29/09/2026
📌 Quando si parla di inflazione non si può non parlare dell’oro nero.
Nel 2022, dopo anni in cui si parlava addirittura della sua “scomparsa”, l’inflazione è tornata prepotentemente e, mentre la situazione sembrava gradualmente migliorare, i nuovi conflitti in Medio Oriente hanno riacceso i timori di una nuova fiammata inflazionistica.
🔍 Il petrolio non è una materia prima come le altre: essendo coinvolto, direttamente o indirettamente, nella produzione e nel trasporto di moltissimi beni, il suo prezzo può avere effetti molto ampi sull’intera economia.
📈 Quando il prezzo del petrolio aumenta, non cresce soltanto il costo della benzina o dell’energia, ma anche quello sostenuto dalle imprese. Per esempio, anche se il prezzo del grano rimane invariato, la pasta può diventare più cara a causa dell’aumento
dei costi di trasporto, produzione, confezionamento e distribuzione.
Lo shock petrolifero può così propagarsi lungo tutta la catena produttiva e alimentare l’inflazione in diversi settori. Gli scenari, però, possono essere diversi:
▫L’economia assorbe lo shock.
Le imprese riescono a sostenere i maggiori costi e ne trasferiscono almeno una parte sui prezzi finali. L’economia continua a funzionare, ma a un livello di prezzi più elevato.
▫Prezzi altissimi e disinflazione.
Se il petrolio diventa troppo caro, consumi e investimenti possono diminuire, le imprese ridurre la produzione e l’economia rallentare fino alla recessione. In passato si sono verificati casi simili: dopo una prima fase di forte inflazione, la debolezza della
domanda può portare a una successiva disinflazione.
📊 In sintesi, il petrolio può essere allo stesso tempo un acceleratore dell’inflazione e, paradossalmente, contribuire a ridurla nel medio periodo. Per questo, oltre al prezzo del petrolio, sarà fondamentale osservare come l’economia riuscirà ad assorbire
questo shock.