino mi venne il dubbio che qualcuno stesse esagerando. Allora non conoscevo la parola empatia, l’avrei usata sennò. Nei confronti di me, di ciò che provavo, lo chiamai allora pietà. Era la parola più consona a me. Ma il gruppo chiamava vendetta, e ciò mi turbò e non di poco.
Collocarsi per essere. La non collocazione non é collocazione essa stessa? Mi pesa il velo dell’ipocrisia. È un pegno da pagare alla società. A questa società. Mi sembra di dover consegnare le chiavi della libertà che non ho, di donare il diritto del mio umore ai valori del posto ove vivo.
È straziante, per chi conosce altro.

Buon pomeriggio a chi ha, e non ha collocazione

Piu si ride, meno si piange. È una lacrima che non scende dalla gola, passa dalla voce, e si ritorce contro l'anima. Ho ...
21/08/2024

Piu si ride, meno si piange.
È una lacrima che non scende dalla gola, passa dalla voce, e si ritorce contro l'anima.
Ho scelto la gioia, per vivere il dolore.
Mi accompagno di falsità, errati valori e credi, vivo di persone credenti, ma non vive, di convinzioni altrui, nate da basi intime. Il mondo non é contro nessuno, il mondo é contro se stesso.
Ed é cosi che il parcheggiatore abusivo chiese un pò di soldi in più perché il giorno dopo partiva per la vacanza...
Ed é cosi che lo stupido si convinse che il migrante gli ruba il posto.
Fu anche cosi che l'uomo disse alla donna che gli era superiore.
Fu anche cosi per spiegare la guerra mondiale, che poi finii in un altra guerra mondiale.
Non accuso nessuno; sono il figlio ed il frutto di un albero marcio che cammina. Lascia i semi e traccia una strada; essa di morte. Il baobab, é diventato carnivore.
Ad un asino, non si spiega la matematica; bisogna accettare che chi ha due gambe, braccia, parla e si muove, non é sempre in grado di decidere. Diamo il voto a tutti: anche a tutti.
Degli altri, parlo di me. Di me, a contare, e ciò per forza, sono gli altri. La società dice cosi. La società é un nome, e dunque può essere accusato senza subire alcun processo. Il problema, sono coloro che sono dietro ad essa. Toc toc, c'é qualcuno? No, la società non risponde mai, a farlo, siamo noi.
È avvilente la povertà. Poi, ti riempiono anche di "slogans". La vita é bella, sei unico/a, puoi farcela, sei speciale, devi crederci, ce la puoi fare, sii positivo/a. Non finisce la lista, ma nemmeno la realtà. Com'é la tua? Davvero vuoi questo?
Dicono sia nero. In realtà non mi interessa, sono nato cosi. Ma vivo questa realtà poiché vivo in un posto dove nascono bianchi. È da disperarsi? No. I problemi non appartengono ai colori, ai generi, o alle individualità. Sono di tutti, cosiddetta normalità.
Mi affanno in tale normalità. Non mi bastano le eccezioni. Frida Kahlo scema nella mia anima, Picasso perde i colori nella mia mente, Munch smette di urlare e canta...
La mia follia recusa la poesia, poiché per troppo tempo l'ha vissuta. F***e di anormale in questa normalità.
Il parcheggiatore abusivo starà al mare. È giusto cosi. Anche lui abusa sulla società; in realtà, su di noi che siamo parte della società. Chi non andrà in vacanza, lo stesso dovrà pagargli il posto. Non si scherza con la vacanza.
È arrivato il momento di dimostrare gioia e felicità; é estate. finalmente, si fa a gara di felicità. Siamo educati cosi, come i cani durante l'ora di uscita. La sfruttiamo a fondo....
Poi si rientrerà, col padrone felice di aver concesso tempo. Quel tempo per entrambi, ma per se stessi.
L'estate però, é calda per tuia.

"Sapevo già di aver perso la mia identità da piccolo, ma non mi importava allora; i piccoli sono perfette scimmie, e più...
07/06/2024

"Sapevo già di aver perso la mia identità da piccolo, ma non mi importava allora; i piccoli sono perfette scimmie, e più sono bravi ad imitare, più vengono applauditi dagli adulti.
Vestivo pantaloni, magliette e camice. Persino l'orologio. Un piccolo Swatch colorato, come molti della mia condizione tra l'altro. Eravamo simili, cappelli ben tagliati, vestiti assurdamente puliti nella polvere che si alzava dalle strade non asfaltate e dai muri delle case in argilla impietosamente erosi dal sole e dalla pioggia.
Chi dice che i bambini africani persino quando hanno fame ridono e sorridono. Io dico che chi lo dice non ha mai sentito il pianto della fame. Si ergeva all'improvviso, passava nell'aria persino oltre i muri di pietra delle case dei ricchi, arrivava a lambire l'orecchio, a penetrare i timpani.
Ed é li che si alza il volume della TV, ed é in quel momento che il Commodore 64 diventava un paradiso dove nessuno aveva accesso. Un bambino, ha il dovere di ascoltare gli altri bambini, giacché gli adulti, raramente lo fanno. Ma piccole scimmie crescono, figli di figli di figli di schiavi. Ancor più figli oggi di quanto lo siano stati i miei nonni. Il mondo é globale, anche la mia terra lo é, per le sue risorse ed il bello che ha da offrire, ma l'offerta é a un senso. E per pochi. La mia vita, la mia identità, il mio destino, non furono decisi dalla savana in cui nacqui, dal vento o dal frutto del baobab, fu rubato ai miei avi; ed io nacqui in cattività.
Il mio francese era eccellente, e ciò mi valeva complimenti. Invece, quando parlavo la mia lingua, storcendola per ignoranza, erano sorrisi compatiti. "Piccolo bianco sei diventato" dicevano sorridendo. Nessuno che mi diede uno schiaffo, nessuno che mi scosse dal torpore in cui crescevo, nessuno che mi facesse realizzare che ki stavo consegnando come schiavo ad una società creata dal popolo che mi ha invaso.
Più ero europeo, più ero apprezzato. Perché?
Ma questo perché nasce oggi. Non ieri. Ieri, quando mi fingevo un piccolo bianco, ero felice, perché l'apprezzamento é egoisticamente ciò che tutti noi desideriamo. Ma l'apprezzamento degli altri porta all'allontanamento da se stessi. Non avevo pensiero critico, non potevo scegliere, ma questa é una colpa. L'essere secondo la società mi ha tolto l'abito, e con esso, la dignità. Persino, tifavamo tutti la Francia. Cosa di più normale che amare la patria Francia quando tutti lo fanno, lo desiderano. Ah... Quanto fasto quando tornavano quelli che vivevano in Francia...America...Gran Bretagna. Erano alla pari dei nostri medici, avvocati, che dico, persino ministri. Si narrava che guadagnassero cosi tanti soldi da poter mantenere interi villaggi. Erano sempre ben vestiti, con macchina lussuose, sempre gentili e pronti ad allungare la mano in tasca. Per noi, erano miti. Resi ancor più miti dall'atteggiamento rispettoso sennò servile degli adulti... Non vestivano africano, non bevevano africano, non sembravano nemmeno africani.
C'era un modello, e non era quello dei miei avi. Matematica, fisica, inglese, spagnolo, storia, geografia; mai saper distinguere le erbe commestibili nella savana, quando potare il mango o zappare la terra, non mi fu insegnato a leggere tra le nuvole, a guardare nel cuore della savana ed a accordare il battito mio con quello del tutto. Mi furono tolte le mie divinità, ma ancora peggio, mi si portò a deriderli. Ci credete se vi dico che da adolescente chiamavamo chi viveva in campagna "cafone"? Dio mio... quanto orgoglio provavamo nell'indossare i "baggie" americani, le "salopette" francesi, tutto rigorosamente Lacoste, Nike, o Adidas. Arboravamo tutto ciò che non é mai stato nostro con un orgoglio cosi spinto nuda credere che le fabbriche fossero dei nostri genitori.
Si amici, non abbiamo mai dato credito al vecchio che raccontava storie sotto l'albero del baobab, non abbiamo disseppellito le nostre divinità rese grottesche da chi ci ha portato in chiesa o in moschea. Io sono cresciuto sulla terra la più bella del mondo, ma io non sono cresciuto da africano.
"Un uomo é la sua origine...". Viene ribadito in tanti testi, certi sacri, ma la mia origine mi é stata celata, nascosta, la mia realtà di bimbo rubata da una civiltà non mia. Non ho corso a piedi nudi nella savana, non ho mangiato il mango raccolto dall'albero dove sono salito, non ho vissuto una vita sana, per vivere una vita "clonata".
Ma forse, e dico forse, non avrei mai realizzato di esser stato allontanato dalla mia naturale via, portato su un autostrada, se poi non fossi stato cacciato da quell'autostrada. Il pedaggio, non é il problema, il retaggio, si.
Oltre a parlare otto lingue, ho studiato, sono arrivato a livelli in cui dicono il "diploma" ti facilita il resto. Mi hanno detto che il mio diploma valeva li dove sono nato, e non li dove sono arrivato. Parlo le loro lingue meglio di come parlo le mie, vivo esattamente come loro, ma per loro, non valgo quanto loro, poiché non ho una "cultura".
Mi han rubato la mia terra, ma ancor peggio, hanno rubato le nostre anime, e rifiutano i nostri corpi.
Sarei voluto tornare alle mie origini, per farne forza, ma avevano cancellato tanto, troppo. Non so più fare l'africano, ma non sono altro.
Quando sarò grande, imparerò di nuovo ad essere un africano. per ora, ho scoperto di essere uno, solo uno, tra tanti, forse troppi."

Buon pomeriggio mondo

Magari fosse il come, il quando o il perché ...È il non-detto... Comincia col troppo piccolo per comprendereMa non per e...
07/05/2024

Magari fosse il come, il quando o il perché ...
È il non-detto...
Comincia col troppo piccolo per comprendere
Ma non per esere punito
E finisce su un anonimo divano
Dove ogni parola proferita costa danaro guadagnato
La onta di altrui, i credi di altri, l'altrove del mio dolore
Alcove di me, sono i rimpianti
Il dolore non detto é come la lacrima non scesa
Diventano montagne o inondazioni in noi
Le cose non dette fanno di noi segreti
Che in bui e umidi segrete ci fan vivere
Ho colpa di piaceri non vissuti
Di paure che fanno di me l'unico confidente di me
Ho sete di acque di fuoco e ghiaccio
Di libidine e lussuria che nemmeno Bacco conosce
È il resto degli altri, a portar al resto di me

Buon pomeriggio amici. E.... OSATE. Si ha una sola vita.

A volte, é il come fare. Persino all’inganno, bisogna trovare una ragione. E quando a se stessi, le ragioni pullulano. F...
18/04/2024

A volte, é il come fare. Persino all’inganno, bisogna trovare una ragione. E quando a se stessi, le ragioni pullulano. Fare per amare, fare per esistere, fare per essere. A volte, é come il dire. Parole rivolte a noi stessi ma dette ad altri. Grida che son interminabili silenzi. Un vivere alla luce, cercando la luce. A volte, e semplicemente, sta in un abbraccio. Che senza vera ragione, cancella ogni questione.

Buon pomeriggio amici

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