04/06/2020
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All'universitร me la immaginavo diversa la mia vita post-laurea, archeologo in Asia Minore o al British di Londra. Invece mi ritrovo qui, in un archivio storico a riordinare tomi medievali.
Erano questi i pensieri di quei giorni,quando un pomeriggio mi capitรฒ sottomano un manoscritto medievale da catalogare che mi colpรฌ: ๐๐ณ๐ฐ๐ฏ๐ข๐ค๐ฉ๐ฆ ๐ฅ๐ฆ๐ญ๐ญ๐ฆ ๐ต๐ฆ๐ณ๐ณ๐ฆ ๐ฅ๐ช ๐ค๐ฐ๐ฏ๐ง๐ช๐ฏ๐ฆ. Lo aprii e capii che parlava di alcune leggende medievali del Libero Comune di Todi. Lo sfogliai incuriosito fin quando una pagina mi gelรฒ:essa era interamente scritta con uno strano e antico alfabeto.
Lessi quindi le pagine precedenti per capire meglio. C'era scritto che quei caratteri erano una copia della decorazione del mantello della statua della Madonna della Pasquarella, conservata nel Medioevo nell'eremo nelle gole del Forello. La decorazione era stata copiata successivamente anche su una pergamena,conservata nella chiesa di S.Leonardo, nel vicino castello del Forello,dove era venerata in epoca medievale come una reliquia chiamata ๐ญ๐ข ๐ญ๐ฆ๐ต๐ต๐ฆ๐ณ๐ข ๐ฅ๐ช ๐๐ช๐ฐ, perchรจ si riteneva scritta nella lingua dei Cieli,e protetta da un demone sottoforma di toro che si aggirava nei dintorni della chiesa.
Quanto lessi mi incuriosรฌ al punto che strappai la pagina con l'intenzione di approfondire.La portai a una mia vecchia compagna di universitร laureata in storia antica, raccontandogli anche cosa avevo letto.
Poco dopo tornรฒ con la traduzione, agitatissima, dicendo che si trattava della lingua fenicio-punica: ๐๐ฏ๐ข ๐ฏ๐ฐ๐ต๐ต๐ฆ, ๐๐ข๐ข๐ญ ๐๐ข๐ฎ๐ฎ๐ฐ๐ฏ, ๐๐ช๐ฐ ๐ฅ๐ฆ๐ญ ๐ด๐ฐ๐ญ๐ฆ, ๐จ๐ฆ๐ญ๐ฐ๐ด๐ฐ ๐ฅ๐ฆ๐ญ ๐ค๐ณ๐ฆ๐ด๐ค๐ฆ๐ฏ๐ต๐ฆ ๐ค๐ถ๐ญ๐ต๐ฐ ๐ค๐ฉ๐ฆ ๐๐ข๐ฏ๐ช๐ต, ๐๐ฆ๐ข ๐ฅ๐ฆ๐ญ๐ญ๐ข ๐๐ถ๐ฏ๐ข, ๐ฐ๐ต๐ต๐ฆ๐ฏ๐ฆ๐ท๐ข ๐ต๐ณ๐ข ๐จ๐ญ๐ช ๐ถ๐ฐ๐ฎ๐ช๐ฏ๐ช, ๐ฅ๐ฆ๐ค๐ช๐ด๐ฆ ๐ฅ๐ช ๐ต๐ณ๐ข๐ฅ๐ช๐ณ๐ญ๐ช ๐ฆ ๐ข๐ต๐ต๐ข๐ค๐ครฒ ๐ญ๐ข ๐๐ฆ๐ข ๐ฏ๐ฆ๐ญ๐ญ๐ข ๐ต๐ฆ๐ณ๐ณ๐ข ๐ฐ๐ด๐ต๐ช๐ญ๐ฆ ๐ฑ๐ฆ๐ณ ๐ช ๐ด๐ถ๐ฐ๐ช ๐ง๐ช๐จ๐ญ๐ช.
Il testo concludeva dicendo che nessuno dei due vinse, si indebolirono cosรฌ tanto da non riuscire piรน a proteggere i loro figli che verranno dunque sterminati dai potenti Dei guerrieri dei loro nemici.
La storia si faceva sempre piรน intrigante e confusa, cosรฌ decidemmo di andare nel solo luogo noto: i resti della chiesa di S.Leonardo al Castello del Forello. Arrivati lรฌ, la vegetazione si era ormai impossessata delle rovine. Pulimmo per giorni le antiche mura dalle piante, senza scoprire nulla. Fino a che un giorno, su una lastra pavimentale in pietra ricoperta di mu**hi, trovammo scolpito un simbolo che somigliava molto ad uno che si trovava nel testo in lingua punica.
Esso indicava la Dea Tanit oltre a ricordare, nelle sue forme geometriche, la testa di un toro stilizzata. Agitatissimi, togliemmo la lastra e ci trovammo di fronte una cavitร . Legammo dunque le corde ad un albero e ci calammo nell'oscuro antro. Toccato finalmente il suolo roccioso, puntammo le torce contro il buio e ci trovammo davanti ad uno spettacolo indescrivibile: di fronte avevamo lo scheletro di un antico rettile, probabilmente un gigantesco serpente di dimensioni ciclopiche.
Non credevamo ai nostri occhi. Una volta risaliti in superficie non sapevamo cosa pensare, eravamo euforici ma confusissimi, non riuscivamo ad unire i pezzi del puzzle. Andammo a dormire senza trovare una soluzione. La mattina dopo mi alzai e ancora insonnolito, guardando il paesaggio circostante, vidi un forte medievale diruto sulla cima della collina di fronte a noi. Mi venne subito unโilluminazione.
Svegliai la mia amica e gli feci notare quella struttura, spiegandole la mia teoria. Dove eravamo noi simboleggiava la Dea Tanit, Dea della Luna il cui animale sacro era proprio il serpente. Le rovine sulla collina di fronte potevano invece nascondere Baal Hammon, Dio del sole cartaginese. Dovevamo dirigerci dall'altra parte del fiume, in cima alla collina fino al fortilizio per trovare la soluzione.
Era una teoria assurda, ma di tutto l'impossibile che avevamo vissuto fino ad ora non sembrava neanche unโintuizione del tutto strampalata. Non avevamo neanche molto da perdere ormai. Partimmo e raggiungemmo le imponenti rovine medievali chiamate "la Roccaccia".
Pulimmo e cercammo per giorni, ma lรฌ invece non trovammo nulla. Disperati stavamo per rinunciare quando una notte ci venne un'idea. Se Baal Hammon era il Dio del Sole, allora sarร proprio lui che potrebbe avere la soluzione.
Aspettamo dunque l'alba. I primi raggi fecero capolino nell'orizzonte andando a sb****re sulle colline e notammo che essi illuminarono per primo un punto appena sotto di noi, giรน nella parete ripidissima. Legammo subito delle corde agli alberi e ci calammo. Rimanemmo esterrefatti quando ci trovammo di fronte una grotta.
Entrammo all'interno, la esplorammo velocemente ma non trovammo nulla. Fino a che ci rendemmo conto che il sole illuminava un punto ben preciso lรฌ dentro, a terra. Cosรฌ prendemmo le piccole pale che avevamo negli zaini e cominciammo a scavare proprio lรฌ. Pochi minuti dopo, tirammo in superficie un piccolo cubo in pietra lavorata, non perfettamente levigato. Non c'erano simboli su di esso, cosรฌ, preso il martello lo rompemmo.
Al suo interno si trovava una pergamena. La aprimmo e, in latino, trovammo scritto quello che ancora oggi non sappiamo distinguere se si tratti di storia reale o leggenda: "A.D. 1478. Il mio compito รจ finito e come da istruzioni millenarie della confraternita, lascerรฒ l'ultimo scritto sulla nascita e sull'epilogo del nostro ordine. L'ordine nacque nelle ere antiche in cui il generale Annibale da Cartagine portรฒ la guerra nella terra italica contro Roma.
Vittorioso sul Trasimeno, si accingeva a passare per lo stretto e impervio passaggio chiamato oggi Gole del Forello, pronto a dare il colpo di grazia a Roma indifesa.
Si accampรฒ qui sulla collina dove oggi รจ il castello del Forello per la notte, ma ad un certo punto, nell'oscuritร , dalla grotta dove avete trovato questa pergamena si alzรฒ in volo una bestia che dimorava qui da tempo immemore che attaccรฒ l'esercito cartaginese. I soldati non riuscivano a scalfirla, cosรฌ il generale decise di usare l'arma segreta che portava con sรฉ dalla terra d'Africa appositamente per distruggere Roma.
.. un basilisco, il re dei serpenti, custodito anch'esso da millenni nel tempio della Dea Tanit a Cartagine. La grande bestia alata, che noi chiamiamo Drago e il basilisco si affrontarono in modo terribilissimo e con gran fragore per molto tempo, tra le rocce della gola. Alle prime luci del mattino, nessuno dei due era riuscito ad uccidere l'altro, si erano solamente ridotti in fin di vita.
Allora il basilisco strisciรฒ via lentamente tra le rocce con le poche forze rimaste e il drago invece volรฒ con molta fatica verso la sua tana dove tornรฒ a rifugiarsi. Annibale, senza piรน la sua arma segreta e restรฌo a continuare la marcia nelle gole per paura di essere nuovamente assalito dal drago, decise di non proseguire e non attaccare Roma. In realtร , la bestia alata rimase nei meandri e nei cunicoli nelle colline per millenni. Fino ad oggi.
Infatti, al calar del sole, il drago millenario รจ tornato in superficie e ha iniziato a devastare le nostre terre con incredibile furia. Io, unico e ultimo della confraternita, ho avuto l'onore di fare quello per il quale esistiamo segretamente da millenni: nutrire e proteggere in segreto il basilisco, l'unico in grado di battersi con il drago, per liberarlo il giorno che esso sarebbe tornato a portare morte e distruzione. Ho spalancato le porte della chiesa e tirato su una lastra di pietra da cui uscรฌ l'enorme serpente dalle squame dure e ruvide come pietra grezza.
Le due bestie si sono affrontate con una ferocia e una potenza distruttiva inaudita. Ma รจ il drago che alla fine รจ perito, l'ho visto planare come foglia morta verso la valle e lรฌ infrangersi. Tanit e il suo basilisco hanno vinto. Lo scontro millenario si รจ concluso e con esso anche il mio compito e della confraternita. Il mio destino รจ di rimanere fino alla fine dei miei giorni nel fosso che chiamano della Pasquarella, nell'eremo dove รจ conservata la statua antichissima della Dea, portata qui dai soldati cartaginesi.
Onore a Tanit, la grande Dea immortale!"
Leggemmo l'ultima parola e poi la pergamena si sbriciolรฒ in mille frammenti portati via dal vento, per sempre.
FINE NOVELLA NONA.