13/08/2026
NUORO È LA PROVINCIA PIÙ ARTIGIANA D’ITALIA. 🇮🇹
Quasi un’attività su tre a Nuoro è un’impresa artigiana: il 31,7% del totale. È il dato più alto registrato in Italia, davanti a Cuneo (31,5%), Fermo (31,3%), Asti (31,1%) e Reggio Emilia (30,7%).
È quanto emerge dall’analisi dell’Area Studi e Ricerche CNA sui dati Istat.
Un risultato che ci rende orgogliosi e che racconta qualcosa di importante: a Nuoro l’artigianato non è un residuo del passato, ma una parte fondamentale del sistema produttivo e della vita economica del territorio.
È fatto di micro e piccole imprese, manifattura, servizi, lavorazioni specializzate, produzioni di qualità e competenze che ogni giorno generano lavoro e valore.
Ma i dati ci consegnano anche un segnale che non possiamo ignorare.
Tra il 2014 e il 2023, in Italia, l’incidenza delle imprese artigiane sul totale è diminuita di 3,9 punti percentuali, mentre quella degli addetti è scesa di 3,5 punti.
La sfida, oggi, è soprattutto quella del ricambio generazionale: fare in modo che imprese sane, mestieri e competenze possano continuare a vivere e trovare nuove generazioni capaci di raccoglierne il testimone.
Essere primi per presenza artigiana è un motivo di orgoglio.
Essere all’altezza di questa forza è una responsabilità.
CNA Nuoro continuerà a essere al fianco di chi fa impresa, di chi vuole investire e di chi sceglie ogni giorno di costruire il futuro del nostro territorio.
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COMUNICATO STAMPA UFFICIALE CNA .................................................................
𝗖𝗡𝗔: 𝗡𝘂𝗼𝗿𝗼, 𝗖𝘂𝗻𝗲𝗼 𝗲 𝗙𝗲𝗿𝗺𝗼 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗶𝗻𝗰𝗲 𝗽𝗶𝘂 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗴𝗶𝗮𝗻𝗲 𝗱’𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮.
𝗣𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗻𝗰𝗶𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶
Provincia che vai, artigianato che trovi. In Italia le imprese artigiane rappresentano il 21,5% del totale delle imprese attive, ma il loro peso cambia profondamente da un territorio all’altro. È quanto emerge da un’analisi dell’Area Studi e Ricerche della CNA su dati Istat.
La provincia con la maggiore incidenza di imprese artigiane è 𝗡𝘂𝗼𝗿𝗼, dove quasi un’attività su tre, il 31,7%, è iscritta all’Albo dell’artigianato. Seguono Cuneo con il 31,5%, Fermo con il 31,3%, Asti con il 31,1% e Reggio Emilia con il 30,7%. Agli ultimi posti si collocano invece le grandi aree metropolitane: Napoli con il 10,3%, Roma con il 12,2%, Caserta con il 12,8% e Milano con il 15%.
La geografia cambia considerando gli occupati. A livello nazionale gli addetti delle imprese artigiane rappresentano il 13,4% del totale. A guidare la graduatoria è Prato, con il 31,6%, davanti a Fermo, 𝗡𝘂𝗼𝗿𝗼, Macerata e Arezzo. Anche in questo caso, nelle ultime posizioni figurano Milano, con il 4,7%, Roma con il 5,1% e Napoli con il 6,5%.
I dati confermano che in numerose province italiane l’artigianato non costituisce un residuo del passato, ma l’impalcatura del sistema produttivo locale: una rete di micro e piccole imprese specializzate nella manifattura, nei servizi, nelle lavorazioni conto terzi e nelle produzioni di qualità.
L’analisi evidenzia tuttavia un progressivo indebolimento. Tra il 2014 e il 2023 l’incidenza delle imprese artigiane sul totale è diminuita a livello nazionale di 3,9 punti percentuali. La riduzione più marcata si registra a Fermo, con otto punti in meno, seguita da Macerata, Chieti e Rieti. Sul fronte degli addetti, la perdita media nazionale è pari a 3,5 punti. Anche in questo caso Fermo registra la flessione più rilevante, mentre Prato è l’unica provincia in controtendenza, con una crescita di 2,2 punti.
“Questa fotografia – dichiara il presidente nazionale della CNA, Dario Costantini – racconta un’Italia nella quale l’artigianato continua a essere una componente essenziale dell’economia e dell’identità dei territori.
Dove è più forte, sostiene occupazione, comunità, filiere produttive e qualità del Made in Italy. Ma il ridimensionamento registrato nell’ultimo decennio rappresenta un campanello d’allarme che non possiamo ignorare”.
“Il problema principale – prosegue Costantini – è il ricambio generazionale. Migliaia di imprese sane e con mercato rischiano di chiudere perché non trovano giovani, lavoratori qualificati o persone disposte a raccoglierne il testimone. Servono una formazione più vicina alle esigenze delle imprese, strumenti per favorire la trasmissione aziendale e condizioni più favorevoli per chi vuole avviare o proseguire un’attività artigiana”.
“Difendere l’artigianato – conclude Costantini – non significa conservare il passato, ma proteggere e rinnovare un patrimonio di competenze difficilmente riproducibile. Una volta chiusa una bottega, disperso un mestiere o interrotta una filiera, ricostruirli è estremamente difficile. Per questo l’artigianato deve tornare al centro delle politiche industriali, formative e territoriali del Paese.
La riforma della legge quadro del 1985 rappresenta un passaggio essenziale”.
Roma, 13 agosto 2026.................................................................